In copertina: Kobe Bryant talks with Michael Jordan during the 2003 NBA All-Star Game at the Phillips Arena on February 9, 2003 in Atlanta, Georgia (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

Raccontare le gesta sul parquet di Kobe Bryant – deceduto nel tragico incidente sulle colline di Calabasas con la figlia Gianna ed altre sette persone – non è semplice. Impossibile scegliere le giocate più belle, più importanti o più decisive. Con indosso la canotta gialloviola numero 8 prima e 24 poi, The Black Mamba ha conquistato cinque titoli NBA, due premi di MVP delle NBA Finals, uno della regular season, due medaglie d’oro olimpiche, 18 convocazioni all’All-Star Game (con quattro MVP della partita) e collezionato una serie di giocate, record e prestazioni che rimarranno per sempre nelle memorie degli appassionati

La crew di LakeShow Italia ha deciso di ripercorrere la carriera della leggenda dei Los Angeles Lakers attraverso ventiquattro Mamba Moments, per un countdown tra i momenti più significativi di una carriera come pochissime nella storia del basket.

Il Maestro e l’Allievo

Dopo la stellare carriera alla Lower Merion High School e la tredicesima scelta all’NBA Draft del 1996[1], il primo anno da professionista nella NBA di Kobe Bryant fu costellato dall’impiego limitato, qualche luce e tante ombre.

La stagione del rookie dei Los Angeles Lakers fu illuminata dal successo allo Slam Dunk Contest prima di chiudersi mestamente con l’Airball Game contro Utah ai Playoff[2]. Tuttavia, già dal secondo anno le fortune del numero 8 gialloviola volsero al meglio.

[1] Si veda il Mamba Moments #22: il Draft del 1996

[2] Si veda il Mamba Moments #20: Rookie Year and Slam Dunk Champion

8 Febbraio 1998: Madison Square Garden

L’anno seguente l’impiego di Kobe scollinò in pianta stabile i 25 minuti a partita e il figlio di Jellybean mise in mostra tutto il suo talento. A Dicembre realizzò 33 punti contro il suo idolo Jordan[3] e grazie ai 17.9 punti a partita con il 45% dal campo messi a referto nella prima parte della stagione conquistò la convocazione all’All-Star Game di New York.

Bryant divenne il più giovane nella storia a essere votato come titolare per la partita delle stelle ed affiancò i compagni Shaquille O’Neal, Eddie Jones e Nick Van Exel – era dal 1983 che una franchigia non aveva ben quattro giocatori convocati – mentre a guidare la selezione della Eastern Conference non poteva essere che His Airness, Michael Jeffrey Jordan.

Il faccia a faccia con MJ – all’ultimo ASG prima del secondo ritiro – venne vinto dal #23 dei Bulls, che condusse i suoi al successo con 23 punti, 6 rimbalzi, 8 assist e 3 recuperi conquistando il terzo All-Star Game MVP della sua carriera. Ma il livello dello scontro fu altissimo e Kobe non sfigurò, rispondendo con 18 punti, 6 rimbalzi, 1 assist e 2 recuperi[4].

Penso che il suo rispetto e apprezzamento nei miei confronti siano cresciuti quel giorno in cui ci fronteggiammo all’All-Star Game.

Non mi sono mai tirato indietro in situazioni del genere, non lo feci nemmeno in quel caso. Non mi sottrassi al confronto, lo volli fortemente.

Kobe Bryant

Nonostante una lieve flessione nella seconda parte della stagione – chiusa da una cocente eliminazione contro gli Utah Jazz nelle Western Conference Finals – Bryant giunse secondo nella classifica per il Sixth Man of the Year Award e al settimo in quella del Most Improved Player.

[3] Si veda il Mamba Moments #23: il primo duello con Michael Jordan

[4] 1998 NBA All-Star Game at Box Score Basketball-Reference.

Il ritiro di Jordan e l’ascesa di Bryant

Dopo aver chiuso il terzo threepeat con i Chicago Bulls, Jordan annunciò il secondo ritiro aprendo la corsa alla successione al trono della NBA. Dopo un anno sabbatico, coach Phil Jackson accettò l’offerta dei gialloviola guidando Kobe & Shaq a tre titoli consecutivi. Ma di questo, ne parleremo in un altro momento.

Nella offseason seguente il secondo titolo dei Lakers, Michael Jordan decise di tornare a calcare i parquet scegliendo di vestire i colori dei Washington Wizards. Il Maestro Michael e l’Allievo Kobe si affrontarono per la prima volta all’All-Star Game in programma il 10 Febbraio all’allora First Union Center.

Complice la sconfitta dei Philadelphia 76ers nelle ultime NBA Finals e la presenza in campo dell’MVP in carica Allen Iverson, l’accoglienza riservata a Kobe dai tifosi della sua città natale non fu delle migliori, dato che venne fischiato a lungo durante la gara. Per tutta risposta, Bryant mise a referto 31 punti, 5 rimbalzi e 5 assist guidando l’Ovest al successo conquistando il primo titolo di MVP. Jordan, ancora non al meglio, lasciò spazio alle nuove leve (McGrady, Pierce e Allen) e segnò solo 8 punti[5].

[5] 2002 NBA All-Star Game at Box Score Basketball-Reference.

Verso un nuovo duello

Il peso mentale del trionfale triennio iniziò a farsi sentire ed insieme al diverso approccio al gioco di Kobe, Shaq e del Maestro Zen iniziò a far scricchiolare la macchina lacustre. Nonostante ciò, il numero 8 gialloviola disputò, numericamente, la miglior stagione – fino a quel momento – della sua carriera.

