Quante volte abbiamo sentito degli esperti di basket o presunti tali sciorinare miriadi di sigle sconosciute, come VORP, Box P/M, OffRtg e molte altre?

NBA Advanced Stats
NBA Advanced Stats

Se siamo degli appassionati, ahi noi, questo succede ogni volta che sentiamo valutare l’impatto di un singolo giocatore o il buon lavoro di una squadra in un particolare aspetto del gioco.

Spulciando tra i libri delle formule degli statistici NBA, cerchiamo di capire in che modo si arriva al calcolo delle statistiche avanzate e quali siano i parametri che più le influenzano.

PACE

Il PACE (letteralmente “ritmo”) è molto utile per i coaching staff delle franchigie della NBA per determinare quale sia la rapidità della squadra nel concludere le azioni d’attacco e, dunque, nel giocare bene in transizione.

È diventato famoso il mantra dei seven seconds or less dei Phoenix Suns guidati da Mike D’Antoni e capitanati in campo dalla classe di Steve Nash e la potenza di Amar’e Stoudemire, i quali puntavano a concludere le azioni di attacco in, appunto, sette secondi o meno. Ad oggi nessuna squadra corre come quei Suns, tuttavia molti allenatori puntano sulla freschezza dei loro giovani per giocare tanta transizione e avere un pace molto elevato.

Veniamo ora alla formula che gli statistici NBA utilizzano per la stima del numero di possessi giocati e finalizzati dalla squadra ogni 48 minuti.

PACE = 48*(Possessi_Team+Possessi_Avversari)/(2*(Min_Giocati_Team/5))

Certamente ci aspetteremmo una formula più semplice, una più elementare media aritmetica dei possessi giocati ogni partita, ma, ad onor del vero statistico, questo stimatore è decisamente migliore. Come esempio esplicativo, possiamo prendere i Lakers della stagione 2016/2017, che con un pace di 100.3 si affermarono al secondo posto di questa speciale classifica all’interno della NBA; durante la scorsa stagione i giovani e scattanti Atlanta Hawks, guidati dall’arrembante Trae Young hanno giocato 104.56 (!) possessi in ogni gara, conquistando il primo posto in questa speciale classifica, mentre i semifinalisti della Western Conference, gli Houston Rockets, con 98.39 possessi ogni sera, hanno raggiunto solo il 27esimo posto nella stagione scorsa. Questo, ovviamente, sottolinea il fatto che non necessariamente un pace alto garantisce il successo del proprio gioco, ma se tale dato è accompagnato da una buona efficienza nelle statistiche di tiro (e questo era il caso dei Phoenix Suns di D’Antoni), allora può certamente diventare un aspetto fondamentale del gioco di una squadra.

Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Golden 1 Center
Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Golden 1 Center (Lakers.com)

Box Outs

Nonostante il nome di questa statistica sembri un po’ altisonante, essa va a registrare un aspetto piuttosto basilare del gioco della pallacanestro, ovvero la bravura di un giocatore nell’effettuare il cosiddetto taglia-fuori. Avere il controllo della partita sotto le plance rappresenta una grossa fetta delle “win conditions” nella NBA odierna, ancor più che in passato. Non a caso nella classifica delle squadre con migliori medie a rimbalzo della stagione 2018/2019 troviamo ai primi posti i Milwaukee Bucks, i Portland Trail Blazers e i Philadelphia 76ers, tutte interpreti di un’ottima stagione. Veniamo ora al significato di questa statistica avanzata: il sito nba.com, sul quale vengono date le definizioni di una larga fetta delle stats di cui parliamo, così parla dei Box Outs: 

“Il numero di volte in cui il giocatore crea contatto fisico con un avversario che sta attivamente lottando per un rimbalzo, mostrando un visibile impegno nello svantaggiare l’avversario e riuscendo a impedire a esso di assicurarsi il rimbalzo”.

 “The number of times a player made physical contact with an opponent who was actively pursuing a rebound, showed visible progress or strong effort in disadvantaging the opponent, and successfully prevented that opponent from securing the rebound.”, da nba.com.

Chiaramente questa è una statistica applicabile sia sul singolo giocatore che sulla squadra (tramite la somma dei singoli Box Outs) e si può chiamare “giovane”, visto che la NBA ne tiene il conto ufficialmente dalla stagione 2017/2018, anno nel quale Steven Adams risultò fra i migliori rimbalzisti e riportò una media di 11.5 taglia-fuori riusciti a partita, il migliore nella lega. Nella scorsa stagione l’alloro di vincitore di questa speciale classifica si posò sulla testa di LaMarcus Aldridge, con lo score di 9.8, davanti ad altri grandi rimbalzisti come Vucevic e lo stesso Steven Adams. Per quanto riguarda la statistica di squadra, a conferma dell’importanza dei rimbalzi nell’economia del gioco moderno, troviamo sugli scudi nella classifica della scorsa stagione i campioni NBA, i Toronto Raptors, con 28.0 box outs a gara, superati solo dai Brooklyn Nets, con 29.1. 

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