Da leggere ascoltando We Own It (2013) di 2 Chainz & Wiz Khalifa.

Dopo un primo quarto equilibrato, in Gara 1 Los Angeles Lakers hanno preso le misure ai Denver Nuggets dominando – di fatto – il resto della gara. Questo grazie alle ottime prestazioni dei role player e ad alcuni aggiustamenti del coaching staff gialloviola.

* Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA e sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

The Fast Break

by Luca Novo

Un aspetto chiave nella vittoria del primo atto della serie è stata la volontà dei Lakers di attaccare il canestro nei primi secondi dell’azione. I Nuggets sono la peggior squadra dei playoff NBA per punti concessi in transizione (1.24 punti per possesso) e obiettivo primario dello staff di Vogel è stato testare tale debolezza.

Rimbalzi e contropiede

La strutturazione di Denver prevede spesso Nikola Jokic in punta, mentre i migliori difensori della squadra – ovvero Harris, Grant e Craig – spesso occupano gli angoli e questo non agevola la transizione difensiva dei ragazzi di coach Michale Malone.

Non appena la difesa gialloviola ha generato una palla persa o un rimbalzo, la squadra ha immediatamente attaccato il canestro avversario. A fine partita i Lakers hanno vinto sia il confronto di punti in contropiede (16-10) che in punti segnati dopo palla persa (24-17).

I Lakers hanno provato a distendersi in transizione per tutta la gara.

Seven Second or Less

La vera novità della gara è stata la volontà di correre non solo dopo un recupero, ma anche dopo canestro subito. In alcuni frangenti Frank Vogel pare aver imitato i Suns del’epoca seven seconds or less per la volontà di entrare subito nell’azione offensiva in modo da ottenere canestri facili o falli subiti.

Una menzione particolare in questo aspetto la meritano Rajon Rondo e Kyle Kumza. Il numero 9 è stato bravo a spingere in avanti il pallone per trovare il tiro rapido per i compagni, mentre Kuz è entrato subito aggressivo nelle azioni cercando un accoppiamento vantaggioso.

Attaccare il ferro, il prima possibile.

Triple in transizione

L’attacco in velocità non solo ha permesso di andare il ferro, ma ha anche aperto notevoli spazi sul perimetro per regalare tiri aperti dalla linea da tre punti. I lacustri hanno approfittato delle difficoltà avversarie nel rientrare in difesa e accoppiarsi al rispettivo uomo.

Kentavious Caldwell-Pope è stato particolarmente efficace per come ha saputo mettersi in visione e per la precisione al tiro. Ha tentato 4 triple nei primi secondi dell’azione, di queste 3 sono andate a bersaglio e l’unico errore è comunque stato recuperato da un rimbalzo offensivo di Caruso che ha generato un successivo layup dello stesso KCP.

K! C! Three!!!

Superman vs The Joker

by Giovanni Rossi

Complice la poco entusiasmante esperienza del 2013, quella di Dwight Howard è stata una delle firme che più ha diviso la fanbase dei Lakers. Tuttavia, a suon di ottime prestazioni e grazie all’ottima integrazione nel gruppo, il ritorno del tre volte Defensive Player of the Year è stata una scommessa vincente. Anche i più scettici hanno dovuto fare un passo indietro.

La sospensione della stagione, problemi familiari e l’attivo impegno nelle tematiche sociali (che hanno messo in dubbio la sua presenza nella bolla) hanno provocato una flessione nelle prestazioni di DH39.

GPMinPtsFG%RebStlBlk+/-Net RtgReb%
6219.27.573.27.40.41.22.76.818.8
Le cifre fino alla sospensione

Il Superman ritrovato visto in Florida sembrava un lontano parente di quello visto fino a a Marzo.

GPMinPtsFG%RebStlBlk+/-Net RtgReb%
1415.96.864.06.40.40.3-2.8-8.419.8
Le cifre nella bolla (regular season e primi due turni di playoff)

Una guerra di nervi

Contro le lineup small degli Houston Rockets, l’ex Magic è stato schierato per soli 15 minuti complessivi, collezionando tre DNP. La diversa conformazione dei Nuggets lasciava ipotizzare un maggiore impiego dei lunghi e in sede di preview si ribadiva l’importanza di recuperare almeno uno tra Howard e McGee.

E così è stato: JaVale è tornato in quintetto, mentre Dwight è entrato dopo due minuti di gioco nel secondo quarto. Scelta non casuale, poiché nel mentre si alzava dal pino anche Nikola Jokic (11 punti, 3 rimbalzi e 2 assist nei 10:47 giocati nel 1Q). DH si è messo sulle tracce del serbo, difendendo con attenzione in drop coverage e sfruttando il fisico per negare posizione e ricezioni facili all’avversario.

Nel resto della gara, l’All-Star di Denver non ha più servito assist.

The Joker non ha gradito le attenzioni di Howard che lo ha costratto a lottare per prendere posizione, sia in post che all’inizio della manovra offensiva. Lo scontro ha provato Jokic, che ha perso di efficacia ed è uscito in un momento chiave della gara a causa di due evitabili falli in attacco. Stessa sorte toccherà pochi possessi dopo a Jamal Murray e Paul Millsap, entrambi autori del terzo fallo contro Dwight.

La prima scelta dell’NBA Draft del 2004 deve aver lavorato sodo nelle ultime settimane, poiché anche la mobilità laterale è tornata a livelli più che accettabili. Ciò ha permesso ad Howard di tenere il passo dopo i cambi sui pick-and-roll e contenere gli esterni avversari.

Due buone chiusure di Howard hanno generato rapide transizioni.

