Da leggere ascoltando Where Is My Mind? (1988) dei Pixies.

La prima sfida tra Los Angeles Lakers e Houston Rockets è in archivio e i texani hanno vinto una gara in cui hanno semplicemente giocato meglio, sfruttando al massimo una serata in cui il team gialloviola sembrava non solo assente in termini di energie nervose, ma anche confuso nell’esecuzione dei compiti.

Frank Vogel ha fatto diversi aggiustamenti alla modalità difensiva con cui i californiani hanno solitamente affrontato la Regular Season ed il primo turno dei Playoff.

Con il contributo di Giuseppe Critelli proviamo ad osservarne qualcuno.

* Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA e sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright © NBA Media Ventures, LLC.

Switched off

Già dai primi minuti è stata visibile la scelta di Vogel di switchare sulle situazioni di gioco a due, sia sulla palla che off the ball, ma i risultati sono stati decisamente poco incoraggianti.

Durante la stagione pochissime volte si era visto i Lakers accettare il cambio, in particolare sulla palla, e le ragioni risiedono nella strutturazione fisica dei nostri esterni.

McGee si trova inspiegabilmente su Westbrook, cambio immediato al primo accenno di blocco e Gordon batte troppo facilmente il centro lacustre. La buona posizione di LeBron nel pitturato evita un canestro semplice, ma Gordon avrebbe potuto scaricare la palla a Tucker completamente libero.

Come detto in fase di preview della serie, Houston non è alta, ma è grossa: KCP, Green e Caruso in una situazione di switch contro James Harden possono essere facilmente bullizzati dal Barba che è un maestro nell’utilizzo del corpo in penetrazione o in post.

Uno dei tanti lapsus difensivi che evidenziano la scarsa concentrazione della squadra.

La scelta di cambiare più spesso, oltre a permettere ai Rockets di avere il matchup che cercava praticamente sempre, ha confuso i Lakers che hanno ruotato, come visibile dalla clip, malissimo ed hanno commesso molteplici errori di comunicazione che Houston ha (quasi) sempre prontamente punito.

The bigger the louder, when they fall

Si è parlato tanto del fatto che i Lakers dovessero andare big per continuare ad imporre la propria forza in termini di rim protection, ma le cose non sono andate esattamente cosi.

La shot chart di Harden dimostra come la squadra gialloviola non sia riuscita ad evitare che The Beard innescasse il motore offensivo dei Rockets prendendo l’area.

Oltre a non riuscire a limitare Harden, come detto in precedenza, le peggiori rotazioni sono avvenute con il doppio lungo in campo: a rigor di logica switchare contro Houston con due lunghi in campo dovrebbe essere considerato un reato punibile, eppure:

Con Howard in campo i Lakers hanno avuto un Net Rating di -36.2. Facile comprendere il perché.

Limitandosi ai Net Rating, quello del McGee-Davis è ottimo (+23 in 13 minuti), ma la realtà dei fatti è che non siamo riusciti, nei 16 minuti giocati dai quintetti big ad essere consistenti in attacco ed in difesa come mostrato nella clip.

A questo va aggiunto il fatto che, in quei 13 minuti, Houston ha sbagliato moltissime conclusioni wide open che avrebbero portato i vari rating difensivi ad essere più vicini a quello che si è visto in campo.

Questo tipo di strutturazione ha lasciato a Houston facili letture in aiuto con tanti passaggi intercettati (13 recuperi) ed esecuzioni pessime dei lacustri.

Una delle tante palle perse banali che hanno fatto andare a nozze i Rockets in transizione.

Mi ArRondo

Lo avevamo previsto, avevamo pregato che non accadesse, ma Rajon Rondo è tornato più catastrofico che mai: l’impatto sui compagni, a causa anche della sua solita pessima attitudine, è stato semplicemente devastante.

L’On/Off the court dell’ex Celtics è stato terribile, il Net Rating di -19 non rende l’idea del numero di volte che, oltre a fermare la palla in attacco, ha contribuito zero ad essere un reale supporto in shooting creation.

Emblematica una rubata da dietro di Covington mentre cerca goffamente di prendere il centro dell’area.

L’inizio della fine a cavallo tra il terzo e il quarto periodo.

Signore e signori, ecco il vostro playmaker secondario.

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