Con la sbornia post conquista del diciassettesimo anello ancora da smaltire, i Los Angeles Lakers affilano le armi in vista della nuova stagione. Ripetersi non è mai semplice, ma il front office gialloviola si è mosso bene e velocemente per rafforzare il roster.

La regular season si prospetta intensa ed impegnativa come non mai; LeBron James potrebbe centellinare i proprio sforzi, mentre Anthony Davis si prepara all’assalto al trono della NBA. Frank Vogel e il suo staff sono chiamati ad affrontare le sfide – sul campo e fuori – che la nuova stagione proporrà.

Ecco a voi la preview di LakeShow Italia sulla stagione 2020/21 dei Campioni NBA. Buona lettura!

Our Respect, il film della stagione

by Davide Schiaffino aka mammut

Repeat is Extra Sweet

by Giovanni Rossi aka odino

Agli albori della NBA, per le dinastie dei Lakers – di stanza a Minneapolis – e dei Boston Celtics ripetersi era la norma. All’improvviso, il cambiamento: le franchigie aumentano, il talento si diluisce e a partire dalla stagione 1969/70 per diciassette anni i Campioni in carica sono sempre costretti ad abdicare.

«We’re gonna win it again!»

Giugno 1987. I Los Angeles Lakers dello Showtime stanno festeggiando il quarto titolo in otto anni, vinto proprio contro i rivali verdi. Sul palco, sale il coach gialloviola.

Lo garantisco a tutti qui… Il prossimo anno vinceremo di nuovo il titolo!

Pat Riley

Non una promessa o un auspicio, Pat Riley garantì il back-to-back. La pressione generata dalle parole di Riles sortì un effetto positivo sui californiani, che trascinati da Magic Johnson (19.6 punti, 6.2 rimbalzi e 11.9 assist) e Byron Scott (21.7 punti con il 52.7% dal campo) chiudono con il miglior record (62-20) della Lega. Ai playoff i Campioni infliggono uno sweep ai San Antonio Spurs e battono in sette partite Utah Jazz e Dallas Mavericks. Sembra tutto apparecchiato per la quarta finale in cinque anni contro Boston (57-25), ma i Celtics cedono il passo ai Detroit Pistons.

Le 1988 NBA Finals, le prime nel formato 2-3-2, sono intense ed equilibrate. Adrian Dantley sbanca il Forum di Inglewood in Gara 1, uno strepitoso Magic riconquista il fattore campo in Gara 3. Davanti ai 41.732 tifosi (record di tutti tempi, all’epoca) del Pontiac Silverdome i Bad Boys conquistarono il 3-2, mettendo i Lakers con le spalle al muro.

Le ultime due partite delle Finals sono incise nella storia della Lega. In Gara 6 i padroni di casa resistono all’eroico Isiah Thomas (43 punti di cui 25 nel solo terzo quarto, 8 assist e 6 recuperi nonostante un infortunio alla caviglia) e nel finale pareggiano la seria coi liberi del quarantenne Kareem Abdul-Jabbar. Nonostante Zeke non sia al meglio, in Gara 7 il supporting cast sale di livello (Joe Dumars e altri cinque in doppia cifra) ma non può nulla contro James Worthy, autore di una tripla doppia.

La leggenda di Big Game James ha inizio: per lui 36 punti (15/22 dal campo), 16 rimbalzi, 10 assist e l’MVP delle Finals. La maledizione è spezzata: i Campioni in carica restano tali, la promessa è mantenuta.

Dallo Showtime a Showboat

Dopo la doppietta gialloviola, concedere il bis diventa una consuetudine: Pistons (89 e 90), Bulls (91/92/93 e 96/97/98) e Rockets (94 e 95) hanno dominato gli anni novanta. A privare i San Antonio Spurs della gioia del repeat furono i Lakers targati Shaquille O’Neal e Kobe Bryant, che spodestarono gli speroni e vinsero tre titoli consecutivi.

Dopo la trilogia angelena gli Spurs provano a confermarsi altre tre volte, senza mai riuscirci. The Black Mamba, invece, dopo qualche stagione di esilio e un’importante evoluzione personale, torna all’assalto del trono; con al suo fianco Pau Gasol, Lamar Odom e Derek Fisher conquista gli anelli nel 2009 e 2010. Del primo titolo ne abbiamo parlato in una puntata speciale del podcast Lakers Speaker’s Corner e nel Mamba Moments #08 La Grande Bellezza, Lakers Campioni del Mondo 2009. Per quello del 2010… Stay Tuned!

Il mercato dei Lakers

by Filippo Pugnalini

Dopo 10 lunghissimi anni da quell’ultima, emozionante, cavalcata che permise a Kobe Bryant di battere finalmente gli acerrimi rivali dei Boston Celtics, i Los Angeles Lakers sono tornati sul tetto della NBA. 

Dopo un successo del genere il compito del GM Rob Pelinka non era dei più facili: da una parte risuonava certamente nelle sue orecchie il motto squadra che vince non si cambia; dall’altra, invece, gli evidenti limiti strutturali del roster facevano propendere per un upgrade. Scelta ardua per il VPoBO che però non ha esitato partendo sin da subito aggressivo nella sua off-season

La prima mossa lacustre è stata la trade che ha portato Dennis Schröder in gialloviola . La scambio ha coinvolto Danny Green insieme alla scelta numero 28 del Draft; un prezzo tutto sommato accettabile vista la condizione fisica mostrata da Danny durante il periodo nella bolla.

Free Agency

In una offseason particolarmente compressa, i Lakers non si sono fatti attendere firmando pochi minuti dopo l’inizio della free agency Wesley Matthews. L’ex Bucks ha accettato un contratto annuale da 3.6 milioni di dollari, pari alla Bi-Annual Exception.

Ma il vero colpo a sorpresa arriva subito dopo: i Campioni, infatti, si aggiudicano i servigi di Montrezl Harrell con un contratto biennale (1+1). Per poter convincere l’ex Clipper, la franchigia gialloviola ha dovuto mettere sul piatto la Mid-Level Exception entrando di fatto in situazione di hard cap. D’ora in avanti una sola cifra ossessiona Rob: $ 138.928.000.

La soglia massima di salary cap non spaventa la dirigenza, che calcolatrice alla mano riesce nella riconferma di Kentavious Caldwell-Pope; per lui triennale da 40 milioni, con il terzo anno garantito solo per 4 milioni.

Non contento Pelinka decide di calare l’asso riuscendo a strappare ai Raptors una vecchia conoscenza: Marc Gasol. Per convincere il catalano, i californiani dovevano poter offrire un contratto biennale al minimo per veterani. Per farlo, Pelinka è stato costretto a creare spazio salariale cedendo ai Cavs JaVale McGee, ricevendo in cambio di Alfonzo McKiennie e Jordan Bell (tagliato poche ore dopo l’ufficialità).

Infine, per chiudere il roster la franchigia guidata dalla famiglia Buss ha riconfermato Markieff Morris, Jared Dudley e Quinn Cook (in un primo momento tagliato).

Last but not least, le due superstar: LeBron James ha deciso di legarsi fino ai 40 anni alla franchigia angelena con un biennale da 85 milioni; Anthony Davis, con una mossa sorprendente, ha deciso di rimanere ad L.A. per altri cinque anni, per un contratto da 190 milioni totali. 

Tiriamo le somme

Da questa free agency i Lakers ne escono profondamente cambiati sia nei componenti del roster che nei piani per le prossime stagioni; di fatto se fino a un mese fa l’obiettivo era quello di preservare spazio salariale e flessibilità per la offseason 2021, adesso i Lakers avranno James e Davis almeno fino al 2023 e la possibilità di lavorare con più tranquillità senza continuare la ricerca ossessiva di una terza stella. 

Che dire? Da questa off-season l’immagine di Pelinka e dei Lakers ne esce molto rafforzata. Chapeaux.

Cosa aspettarsi dalla regular season

di Simone Stefanini

Fare previsioni sulla stagione dei Lakers non è così semplice come potrebbe apparire. Ci sono due fattori da tenere in seria considerazione, prima di poter parlare di questioni tecnico-tattiche.

Il primo riguarda il pochissimo tempo trascorso dalle NBA Finals e la stagione 2020/21. I soli 71 giorni che intercorrono tra la scorsa Gara 6 delle Finals e l’opening night della prossima settimana, sono l’intervallo temporale più breve che una squadra abbia mai trascorso in offseason nell’intera storia della NBA. Non un dettaglio da poco, per quella che è (considerando i roster attuali) la squadra più vecchia della Lega (28.8 anni di media).

