In copertina: Kobe Bryant walks off the court after scoring 81 points in a single game against the Toronto Raptors on January 22, 2006. (Artwork by Lakers.com, photo Noah Graham, NBAE/Getty Images)

Raccontare le gesta sul parquet di Kobe Bryant – deceduto nel tragico incidente sulle colline di Calabasas con la figlia Gianna ed altre sette persone – non è semplice. Impossibile scegliere le giocate più belle, più importanti o più decisive. Con indosso la canotta gialloviola numero 8 prima e 24 poi, The Black Mamba ha conquistato cinque titoli NBA, due premi di MVP delle NBA Finals, uno della regular season, due medaglie d’oro olimpiche, 18 convocazioni all’All-Star Game (con quattro MVP della partita) e collezionato una serie di giocate, record e prestazioni che rimarranno per sempre nelle memorie degli appassionati

La crew di LakeShow Italia ha deciso di ripercorrere la carriera della leggenda dei Los Angeles Lakers attraverso ventiquattro Mamba Moments, per un countdown tra i momenti più significativi di una carriera come pochissime nella storia del basket.

The Bad Mamba

La dura lezione impartita dai Detroit Pistons nelle NBA Finals del 2004, oltre a sancire la fine, dopo solo una stagione, dell’all-in dei Los Angeles Lakers segnò un punto di svolta fondamentale nella storia della franchigia gialloviola: la chiusura del ciclo del three-peat.

The Big One

Nell’estate del 2004 Karl Malone, Rick Fox e Horace Grant si ritirarono mentre Gary Payton e Derek Fisher firmarono con altre franchigie. Ma soprattutto arrivò il momento della resa dei conti tra Kobe Bryant, Phil Jackson e Shaquille O’Neal. I Lakers comunicarono al Maestro Zen che le loro strade si sarebbero separate, di conseguenza Shaq chiese di essere ceduto.

Se hanno deciso di continuare a seguire la strada sbagliata, non ho intenzione di farne parte.

Shaquille O’Neal

Dopo un colloquio con il compianto Dott. Jerry Buss, Kobe rifiutò la corte degli LA Clippers e accettò l’estensione contrattuale da sette anni per 136.4 milioni di dollari, firmata il giorno dopo in cui venne annunciata la cessione di Shaq ai Miami Heat in cambio di Lamar Odom, Caron Butler, Brian Grant ed una prima scelta. Il temuto Big One, almeno sportivamente, era arrivato.

Ripartire dal fondo

La stagione 2004/05 dei rinnovati gialloviola iniziò male e terminò peggio. Dopo aver vinto solo 15 delle prime 27 gare della stagione, coach Rudy Tomjanovich rassegnò le proprie dimissioni per motivi di salute.

Oltre ai pessimi risultati di squadra, a complicare lo status nella Lega di Bryant arrivo il libro The Last Season: A Team in Search of Its Soul, con il quale Jackson ripercorse la tumultuosa stagione precedente. The Zen Master descrisse Kobe come un narcisista e spietato sicario a pagamento, inoltre confermò di aver chiesto a Mitch Kupchak, all’epoca GM lacustre, di cedere Bryant poiché non era allenabile.

Guidati dal coach ad interim Frank Hamblen i Lakers chiusero la stagione con sole 34 vittorie e mancarono i playoff per la prima volta dal 1993/94. Circondato da un roster povero di talento, Bryant chiuse la stagione con 27.6 punti, 5.9 rimbalzi e 6 assist a partita e qualche spettacolare giocata delle sue.

Kobe Bryant posterizes Dwight Howard on November 12, 2004 (© NBA Media Ventures, LLC.)

Kobe dopo cinque anni non venne inserito negli All-Defensive Team e venne retroscesso nel terzo quintetto All-NBA. Inoltre, Vino venne coinvolto in spiacevoli polemiche con l’ex compagno Malone e il rivale Ray Allen.

Un uomo solo al comando

Nell’estate 2005, a meno di un anno dal divorzio, Phil Jackson tornò a Los Angeles con il beneplacito di Bryant che liquidò in fretta le critiche ricevute nel libro del coach.

Bryant e Jackson hanno beneficiato dell’anno di separazione. Quando è successo davvero, si sono resi conto di quanto l’uno mancava all’altro.

Credo che entrambi si apprezzino e rispettino come non avevano mai fatto prima. Kobe accetta il modo di allenare di Phil, mentre Phil riconosce quanto Kobe sia maturato dandogli maggiori responsabilità.

Brian Shaw, all’epoca assistente di Jackson

The Scoring Machine

Nonostante un roster indebolito dalla cessione di Butler per Kwame Brown, il lavoro combinato di Jackson e Kobe diede i suoi frutti: i Lakers tornarono ai playoff.

Bryant disputò una stagione incredibile dal punto di vista realizzativo e statistico: a Novembre segnò il game winner contro Denver nell’opener, a Dicembre segnò in tre quarti 62 punti contro i 61 dell’intera Dallas[1], a Gennaio realizzò 81 punti contro Toronto[2] e chiuse il mese con 43.4 punti a partita. Cifre raggiunte nella storia della NBA dal solo Wilt Chamberlain.

