I came for banners put up round the room

I came for legends to up out and move

I’m here for the crown

Da leggere ascoltando Here for the Crown (2016) di Skyzoo.

Dopo la prova di forza in Gara 1 delle NBA Finals, i Los Angeles Lakers hanno concesso il bis battendo, senza troppi patemi, i rimaneggiati Miami Heat anche in Gara 2.

* Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA e sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

Golden Combi

by Filippo Pugnalini

I Lakers hanno vinto i primi due atti della serie, due partite molto diverse tra di loro. Se nella prima gara il supporting cast lacustre ha elevato il proprio rendimento a suon di triple e difesa, nel secondo a prendersi il proscenio sono state le due stelle gialloviola.

Come la Golden Combi composta Tsubasa Ozora e Taro Misaki (La Coppia d’Oro Oliver Hutton e Tom Becker nella trasposizione italiana).

L’onnipotenza logora chi non ce l’ha…

Le parole del 2010 di Federico Buffa sono ancora di stretta attualità. A quasi 36 anni, LeBron Raymone James non smette di stupire e in gara 2 delle Finali NBA ha sfoderato una prestazione da 33 punti, 9 rimbalzi, 9 assist e 0 palle perse.

Il numero 0 nella casella dei turnover è rimarchevole, sia per il gioco di James – fatto da letture celestiali ma spesso anche da forzature -, sia perché alle Finals una prestazione da almeno 20 punti, 9 assist e nessuna persa non si vedeva da Gara 1 delle finali del 1987 (29+13 con 0 TO per Magic Johnson).

Durante la gara il quattro volte MVP ha avuto ben 117 tocchi con 88 passaggi, numeri impressionanti se confrontati a quelli di Jimmy Butler. La stella degli Heat ha avuto 99 tocchi con 69 passaggi, producendo comunque 13 assist, 2 secondari e 3 perse.

In punta LeBron è stato fondamentale per scardinare la zona degli Heat.

Ovviamente la partita di LeBron non si è limitata allo smistare la palla per far muovere la zona, ma è stato anche il top scorer della gara mettendo a referto 21 punti nel solo secondo tempo.

A causa delle brutte percentuali da oltre l’arco dei compagni, l’intensità difensiva lontana parente di Gara 1 e una Miami intenzionata a vendere cara la pelle, il match si è trasformato in una gara a chi segnava un canestro in più. Una prestazione quella dei Lakers che non ha soddisfato James che a fine gara è rientrato negli spogliatoi visibilmente insoddisfatto.

Negli ultimi sei minuti di goco, James ha realizzato 10 punti con 4 canestri uno più decisivo dell’altro.

A Unicorn

Unicorno. Cosi Frank Vogel nella conferenza post partita ha definito il suo numero 3. Se ancora sussistevano dei dubbi sulla sua capacità di essere decisivo, in questa playoff run Anthony Davis li ha spazzati via definitivamente.

Davis oltre a essere l’ancora difensiva dei Lakers è diventato anche un giocatore letale dal mid-range, sia in situazioni statiche che in quelle dinamiche, riconoscendo in ogni azione il miglior modo per trovare il fondo della retina. Come vedremo poi, il prodotto di Kentucky ha messo 13 dei suoi primi 14 tiri, tra cui un fondamentale 7/7 all’inizio del terzo quarto condito con 4 rimbalzi offensivi che hanno tenuto a galla la squadra californiana.

Nel quarto finale gli Heat hanno fatto di tutto per negare ricezioni e tiri facili a Davis, lasciando però più libertà a James che, come già detto, ha permesso ai Lakers di vincere la partita.

New Sheriff in Town

by Nello Fiengo

Le NBA Finals 2020 saranno ricordate come un evento unico nella storia della pallacanestro americana. I motivi sono molteplici, dalla pandemia di COVID-19 al supporto ai movimenti per l’uguaglianza razziale, ma volendo restare all’ambito sportivo e precisamente a quanto visto nella bolla di Orlando, c’è un nome che a partire da queste settimane riecheggerà sempre più forte: Anthony Davis.

Il monociglio ha giocato dei playoff spaziali sui due lati del campo, con la ciliegina sulla torta del buzzer-beater segnato contro i Nuggets in Gara 2 delle Western Conference Finals.

Showcase

Ma quello che sta accadendo nelle Finals ha superato ogni più rosea aspettativa dei tifosi Lakers. In Gara 1 il prodotto di Kentucky ha messo su una delle prestazioni più importanti di un esordiente alle finals con una stats line che recita: 34 punti, 9 rimbalzi e 5 assist con lampi di dominio e di evoluta comprensione del gioco che hanno lasciato a bocca aperta anche chi, come noi, fa coverage dei Lakers tutto l’anno.

In gara 2 però AD è andato oltre. Gli Heat privi di Adebayo e Dragic ad inizio terzo quarto hanno prodotto il loro massimo sforzo per rientrare in partita, ma Spo non aveva ancora fatto i conti con la prima grande dimostrazione di dominio del numero 3 in black mamba jersey.

La tempesta perfetta inizia con un side step jump shot contro Leonard per ricacciare gli Heat a meno 16 e da lì in poi sarà uno vero e proprio show di The Brow; a seguire Davis prima segnerà un long two sulla testa di Crowder dal lato destro, poi una corner three dal lato sinistro per rispondere ai due canestri da tre seganti in precedenza dal 99 in maglia Heat e da Duncan Robinson.

Jump! Jump! Cantavano i Kris Kross.

We got a monster

Dopo i 3 canestri dalla distanza Spolestra cerca di arginare AD mettendogli addosso Jimmy Butler: ma il risultato non cambia, ricezione in post, fronteggia il canestro, partenza ad incrocio sulla linea di fondo e floater ad anticipare l’aiuto in arrivo.

Cambia il difensore, ma non il risultato.

Dopo lo show al tiro e dopo aver dimostrato di avere delle capacità di attaccare dal palleggio degne di una guardia, AD passa alla fase “bullo”. Prima Davis mette un tip leggero su un errore al tiro di Caldwell-Pope a cui segue una seconda correzione volante, stavolta partendo dalle spalle di Olynyk e Nunn.

Il povero Kendrick sarà infine successivamente sotterrato dalla forza del monociglio che prenderà posizione partendo dall’angolo per poi prendergli il rimbalzo sulla testa e segnare con un tocco morbido in avvicinamento.

I rimbalzi di Gulliver (semicit.).

L’arsenale è enorme e completo e l’attitudine sembra essere diventata quella di un leader tecnico ed anche emotivo. Tutto questo dividendo il campo con un signore che di solito è quello che tiene in mano le redini di una squadra. Signore e signori: Anthony Davis è pronto a dominare la NBA e queste Finals confermano che questo momento è più vicino che mai.

Series Coverage

La Preview delle NBA Finals:

Game Recap:

Analisi Post Gara:

Ascolta la preview delle NBA Finals tra Los Angeles Lakers e Miami Heat in compagnia di un gradito ospite: David Breschi aka Ciombe de l’UltimoUomo, #BasketballMinds e Ball Dont’ Lie.

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