Da leggere ascoltando Amazing (2008) di Kanye West feat. Young Jeezy.

Dopo il netto successo di Gara 1, i Los Angeles Lakers hanno battuto i Denver Nuggets in Gara 2 grazie al buzzer-beater di Anthony Davis. I gialloviola hanno condotto per quasi tutta la gara, salvo spegnersi nella parte finale.

* Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA e sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

Defining Moment

by Giuseppe Critelli

La legacy di una star NBA viene inevitabilmente scritta da attimi come quello vissuto da Anthony Davis in Gara 2. Ci sono le vittorie in regular season, le prestazioni da 40 e passa punti, i premi individuali, i risultati di squadra. E poi ci sono le giocate iconiche. Un buzzer beater alle finali di Conference, con il suono della sirena che riecheggia nell’arena, rientra in quella categoria che gli americani chiamano “defining moments”.

E allora quella tripla sul lato sinistro del campo in faccia a Jokic (che giusto qualche secondo prima aveva provato a scrivere il suo personale defining moment), con addosso la canotta Black Mamba edition, definirà per sempre la carriera di AD.

Ercole Davis

Il game winner rappresenta, però, solamente l’apice di una prestazione sensazionale. Dopo un primo tempo opaco per i suoi standard (3/10 ), The Brow ha deciso di essere più aggressivo nella ripresa, sorreggendo quasi da solo l’attacco gialloviola. Non a caso la metà dei canestri segnati dai Lakers nel secondo tempo (8/16)  portano la sua firma.

Davis sta massacrando Jokic con questa soluzione.

In gara 2 i Nuggets sono stati molto bravi a negare canestri facili ai lunghi gialloviola. Durante la stagione la verticalità di Davis, McGee e Howard è stata un pericolo costante per le difese.

Nell’ultimo episodio della serie Denver è riuscita addirittura a non concedere neppure una schiacciata ad AD. Una statistica del genere rappresenta un autentico successo per un allenatore, come Malone, che avrà impostato il piano tattico anche e soprattutto su questo aspetto.

No Shot

Purtroppo per i Nuggets, però, Davis sembra essere entrato in un’altra dimensione, per cui, anche se non riceve nei pressi del ferro, riesce comunque a segnare con facilità. Sei degli otto canestri realizzati dall’ex giocatore di Nola nel secondo tempo sono arrivati infatti con uno jump shoot. Una soluzione del genere non è particolarmente positiva per l’attacco dei Lakers.

In termini di lunghezza delle braccia Grant è il giocatore dei Nuggets che ha più possibilità di contestare questo tiro di Davis, ma lo sta facendo con risultati modesti.

Si tratta, infatti, di conclusioni semi contestate dal mid range, ovvero uno dei tiri peggiori che si possa prendere a livello di efficienza. C’è, però, un particolare non trascurabile: in questi playoff Davis è una sentenza nella situazione di gioco appena descritta. AD, infatti, sta tirando con un assurdo 58% dalla distanza compresa tra i 16 ed i 24 piedi e si trova nell’ottantesimo percentile quando attacca in isolamento.

Il manifesto ideologico di Anthony Davis

L’ultimo quarto di Gara 2 rappresenta poi una sorta di manifesto ideologico dei cosiddetti unicorni, cioè quei lunghi della NBA moderna capaci di dominare nel pitturato e al contempo di disimpegnarsi alla grande fuori dall’area. Davis è stato forse il primo giocatore di questo tipo nel post Garnett, aiutato sicuramente dal suo passato da guardia.

Movimento splendido per coordinazione ed eleganza.

Negli ultimi sei minuti il prodotto di Kentucky è stato protagonista assoluto in entrambe le metà campo. La presenza sul parquet di Howard (vero e proprio stalker di Jokic) ha consentito a Vogel di dirottare spesso e volentieri AD su Murray dopo gli switch. La guardia canadese ha sofferto oltremodo le braccia lunghe di Davis e ha preferito spesso scaricare il pallone piuttosto che attaccare il numero 3 gialloviola (solo due tiri tentati da Murray negli ultimi sette minuti e zero canestri dal campo).

Murray dà via la palla quasi terrorizzato dalla presenza incombente di Davis.

Nell’altra metà campo Davis ha confermato ancora una volta i suoi miglioramenti al tiro (probabilmente anche nella shooting form) e nel ball handling. Negli frangenti conclusivi ha prima servito ottimamente KCP, che ha sbagliato una tripla aperta, e poi ha messo due canestri pesantissimi: il primo con un side step da tre e il secondo con un morbido floater attaccando il closeout.

Da apprezzare anche la lucidità e la sicurezza di Davis che attacca subito per lasciare ai Lakers l’ultimo possesso.

E poi la storia.

La palla di Rondo era un po’ bassa, ma poco importa a Big Shot The Brow.

Il dominio sotto i tabelloni

by Luca Novo

Il controllo dei tabelloni è uno dei punti di forza della stagione dei Los Angeles Lakers e i playoff non fanno eccezione.

L’allungo dei Lakers

Gara 2 ha visto i gialloviola vincere nettamente il confronto contro i rivali del Colorado con un netto vantaggio di 44 a 31, di cui 13 a 7 per quelli offensivi. All’interno di una partita in cui LA ha perso 4 palloni in più degli avversari e tirato 14 liberi in meno, gli extra possessi hanno fatto la differenza.

Davis e James si sono confermati anche in questa partita i leader sotto i tabelloni per coach Vogel e per l’ottava volta in 12 gare di playoff sono riusciti a combinare per almeno 20 rimbalzi.

Con i lunghi impegnati contro Jokic lontano dal canestro, i lavoro di James è stato fondamentale. Forte di un ball-handling da esterno, Davis ha cercato sempre di lanciare la transizione dopo aver catturato il rimbalzo.

Il quarto periodo

I Nuggets hanno cambiato marcia nella terza frazione e da quel momento hanno preso il controllo in ogni aspetto del gioco. In un contesto in cui l’attacco gialloviola si è inceppato e Jokic ha dominato la partita prima come assist-man e quindi come scorer, la supremazia a rimbalzo è rimasta l’unica ancora di salvezza per i ragazzi di Vogel per contenere la rimonta delle pepite.

I gialloviola hanno controllato il proprio tabellone, concedendo solo due extra possessi un po’ particolari (geniale tap in di Jokic sulla stoppata subita da Murray ed errore arbitrale sull’interferenza di Porter).

Nell’altra metà campo, nonostante Denver avesse scelto di riempire l’area, sono arrivati 4 extra possessi che hanno portato ben 8 dei 23 punti angeleni.

Le seconde opportunità sono state ossigeno per i Lakers, in particolare nell’ultimo quarto.

Danny Green

Una menzione speciale la merita Danny Green.

In questa edizione dei playoff ha conquistato 19 rimbalzi offensivi, ovvero il dato più alto tra le guardie secondo NBA.com a parimerito con i Celtics Brown e Tatum.

Questo aspetto rappresenta una novità nel gioco del #14, infatti i 3 rimbalzi per 100 possessi è ampiamente massimo in carriera nei playoff ed è l’ennesima dimostrazione di come il coaching staff abbia saputo migliorare tutti gli elementi del roster.

Suo l’extra possesso decisivo dell’incontro, quando a 5 secondi dalla fine recupera il pallone sull’errore di Caruso. Non riesce a diventare l’eroe della serata in seguito alla grande giocata difensiva di Jamaal Murray, ma il suo contributo è stato comunque fondamentale per apparecchiare la tavola per il buzzer beater di Anthony Davis.

Esperienza e senso della posizione.

Series Coverage

La Preview delle Western Conference Finals:

Game Recap:

Analisi Post Gara:

Lakers Speaker’s Corner: Ep. 40 Big Shot Brow

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