Nello stellare Gennaio 2006, The Black Mamba realizzò meno di 30 punti solo una volta, nella sfida contro Cleveland. Dopo un buon inizio, Kobe subì un colpo da Pavlovic al polso destro che lo costrinse ad una radiografia nell’intervallo. Dopo aver segnato solo un canestro degli undici tiri tentati, Bryant salì in cattedra nel finale della partita.

Kobe Bryant hits three jumper against LeBron James in final 90 seconds, despite a sore right wrist on January 12, 2006 (© NBA Media Ventures, LLC.)

I suoi ultimi tre jumper sono stati semplicemente fantastici.

Kobe ha tirato come se fosse l’unica persona nell’arena. Sono momenti che ha già vissuto, è un campione.

LeBron James al termine della partita

In 80 gare disputate Kobe mise a referto 35.4 punti, 5.3 rimbalzi e 4.5 assist di media giocando 41 minuti a partite. Chiuse le stagione con 27 gare sopra i 40 punti e una miriade di record tra cui lo Usage di 37.8% e vinse lo Scoring Champ per la prima volta in carriera. Durante l’anno persino il feud con il vecchio compagno Shaq si ridimensionò.

Ai playoff i californiani affrontarono i Phoenix Suns e seppur sfavoriti giocarono una straordinaria prima parte di serie, portandosi sul 3-1 grazie ad una clamorosa prestazione di Kobe in Gara 4[3].

I Lakers arrivarono ad un passo dall’upset in Gara 6, quando persero dopo un’overtime nonostante 50 punti di Bryant. Nella decisiva Gara 7 in Arizona, i padroni di casa vinsero senza troppi problemi.

[1] [2] [3] (Spoiler Alert) di queste storiche prestazioni, ne parleremo in altri Mamba Moments.

From 8 to 24

La novità maggiore dell’offseason 2006 fu il cambio di maglia di Kobe, che passò dal numero 8 al 24. Il roster lacustre rimase più o meno lo stesso della stagione precedente, così come i risultati. A causa dell’infortunio al ginocchio di Odom, Kobe spesso e volentieri si trovò a trascinare di peso Smush Parker e compagni.

La stagione di Bryant fu complessa e costellata di polemiche, sopratutto per alcuni interventi sul parquet che gli costarono una sospensione di una gara. Dopo aver conquistato il secondo All-Star Game MVP, nel finale di stagione la macchina realizzativa dell’anno precedente si rimise in moto.

A causa di una striscia di sette sconfitte consecutive, i gialloviola stavano scivolando fuori dai playoff. The Black Mamba realizzò 65 punti contro Portland[4], 50 contro Minnesota, 60 a Memphis e 50 a New Orleans per riportare in carreggiata gli angeleni. Quattro vittorie ed altrettante gare consecutive sopra i 50 punti[5], come solo Chamberlain era stato in grado di fare. Per la cronaca, ad interrompere la striscia furono i soli 43 punti messi a referto nella vittoria contro Golden State.

Kobe si confermò il miglior realizzatore della Lega, chiudendo la stagione con 31.6 punti a partita. Doppietta storica per Bryant che divenne il secondo atleta dei Lakers dai tempi di George Mikan ad imporsi per due anni consecutivi.

Ai playoff i Lakers ritrovarono i Suns, ma la serie fu lontana parente di quella dell’anno precedente, troppo soli Bryant e Odom per impensierire Steve Nash e Amar’e Stoudemire che si imposero in cinque partite.

[4] [5] (Spoiler Alert) di queste storiche prestazioni, ne parleremo in altri Mamba Moments.

Verso un’altra svolta

L’ennesima frustrante stagione di transizione riportò a galla il Dark Side di Kobe che chiese/minacciò la trade, manifestò il desiderio di un ritorno di Jerry West e della cessione di Andrew Bynum per Jason Kidd.

Ma di questo, ne parleremo in un altro momento.

La ricostruzione di quel momento, con tante foto dell’epoca e la voce del nostro Mammut.


Mamba Moments


Remembering Kobe Bryant

Leggi L’ultimo Kobe: la famiglia, l’Oscar, i libri, l’Academy, l’ultima intervista prima della tragica scomparsa.

Ascolta Il mio miglior Nemico, l’episodio commemorativo di Lakers Speaker’s Corner dove la crew di LakeShow Italia ha deciso di celebrare il Black Mamba chiedendo ai tifosi italiani delle squadre NBA di raccontarci il loro Kobe attraverso ricordi, storie ed emozioni legate alle loro franchigie e al basket americano in generale.

Leggi Dear Kobe… We’ll miss you., l’intimo ricordo della redazione di LakeShow Italia al completo.

Ascolta Dear Kobe…, l’episodio di Lakers Speaker’s Corner registrato il giorno dopo la la tragedia che ha sconvolto il mondo gialloviola, L.A. e tutta la NBA.

Guarda Dear Kobe… Thank You, il video tributo di LakeShow Italia.

Categories:

No responses yet

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Our Podcast
Most Recent
Scores and Schedule
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: