Possiamo ripeterci, è semplice.

Prima di tutto è importante la salute della squadra e dobbiamo essere fortunati.

Lo dice LeBron James, mentre sorseggia un bicchiere di tequila Lobos – suo ultimo investimento – con la solita aria da guascone che lo contraddistingue.

Parole pronunciate nel corso della recente apparizione al Road Trippin Podcast condotto da Allie Clifton e dagli amici ed ex compagni di squadra Richard Jefferson e Channing Frye.

La bolla di Orlando

Le prime domande rivolte alla superstar dei Los Angeles Lakers sono state sulla stagione appena conclusa, sicuramente la più particolare della storia NBA, caratterizzata dalla bolla di Orlando.

Le emozioni di quando entri per la prima volta nella casa infestata sono comparabili allo stare nella bolla.

Sei contento di starci con i tuoi amici, che ti dicono quanto incredibile sarà. Poi però ci entri e realizzi quanto fa paura entrarci.

Eravamo contenti di ricominciare a giocare a basket e dell’idea della bolla, fino a che ti dicono che non puoi superare la linea d’entrata.

96 giorni e 95 notti, non lo dimenticherò mai.

Lo sciopero contro il razzismo

LeBron ha poi parlato del clamoroso sciopero di Agosto, nato da un’iniziativa dei Milwaukee Bucks per l’uccisione di Jacob Blake, da parte della polizia, a Kenosha.

Ho chiamato Chris (Paul) e Russ (Westbrook) per dirgli che i Lakers non sarebbero scesi in campo quella sera, dopo quello che era successo.

Saremmo sembrati stupidi se avessimo giocato dopo ciò che avevano fatto i Bucks.

Il Re ha poi usato una metafora militare per spiegare l’accaduto.

Quando siamo uniti siamo un’armata.

Se decidiamo di andare in battaglia come un gruppo unito, ma qualcuno nelle prime linee decide di attaccare prima che sia dato l’ordine, siamo tutti presi alla sprovvista.

Ero pronto ad andare a casa, avevo già chiamato mia moglie e mia madre dicendogli che probabilmente sarei tornato a casa.

James si è poi soffermato sull’evento che nella notte dello sciopero aveva causato molto scalpore, ovvero che lui se ne fosse andato dal tavolo delle trattative.

Siamo rimasti a parlare per 3-4 ore e non c’era nessun piano. Così me ne sono andato, perché il mio tempo è molto prezioso.

Quando hai a che fare con un gruppo di persone emotive e molto legate alle idee in cui credono, è complesso trovare un accordo, così ho pensato che fosse meglio per me fare un passo indietro

Il tabellone del punteggio fermo per lo sciopero. (Pool Photo, USA TODAY Sports)

I movimenti di mercato

L’ultima parte dell’intervista è virata sul rinnovato roster dei Campioni NBA, messo in piedi dal GM Rob Pelinka durante la free agency.

Voglio ringraziare e mandare i miei auguri a Danny Green, Dwight Howard, Rajon Rondo, JaVale McGee e Quinn Cook perché sono fondamentali in una squadra che vince il titolo.

Siamo diventati più giovani, abbiamo aggiunto una PG di 27 anni (Schroder). Abbiamo il ventisettenne vincitore del Sixth Man of the Year award (Harrell).

Abbiamo aggiunto Marc (Gasol), che ha a casa il mio premio di Defensive Player of the Year del 2013, e Wesley (Matthews).

La seconda parte dello show verrà trasmessa Lunedì prossimo.

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