All my life, been grindin’ all my life

Sacrificed, hustle paid the price

Da leggere ascoltando Grinding All My Life (2018) di Nipsey Hussle.

Con il sofferto successo contro i Miami Heat in Gara 4 delle NBA Finals, i Los Angeles Lakers si sono portati ad una sola vittoria dal diciassettesimo titolo della franchigia.

* Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA e sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

God Save Anthony Davis

by Giuseppe Critelli

Dopo la brutta prestazione in Gara 3 tutti si attendevano una risposta da parte di Anthony Davis. Una risposta che è prontamente arrivata con una prova maiuscola in Gara 4, specialmente nella metà campo difensiva. Non è facile ricordare una partita difensiva così completa e dominante nelle ultime post season: AD, infatti, non si è limitato solo a prendere in carico e limitare l’avversario più pericoloso (Butler), ma è stato anche una presenza costante e terrorizzante sia in aiuto che sotto canestro.

Jimmy Buckets vs The Brow

Nel terzo episodio della serie i Lakers sono stati letteralmente distrutti da Jimmy Butler. L’ex giocatore di Sixers e Timberwolves ha sfoderato una prova cinque stelle extralusso e in qualche modo atipica per un esterno della NBA moderna. Dei 40 punti messi a referto, infatti, nessuno è arrivato con una tripla, mentre ben 26 sono stati realizzati nel pitturato e 12 dalla lunetta.

L’imperativo dei californiani in Gara 4, dunque, era negare punti facili dentro l’area a Butler. Per questo motivo Frank Vogel ha deciso di spendere fin da subito AD su di lui: la lunghezza delle braccia e l’agilità del numero 3 gialloviola potevano infatti rendere la vita difficile a quello che, in assenza di Dragic e con un Adebayo acciaccato, è la prima opzione offensiva dell’attacco degli Heat. E Davis ha svolto questo compito in maniera sublime.

Dopo un primo quarto in cui i Lakers avevano accettato troppo facilmente il cambio sui blocchi, consentendo a Butler di abusare di Howard e Kuzma (5/5 per Jimmy nei primi dodici minuti), nel resto della partita la guardia degli Heat ha sofferto tantissimo la fisicità della difesa gialloviola tirando con un complessivo 3/12 negli ultimi tre quarti.

Disciplina, velocità dei piedi e braccia lunghe. Qualsiasi altro lungo non sarebbe in grado di reggere il driving game di Butler. Non Anthony Davis.

Merito soprattutto di un Davis formato DPOY che è riuscito a contenere le penetrazioni di Butler senza cadere nella trappola dei falli. Secondo i numeri di NBA.com AD è stato accoppiato con Butler in 27 possessi. In queste azioni gli Heat hanno segnato solo 20 punti e Jimmy Buckets è andato in lunetta solo quattro volte e ha tirato con un misero 1/5 dal campo.

Più che le brutte percentuali stupisce soprattutto il basso numero di tiri tentati (per l’appunto solo 5) dal prodotto di Marquette quando è stato marcato in single coverage da AD. La presenza asfissiante ed ingombrante di Davis, infatti, ha costretto Butler ad essere più passivo ed esitante in diverse situazioni, ingolfando quella giostra armoniosa che è l’attacco di Miami.

AD, AD everywhere

Ma il contributo difensivo di Anthony Davis è andato ben oltre la marcatura in uno contro uno contro Butler. Come spesso accade quando è motivato e concentrato, AD pare avere il dono dell’ubiquità. Lo abbiamo visto contenere le penetrazioni di Jimmy, uscire sui tiratori degli Heat e difendere il ferro. Il tutto nella stessa azione. Non è un caso che abbia contestato ben 17 tiri in tutta la partita concedendo solo il 33% agli avversari quando hanno tirato contro di lui e dimostrando per l’ennesima volta di essere con ogni probabilità il difensore più versatile e completo della NBA moderna.  

AD è stato un vero e proprio incubo per gli Heat, sia sotto il ferro che in aiuto sul perimetro. Miami ha provato ad attaccare il canestro, ma la presenza di Davis nel pitturato ha costretto Butler & co a cercare soluzioni diverse con risultati negativi.

