In copertina: [Left] Kobe Bryant helps up Michael Jordan, Los Angeles Lakers vs Washington Wizards at the STAPLES Center on March 28, 2003 (Vince Bucci, Getty Images) – [Right] Kobe Bryant holds up the game ball and acknowledges the crowd after passing Michael Jordan on the NBA all-time scoring list, Los Angeles Lakers vs Minnesota Timberwolves at the Target Center on December 14, 2014 (Ann Heisenfelt, AP Photo)

Raccontare le gesta sul parquet di Kobe Bryant – deceduto nel tragico incidente sulle colline di Calabasas con la figlia Gianna ed altre sette persone – non è semplice. Impossibile scegliere le giocate più belle, più importanti o più decisive. Con indosso la canotta gialloviola numero 8 prima e 24 poi, The Black Mamba ha conquistato cinque titoli NBA, due premi di MVP delle NBA Finals, uno della regular season, due medaglie d’oro olimpiche, 18 convocazioni all’All-Star Game (con quattro MVP della partita) e collezionato una serie di giocate, record e prestazioni che rimarranno per sempre nelle memorie degli appassionati

La crew di LakeShow Italia ha deciso di ripercorrere la carriera della leggenda dei Los Angeles Lakers attraverso ventiquattro Mamba Moments, per un countdown tra i momenti più significativi di una carriera come pochissime nella storia del basket.

La consegna della Torcia

Una musa ispiratrice diventata prima idolo e ossessione, poi Maestro e Amico. Tutta la carriera, soprattutto la prima parte, di Kobe Bryant è stata caratterizzata dal confronto con Michael Jordan. Sia per vocazione del figlio di Jellybean – che ha modellato il suo gioco su quello di Air Mike – sia per la frenetica ricerca da parte di media e appassionati NBA del Next MJ.

A causa del secondo ritiro del sei volte Campione NBA, le sfide sul parquet tra Bryant e Jordan sono state poche: quattro nel biennio 1997-1998 ed altrettante nel 2002-2003 quando His Airness ritornò per la seconda volta.

Kobe e Michael si affrontarono anche negli All-Star Game del 1998 (MVP Jordan), 2002 (MVP Bryant) e 2003[1].

[1] Si veda il Mamba Moments #18: Bryant vs Jordan, i duelli agli All-Star Game

Un lungo inseguimento

Dopo la stellare carriera alla Lower Merion High School e l’approdo ai Los Angeles Lakers[2], nell’anno da rookie The Young Mamba fece da spettatore nelle gare contro i Chicago Bulls[3]. Andò meglio l’anno seguente, quando realizzò 33 e 20 punti nelle due partite contro il rivale[4].

Nella stagione 2001/02 i gialloviola erano lanciati verso il terzo titolo consecutivo e s’imposero nelle due sfide contro i Washington Wizards del rientrante Jordan: in California i padroni di casa allungarono nel finale grazie ad una tripla doppia di Bryant, nella Capitale non ci fu praticamente partita e MJ giocò solo 12 minuti.

Nella gara di Washington dell’anno seguente, i padroni di casa vinsero grazie ad una schiacciata allo scadere di Jerry Stackhouse. Al termine della partita Michael (25+3+3 con 9/14) punzecchiò Kobe (27+6+4 con 8/21), che stando al racconto di Gilbert Arenas se la legò al dito.

Come altre volte prima e dopo nel corso degli anni, Bryant incassò il colpo senza barcollare nell’attesa di poter rispondere. Dopo aver stabilito il record di triple segnate in una partita e chiuso il mese di Febbraio a oltre quaranta punti di media, Kobe era pronto ad affrontare per l’ultima volta il Maestro.

[2] Si veda il Mamba Moments #22: il Draft del 1996

[3] Si veda il Mamba Moments #20: Rookie Year and Slam Dunk Champion

[4] Si veda il Mamba Moments #23: il primo duello con Michael Jordan

28 Marzo 2003: l’ultimo duello

I Wizards di coach Doug Collins si presentarono allo STAPLES Center in piena corsa per l’ottavo seed nella Eastern Conference, i Lakers invece avevano bisogno di un successo per risalire posizioni nella Western. Il pubblico angeleno non lesinò standing ovation per l’ultima apparizione di Jordan in California.

MJ partì fortissimo segnando i primi quattro tiri dal campo per 13 punti nel primo quarto, guidando i suoi sul +7. La risposta di Bryant non tardò ad arrivare: il numero 8 realizzò nove canestri consecutivi a cavallo dei primi due quarti per 23 punti che ribaltarono la gara. Kobe continuò a bersagliare la retina raggiungendo quota 42 (14/19 al tiro con 8/11 dall’arco) all’intervallo, nuovo record di franchigia per punti segnati in un tempo e in assoluto secondo solo al solito Wilt Chamberlain.

Il Maestro provò a rispondere (17 a metà gara) ma l’Allievo, ancora una volta, non era intenzionato a fare sconti. Nella seconda parte di gara si destò anche Shaquille O’Neal che aiutò il compagno a chiudere il match.

Nell’ultimo confronto sul campo, Bryant chiuse con 55 punti (15/29 al tiro, 9/13 da tre e 16/18 ai liberi), 5 rimbalzi, 3 assist e 3 recuperi. Jordan mise a referto 23 punti (10/20 dal campo, 3/4 dalla lunetta), 4 assist ed 1 recupero. Entrambi non si risparmiarono, restando in campo per oltre 40 minuti.

Era scatenato. Abbiamo provato a contenerlo, ma dal perimetro ha continuato a segnare. Li ha tenuti in partita nella prima parte di gara.

Michael Jordan

L’ideale passaggio della fiamma avvenne verso la fine del terzo quarto: dopo un fallo in attacco di Bryant, Jordan finì disteso sul parquet ed il ventiquattrenne Kobe aiutò – dopo aver scherzosamente finto di colpirlo – il quarantenne Michael a rialzarsi. Uno siparietto che ha fatto la storia della NBA. Così come il cartello “Goodbye Michael, Hello Kobe” prontamente esposto da un tifoso lacustre.

A fine gara, coach Phil Jackson commentò…

Una prova di forza incredibile, è arrivato ad un punto dove cominci a chiederti se potrà arrivare a segnarne 80. Sono sicuro che il pensiero gli è passato per la testa.

Phil Jackson

Profetico. Ma di questo, ne parleremo in un altro momento.

Il Sorpasso

Al termine della stagione, Jordan si ritirò per la terza ed ultima volta, mentre tra alti e bassi, negli anni seguenti Bryant si è affermato come uno dei più grandi atleti della storia del gioco.

Dopo l’amara sconfitta contro i Detroit Pistons nelle NBA Finals del 2004, i problemi fuori dal campo e gli exploit realizzativi[5], Kobe tornò ai vertici della Lega riuscendo a veicolare al meglio la sua Mamba Mentality conquistando l’MVP nel 2008, gli agognati titoli del 2009 e 2010 oltre agli ori olimpici di Pechino e Londra.

Ma di questo – così come dell’infortunio al tendine d’Achille che di fatto chiuse la carriera ad alto livello del nativo di Philadelphia – ne parleremo in altri momenti. Tuttavia, il crepuscolo della carriera aveva in serbo ancora delle soddisfazioni.

[5] Si veda il Mamba Moments #21: back-to-back Scoring Champion

14 Dicembre 2014: Target Center, Minneapolis

I Los Angeles Lakers e i Minnesota Timberwolves occupano due degli ultimi tre posti della Western Conference e si affrontano in una gara che non offre spunti tecnici di rilievo. Se non fosse che a Vino mancavano nove punti per superare Jordan al terzo posto all-time nella classifica dei marcatori NBA.

Dopo un brutto primo quarto (4 punti con 1/5 dal campo), Bryant rientrò a metà della seconda frazione andando subito a segno dalla lunga distanza. Kobe fallì un jumper prima di subire un fallo da LaVine, due tiri liberi a 5:24 dall’intervallo lungo.

Standing ovation. Nella città dove i Lakers hanno disputato le prime 12 stagioni della franchigia, vincendo cinque titoli, affrontando la squadra con la quale aveva esordito sedici anni prima.

Molto sportivamente, Minnesota chiamò un timeout. Abbracci da compagni e avversari, con il proprietario dei Wolves Glen Taylor che consegnò nelle mani del numero 24 il pallone della partita. Immediate le congratulazioni di Magic Johnson e LeBron James.