Il secondo fattore esterno da tenere in considerazione è ovviamente legato alla pandemia da Covid-19, che – senza la garanzia della bolla – potrebbe mescolare le carte in tavola in modi che ad oggi sembrano imprevedibili.

Something that’s hard

Auspicando che l’emergenza sanitaria possa falsare il meno possibile la stagione entrante, concentriamoci un attimo sul fattore tempo.

We’re going to be as smart as I can be in making sure that my body and making sure that I’m ready to go. Every game matters, but we’re competing for something that’s hard.

LeBron James

LeBron James ha ammesso che, dopo avere per anni fatto resistenze a riguardo, dovrà sottoporsi ad un sorta di load management, e lo stesso potrebbe accadere ad Anthony Davis. In questo discorso dovrà entrare necessariamente anche Marc Gasol, che l’anno scorso è arrivato ai Playoff in piena riserva di energie.

Non avere né LeBron né AD a disposizione al 100% influirà sicuramente sull’andamento della stagione. Quanto ciò sarà decisivo, dipenderà da coach Frank Vogel e dal resto del supporting cast. Il principale terminale d’attacco in diverse partite potrebbe quindi essere Dennis Schröder, cosa che, se limitata ad numero circoscritto di incontri, potrebbe rivelarsi molto interessante.

È indubbio che il roster dei Lakers sia molto più profondo e talentuoso della maggior parte delle squadre che si troveranno di fronte, ma (anche se sembra scontato dirlo) questo non significa che le vittorie siano già in cassaforte. Andranno in poco tempo trovati nuovi equilibri tecnici e tattici, inserire i nuovi arrivati e contemporaneamente si dovranno dosare le energie delle Superstar. Il coaching staff lacustre dovrà quindi essere accorto nel dirigere tutto ciò con cautela ed attenzione.

VegasInsider ha fissato l’over/under dei gialloviola ad un realistico 46.5 (equivalenti a 53 vittorie in una RS a 82 partite), mettendoli in cima alla Western Conference. La sensazione è che i ragazzi di coach Vogel condurranno una Regular Season a velocità di crociera, collezionando qualcosa di più di una quarantina di vittorie, quanto basta per assicurarsi il fattore campo nei playoff.

In una NBA che rispetto allo scorso anno (Harden permettendo) non ha visto stravolgimenti nei rapporti di forza in vetta alle Conference, pensare ad un possibile repeat in casa gialloviola è più che lecito.

Sarebbe quindi un peccato mortale gettare alle ortiche questa possibilità per qualche vittoria in più in regular season. Ma LeBron e soci, questo lo sanno molto bene. D’altronde «we’re competing for something that’s hard».

Tra certezze e possibili novità tattiche

di Nello Fiengo

La seconda stagione di Frank Vogel sulla panchina dei Lakers sarà a mio modo di vedere molto più complessa della prima. Lo shake subito dal roster gialloviola è sicuramente attraente per il tifoso, ma per il coaching staff c’è una nuova sfida tecnica e tattica, che va in una direzione diversa dai big con un impatto difensivo che sono stati sempre una costante delle squadre e dei principi di Vogel. I Lakers versione 2020/21 presentano invece molto più talento nella metà campo offensiva: quite a turnaraound Frankie!

Corri, corri… pensa.

Guardando il roster si può avere un’idea di due versioni: uno slow pace con Gasol e Matthews e una uptempo con Schröder ed Harrell. Bisogna fare molta attenzione, slow pace non significa che il quintetto in questione non sarà efficiente in transizione, punto di forza di quasi tutte le lineup dei Lakers lo scorso anno, ma che avrà una strutturazione differente e che sfrutterà la presenza di un trailer più lento come il catalano per quelle che sono le sue migliori caratteristiche: letture e passaggio.

Mi aspetto di vedere Gasol in molte situazioni come l’uomo in punta che segue il contropiede dopo aver protetto il ferro in difesa. La sua presenza in quella posizione cambia completamente le opzioni di early offense rispetto allo scorso anno: Marc oltre a poter tirare, può ribaltare velocemente il lato in seguito ad uno scarico o giocare high-low con gli iniziali occupanti degli angoli. Insomma, un gran lusso.

