Dopo otto lunghissimi anni, battendo i Portland Trail Blazers in cinque gare, i Los Angeles Lakers hanno nuovamente vinto una serie di playoff. Reduci dal peggior sessennio della loro gloriosa storia, i gialloviola tornano a giocarsi l’accesso alle Western Conference Finals contro gli Houston Rockets.

Dalle Twin Towers alla Moreyball

by Giovanni Rossi

L.A. e Houston si ritrovano, undici anni dopo, a lottare per un posto all’ultimo atto della Western Conference. Se per i californiani questa travagliata stagione è quella della rinascita, per i texani potrebbe essere quella del crepuscolo.

Nelle otto stagioni targate James Harden, i Rockets hanno conquistato un solo accesso alle WCF a fronte di tre eliminazioni al primo turno. Nonostante in quattro occasioni siano stati piegati dalla corazzata Golden State Warriors, il front office di Houston sembrerebbe pronto ad una nuova rivoluzione e potrebbe decidere di separarsi dal coach Mike D’Antoni e dall’executive Daryl Morey.

Quella tra le franchigie dello Stato d’Oro e quello della Stella Solitaria è una sfida ricorrente nella post season della Western Conference. Nel 1981 e nel 1986, i Rockets di Moses Malone prima e Sampson & Olajuwon poi presero lo scalpo dei Lakers prima di venire sconfitti nelle NBA Finals in entrambe le occasioni dai Boston Celtics.

Gli angeleni si rifecero nel 1990 e 1991, salvo venire eliminati al primo turno nell’ultima stagione prima dell’avvento di Kobe Bryant e Shaquille O’Neal. Nei successivi tre scontri tra il 1999 e il 2009, altrettanti successi per i lacustri. Della battaglia della stagione 2009/10 ne abbiamo parlato nell’episodio Lakers Is… Magic del podcast Lakers Speaker’s Corner.

Ron Artest #96 of the Houston Rockets is restrained by Official Joe Crawford while Kobe Bryant #24 throws up his hands after an altercation in Game Two of the Western Conference Semifinals during the 2009 NBA Playoffs at Staples Center on May 6, 2009 in Los Angeles, California
Ron Artest, Joe Crawford and Kobe Bryant in Game Two of the 2009 Western Conference Semifinals (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

L.A. complessivamente ha vinto 20 delle 45 gare disputate, vincendo cinque serie su otto. Il pronostico sembra della parte dei Lakers, anche se i Rockets hanno tutte le carte in regola per provare a portare a casa l’upset.

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Win or Go Home

by Filippo Pugnalini

Win or Go Home. Così è cominciata la stagione dei Rockets ed in particolar modo la off season per Morey e D’Antoni. Dopo gli insuccessi degli ultimi anni, la dirigenza texana ha lanciato un ultimatum al duo: o arriverà il titolo oppure dovranno levare le tende e trovarsi un’altra squadra.

In questo senso è stata perfezionata la trade che a Luglio ha portato Russell Westbrook a Houston. Chris Paul e James Harden erano ai ferri corti e Morey ha immediatamente colto l’occasione di imbastire lo scambio con l’ex squadre di The Beard. Ad inizio stagione fu confermato anche Clint Capela, chiamato a raccogliere i frutti vicino al ferro dei tanti pick-and-roll che avrebbe giocato con i due ex MVP oltre che a fornire un’adeguata rim protection.

Il positivo avvio di stagione (23-11) ha portato Houston nei piani alti della Western Conference (+6.7 il Net Rating) fino alla crisi arrivata a Gennaio. Gli infortuni di Capela e le difficoltà di Harden (in calo dopo i 38.2 punti a partita messi a referto fino a Natale) hanno spinto Morey ad intervenire sul mercato ed a chiudere lo scambio che ha coinvolto più giocatori dal 2000, quando i New York Knicks scambiarono Patrick Ewing ai Seattle Supersonics. Grazie alla trade D’Antoni ha potuto estremizzare la sua filosofia di gioco, rinunciando praticamente a schierare un lungo di ruolo e giocando sempre con una small lineup, rinforzata dall’arrivo di Robert Covington.

