Da leggere ascoltando Everything Counts (1983) dei Depeche Mode.

In matematica due rette sono parallele quando sono alla stessa distanza e vanno all’infinito senza incontrarsi mai.

Nella vita di tutti i giorni la condizione per cui qualcosa è parallelo a qualcos’altro ha un’interpretazione diversa che ha sfumature dissimili e una contraddizione alla base, non c’è parallelo legato all’esistenza che non parta da uno o più punti di contatto.

Pete Carril e Tex Winter hanno in comune tantissime cose: ad una lunghissima carriera da Head Coach all’università, per entrambi segue una seconda parte di attività altrettanto lunga e fruttuosa da Assistant Coach in NBA. Inoltre, per Winter va aggiunta un’apparizione da Head Coach tra i con gli Houston Rockets per due anni mentre per Carril un incarico da volontario sulla panchina dei Washington Wizards.

Al di fuori di questa analogia in termini di percorso il legame vero tra i due protagonisti di questa storia è uno: il modo di intendere la pallacanestro, due modi di attaccare diversi che nascono da una sola parola (motion), dall’idea che uomo e palla in movimento sono la base per battere qualsiasi difesa e rivoltare a proprio favore ogni tipo di mismatch.

La Triple Post Offense (TPO) e la Princeton Offense, due strategie divenute leggendarie per la lunghissima storia di squadre e allenatori che le hanno adottate, a volte modificandole a volte prendendole come una specie di dogma.

La verità è che ad oggi non sono esattamente le due modalità d’attacco più utilizzate tra i Pro ma dall’avvento dei due grandi vecchi qualcosa è cambiato, questo è sicuro. La maggior parte dei sistemi offensivi della pallacanestro moderna si basa su concetti di spaziatura direttamente derivanti dalla TPO o, ad esempio, dall’utilizzo sistematico, e non di lettura come predicato da Carril, dei tagli backdoor.

Winter ha avuto molta più fortuna di Carril, la sua storia nella Lega va di pari passo con quella di due giocatori che nel sistema si sono esaltati, magari più il primo che il secondo, e hanno vinto rendendo la sua associazione con Phil Jackson una vera e propria leggenda dove l’uomo del destino è stato Jerry Krause, amico di Tex e GM dei Chicago Bulls del doppio threepeat.

Carril invece fu portato ai Sacramento Kings dal suo alunno Geoff Petrie che lo affiancò a Rick Adelman per dare vita ad un duo che tirerà fuori una delle squadre più belle da vedere degli ultimi venti anni, purtroppo per lui il caso vuole che ad Ovest ci siano i Los Angeles Lakers e che il suo sistema si debba scontrare con la versione 2.0 di quello di Winter e contro una squadra che aveva dalla sua talento e chimica, ed un Robert Hotty in più.

Ma dieci titoli a zero non significano nulla, Carril ha mostrato al mondo che un sistema in cui ognuno ha la propria chance di attaccare e di essere protagonista può funzionare anche tra gli egoismi dei pro divenendo poi la base di altre strategie offensive che hanno fatto benissimo nella NBA, pur sempre non vincendo nulla, cosa che invece tende a non accadere per la TPO che resta legata ad alcune caratteristiche che gli interpreti devono avere al fine di elevare quella che è una semplice spaziatura ad un sistema letale per ogni configurazione difensiva in contrapposizione.

Pare spontaneo pensare a due malati delle blackboard e a due personaggi ingombranti mentre, ulteriore punto di contatto, Pete e Tex sono due tranquilli signori seduti accanto ad un HC che parlano molto in allenamento ma lasciano ai propri giocatori la fiducia di interpretare quello che gli è stato insegnato chiedendogli in cambio lo stesso, la fiducia per quello che è il sistema come elemento corale come qualcosa che li può condurre alla vittoria lasciando perdere gli egoismi.

He would be telling Kobe to move the ball, but he was always telling Kobe to move the ball, even when Kobe was moving the ball. He would tell us to ping the ball. He would say we should be passing a lot better, having a lot more assists.

Lamar Odon

Odom racconta di un Winter perfezionista che cerca di insegnare anche a chi ha avuto in dote un talento superiore, perché è li la chiave, di tutti e due i sistemi, tutti giocano, tutti toccano la palla o hanno qualcosa da fare mentre succede dell’altro, vista così si può pensare che per definizione la pallacanestro è un gioco per cinque uomini che attaccano e difendono, ma raramente si può pensare di vedere la coralità, la dinamica che gli attacchi di questi due signori hanno messo in piedi.

Coralità che conduce al bilanciamento, che da anche alla fase non direttamente curata il giusto equilibrio e i giusti tempi, Bob Knight definisce in questo modo le squadre allenate da Carril:

His teams plays with soundness at both end of the floor that is seen in very few teams. They are always conscious of making it as difficult as possible for you to score; they are relentless in preventing easy basket. On the offensive end, they make you very difficult to defend against them because their ballhandling ability, movement, and patience in waiting for the right opportunity to score”

Non a caso The General parla prima della difesa di Princeton, in quanto un altro fattore che fa intendere come la mentalizzazione dei giocatori appartenenti al sistema sia profonda è che spesso il fatto di dover difendere dopo un possesso equilibrato diviene più facile.

Ammirazione e rispetto da parte da parte di uno dei più grandi del College basket per chi ha fatto qualcosa per il gioco, a chi con le idee ha dato un interpretazione diversa della pallacanestro e che insieme a Winter ha dato a questo sport un’interpretazione filosofica e profonda, in termini tecnici, che nell’era del pick ‘n roll sempre e comunque, dei super atleti sembra solo un ricordo sbiadito un qualcosa di lontano in via di estinzione che però ormai ha segnato l’intera lega con i banner sul soffitto di Lakers e Bulls o con le mirabolanti prestazioni dei Kings di Adelman.

D’altronde, è solo con una grande dedizione, con un lavoro meticoloso e quotidiano che 5 teste diverse possono andare realmente nella stessa direzione. Tante ripetizoni, tanta attenzione ai dettagli, perchè Pete e Tex sapevano benissimo che…

… everything counts in large amounts …

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