D’altro canto, le lineup uptempo si avvarranno di un duo di giocatori che potrebbero rendere le transizioni primarie devastanti. Schröder porta in dote velocità e propensione ad andare al ferro (un vero e proprio Rondo upgrade) ed Harrell può essere il rim runner per sfruttare i collassi difensivi che il tedesco sicuramente causerà in fastbreak.

Dal verticale all’orizzontale

La bravura di Vogel sarà nel sapere ottimizzare e bilanciare questi due use-case. Le lineup possibili sono tante, mi aspetto che il coach gialloviola cercherà sempre di trovare i cosiddetti easy-basket ma stavolta sarà necessario tirare fuori il meglio da opzioni nuove, perché se l’attacco di questo team sembra pronto a devastare gli avversari è legittimo chiedersi come copriremo la perdita in termini di rim protection causata dall’addio di Howard/McGee e di Danny Green.

La cessione dell’esterno ex Spurs e Raptors toglie ai Lakers una voce ed una presenza in aiuto dal lato debole, che si è vista magari poco in stagione, ma che era un building block fondamentale della strategia difensiva di Vogel sulla palla. Matthews è un difensore diverso, più piccolo ed aggressivo e meno efficiente in aiuto; Marc è un rim protector molto meno verticale di Javale e Dwight. Questi due fattori potrebbero influenzare le scelte del coaching staff.

La mia opinione è che Frank proverà a cambiare molto poco. Marc è capace di leggere in anticipo moltissimi set offensivi e farsi trovare pronto quando serve al ferro. Discorso diverso invece per Harrell, e lì ho i miei maggiori dubbi. L’ex Clippers è un giocatore di energia e forza, il motore che ha gli permette di ruotare rapidamente e di fare show profondi ed aggressivi sul pick-and-roll ma è verosimile che avremo la sensazione, con lui in campo, che il nostro ferro possa essere in pericolo.

Insomma, una grande sfida per Vogel & co. Per quanto ripetersi sia difficile e la nuova struttura del roster aggiunga complessità al compito, ci sono poche scuse: nella NBA attuale difficile trovare un roster più profondo e talentuoso, Frank sta a te risolvere questo puzzle.

AD for MVP?

di Giuseppe Critelli

La stagione 2019/20 e soprattutto la cavalcata trionfale ai playoff hanno validato definitivamente Anthony Davis come uno dei più grandi giocatori della lega. Non è un caso che nella tanto discussa top-100 di ESPN The Brow sia stato collocato al secondo posto, dietro solo al compagno di squadra LeBron James.

Ma al di là dei riconoscimenti mediatici, il dominio esercitato da AD su due lati del campo ha dato un’altra dimensione a quello era già considerato un talento in grado di trasformare le sorti di una franchigia. C’erano, però, ancora alcuni dubbi sulla sua capacità di mantenere un livello elevato costante durante tutta la stagione e di eccellere anche nei cosiddetti highest stakes games, ovvero quando la posta è veramente alta.

Dubbi spazzati via nella scorsa post-season. AD è riuscito, infatti, ad alzare ulteriormente il proprio livello di gioco ai playoff come dimostrano anche i numeri di squadra con lui in campo senza LeBron: +5 di Net Rating, un dato in forte controtendenza rispetto alla regular season, quando la squadra di Vogel aveva faticato nei minuti di riposo di James.

The Next Step

The Brow, fresco tra le altre cose di lungo rinnovo contrattuale con i Lakers, si affaccia quindi alla nuova stagione NBA con ambizioni e responsabilità maggiori. Difficile prevede se quest’anno punterà con decisione al premio di Defensive Player of the Year e soprattutto all’MVP. Per vincere l’ambito trofeo del Most Valuable Player dovrà sicuramente limare alcuni aspetti del suo gioco offensivo confidando anche in un miglior utilizzo da parte di coach Vogel.

L’anno scorso, ad esempio, più del 30% dei possessi offensivi di AD sono arrivati in situazioni statiche (post up o iso), concluse spesso e volentieri con un tiro dal mid range. Davis è sicuramente in grado di produrre in maniera consistente anche in queste occasioni (49.6% nelle conclusioni dalla media distanza ai playoff), ma i Lakers possono sfruttare meglio le sue straordinarie abilità come finisher in situazioni dinamiche.

Se nella passata stagione la squadra gialloviola ha massimizzato il proprio dominio fisico bullizzando qualsiasi avversario nei pressi del ferro, quest’anno Vogel dovrà variare un po’ lo spartito approfittando dei nuovi arrivi.

Senza Howard e McGee vedremo molte meno alley-oop, ma Davis avrà l’area più libera per esibirsi in conclusioni spettacolari sopra il ferro sfruttando il timore innescato nelle difese dalle penetrazioni di Schroder.

La presenza di una scoring point guard veloce e pericolosa come Schröder darà, ad esempio, a Davis un ottimo partner per giocare il pick and roll. Nella stagione precedente solo il 12% dei possessi offensivi dell’ex giocatore di Nola si è concluso con un roll al ferro (minimo in carriera). Con Schröder in campo questa percentuale molto probabilmente crescerà, consentendo così a AD di ricevere più spesso la sfera in movimento e di sfruttare la sua strepitosa coordinazione ed esplosività.

Un altro innesto che eleverà il livello di gioco di Davis è sicuramente Marc Gasol. Con lo spagnolo i Lakers prendono uno stretch five in grado sia di spaziare il campo che di agire da vero e proprio playmaker dal gomito. In preseason abbiamo già visto un antipasto delle sue grandissime qualità nel trovare i taglianti con i tempi e le misure giuste. Le situazioni cosiddette di alto/basso tra Gasol e Davis potranno diventare, ad esempio, una fonte di gioco molto prolifica per i Lakers. AD è devastante, infatti, quando può portare un blocco off the ball e tagliare al ferro con il pitturato libero.

Gasol agirà in punta come faceva spesso Rondo nella passata stagione, con l’obiettivo di pescare i tagli di Davis o di fargli ricevere palla in posizione profonda.

Le soluzioni appena descritte, unite ai miglioramenti al tiro già evidenziati ai playoff, potranno trasformare la stagione di Anthony Davis in una campagna da MVP.

Dalla revenge season al load management: la stagione di LeBron

di Luca Novo

Il 2019/20 è stata per LeBron James la stagione della vendetta caratterizzata dall’hashtag #washedking, la stagione in cui ha voluto mostrare al mondo di essere ancora il maschio alfa della Lega.

Il #23 fin dalle prime partite ha preso per mano i Lakers, tanto da risultare per la prima volta in carriera il miglior assistman della NBA. E soprattutto ha sposato fin da principio la filosofia difensiva di coach Vogel, risultando spesso decisivo nella propria metà campo come forse non si vedeva dai tempi dei Miami Heat.

La stagione regolare del Re è stata impressionante su due lati del campo.

I Playoff e il quarto titolo di MVP sono stati il coronamento di un’annata complessa e interminabile: LeBron ha mantenuto la promessa di riportare il Larry O’Brian Trophy ai Lakers. L’ulteriore prolungamento del contratto mostra come la scelta di vestire il gialloviola fosse vincente.

La nuova stagione è alle porte e per il Re, a pochi giorni dal 36mo compleanno, si aggiunge la difficoltà dell’off-season praticamente dimezzata e del calendario compresso. Il recupero delle sue energie fisiche e mentali sarà uno dei temi principali della regular season lacustre.

«I am cherry picking the whole first half of the season.»

«I am cherry picking the whole first half of the season». Traducibile in italiano con «Non rientrerò in difesa fino a metà stagione.».

Nell’episodio di The Shop dello scorso 30 Ottobre, James ha risposto con questa frase a Barack Obama, dopo che il 44mo presidente degli Stati Uniti ha ipotizzato una restrizione nei minuti giocati e un minore impegno nella fase difensiva per la prima parte di stagione.

Lo scambio di battute tra i due leader mostra come LeBron sia consapevole di non poter ripetere una regular season pari a quella del 2019/20. Per la prima volta in carriera si è detto aperto a valutare, in accordo con il coaching staff, l’opzione del load management e la possibilità di ridurre ulteriormente i minuti giocati dopo il career low di 34.6 dell’anno scorso.

