Uno dei limiti strutturali dei Los Angeles Lakers della passata stagione era l’assenza di un creator nel reparto guardie che potesse alleggerire il carico offensivo di LeBron James. Rob Pelinka ha provato a colmare questa lacuna per tutto l’anno, prima sperando nel ritorno al basket giocato di Darren Collison e poi cercando di impostare uno scambio con i Pistons per Derrick Rose. Alla fine i californiani, dopo essersi giocati anche il jolly Dion Waiters, sono riusciti a trovare la soluzione dentro casa grazie all’epifania provvidenziale di Playoff Rondo.

Ora però la probabile partenza dell’ex guardia dei Celtics, che pare propenso a cedere alle lusinghe di una tra Clippers e Hawks, ha costretto la dirigenza Lakers a muoversi sul mercato per cercare un profilo con le caratteristiche di Rondo. Da qui nasce la trade con i Thunder che ha portato Dennis Schröder in maglia gialloviola in cambio di Danny Green e della scelta numero 28 di questo draft.

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** Le statistiche citate, salvo diversa indicazione, sono tratte da Cleaning The Glass, NBA.com e Basketball Reference.

La stagione di Schröder

Quella appena trascorsa è stata senza dubbio la migliore stagione della carriera di Schröder. La guardia tedesca è stato uno dei giocatori più prolifici della NBA partendo dalla panchina: ha chiuso la sua annata con 18.9 punti, 4 assist e 3.6 rimbalzi di media tirando con il 46.9% dal campo e il 38.5% da tre (entrambe le percentuali rappresentano il suo career high). Numeri che lo hanno portato a sfiorare il premio di Sixth Man Of The Year (giunto secondo, dietro solo a Montrezl Harrell).

Schröder è stato uno dei protagonisti della stagione sorprendente degli Oklahoma City Thunder, squadra in piena ricostruzione dopo le cessioni di Westbrook e George e che invece è riuscita addirittura a chiudere la Western Conference al quinto posto e a portare i Rockets a gara 7 al primo turno di playoff.

La chiave del successo di OKC va ricercata nei quintetti con 3 guardie contemporaneamente in campo. La strutturazione con Paul, SGA e Schröder più Gallinari e Adams ha, infatti, dato all’attacco di coach Donovan imprevedibilità e varietà di soluzioni, permettendogli di schierare insieme tanti giocatori in grado di creare un tiro per sé e per gli altri e di giocare in maniera piuttosto efficace anche lontano dalla palla.

Non a caso la lineup appena citata è stata la migliore della lega tra quelle con più di 100 minuti giocati: +29.9 di Net Rating e uno spaziale 127.9 di Offensive Rating. E proprio Schröder ha rappresentato il vero e proprio motore di questo quintetto. Il suo ingresso dalla panchina dava ai Thunder quelle accelerazioni e quella produzione offensiva necessarie per imprimere un altro ritmo alle partite ed avere la meglio sugli avversari.   

Schröder ai Lakers

Pete Zayas, aka Laker Film Room, ha già definito Schröder come il miglior scorer nel ruolo di point guard che i Lakers hanno avuto dai tempi di Nick Van Exel. Ed è difficile dargli torto vista anche la penuria che hanno avuto i gialloviola in quella posizione negli ultimi vent’anni. L’ex giocatore degli Hawks porta punti nelle mani, velocità e un po’ di sana sfrontatezza/faccia tosta, fornendo così alla squadra di Vogel un’altra dimensione offensiva.

Come accennato in precedenza, nella passata stagione praticamente tutti i compiti di creazione spettavano a LeBron e, nonostante l’enorme bagaglio tecnico consenta a James di manipolare con facilità qualsiasi difesa, l’assenza di un altro ball handler di qualità ha reso l’attacco a metà campo di LA a tratti prevedibile e farraginoso. Quando le difese avversarie riuscivano ad arginare la prima opzione offensiva, i Lakers erano soliti rifugiarsi in situazioni statiche ed inefficienti (ISO o post up) risolte spesso e volentieri solo dallo straordinario talento di LeBron e AD.

Il pick-and-roll con Davis

L’arrivo del tedesco potrà essere un grande valore aggiunto per tutto l’attacco gialloviola, portando dei benefici sia al gioco di Anthony Davis che a quello di LeBron.

Con Schröder, infatti, Davis troverà innanzitutto un partner dinamico con il quale giocare il pick and roll, ovvero quello che è stato a lungo Jrue Holiday nei suoi anni a NOLA. Nella passata stagione i Lakers sono stati una delle squadre che ha sfruttato di meno i propri lunghi come rollanti: appena il 4.7% dei loro possessi si sono conclusi infatti con un roll, un dato che li colloca solo dietro ai Rockets.

Quest’anno Frank Vogel dovrà essere bravo a coinvolgere maggiormente The Brow in queste situazioni di gioco, dove il suo dinamismo, la sua coordinazione in movimento e il suo atletismo possono rappresentare un rebus irrisolvibile per le difese. La presenza di un giocatore come Schröder, ovvero una point guard capace di creare vantaggio grazie ad un primo passo veloce e ad un buon repertorio tecnico di finte ed esitazioni, potrà sicuramente dare una mano a Davis.

Wood prova a negargli la penetrazione e Schröder pesca Noel con i tempi giusti.

Il tedesco non ha sicuramente letture di passaggio particolarmente avanzate, ma sa fare la scelta giusta e soprattutto può arrivare con una discreta facilità al ferro. L’anno scorso ha tirato con un ottimo 62.8% nella restricted area su 250 conclusioni. La capacità di chiudere a canestro, sfruttando una rapidità quasi sempre superiore rispetto agli avversari, è sempre stata la sua dote migliore fin dai tempi di Atlanta.

Una qualità che potrà rivelarsi ancora più scintillante a fianco ad un compagno come Davis, ovvero quello che è indubbiamente il rollante migliore che abbia mai avuto in carriera.

Il successo di questa partnership passerà poi da altri due elementi: la capacità di Schröder di punire le difese in drop coverage e di attaccare i cambi. L’anno scorso il tedesco si è dimostrato particolarmente efficiente contro gli schemi drop tirando con un sorprendente 48% dal mid-range. E abbiamo visto tutti come questo tipo di conclusione, considerata dagli analytics guys la più inefficiente su un campo da basket, diventi determinante ai playoff.

Se gli lasci due metri il tedesco ti può punire con un facile palleggio, arresto e tiro dalla media.

In post season è fondamentale, inoltre, saper battere i cambi, visto l’elevato numero di squadre che decide di switchare on e off the ball. Schröder è, da questo punto di vista, molto abile a sfruttare la sua rapidità di piedi e una discreta lunghezza delle braccia per lasciare sul posto i lunghi e gli esterni avversari.

Quando Schröder attacca con decisione è difficile da fermare sul primo passo.

Nella serie contro Houston ha dimostrato di avere i tempi e gli strumenti fisici giusti per attaccare con successo anche ottimi difensori come Covington e PJ Tucker, un’abilità che lascia sicuramente ben sperare in vista dei playoff.

Gli enigmi da risolvere

Ci sono, però, anche alcuni dubbi circa il fit tecnico di Schröder ai Lakers. Le sue qualità come portatore di palla, specie nel pick-and-roll, sono indubbie, ma sovente la sua selezione di tiro è sospetta. Tende, infatti, a forzare molti tiri in pullup da tre (solo 33.3% nella passata stagione) e a scontrarsi al ferro contro atleti di gran lunga più strutturati fisicamente di lui.

Ma l’aspetto più problematico potrebbe essere la capacità di giocare off the ball. Quando hai James e Davis in squadra devi essere bravo a sfruttare gli spazi creati da loro due tagliando verso il ferro o punendo le difese sugli scarichi.
Schröder non è né un grande tagliante né un tiratore naturale… almeno fino alla passata stagione.

Un antipasto di quello che vedremo a breve.

L’anno scorso, infatti, ha disputato di gran lunga la sua migliore stagione al tiro, chiudendo con un ottimo 41% in catch and shoot da tre. Per rendere l’idea: nessuno dei giocatori di rotazione dei Lakers ha saputo fare meglio (i migliori sono stati Rondo e KCP con il 39%). È difficile pensare che un tiratore dal 34% da tre in carriera possa ripetere un rendimento simile anche quest’anno. Ma giocare con LeBron potrebbe sicuramente aiutarlo a mantenere percentuali sopra media.

Un gioco che potremmo vedere spesso nei finali di gara con LeBron come portatore di palla e Schröder come finto bloccante.

Lazy but not crazy

Molto difficilmente, infine, Schröder potrà replicare l’impatto del partente Danny Green nella metà campo difensiva. L’esperienza e le letture in aiuto del tre volte Campione NBA sono state una delle chiavi dello strepitoso rendimento difensivo dei gialloviola.

Schröder non possiede assolutamente il bagaglio tecnico e il QI cestistico di Green. Tende ad essere un difensore pigro e “selettivo”, oltre a pagare i 185 centimetri di altezza che lo rendono vulnerabile sui cambi.

L’anno scorso, però, ha mostrato dei progressi anche difensivamente. Ha stupito in particolare nella serie contro i Rockets, dove è stato di gran lunga l’arma difensiva migliore dei Thunder contro Harden, quando Dort era in panchina. Schröder possiede una buona mobilità laterale e degli istinti a tratti sorprendenti lontano dalla palla che lo rendono, quando è motivato, un difensore almeno nella media.

Gli americani definiscono i giocatori come Schröder “pesty” che letteralmente vuol dire pestifero o irritante.

Vedremo se l’anno prossimo riuscirà ad esaltare le sue qualità nel sistema Lakers e a dare a Vogel quella guardia dinamica tanto cercata e agognata nella passata stagione.

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