Quando si ripensa ad un giocatore NBA del passato le prime immagini a venirci in mente sono legate al campo: titoli, buzzer beater o riconoscimenti personali come è giusto che sia la fanno fa padrone nel set di elementi che segnano la carriera e che portano ad avere il numero ritirato da una delle franchigie piú importanti della pallacanestro americana. Esiste peró nella storia dei Lakers un giocatore che oltre ad avere il merito di aver dato tanto in campo ha avuto un ulteriore ruolo rilevante nella storia lakustre: aver indirettamente portato a Los Angeles la miglior point guard mai vista nella storia: Magic Johson.

In un loop degno di Inception, una delle migliori e piú iconiche point guard della storia gialloviola ha rivestito quest doppio ruolo: Gail Goodrich.

Indice dei Contenuti

Stint 1

La storia di Goodrich è una storia di pallacanestro di altri tempi: figlio di un ex star player di USC Gail voleva ripercorrere le orme del padre ma la piccola statura ed il poco hype non convincono USC e quindi il giovane Goodrich cede al corteggiamento del leggendario John Wooden e finisce ad UCLA dove vince 2 titoli e viene onorato con il ritiro del numero 25.

La scintillante carriera universitaria di Goodrich convinse i Los Angeles Lakers a rinunciare alla propria prima scelta per richiedere il “territorial pick” che consentiva di poter scegliere prima di tutti ma potendo selezionare unicamente giocatori provenienti da college in un range massimo di 80km dall’arena casalinga.

Qualche dubbio però c’era su Goodrich: considerato troppo piccolo (185cm) per poter realmente fare la differenza al piano di sopra l’inizio della sua carriera gialloviola non è esattamente quella di una superstar.

I Lakers del 1965-66 hanno un backcourt che include Mr.Logo West ed un ex compagno di Gail ad UCLA Walt Hazzard, Stumpy, come venne soprannominato da Baylor, opera da point guard di riserva e fa fatica a superare i 15 minuti di utilizzo.

Una piccola deviazione dalla storia di Goodrich per dare un pó di contesto di un team che includeva dei personaggi leggendari: oltre a West che sarà icona gialloviola e della NBA Hazzard è un giocatore che ha fatto una grossa differenza nel contesto sociale della NBA dell’epoca. La point guard di UCLA oltre ad essere un assistman ed un grande difensore fa parte del primo gruppo di giocatori ad essersi convertito all’islam e ad aver pubblicamente cambiato il proprio nome: negli anni successivi all’esperienza gialloviola Walter Hazzard diventerà Mahdi Abdul-Rahman. Hazzard era un grande amico di Kareem Abdul-Jabbar e la loro conversione fu vista con grande diffidenza in uno sport per lo piú bianco ed in una nazione non esattamente aperta all’epoca. La connessione di Abdul-Rahman con Abdul-Jabbar era basata sull’appartenenza di entrambi al Hanafi Movement, controversa associazione islamica coinvolta in una “guerra” con la piú potente organizzazione islamica d’America: Nation of islam, l’attentato al Hanafi house del 1973 fu il punto più complesso del percorso di fede di Hazzard che non abbandonerà mai.

Tornando a Gail, lampi di quello che diventerà si cominciano peró ad intravedere durante la sua rookie season e nel Dicembre 1965 segna is suo carrier high con 25 punti contro gli allora San Francisco Warriors, il primo exploit in termini realizzativi muoverà i riflettori sul recordman di UCLA che si avvierà ad avere un ruolo sempre più rilevante negli anni successivi. I Lakers vinceranno l’ovest ma cederanno in finale ai Celtics di Russell, come accadrà tante altre volte in quegli anni.

Nel primo match della stagione 1966-67 Goodrich a sorpresa parte in quintetto e contro i Baltimore Bullets e mette a segno 30 punti con un 12/20 dal campo che segna il momento in cui affianca Hazzard in termini di gerarchie: di fatti Goodrich giocherà circa 24 minuti esattamente come il compagno Walt e metterà a referto 12.1 punti a sera.

Quando nell’estate del 67 Hazzard va a Seattle sembrava giunto il momento per Gail di finire definitivamente in quintetto ma l’esplosione di Archie Clark non permette a Goodrich di ottenere lo spot da titolare. Clark si completava alla perfezione con Baylor e West e coach Van Breda Kolff continuava a chiedere a Stumpy di uscire dalla panchina per cambiare il ritmo della squadra, i minuti si alzavano (26) cosi come i punti realizzati (13) ma la sensazione era che Goodrich fosse non abbastanza forte per essere il compagno di backcourt per il fenomenale Jerry West.

Nel 1968 dopo l’ennesima sconfitta in finale contro i Cletics arriva peró la svolta, non a tinte gialloviola, della carriera di Goodrich. La NBA decide di introdurre due nuove franchigie a Phoenix ed a Milwauke e nel Maggio del 1968 in una america in piena rivoluzione socio-culturale il quarto draft d’espansione della storia, Goodrich sarà il terzo pick di Phoenix.

In Arizona giocherà due stagioni spaziali, nella prima inizia la stagione con 10 partite con almeno 20 punti e chiude con una statline che recita 23.8 punti 5.4 rimbalzi e 6.4 assist, numeri che gli varranno la convocazione per l’all star game e la selezione nel firt team all NBA. Nella seconda stagione in maglia Suns calano i punti ma sale il numero di assist e la maturazione di Goodrich sembra ormai completa, sa quando attaccare per se e quando per i compagni, non ha paura ed è finalmente un leader riconosciuto.

Nell’estate del 1970 i Lakers tradano Mel Counts ai Suns per riavere indietro Goordich, un’altra particolarità della carriera del ex UCLA è che questa è la prima di tante trade in cui i media ed i tifosi avversari si scateneranno contro i gialloviola perchè considerano lo scambio non equo, quindi dite a Gilbert che non ha fatto niente di nuovo con la lettera spedita per bloccare la trade per CP3 di quasi 40 anni dopo.

Stint 2

Il ritorno a Los Angeles coincide con il momento migliore della carriera dell’ultimo 25 gialloviola: in quintetto accanto a West mette a segno 17.5 punti a partita in un team che è forse tra i più forti ad aver mai calcato un parquet: Goodrich-West-Baylor-Hairston-Chamberlain. La stagione però non è esatamente facile, Baylor comincia ad avere problemi fisici dall’inizio ed a Marzo Jerry West si rompe un legamento del ginocchio destro lasciando i gialloviola nella mani di Goordich e Chamberlain supportati dal rookie McMillian. Nonostante le difficoltà il record lacustre sarà di 48-34 e l’accesso ai playoff garantito, i Lakers affrontano in semi finale ad ovest i Chicago Bulls in una delle serie piú difficili della storia giallviola: Bob Love e Jerry Sloan sono un rebus irrisolvibile per i Lakers che vengono salvati dall’exploit realizzativo di McMillian e da un Goodrich in formato all-star. Gail chiuderà la serie a 30 punti di media con 7 assist e segnerà 29 punti fondamentali in gara 7. In finale però non c’è niente da fare, i Bucks guidati da Abdul-Jabbar demoliscono i Lakers 4-1 e Goodrich tra il lavoro in difesa su Robertson e le fatiche di una semifinale cha aveva lasciato qualche acciacco non riesce a brillare spianando la strada al primo titolo per Kareem ed i Bucks.

Statsline

Categories:

Tags:

No responses yet

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Our Podcast
Most Recent
Scores and Schedule
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: