Il cambiamento radicale di uomini e filosofia nello sport è spesso il risultato di stagioni insoddisfacenti e di obiettivi non raggiunti. Non è questo il caso dei Los Angeles Lakers 2020/21: i Campioni NBA hanno cambiato tanto e non per insoddisfazione ma per esigenze tecniche e di “business“.

Il punto di forza della scorsa edizione dei Lakers è stata sicuramente la grande difesa messa in piedi da Frank Vogel: rim protection estrema, versatilità sul perimetro ed un impatto fisico insostenibile per tutti gli avversari affrontati.

Nonostante i tanti cambiamenti, però, i Lakers sono rimasti tremendamente efficienti nella metà campo difensiva. Non a caso quest’anno i gialloviola sono la miglior difesa della lega concedendo solo 104.5 punti per cento possessi, e la seconda squadra per rendimento difensivo, gli Utah Jazz, ha un Def RTG molto più elevato: 107.

In copertina: Montrezl Harrell, Wesley Matthews, Marc Gasol and Dennis Schröder (Lakers.com). Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Cleaning The Glass (CTG), NBA.com e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

Perdite rilevanti

In termini di materiale umano le tre partenze che hanno impattato di più sulla struttura vincente dello scorso anno sono state sicuramente quelle di Howard, Green e Bradley.

Howard e Green erano il segreto di pulcinella della grande difesa al ferro dei gialloviola. Durante l’intera annata Superman ha interpretato alla perfezione le strategie di drop coverage di Vogel e nel corso dei playoff ha aiutato moltissimo gli angeleni a tenere lontani dal ferro attaccanti del calibro di Damian Lillard ed James Harden. Senza Howard i Lakers hanno perso qualcosa anche a rimbalzo. La percentuale di rimbalzi contestati, ad esempio, è scesa dal 32% a circa il 28% nella stagione attuale (NBA).

Danny Green, invece, specialmente quando si è trovato a difendere dal lato debole, è stato il secondo baluardo del nostro ferro. Grazie ad aiuti portati sempre con i tempi giusti e ad una size adeguata, l’ex Spurs ha svolto una funzione determinante nella struttura difensiva implementata da Frank Vogel.

Avery Bradley, infine, ha avuto il compito, fino a quando è stato disponibile, di alzare la pressione e di prendere in consegna le point guard più pericolose quanto prima possibile per impedire loro di avere vita facile in transizione e per costringerle ad entrare nei giochi con qualche secondo di ritardo.

Questione di spazi

Sostanzialmente DH e Green davano una dimensione verticale alla difesa dei Lakers, mentre Bradley la allungava in orizzontale; l’obiettivo principale però era chiaramente quello di impedire agli avversari di aggredire il ferro.

Quest’anno il cambiamento di uomini ha reso più complessa la protezione dell’area e ha trasformato in maniera rilevante le “spaziature difensive” dei gialloviola.

Gli innesti di Gasol, Harrell, Matthews e Schröder in luogo di Howard, McGee, Green e Bradley hanno modificato, infatti, lo skillset a disposizione di Vogel e nonostante un tentativo iniziale di mutuare completamente la strategia difensiva della scorsa stagione, l’ex coach dei Pacers ha dovuto fare delle scelte differenti per ottimizzare il materiale umano a disposizione.

La nuova difesa dei Lakers: numeri, campioni e stranezze

I cambiamenti della strategia dei Lakers sono evidenti. Basta dare un rapido sguardo ai numeri di defensive accuracy disponibili su Cleaning the Glass:

Le percentuali indicano come tirano gli avversari dei Lakers in una determinata zona di campo (ad esempio al ferro o da tre), mentre i numeri colorati ci dicono in quale posizione si trovano i gialloviola rispetto al resto della lega in quel fondamentale.

Questi, invece, i numeri sulla frequenza dei tiri concessi in base alla zona di campo.

Le metriche più interessanti sono sicuramente quelle relative all’accuracy difensiva in termini di rim protection e nelle corner three.

Rim Protection

Lo scorso anno gli avversari dei Lakers tiravano al ferro con una accuracy del 61%, un dato che li posizionava in quinta posizione nell’intera lega. Nella stagione attuale, invece, gli avversari dei lacustri tirano nella stessa situazione con il 63.2%. Anche se il differenziale è minimo in termini di percentuale, i gialloviola sono diciannovesimi nel ranking generale.

La prima considerazione da fare in relazione ai numeri di cui sopra riguarda il campione di riferimento che in questo momento della stagione è ancora abbastanza ridotto. Molte squadre, poi, stanno tenendo numeri che difficilmente saranno sostenibili per una stagione intera: basti pensare che ad oggi compagini tipo Knicks (60.1%), Hawks (61.8%) e Nets (61.4%) stanno avendo una stagione migliore dei Lakers in termini di difesa del ferro.

Three point shooting

Analizzando i numeri emerge un’altra tendenza, anche questa in parte influenzata dallo small sample size: il netto miglioramento dei gialloviola nella difesa del tiro da tre punti.

Quest’anno gli avversari dei Lakers tirano da tre con il 33.8%, mentre nella passata stagione la percentuale era del 35.3%. La vera grande differenza però sta nella difesa del tiro più ricercato ed efficiente della pallacanestro moderna: le corner three.

L’impressione è che i Lakers coprano molto più campo rispetto allo scorso anno e quindi riescano a ruotare molto più rapidamente verso gli angoli:

Ruotare e fare in modo che la palla esca dall’area principio diametralmente diverso rispetto allo scorso anno.

I Lakers concedono agli avversari solo il 32% nel fondamentale (primi nella lega) ed il paragone con lo scorso anno è impressionante, visto che nella stagione 19/20 i californiani concedevano una percentuale dall’angolo del 39.4%. Una differenza sostanziale.

Not stronger, but faster!

Le ragioni di questo cambiamento radicale in termini di aree di forza difensiva sono principalmente legate al fatto che questi Lakers hanno introdotto con i nuovi innesti una componente di velocità che nella scorsa stagione non avevamo.

Passare da McGee e Howard a Gasol e Harrell è stato sicuramente uno degli elementi principali nella modifica della struttura difensiva. Il drop coverage e la verticalità sono state sacrificate sull’altare di una maggiore copertura orizzontale del campo.

Marc Gasol, come presentato nelle preview dedicate ad i nuovi innesti, è un maestro delle letture in anticipo e la sua presenza comporta una deviazione minore dal modus operandi di Howard. Il grosso cambiamento nell’interpretazione della difesa al ferro è invece relativa ai molti minuti in campo di Harrell.

Cosa cambia con Montrezl Harrell

L’ex Clippers non è abbastanza grosso per contestare al ferro in maniera verticale; gli istinti di rim protection ci sono, ma sono nella forma molto diversi da quelli dei sui predecessori: Montrezl è, ad esempio, tra i top ten per numero di sfondamenti subiti per partita ed è proprio questa la sua principale espressione di protezione del ferro.

Vogel inizialmente ha provato a dare al prodotto di Louisville sostanzialmente gli stessi compiti di Dwight e JaVale, ma i risultati sono stati pietosi ed hanno costretto il coaching staff ad iniziare a valutare una strategia di utilizzo di Trezz decisamente diversa.

Nella maggior parte dei giochi a due oggi Harrell tende ad uscire forte e, in alcune situazioni, anche a switchare sui palleggiatori, con risultati sorprendenti come nel caso della clip sotto che vede come protagonista Lillard:

Drop eseguito male che costringe Harrell a switchare contro Lillard con risultati eccellenti

Concentrazione e letture non sono esattamente ottimali, ma l’enorme carica energetica che il numero 15 porta sul parquet ha spesso dato il via a vere e proprie tempeste difensive in particolare con THT, Caruso, LBJ e Kuzma che insieme danno vita alla migliore lineup, con almeno 50 min, dei Lakers per Defensive Rating (87.0).

Harrell sta facendo bene in tutte le situazioni di difesa “dinamica”, anche in quelle più lontane dalla sua area di competenza:

Chiusura al ferro e copertura dell’angolo, tenere Montrezl in movimento è sempre una ottima idea.

La mobilità difensiva di Schröder

L’altro elemento di “velocità” inserito dai Lakers è sicuramente der Deutscher Blitzschlag: Dennis Schröder.

Ci si aspettava punti veloci, caviglie spezzate e la sfacciataggine vista ad OKC, per ora però la fase “offensiva” di Dennis The Menace è ancora da integrare. Quello che ha sorpreso un po’ tutti, invece, è la sua presenza e concentrazione difensiva. La clip che segue è per certi versi impressionante:

Dennis all over the place!

Prima si muove in anticipo per essere pronto nell’eventualità che Matthews possa essere battuto, sul ribaltamento recupera sul suo uomo e copre la mancata rotazione di Davis su Rudy Gay, due volte. L’iperattività del tedesco è supportata dai numeri: Dennis è il primo Lakers per miglia coperte in difesa con 1.18.

Nonostante il numero di steal per gara non sia altissimo (0.9), la mobilità di Dennis sulle linee di passaggio è uno degli elementi che ha esteso la copertura orizzontale dei Lakers in difesa.

Iperattività e anticipo, Schröder at his best.

Solitamente questo tipo di giocatori “duracell” hanno grosse difficoltà ad essere efficaci allo stesso modo sulla palla, Schröder invece non ha fatto rimpiangere Bradley permettendo ai Lakers di estendere la pressione a tutto campo ed è risultato sempre molto concentrato anche in single coverage:

La rapidità di mani e di testa in pressione sul portatore di palla fanno di Dennis una vera minaccia.

Anche in situazioni meno “standard” come le seguenti prima ruba palla in post a John Wall, a cui rende cm e kg nonostante giochino lo stesso ruolo, e poi con astuzia legge il passaggio in post per Brook Lopez impedendogli la ricezione.

L’insospettabile capacità di reggere l’impatto fisico di avversari più grossi.

How it started, how is going.

La stagione 19-20 dei Lakers è stata un enorme successo, un successo basato su una identità difensiva ben precisa e che rispecchiava in pieno i principi del coach.

Nella versione 2.0 dei Lakers di Vogel certi principi, per svariati motivi, non possono essere più applicati e la missione del coaching staff è quella di ridefinire un’identità che sembra essere determinata più dalla capacità dei nuovi di accelerare che dalla loro massa.

Ma in fondo non è la forza il prodotto della massa per l’accelerazione?

Leggi anche:

Categories:

No responses yet

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Our Podcast
Most Recent
Scores and Schedule
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: