La stagione NBA va divisa in quattro quarti, da venti partite ciascuno.

Pat Riley

Il rendimento dei Los Angeles Lakers nel secondo quarto della stagione 2019/20 è stato più che positivoconsiderato che sono riusciti a rimanere sui livelli delle prime venti gare. Il calendario, sopratutto a Dicembre, si è fatto difficile e le avversarie hanno cominciato a prendere delle contromisure. La squadra gialloviola ha retto ed ha risposto a quattro sconfitte consecutive con un filotto di vittorie.

In queste 21 partite si sono visti netti miglioramenti in attacco e una evidente frenata nell’intensità difensiva che si è provato a colmare sperimentando anche la difesa a zona.

I Lakers chiudono la metà della stagione con 33 vittorie e 8 perse, un avvio ottimo per la squadra californiana, superiore a quasi tutte le aspettative.

  • Record: 16-5 (.762)
  • Home: 7-3
  • Road: 9-2

Difesa

La difesa gialloviola ha avuto una lieve regressione rispetto alle prime venti partite. Nel secondo quarto il Defensive Rating è aumentato di 1.6 punti per un complessivo 104.6 (terzo nella Lega), così come i punti subiti sono aumentati di 2.6 (105.4 il totale, 4°).

La flessione era inevitabile, in considerazione del calendario più complesso e qualche infortunio patito dai membri del roster. Allo stesso modo per una contender quale i Lakers è naturale, con l’avanzare della stagione e il miglioramento della fase offensiva, scegliere i momenti in cui massimizzare energie e attenzione nella propria metà campo.

Il sistema di coach Frank Vogel è sempre basato sulla versatilità di Anthony Davis abbinata ai centimetri del duo Dwight Howard & JaVale McGee con Bradley, Green, Caruso e KCP quali principali difensori sugli esterni più pericolosi.

La principale innovazione tattica introdotta dallo staff tecnico nell’ultimo blocco di partite è stata l’utilizzo della zona. I californiani si sono schierati 2-3 o 2-1-2 in momenti più o meno prolungati di più gare, con successivi adeguamenti in base alle contromosse degli attacchi. 

La seconda linea formata da James e Davis ai lati di uno tra McGee e Howard ha formato un muro che rende davvero complesso muovere il pallone per gli attacchi avversari e può essere un’arma interessante per utilizzare le capacità di lettura di LeBron e l’incredibile abilità di AD nel coprire grandi spazi di campo.

Lo stesso tipo di zona, allo stesso tempo, è stato usato anche in versione small a Dallas contro i Mavericks. Senza cinque di ruolo disponibili, il centro è stato presidiato con grande intelligenza da LeBron James che ha mostrato di poter fare la differenza anche in questa veste.

Attacco

Se nella prima parte di stagione si era visto comunque un attacco Lakers abbastanza farraginoso queste difficoltà sono rimaste ma con meno insistenza. Durante le partite vi sono momenti di enorme fluidità purtroppo alternati a momenti di stagnamento prolungati (molte volte coincisi con l’attacco guidato da solo Rondo). Questo però non ha compromesso troppo i gialloviola tanto è che attualmente hanno il quarto miglior offensive Rating della NBA.

Ovviamente la squadra è legata alle prestazioni di LeBron James ed Anthony Davis, quest’ultimo è il terminale più ricercato sia da Lebron sia dagli esterni in situazioni di transizione che di semi-transizione infatti la maggior parte dei tentativi offensivi della squadra o arriva quasi all’inizio dei 24 secondi o la si gioca più lunga rimanendo comunque in media in azioni offensive tra i 15-7 secondi. Complice anche il calendario che ha portato un numero di avversari di livello maggiore rispetto al primo mese e mezzo di stagione, i Lakers hanno dovuto fronteggiare difese di buona qualità e questo ha esposto alcuni limiti, ovvero la estrema dipendenza dal duo LBJ-AD.