Bryant si accese nell’ultimo quarto realizzando 10 punti, compresa la tripla decisiva del 97-94 a poco più di un minuto dalla sirena. 26 punti per 32.310 complessivi, contro i 32.292 di MJ, che gli consentono di diventare il terzo miglior scorer della storia NBA, dietro solo a Kareem Abdul-Jabbar (38.387) e Karl Malone (36.928).

Dopo la gara, arrivarono le dichiarazioni della Presidente Jeanie Buss, delle leggende lacustri James Worthy, Bill Bertka e Byron Scott oltre a quelle dei compagni di squadra di allora. Ma le più attese erano quelle di Air Mike.

Mi congratulo con Kobe per aver raggiunto questo traguardo. Bryant è un grande giocatore, con un’etica del lavoro fenomenale eguagliata solo dalla sua passione per il gioco.

Ho seguito con passione l’evoluzione del suo gioco nel corso degli anni e sono curioso di vedere fin dove arriverà.

Le dichiarazioni di Jordan, diventato nel mentre Owner degli Charlotte Hornets

Dopo averlo superato, l’Allievo non si è sottratto dal rendere omaggio ancora una volta al Maestro.

È un grande onore, è stato un viaggio lungo e molto veloce. È bello essere a questo punto. Ho cercato di imparare molto da Jordan.

È stato una parte importante della mia carriera e del mio successo, dandomi consigli e facendomi da mentore. Questo rapporto ha significato tanto per me.

Le nostre carriere sono state completamente diverse, ma ora provo una sorta di senso di realizzazione nell’aver proseguito l’eredità di Jerry West e Michael.

Mi sento benissimo. Un altro aspetto importante è giocare rispettando in grandi del basket, fare di parte di quella cultura e di quella fratellanza.

Kobe Bryant

Il destino poi ha beffardamente voluto che Bryant venisse scalzato da un altro grandissimo del gioco, LeBron, con indosso i colori gialloviola proprio la sera prima della tragedia che ce ne ha privato.

Titoli di Coda

A confermare quanto sia stata profonda l’amicizia tra i due campioni, sono state le parole pronunciate da Michael Jordan nella A Celebration of Life dello scorso Febbraio. MJ, solitamente schivo e riservato, dopo aver aiutato Vanessa Bryant a scendere dal palco dopo il suo intervento, ha voluto raccontare il suo rapporto fraterno con Bryant.

Quando è morto Kobe Bryant, è morta una parte di me.

Ammiravo la sua passione, ho capito che voleva diventare forte come me: da allora ho cercato di essere per lui il miglior fratello maggiore possibile.

Michael Jordan

Il ricordo di Kobe Bryant è presente all’interno della quinta puntata di The Last Dance, la docu-serie di ESPN in onda su Netflix, registrate poco prima della scomparsa del Black Mamba.

I miei primi due anni in NBA non furono facili. Nessuno mi prendeva sul serio. Ero il ragazzino che non riusciva neanche a prendere il ferro. In quel periodo Michael mi aiutò molto.

Non mi piace discutere su chi avrebbe vinto in uno contro uno: i miei tifosi sostengono che avrei battuto MJ, ma io ho sempre detto che ciò che facevo l’avevo imparato da lui.

Non avrei mai vinto 5 titoli NBA senza di lui, perché fu una guida e mi diede dei consigli fondamentali.

Kobe Bryant

Come due fratelli, fino in fondo, fino alla fine.


Mamba Moments


Remembering Kobe Bryant

Leggi L’ultimo Kobe: la famiglia, l’Oscar, i libri, l’Academy, l’ultima intervista prima della tragica scomparsa.

Ascolta Il mio miglior Nemico, l’episodio commemorativo di Lakers Speaker’s Corner dove la crew di LakeShow Italia ha deciso di celebrare il Black Mamba chiedendo ai tifosi italiani delle squadre NBA di raccontarci il loro Kobe attraverso ricordi, storie ed emozioni legate alle loro franchigie e al basket americano in generale.

Leggi Dear Kobe… We’ll miss you., l’intimo ricordo della redazione di LakeShow Italia al completo.

Ascolta Dear Kobe…, l’episodio di Lakers Speaker’s Corner registrato il giorno dopo la la tragedia che ha sconvolto il mondo gialloviola, L.A. e tutta la NBA.

Guarda Dear Kobe… Thank You, il video tributo di LakeShow Italia.

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