Nella prima settimana di regular season realizzò due triple doppie consecutive (33+15+12 e 33+14+12 nei successi contro LA Clippers e Portland). Il 6 Dicembre 2002, contro Dallas, chiuse i primi tre quarti con solo 6 punti e 2/11 al tiro prima di scatenarsi nell’ultima frazione dove realizzò 21 punti con 8/8 dal campo e 4/4 dalla lunetta compreso il jumper della vittoria a 8.4″ dalla sirena. Sotto di 30 nel corso della gara, si trattò della più grande rimonta nella storia della franchigia.

Dopo aver segnato solo 26 canestri dalla lunga distanza nelle 34 gare precedenti, contro i Seattle SuperSonics il 7 Gennaio 2003 allo STAPLES Center stabilì il nuovo record NBA realizzando 12 delle 18 triple tentate.

A Febbraio, il giovane Mamba alzò ulteriormente il livello: sfondò due volte quota cinquanta punti (51 a Denver, 52 contro Houston) e grazie a una striscia di nove gare consecutive con 40 e più punti chiuse il mese a 40.6 di media, come farà poi anche nel Gennaio 2006[6]. Cifre raggiunte nella storia della NBA dal solo Wilt Chamberlain.

Bryant disputò per la prima volta in carriera 82 gare, nelle quali mise a referto 30 punti con il 45.1% al tiro, 6.9 rimbalzi, 5.9 assist e 2.2 recuperi in 41.5 minuti d’impiego. Tutti nuovi career-high. Inoltre, venne inserito ancora una volta nei primi quintetti All-NBA e All-Defensive.

Nonostante la stagione super di Kobe, i Lakers chiusero col peggior record delle ultime otto stagioni (50-32) e vennero eliminati dai San Antonio Spurs, futuri Campioni.

[6] Si veda il Mamba Moments #21: back-to-back Scoring Champion

9 Febbraio 2003: All-Star Game, Atlanta

In una stagione esaltante dal punto di vista delle prestazioni personali ma deludente per l’epilogo ai Playoff, il momento di Kobe fu l’All-Star Game in programma alla Philips Arena di Atlanta.

I riflettori NBA erano puntati sul quarantenne Michael Jordan, al quattordicesimo All-Star Game prima del terzo e definitivo ritiro, in quella che doveva essere la MJ’s Night: dal commovente omaggio pre-partita al tributo di Mariah Carey all’intervallo fino al canestro del +2 per l’Est a 4.6″ dalla fine del primo overtime. Tutto apparecchiato per il quarto MVP.

A rovinare la serata magica del Maestro non poteva che essere l’allievo, che sfruttò un’ingenuità di Jermaine O’Neal per segnare i due liberi che mandarono la partita al secondo supplementare, nel quale un dominante Kevin Garnett strappò ad Air Mike vittoria e trofeo. Non un dispetto di Bryant, ma la semplice volontà di esaudire la richiesta fattagli da Jordan.

Michael mi disse “Solo perché è il mio ultimo All-Star Game, non voglio che tu ci vada leggero con me. Voglio che giochi come faresti normalmente.”

La mia risposta fu semplice. “Mike mi conosci, c’è bisogno di dirmi questo?”

Abbiamo riso entrambi.

Kobe Bryant

Nel corso della gara i due si punzecchiarono tutto il tempo, in un trash talking degno di un playground newyorchese. Il numero 23 chiuse con 20 punti, 5 rimbalzi e 2 assist; il numero 8 mise a referto 22 punti, 7 rimbalzi e 6 assist[7].

Abbiamo parlato per tutto il tempo, abbiamo scherzato. Abbiamo parlato della stagione regolare e dei playoff, come sempre ha condiviso con me le sue perle di saggezza, è stato speciale. Sono sicuro lo sia stato anche per lui.

Kobe Bryant

[7] 2003 NBA All-Star Game at Box Score Basketball-Reference.

Epilogo

Non un torto dunque, ma un gesto di rispetto dell’Allievo nei confronti del Maestro, ulteriore conferma che un cestista con la voglia di vincere di Kobe Bean Bryant non è mai nato e probabilmente non nascerà mai più.

Nell’ultimo incontro tra i due, Jordan passerà la torcia a Bryant… Ma anche di questo ne parleremo in un altro momento.

La ricostruzione di quel momento, con tante foto dell’epoca e la voce del nostro Mammut.


Mamba Moments


Remembering Kobe Bryant

Leggi L’ultimo Kobe: la famiglia, l’Oscar, i libri, l’Academy, l’ultima intervista prima della tragica scomparsa.

Ascolta Il mio miglior Nemico, l’episodio commemorativo di Lakers Speaker’s Corner dove la crew di LakeShow Italia ha deciso di celebrare il Black Mamba chiedendo ai tifosi italiani delle squadre NBA di raccontarci il loro Kobe attraverso ricordi, storie ed emozioni legate alle loro franchigie e al basket americano in generale.

Leggi Dear Kobe… We’ll miss you., l’intimo ricordo della redazione di LakeShow Italia al completo.

Ascolta Dear Kobe…, l’episodio di Lakers Speaker’s Corner registrato il giorno dopo la la tragedia che ha sconvolto il mondo gialloviola, L.A. e tutta la NBA.

Guarda Dear Kobe… Thank You, il video tributo di LakeShow Italia.

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