In molte partite il vantaggio sviluppato dal quintetto titolare andava perso nelle rotazioni che vedevano anche uno del duo in panchina. E qui arriviamo al vero punto interrogativo dell’attacco Lakers,  ovvero le difficoltà di Kyle Kuzma. Sulla carta dovrebbe essere la terza opzione offensiva ma sta avendo molte difficoltà, prima per infortunio e poi forse anche di adattamento al ruolo di panchinaro visto le partite offensivamente ottime quando ha sostituito in quintetto  AD. Se Kuzma trovasse nella rimanente parte di stagione la continuità sicuramente la pericolosità  ed efficienza offensiva salirebbe ulteriormente.

Rotazioni

Anche per il secondo quarto di stagione coach Frank Vogel ha dato fiducia al quintetto composto da Bradley, Green, James, Davis, McGee. Le uniche variazioni sono state dettate dall’indisponibilità dei giocatori e non da scelte tecniche.

Gli infortuni, come normale che sia in una stagione di 82 partite, hanno influenzato la distribuzione dei minuti, infatti solamente McGee, Howard e Pope sono sempre scesi in campo.

Il lato più interessante è come coach Vogel ruoti stabilmente a 10 (garbage time escluso), indipendentemente dal numero di giocatori disponibili. 

I ruoli sono molto ben definiti. Rondo sostituisce Lebron come point guard per la second unit, Caruso e Pope subentrano a Green e Bradley, Kuzma e Howard ai lunghi Davis e McGee. Con il roster al completo restano fuori dalle rotazioni Cook, Daniels e Dudley, rispettivamente prima riserva a subentrare in caso di assenza di una point guard, di un esterno o di un lungo. In questo contesto ogni giocatore pare decisamente coinvolto, il motto “next man up” è parte integrante della cultura di squadra e per lo meno dall’esterno l’armonia del gruppo sembra decisamente perfetta.

Uno degli aspetti più dibattuti nella Nba 2020 è la questione load management. Ad oggi Lebron James e Anthony Davis hanno saltato partite solo se infortunati e anche il minutaggio è praticamente invariato da inizio stagione, sia in termini di minuti complessivi che di sequenza nelle sostituzioni.

LeBron James gioca 35 minuti a partita, tra questi i primi 8 nel primo e terzo periodo. Nel secondo quarto rientra come starter per uscire dopo circa 5 minuti e rientrare per gli ultimi 4. Scelta analoga nell’ultimo periodo, con un riposo tra il 6° e l’8° minuto in caso di partita in bilico. Anthony Davis invece gioca per interno il primo e il terzo quarto delle partite. Esce all’inizo del secondo e del quarto periodo per entrare di solito per gli ultimi 6 minuti. Il tutto per un totale di 36 a gara.

Statistiche

Il secondo quarto di stagione dei lacustri ha avuto un numero di vittorie minore rispetto al primo ma nonostante ciò le statistiche sono state piuttosto esaltanti, infatti i Lakers si sono confermati in top five per off rtg (2°), def rtg (4°) e net rating (2°) dove si confermano come una delle migliori della lega con +9.3. Per quanto riguarda le statistiche personali in casa Lakers invece domina Caruso dove è primo per distacco nelle 3 categorie sopracitate, mentre nei punti segnati non è primo Lebron bensì Davis che rischia di essere il primo compagno di squadre di James ha superarlo per punti segnati in una stagione.

Dwight Howard, Los Angeles Lakers vs Cleveland Cavaliers
Dwight Howard, Los Angeles Lakers vs Cleveland Cavaliers (Mark J. Terrill, AP Photo)

Pagelle

NB: i voti* sono stati calcolati sulla base delle pagelle post partite pubblicate in collaborazione con LakeShow Italia. Al nome dell’atleta è abbinato il collegamento alla relativa analisi della sezione Roster Grades.

* 1 = Insufficiente, 2 = Mediocre, 3 = Sufficiente, 4 = Buono, 5 = Ottimo.

LeBron James: 4.1

Sul pezzo e in controllo della situazione, LeBron nonostante una condizione non perfetta ha disputato 21 partite nettamente sopra il par. Con lui in campo nessun giocatore ha un Net Rating negativo e riesce a far rendere al meglio i suoi compagni. “Piccolo” aspetto da sottolineare è il fatto che in difesa non si sta sottraendo.

Anthony Davis: 4.0

Implementa la difficoltà della regalar season e aumentano anche le responsabilità per il duo angeleno sponda Lakers. Dopo la gara di Natale dove il 3 Lakers si è preso solamente due tiri negli ultimi 4 minuti ha deciso di cambiare registro e assumersi molte più responsabilità nei minuti finali delle gare “togliendo” anche un può di peso dalle spalle di James. Prestazione in media con il primo quarto di stagione.

Kentavious Caldwell-Pope: 3.5

Un KCP ritrovato, dopo che nel finale di primo quarto aveva mostrato qualche avvisaglia di ripresa, questa si è concretizzata completamente nella seconda parte di stagione dove ha anche ritrovato la mira da dietro l’arco.

Dwight Howard: 3.3

Mascotte? Direi proprio di no, oltre al contributo sul campo dove non fa mai mancare intensità in difesa e a rimbalzo addiziona a tutto ciò anche una presenza positiva all’interno dello spogliatoio. Strano a dirsi ma sembra uno dei leader della squadra, un leader che cerca di coinvolgere tutti, il lavoro dello staff tecnico e di alcuni giocatori ha permesso di tenere tutti i giocatori sul pezzo e pronti all’utilizzo anche dopo diversi DNP.

Alex Caruso: 3.0

“Il ragazzo ha bisogno di minuti”, Vogel sa come serve alla squadra e non nega di aver sbagliato in queste partite soprattutto in quella di Natale dove ha concesso solamente 10 minuti scarsi al talento ex Texas A&M. Dopo la gara con i Clippers infatti Caruso ha visto i suoi minuti aumentare e raggiungere quasi i venti di media, le statistiche che fa registrare non sono roboanti ma quello che piace a Vogel ( e anche ai tifosi) è l’intensità che mette e la voglia di non mollare mai in difesa.

JaVale McGee: 3.0

Migliorato nettamente rispetto a inizio stagione, lui per rendere ha bisogno di pochi minuti in cui da l’anima, si merita la sufficienza piena soprattutto per il suo apporto nella sua metà campo.

Kyle Kuzma: 2.7

Continuità, manca troppo, soprattutto nella metà campo offensiva dove alterne prestazione fantastiche ( vedere Clippers e Thunder) a prestazione meno entusiasmanti dove sembra essere un corpo estraneo alla squadra. Quale è il vero Kuzma? Ha un mese per trovare la risposta, la trade deadline si avvicina.

Danny Green: 2.7

Se in difesa è una sicurezza in attacco lo è meno, sembra che per essere collegato nella metà campo offensiva ci debba essere la partita importante con tutti i riflettori puntati.

Avery Bradley: 2.6

Rientrato dall’infortunio ci ha messo un bel pò di gare a riprendere il ritmo partita, questo non ha giocato a suo vantaggio per il voto finale del secondo quarto di stagione. Quindi sottolineato lo scarso avvio c’è anche da guardare la leggera ripresa che ha mostrato dopo natale.

Rajon Rondo: 2.6

Il solito Rajon Rondo, dopo il mese di Novembre dove ha tirato col 60% in C&S da 3 è tornato a un 30% scarso, ovviamente era impensabile continuasse a tirare in quel modo però non era pronosticatile nemmeno un così grave tracollo. Però su Rondo c’è da fare un altro ragionamento, cosa ci aspettiamo da un trentacinquenne che ha firmato un minimo salariale?

Troy Daniels: N.V.

Pochissime partite giocate per poterlo valutare.

Quinn Cook: N.V.

Pochissime partite giocate per poterlo valutare.

Jared Dudley: N.V.

Pochissime partite giocate per poterlo valutare.

Per saperne di più:

  • 2019/20 Lakers Roster Grades, la sezione che racchiude tutti gli approfondimenti sui membri del roster dei Lakers.
  • Game Recap, la sezione che racchiude tutti i recap – scritti, audio, key takeaways, gli MVP – delle gare disputate.

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