L’impatto sulla gara

L’incredibile effort di Howard si è ripercosso su tutta la squadra. Dwight ha conseguito il miglior Defensive Rating (78.8) della partita e nei 16 minuti in campo il Net Rating lacustre è stato di 42.4 contro il -1.0* nei rimanenti 36. La presenza del centro gialloviola ha influenzato anche la percentuale effettiva dal campo (eFG%) dei Nuggets, scesa da 54.8% a 44.0%.

* Il dato è “sporcato” dal Net Rating lacustre nel garbage time (12.6 nell’ultimo quarto).

Il nativo di Atlanta non ha fatto mancare il solito apporto in termini di rim protection (due stoppate e sei conclusioni contestate nel pitturato, primo di squadra) e soprattutto a rimbalzo (sei box out). Con lui in campo, i Lakers hanno conquistato l’86.7% dei rimbalzi difensivi e il 60.0% di quelli totali.

La ritrovata mobilità gli ha consentito di aiutare sui pick-and-roll delle pepite senza compromettere le rotazioni difensive, riuscendo anzi a tornare a presidiare il pitturato con efficacia.

Dopo aver aiutato sul pick-and-roll Howard recupera rapidamente la posizione: per stoppare in aiuto, contestare il proprio avversario o catturare un rimbalzo.

In attacco Howard (13 punti con 4/5 dal campo e 5/8 ai liberi) ha presidiato con intelligenza il pitturato di Denver, evitando di cercare la ricezione pronfonda preferendo avvicinarsi con dai tagli al dunker spot par schiacciare gli alley-oop di James e Rondo.

Il marchio di fabbrica di Superman.

Esemplificativa della concentrazione con la quale Dwight è sceso in campo la dedizione con la quale è andato a rimbalzo offensivo e ha portato i blocchi ai compagni, evitando sbracciate e movimenti fallosi.

Sono grato di aver avuto l’opportunità di scendere in campo. Ho dato per la squadra e miei compagni tutto quello che avevo.

Dwight Howard al termine della gara

Coach Frank Vogel ha ovviamente apprezzato la prestazione di Howard e ha dichiarato ai media che ne sta valutando l’inserimento in quintetto.

L’insostenibile leggerezza di essere Anthony Davis

by Giuseppe Critelli

Anthony Davis ha dominato Gara 1 delle Western Conference Finals. La sua prestazione da 37 punti, 10 rimbalzi a 4 assist in soli 32 minuti di gioco sembra confermare quanto ipotizzato alla vigilia della serie: i Nuggets non hanno molte armi da contrapporre ad AD, soprattutto in single coverage.

Money for AD

Già nei precedenti stagionali The Brow aveva dimostrato di accoppiarsi bene con Denver, vincendo abbastanza nettamente il duello personale con Jokic. E in Gara 1 non è stato da meno.

Quando si dice “good defense just better offense”

Per le sue caratteristiche fisiche e tecniche, Davis è in grado di tirare in testa contro praticamente qualsiasi avversario. Ma, potendo scegliere, le difese avversarie preferiscono sempre e comunque farsi battere dal jumper di AD piuttosto che farlo arrivare nel pitturato.

Plumlee non può fare altro che sperare che Davis sbagli quel tiro.

C’è però un grande problema: quest’anno ai playoff il tiro di Davis sta funzionando alla grandissima. Nelle 11 partite disputate in post season, infatti, Anthony Davis ha messo a segno 46 jumper su 98 tentativi (46.8%). Numeri élite specialmente per un lungo con le sue caratteristiche.

Le letture di Davis

Nelle prossime partite i Nuggets presumibilmente continueranno a scommettere sull’inconsistenza del jumper di Davis e magari in alcune circostanze proveranno a raddoppiarlo confidando nelle sue letture non eccelse.

Una lettura assolutamente non scontata per il Davis di qualche mese addietro.

In questi playoff, però, AD ha dimostrato una crescita anche nella capacità di pescare i compagni quando tagliano dal lato debole. I 4 assist di media fatti registrare nella post season sono una piccola cartina di tornasole dei progressi mostrati da Davis. Vedremo nelle prossime partite se saprà essere più continuo e preciso in questo aspetto del gioco.

Playoff Rondo to Playoff Davis

Ma una delle chiavi del recente successo di Anthony Davis va sicuramente ricercata nella ritrovata ispirazione di Rajon Rondo. Tante volte nei nostri podcast e nelle nostre analisi di approfondimento abbiamo sottolineato quanto sia fondamentale per l’attacco dei Lakers far ricevere AD in posizione profonda o in situazioni dinamiche. Il talento straordinario dell’ex giocatore dei Pelicans gli consente ovviamente di segnare in tutti i modi, ma diventa davvero immarcabile quando viene pescato nel pitturato.

Un meraviglioso ATO disegnato da Vogel, molto intelligente il movimento di Davis che finta di portare un blocco per Kuzma e invece taglia forte verso il ferro.

Appare ormai evidente dopo un’intera stagione, che Davis abbia sviluppato un’intesa speciale con Rondo, probabilmente ereditata dai tempi di NOLA. I Nuggets non hanno l’atletismo, l’agilità e l’altezza per contrastare Davis in situazioni di taglio, di putback e quando attacca dal palleggio, come dimostrano i 15 tiri liberi conquistati nel primo episodio della serie.

No, non ha fischiato Scott Foster.

La sensazione dopo gara 1 è che Vogel stia cercando di implementare qualche set offensivo in più per consentire ad AD di ricevere palla in movimento sfruttando le letture di Rondo e LeBron dal gomito.

Quasi tutte le speranze dei Nuggets di avere una serie lunga ed equilibrata dipendono dall’abilità di contenere Davis allontanandolo il più possibile dal canestro.   

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Lakers Speaker’s Corner: Ep. 039 – Final Destination

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