C’è un dato, infine, che rappresenta al meglio la prestazione difensiva dell’ex giocatore dei Pelicans in Gara 4: nei 41 minuti con Davis in campo i Lakers hanno avuto un impressionante Defensive Rating di 92.5, a fronte di ben 183 punti concessi per 100 possessi con Davis in panchina. Se esistevano, dunque, ancora dei dubbi sull’impatto di AD ai massimi livelli della NBA, direi che sono stati totalmente spazzati via in queste Finals. E le risposte più convincenti e inappellabili, come spesso accade quando si parla di The Brow, sono arrivate dalla metà campo difensiva.

K-Clutch-P

by Luca Novo

I Los Angeles Lakers non appendono banner commemorativi per i titoli di Division e allo stesso modo non ritirano i numeri dei role player. La storia gialloviola è però impreziosita da momenti in cui il supporting cast delle stelle è risultato decisivo, come accaduto a campioni quali Robert Horry e Derek Fisher. Dopo la prova di Gara 4, Kentavious Caldwell-Pope si iscrive di diritto a tale club.

Hot Start

La difesa degli Heat ha approcciato la gara con l’intenzione di non lasciare ricezioni facili ad Anthony Davis e non concedere il centro area a LeBron James, a costo di farsi battere dai tiratori. KCP si è fatto trovare pronto e nel primo quarto è stato da subito aggressivo ed efficace sia al tiro sugli scarichi che ad attaccare i closeout in palleggio. Per lui 10 punti con 4/6 al tiro con 2/3 dall’arco.

Con 10 punti Kenny è il top scorer dei Lakers nel primo tempo.

Assist Man

Uno degli aspetti in cui il numero 1 gialloviola ha mostrato più miglioramenti in stagione è stato la capacità di leggere l’azione ed effettuare il passaggio corretto. In Gara 4 ha riempito il tabellino con 5 assist, eguagliando il massimo in stagione. Ha mostrato pazienza non forzando tiri da 3 e premiando i compagni con l’extra pass.

Notevole il passaggio nel finale con cui trova LeBron sotto canestro.

Il grande merito degli Heat è stato quello di spezzare l’asse LeBron-Davis, con 0 assist da parte del Re per The Brow in tutta la partita. In questo contesto ci ha pensato KCP a innescare il mostro con il numero 3. Nel primo quarto, dopo aver ricevuto l’handoff da Davis stesso, attacca il canestro e alza l’alley-oop per la bimane. Nel finale, al rientro dal timeout dopo che AD aveva subito una botta dolorosa, va in penetrazione e lo manda a schiacciare dal dunker spot.

KCP to AD.

Defensive Effort

Nella metà campo difensiva Pope non si è di certo riposato o risparmiato. A lui è stato assegnato il compito più complesso del punto di vista della resistenza, ovvero inseguire Duncan Robinson e Tyler Herro nell’attacco di Spoelstra.

Il lavoro di Kcp è stato complessivamente più che buono. Secondo i dati riportati da NBA.com, il duo di tiratori ha prodotto solo 7 punti nei 27.7 possessi in cui sono stati presi in consegna dal numero 1 lacustre. Kcp ha marcato faccia a faccia i due appena superata la metà campo, ha cercato di passare su ogni blocco e di anticipare ogni handoff in modo da non lasciare tiri aperti o backdoor semplici.

Herro e Robinson sono top 10 nei playoff per velocità media in attacco tra i giocatori con almeno 15 minuti di media.

Un minuto per la storia

90-88 Lakers, Jimmy Butler manca la tripla del possibile sorpasso. KCP sale in cattedra realizzando due canestri fondamentali per la vittoria. Il primo è una specialità della casa: tripla in transizione dall’angolo. Dopo il rimbalzo di James, KCP sprinta subito in transizione e si mette in visione per il puntuale passaggio di LeBron.

Solo rete e più cinque Lakers.

Nell’azione successiva la difesa di Miami riesce a negare a LeBron lo switch preferito, e Caldwell-Pope riceve lo scarico dal quattro volte MVP in punta con soli 4 secondi sul cronometro. A questo punto dimostra tutta la sua presenza di spirito e il suo coraggio, con Adebayo attratto nell’angolo da Davis, attacca in penetrazione Robinson e riesce ad andare al ferro.

Più sette Lakers e partita spaccata in 2.

Questo è il momento in cui Caldwell-Pope cementa la sua Legacy in maglia Lakers,

Series Coverage

La Preview delle NBA Finals:

Game Recap:

Analisi Post Gara:

Ascolta la preview delle NBA Finals tra Los Angeles Lakers e Miami Heat in compagnia di un gradito ospite: David Breschi aka Ciombe de l’UltimoUomo, #BasketballMinds e Ball Dont’ Lie.

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