La strategia di staff tecnico e dirigenza sul mercato pare essere andata nella stessa direzione, con Pelinka che ha lavorato per alleggerire il peso dell’attacco dalle spalle di Lebron. Secondo Cleaning the Glass è stato tra le ali il giocatore con maggiore usage (36.2%) e assist rate (47.7%), entrambi i dati massimi in carriera. Gli arrivi di Schroder e Gasol sono funzionali a sollevarlo dai compiti di creatore di gioco, grazie alla capacità del tedesco di fungere da ball handler primario e all’abilità di passatore del catalano dalla punta. Montrezl Harrell invece è uno scorer di livello assoluto per la second unit, ruolo spesso ricoperto da LeBron all’inizio dei quarti pari.

Per quanto riguarda, poi, la metà campo difensiva l’identità di squadra creata da coach Vogel si centra sull’intensità e la protezione del ferro. Per non compromettere il sistema e allo stesso tempo preservare le energie di James, è presumibile che venga costantemente impiegato nella marcatura dell’avversario più debole, in modo da poter scegliere in quali momenti della partita alzare l’intensità e agire in aiuto. In tale contesto è importante l’arrivo di un esterno forte sull’uomo come Matthews e la crescita di Kuzma e Horton-Tucker nell’uno contro uno in difesa.

La nuova sfida di King James, quindi, è cominciata e sarà caratterizzata dall’inseguimento di due grandi numeri: 18 (come le stagioni in NBA e i titoli dei Lakers) e 5 (come gli anelli vinti da Magic e Kobe). La somma, non a caso, fa 23.

Le possibili insidie

di Alberto Marzola

La Stagione che inizierà il 22 Dicembre presenta diverse insidie per i Los Angeles Lakers. Quella più scontata e che accomuna tutte le squadre è la convivenza con la pandemia al di fuori della bolla.

La NBA ha rilasciato un protocollo molto dettagliato sulle regole da rispettare ed i comportamenti che le squadre dovranno mettere in atto in caso di positività. Sono stati anche specificati alcuni atteggiamenti che i giocatori devono seguire al di fuori della palestra; è sconsigliata, ad esempio, la presenza ad eventi sportivi, ristoranti, club e l’utilizzo di palestre e piscine pubbliche.

Oltre alla convivenza con la pandemia, la squadra gialloviola si trova ad affrontare una grossa incognita legata ad un calendario particolarmente intenso e e al minutaggio dei due uomini franchigia.

Take It Easy

La necessità di portare a termine in breve tempo una stagione quasi completa ha portato alla genesi di un calendario di incontri fitto, che prevede il completamento della metà delle partite entro il 5 Marzo con svariati back-to-back e settimane con quattro partite. Tutte queste gare ravvicinate incideranno sicuramente sull’utilizzo di AD e LeBron.

Il novello Peter Pan, al secolo Lebron James, compirà 36 anni pochi giorni dopo l’inizio della nuova stagione ed è stato sul parquet per 48.550 minuti, dato che lo pone all’ottavo posto all-time nella lega. L’altro uomo che ha ribaltato le sorti della franchigia, tale Anthony Davis da Chicago, ha terminato la passata cavalcata trionfale ai Playoff con qualche acciacco e lo storico delle sue annate precedenti ci mostra come abbia avuto spesso piccoli infortuni che gli hanno fatto perdere minuti.

Non dovrebbe sorprendere, quindi, almeno nella prima parte di stagione, un utilizzo marcato della panchina con rotazioni ampie, varie e restrizioni nell’utilizzo delle due star. Questo potrebbe causare, almeno in un primo momento, una mancanza di continuità di risultati (sarà complicato replicare il 28-7 delle prime 35 partite della passata stagione) e di gioco, che potrebbe mostrarsi altalenante e non brillante anche a causa dei nuovi equilibri da trovare dopo gli innesti della Free Agency.

Un’ipotesi che potrebbe non coincidere con la volontà di Vogel che lo scorso anno, nella prima parte di regular season, ha preferito mantenere un quintetto di partenza fisso, con rotazioni precise e costanti ogni sera, in modo da fornire un senso di continuità al lavoro che stava svolgendo con la squadra.

Una stagione, dunque, che si annuncia ricca di temi e sfide inedite, per i Lakers e l’NBA tutta. Da seguire, come e più di prima, con LakeShow Italia, la casa italiana dei tifosi gialloviola.

Leggi anche:

Categories:

No responses yet

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Our Podcast
Most Recent
Scores and Schedule
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: