Da leggere ascoltando Big Time (1986) di Peter Gabriel.

Il 2020 che il mondo sta attraversando è probabilmente non comparabile con nessun altro anno del recente passato.

Tralasciando la pandemia e restando nell’universo cestistico, il 2020 è l’anno in cui il mondo gialloviola è stato scosso dalla perdita di Kobe Bryant. Ma è anche l’anno del primo clash che conta tra i Los Angeles Lakers e il giocatore che in qualche modo mi ricorda di più il Black Mamba: Damian Lillard.

Riavvolgendo il nastro dei ricordi legati a Bryant ci si potrebbe facilmente perdere nelle epiche vittorie o nelle fragorose cadute che lo hanno accompagnato nel corso del tempo, ma se c’è una cosa che risuona più di ogni altra cosa è quel profondo solco che ha lasciato nei giocatori di questo tempo in termini di attitudine, etica e cattiveria.

It’s Dame Time

A mio modo di vedere non è lontano dalla realtà immaginare Lillard come un prodotto di questo mamba magnetismo. Le caratteristiche tecniche sono diametralmente opposte ma quando è il momento di fare uno step in avanti – anche a rischio di sbattere il muso contro avversari e media – Dame e Kobe sono vicinissimi.

Con il passare del tempo la faccia di Lillard si è incattivita e la sua presenza in campo oltre ad essere, come per Kobe, un rebus irrisolvibile per moltissimi allenatori è diventata una sorta di spauracchio. Anche quando il suo team è inferiore, il numero 0 incute terrore nei suoi avversari perché tutto il mondo NBA sa che ci sarà il Dame Time e ogni tifoso delle 29 squadre che non sono i Portland Trail Blazers teme che se la partita è in linea allora il nativo di Oakland farà la differenza.

Azzannare la partita quando conta era uno dei tipici atteggiamenti di Kobe, e Dame fa esattamente lo stesso ed è per questo che ad oggi nonostante i Lakers siano un team decisamente superiore rispetto a questi, seppur migliorati, Blazers nelle svariate preview che sono venute fuori dopo il play-in con Memphis nessuno da la squadra dell’Oregon per spacciata.

Kobe Bryant faces Damian Lillard in his final game against the Blazers. The Portland Trailblazers play the Los Angeles Lakers at the Moda Center in Portland, Oregon, Saturday, January 23, 2016. Thomas Boyd/Staff LC- Staff
Kobe Bryant and Damian Lillard (Thomas Boyd, Staff LC)

The Dame Side

Guardando a quello che Lillard è capace di fare in campo, si possono fare moltissime osservazioni sulla incredibile capacità di Dame D.O.L.L.A. di attaccare il pick-and-roll dal palleggio o tirare un pull up da distanze siderali se si osa sfidarlo ed è qui che i gialloviola dovranno avere moltissimo coraggio, i Lakers dovranno sfidare il fantasma di Kobe futuro.

Come già scritto in precedenza, decine di preview analizzano i play set dei Blazers e l’incredibile efficacia di Dame in quasi tutte le situazioni offensive ma quello che non ho ancora letto è che, come per Braynt, decidere di farsi massacrare da una stella per limitare tutto il resto non è una strategia che funziona, perché non c’è mai limite a quello che un giocatore come Lillard può mettere in campo.

The Lakers Side

I ragazzi di Frank Vogel dovranno essere audaci nell’inseguire Lillard sugli handoff che Terry Stotts tanto ama e dovranno avere la forza di fare scelte coraggiose nelle situazioni di pick-and-roll, talvolta facendo aiuto e recupero, talvolta chiedendo ad Anthony Davis di cambiare e tenere qualche palleggio per far si che il resto del sistema si adegui.

Il Rookie of the Year del 2013 in stagione ha viaggiato a 36 punti di media contro i gialloviola. Anche se la sample size non è enorme, Damian ha realizzato il 53.8% dei pull up tentai contro i Lakers con una percentuale nelle Above the Break 3 del 40.6%. L’idea deve essere chiara: impedire che Lillard si accenda in quel tipo di conclusioni che poi lo conducono nel finale di gara in quel Dame Time, dove ogni cosa è possibile.

I californiani devono sfruttare l’enorme forza in termini di rim protection mostrata in stagione per condurre Lillard quanto più possibile nelle braccia di AD, candidato DPOY ed una presenza al ferro in termini di tempismo ed efficacia come poche altre nella NBA.

Vogel dovrà trovare un modo di coprire le opzioni di uscita di Lillard attraverso Nurkic quando raddoppiato, ed in questo senso non sono cosi sicuro che blizzare Damian sia una scelta cosi intelligente. I Lakers dovranno invece costringere lo spauracchio con il numero 0 ad andare al ferro.

Intanto pero mi godrò con piacere questi tanto attesi PO, Bit Time per l’appunto, ed un giocatore che definire underrated è poco: Damian Lillard è un Top Ten NBA e non pensarla allo stesso modo è secondo me reato capitale.

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