Nonostante le premesse, l’innesto di Westbrook ha di fatto complicato la vita di Capela. Con l’ex Thunder, infatti, i Rockets hanno giocato meno pick-and-rol preferendo la presenza di un tiratore in più per creare quanto più spazio possibile per gli assalti al ferro del duo James and Russ. Con la nuova conformazione, invece, la franchigia del Texas è riuscita a ritrovare fiducia e vittorie arrivando al 9 Marzo con un record di 12-3.

I precedenti stagionali

La serie stagionale è stata vinta 2-1 dai texani, tuttavia le partite disputate sono poco indicative di quanto vedremo in campo. Nella gara di Gennaio, i Lakers – privi di Davis – allungarono nel terzo quarto grazie alle ottime prove di James, Kuzma, Green e KCP.

Nel match di Febbraio, poco dopo la trade deadline, i Rockets scapparono via negli ultimi quattro minuti della gara. Ai gialloviola – in una delle prime gare successive la tragica scomparsa di Kobe Bryant – non bastò l’ottima prova di AD. A prescindere dal risultato, il momento della gara fu senz’altro la schiacciata fotocopia dedicata da LeBron al Black Mamba.

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Houston Rockets at STAPLES Center
LeBron James (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

Le due squadre si sono affrontate anche nella bolla, quando Harden ha condotto al successo i suoi contro dei Lakers svogliati – AD in primis – e privi di LBJ.

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Le chiavi tattiche

by Nello Fiengo

Dopo Portland è il turno di Houston.

I Lakers sanno che la serie in qualche modo avrà un filo conduttore comune con quella contro i Trail Blazers, ovvero la presenza di due superstar nel backcourt avversario, ma Frank Vogel è conscio del fatto che questa è probabilmente l’unica similitudine tra i due attacchi.

Nel sistema dei Rockets la chiave di tutto è la capacità – specialmente di Harden – di far collassare le difese avversarie per poi scaricare il pallone verso gli angoli dove Tucker, Covington and friends aspettano per punire in libertà gli aiuti sul barba.

L’idea difensiva dei Lakers deve essere in primis quella di non lasciare scegliere ad Harden quale esterno vuole bullizzare. Evitare troppi switch e cercare di non raddoppiare con costanza per non innescare i tiratori di Houston, che possono farci molto più male di quelli di Portland.

Un’altra peculiarità dell’attacco dei Rockets è il tentativo continuo di allontanare il rim protector principale della squadra avversaria, portando l’uomo che il lungo segue in single coverage verso l’angolo del lato debole. Dai complessi passaggi di uomo verso il lato debole a una semplice zona, l’obiettivo di Vogel deve essere quello di non lasciare ad Harden la possibilità di vedere il ferro.

In the Zone

D’Antoni sa che i gli accoppiamenti Covington-James e Tucker-Davis non possono, per tanti motivi, avere successo per sette gare con continuità ed è per questo che mi aspetto che Houston giocherà tanta zona.

La zona è stata un problema per questi Lakers, perché toglie a LeBron tante possibilità di raggiungere il ferro e creare per i compagni e perché i tiratori californiani non sono abbastanza costanti da spaventare il coaching staff avversario. A mio modo di vedere, un punto importante per battere questa difesa è avere sempre Davis – o eventualmente Kuzma – sulla lunetta per impedire un collasso completo grazie alla ritrovata vena dal mid-range di The Brow.

Un’altro elemento importante sarà quello di impedire alla potenziale zona di Houston di essere statica e quindi si deve cercare di tenere tanto impegnato il lato debole con split e movimento continuo.

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Occhio alle penetrazioni di Harden

by Antonio Corsa

La necessità numero uno dei Lakers sarà quella di evitare le penetrazioni di James Harden.

Houston userà come sempre i pick-and-roll per costringerci ad effettuare un cambio difensivo per loro favorevole. La squadra di D’Antoni è bravissima inoltre a costringere i lunghi avversari ad allontanarsi dal canestro e forzare così la difesa a scegliere tra il proteggere le penetrazioni e il marcare i tiratori da tre sistemati sul perimetro e in teoria marcati dai lunghi.

Le statistiche dicono che, nella bolla, contro avversarie con un solo big in campo questa serie di blocchi e situazioni ricercate è risultato efficace nel 63% dei casi, portando ad una penetrazione, ad un fallo o da un assist. Contro squadre con due big, invece, la percentuale è crollata al 23%.

Se Harden non può buttarsi dentro con continuità, viene meno la sua efficacia vicino al canestro e la sua capacità di ricevere falli in penetrazione, ma viene meno anche l’efficacia del gioco da tre dei Rockets, coi tiratori meno liberi sul perimetro e con percentuali molto più sporche.

A mio avviso la risposta quindi è, a dispetto della small ball di Houston, restare big. Cercare di giocare più minuti possibile con due tra Anthony Davis, Dwight Howard e Javale McGee in campo e dominare a rimbalzo. D’altro canto, OKC ha messo in enorme difficoltà Houston proprio andando “big”, pur non avendo centri particolarmente atletici o verticali come i nostri (Adams, praticamente senza mai saltare più di un centimetro da terra, ha preso 8 e 9 rimbalzi in gara 5 e 6).

Come evitare infine le penetrazioni dopo un pick-and-roll? Anche in questo caso, i numeri dicono che provare a schermare Harden con due uomini non è molto efficace per la capacità del fuoriclasse con il numero 13 di saper aspettare il momento giusto e servire comunque un compagno libero creando un 4 contro 3 molto efficace e difficile da difendere. Meglio, molto meglio, il raddoppio aggressivo e senza mezze misure sull’uomo. Sia perché Harden pare soffrirlo di più, sia soprattutto perché in caso di scarico verso un compagno, tranne nel caso di Westbrook, quasi nessuno è in grado di battere l’avversario dal palleggio. Unire perciò un raddoppio aggressivo su Harden con una difesa che recupera e difende vicino e aggressivo sul ricevitore potrebbe creare molti grattacapi a Houston.

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Fate il vostro gioco.

by Francesco Andrianopoli

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Cosa aspettarsi dalla serie

by Luca Novo

Quello contro i Rockets è un test in grado di indicare se il progetto Lakers costruito attorno alla coppia James & Davis e guidato da Vogel in panchina è in grado di contendere per il titolo NBA o meno.

In molte analisi Houston spesso viene presentata come squadra imprevedibile, in grado di battere chiunque ma anche di subire un upset e questo deriva dal gioco di Mike D’Antoni, caratterizzato dall’uso estremo del tiro da 3 punti.

La storia del coach italoamericano dice però il contrario. In carriera l’ex baffo è 10-9 nelle serie di playoff, avendo perso tutte quelle con il fattore campo sfavorevole (0-6), mentre al contrario è molto positivo il bilancio con l’homecourt advantage (10-3 con le eliminazioni per mano dei campioni NBA già favoriti dal pronostico). Anche la serie con i Thunder ha mostrato i Rockets per quello che sono, ovvero un’ottima squadra, ma un gradino sotto una contender.

Se Lebron James e Anthony Davis confermeranno il loro Star Power, e soprattutto se Frank Vogel sarà in grado di eseguire gli aggiustamenti richiesti dalla struttura atipica organizzata da D’Antoni, i Lakers saranno in grado di avanzare per la prima volta dal 2010 alle finali di Conference.
Al contrario, un’eliminazione subita da Harden e compagni sarebbe decisamente grave. Spesso una contender non vince perchè a un pezzo dal completare il puzzle, ma perdere contro questi Rockets vorrebbe dire essere ben più distanti.

Tra i temi tecnici della serie, oltre al duello tra le coppie di Star e quello delle panchine, sarà interessante il ruolo di Alex Caruso e Kyle Kuzma.
Se il numero 4 è una garanzia in difesa, è prevedibile i Rockets gli riservino un trattamento alla Dort in attacco sfidandolo costantemente al tiro, per cui dovrà essere in grado di dare risposte. Kuzma invece, che potrebbe avere più minuti per la strutturazione small avversaria, dovrà nella propria metà campo confermare i buoni risultati contro Portland e soprattutto dare contributo a rimbalzo, fondamentale in cui è stato altalenante per tutta la stagione.

La crescita dei due giovani Lakers sarà decisiva non tanto per battere Houston, ma soprattutto per arrivare con più armi contro i Clippers, ovvero la principale contender a Ovest.

Date e orari italiani delle partite delle Western Conference Semifinals

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I Pronostici di LakeShow Italia

Andrea Vecchiato

Lakers in sette.

Serie ben più complicata della precedente. Serviranno prestazioni perfette sia da LBJ e Davis ma soprattutto dal supporting cast, partite con cattive percentuali come Gara 1 contro Portland non sono ammissibili.

Antonio Corsa

Lakers in cinque.

Quell’1, di rispetto, per James Harden. Semplicemente, non vedo i Lakers, per come sono strutturati bene difensivamente e per i loro centimetri, perdere contro la loro small ball.

Davide Schiaffino

Lakers in sei.

I Lakers hanno avuto il primo turno per scaldare i motori senza fare fatica. Rockets apparsi un po’ in fase calante nelle ultime due partite contro i Thunder. Westbrook farà il resto.

Francesco Anelli

Lakers in sette.

Come detto nel podcast temo molto l’inizio della serie, in quanto i Rockets hanno un roster talmente strano che le prime partite sono un terno al lotto per chiunque. Ma confido in Vogel e tutto il suo coaching staff e sono certo che saranno in grado di muovere le pedine in modo da ingabbiare i Rockets.

Aggiungi inoltre che questa più che mai deve e può essere la serie di Davis. Lui più di tutti può spazzare via i Rockets, mi aspetto grandi cose da lui.

Russell Westbrook and Anthony Davis, Los Angeles Lakers vs Houston Rockets at STAPLES Center
Russell Westbrook and Anthony Davis (Mark J. Terrill, AP Photo)

Filippo Pugnalini

Lakers in sette.

I gialloviola dovranno conquistare sul campo l’accesso alle finali di conference. Contro i Rockets sarà un test probante per la franchigia californiana, che dovrà mettere in mostra tutta la sua abilità difensiva.

Giuseppe Critelli

Lakers in sei.

Temo un po’ l’inizio della serie, con i Rockets liberi mentalmente per averla scampata contro OKC e i Lakers scarichi dopo sette giorni di vacanza. Alla lunga, però, come accaduto con Portland, la squadra gialloviola dovrebbe far valere la maggiore stazza e sfruttare le insicurezze mentali che ancora attanagliano i Rockets.

Mi aspetto una serie dominante di LeBron, una sorta di biglietto da visita in vista della possibile sfida contro i Clippers.

Luca Novo

Lakers in sei.

I gialloviola non giocano una gara ad alta intensità da oltre dieci giorni, quindi non sarà un inizio di serie semplice. Ma nello sport ci sono le categorie, i Lakers sono una contender, i Rockets no. E non credo D’Antoni sia coach in grado di produrre un upset conto Lebron James.

Nello Fiengo

Lakers in sei.

I lacustri hanno tutte le armi in regola per schiantare i Rockets che soffrono le difese con una forte caratteristica di rim protection.

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