Here we go again…

Dopo la partita inaugurale della stagione tornano ad affrontarsi Los Angeles Lakers e LA Clippers, in un incontro dai mille significati simbolici e in grado di dirci, forse per la prima volta, cosa potremmo vedere a maggio.

Rispetto al match di ottobre, infatti, le due squadre si presentano (finalmente) al completo. I Lakers ritrovano Kyle Kuzma, Rajon Rondo eAlex Caruso e sono reduci da un inizio di stagione da record che gli vale, al momento, il primo posto nella Western Conference.

One team, one target

Mentre era abbastanza prevedibile che LeBron James e Davis potessero diventare il miglior duo offensivo della NBA (con loro due in campo i californiani hanno un Offensive Rating di 112.5 e un Net Rating di 11.3), i gialloviola hanno invece sorpreso molti addetti ai lavori per la loro forza mentale e fisica. Al di là degli aspetti tecnici e tattici, la squadra allenata da Frank Vogel ha dimostrato, infatti, di avere un’attitudine ed un’unione di intenti per certi aspetti incredibile se analizziamo gli elementi presenti nel roster e persino nello staff tecnico angeleno.

Spiccano, da questo punto vista, le numerose rimonte portate a compimento nel terzo periodo e il rendimento nel crunch time (i Lakers hanno la più alta percentuale di vittorie, 80%, quando le partite si decidono punto a punto). Due aspetti che testimoniano quanto LeBron e compagni vogliano dimostrare di essere i più forti, anche in regular season. Una caratteristica tipica delle grandi squadre.

Strength in lenght

C’erano poi tanti dubbi sulla strutturazione pesante dei Lakers, con Anthony Davis da 4 e due lunghi sempre in campo. E invece la compagine gialloviola ha annientato tanti avversari (mi vengono in mente ad esempio Miami, Denver e Utah) proprio grazie alla fisicità e alla protezione del ferro del proprio frontcourt (i Lakers guidano la NBA con 7.1 stoppate a partita) e alla capacità di generare punti facili nel pitturato (sono secondi nella lega per points in the paint).

Se i Lakers vorranno arrivare fino in fondo dovranno allora sopperire ad alcune lacune tecniche del roster (su tutte l’assenza di playmaking secondario e l’affidabilità dei role players quando la palla scotta) con la leadership tecnica ed emotiva delle proprie stelle e con quei chili sotto canestro che, specie in alcuni matchup, possono rappresentare un fattore determinante.

Il ceiling difensivo (e non solo) dei Clippers

A differenza della partita di inizio stagione, invece, i Clippers potranno contare su Paul George, colui che i Lakers hanno desiderato ed accarezzato più volte senza poter mai veramente possedere. È molto difficile valutare il rendimento della squadra di Doc Rivers fin qui. Tra load management, prestazioni monstre e altri match sottotono, i Clippers infatti hanno dato l’impressione di dare poca importanza alla regular season, consapevoli della propria forza. Questo continuo “accendi e spegni” ricorda per certi versi i Cavs di LeBron James, ovvero una compagine in grado di cambiare marcia ai playoff e di sfoderare picchi offensivi strepitosi.

La strutturazione, la genesi e le caratteristiche individuali e collettive di questi Clippers sono chiaramente diversi, ma il ceiling è simile.

Kawhi Leonard e compagni hanno un potenziale difensivo con pochi eguali nella Lega: braccia infinite per oscurare le linee di passaggio, pressione efficace sui portatori di palla e facilità di contenimento, anche sui cambi, rappresentano un’arma da KO in postseason. Doc Rivers ha dunque la fortuna di avere una squadra capace di non concedere alcun vantaggio ai propri avversari, sia situazioni di pick and roll che di isolamento, grazie ad una batteria di esterni versatile ed esperta. È da valutare, invece, la profondità e la fisicità del front court, che proprio contro squadre forti e lunghe, come i Lakers per l’appunto, potrebbe trovare più di qualche difficoltà. Vedremo allora se i Clippers metteranno assieme tutti i pezzi del puzzle.

Cosa abbiamo visto nell’opening night?

Al di là dei trend generali della stagione, oggi sarà interessante analizzare come si accoppiano le due squadre quando sono al completo.

Nella prima partita hanno destato grande scalpore il numero elevato di postup e la scarsa quantità di pick and roll giocati dalla compagine di Vogel (solo Anthony Davis è andato in post ben 17 volte, nettamente il suo career high) .

Doc Rivers ha scelto di cambiare sistematicamente su tutti i blocchi che coinvolgevano LeBron e AD, trasformando così la partita in una vera e propria battaglia di isolamenti. Questa strategia ha portato, di fatto, James e Davis a farsi ingolosire dai numerosi mismatch e a ritrovarsi senza energie nel quarto periodo (solo 2 punti complessivi per il duo nell’ultimo quarto), quando poi i Clippers hanno piazzato il break decisivo.

Le domande del presente e (soprattutto) del futuro

Vedremo se stanotte Vogel si farà nuovamente tentare da alcuni matchup favorevoli (su tutti Beverley su James) o se sceglierà di implementare alcune situazioni di gioco per sfruttare al meglio il two-man-game tra LBJ e The Brow.

Nell’alta metà campo, invece, c’è curiosità per vedere quale strategia difensiva adotterà Vogel contro il pick-and-roll Williams/Harrell (ancora drop coverage o qualche blitz in più su Sweet Lou?) e chi marcherà Leonard e George. Nel primo match i Lakers sono stati devastati nei minuti in cui KCP ha provato ad arginare Kawhi (7/8 dal campo per Leonard vs Kentavious Caldwell Pope), mentre sono riusciti a limitare l’ex giocatore dei Raptors quando è stato preso in consegna da Green e addirittura da Davis.

Questa notte c’è la variante George, quindi difficilmente rivedremo AD contro Leonard, almeno per lunghi tratti della partita. Ma è senza dubbio una situazione di gioco da monitorare, soprattutto in chiave playoff.

Il Christmas Game che ci apprestiamo a vivere, quindi, risponderà a queste e a tante altre domande chiave. LeBron James, ad esempio, riuscirà ad essere efficace anche contro una difesa competente, estremamente fisica ed aggressiva? Il supporting cast e soprattutto la panchina dei Lakers saranno all’altezza? I Clippers, dal canto loro, limiteranno lo strapotere fisico di Anthony Davis? Doc Rivers riuscirà a massimizzare il pick-and-roll tra Lou Williams e Harrell anche con George e Leonard in campo?

Questioni che avranno una risposta definitiva tra qualche mese, ma quella che vedremo tra qualche ora è senza dubbio una delle partite di Natale più affascinanti e significative degli ultimi anni.

La speranza è che Davis e LeBron siano presenti ed in condizioni accettabili per sfidare Paul George e Leonard, passati dall’essere il sogno di ogni tifoso gialloviola al nemico numero uno. C’è la possibilità concreta che James voglia spendere il classico gettone perché, per tanti motivi, questa partita è il più classico degli statement game, ed in questi match solitamente il quattro volte MVP non delude.

Non resta, dunque, che restare svegli e, tra un bicchierino e l’altro, goderci lo spettacolo della battaglia di L.A.

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