Che i Los Angeles Lakers non siano stati un modello di gestione sportiva in anni recenti è pura verità. C’è però un reparto che ha sempre funzionato alla grande anche quando null’altro pareva incastrarsi, ed è quello dello scouting. I Lakers sono una squadra che, in anni recenti, ha scelto molto bene al draft, portandosi a casa giocatori di rotazione – come minimo – anche con scelte apparentemente insignificanti.

Il nuovo corso dei gialloviola ha portato molti di loro lontano dalla Città degli Angeli (da D-Lo ad Brandon Ingram, passando per Mo Wagner) ma qualcuno si sta facendo notare con la maglia dei campioni NBA. A parte Kyle Kuzma, il nome più recente è quello di Talen Horton-Tucker, scelto con la numero 46 al Draft 2019 dagli Orlando Magic e poi scambiato ai Lakers.

Al suo secondo anno in NBA, e dopo una esperienza praticamente nulla tra i pro – tranne la G-League, probante fino a un certo punto – THT si sta pian piano imponendo come pezzo importante della rotazione della squadra di Vogel.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Cleaning The Glass (CTG), NBA.com e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

Ingrediente Speciale

A proposito di Frank Vogel, in un recente episodio di “Spectrum’s Sportsnet Backstage: Lakers”, il coach dei gialloviola ha dichiarato come l’anno scorso la sua arma segreta fosse Alex Caruso: oggi, il suo jolly è Horton-Tucker. Ad aver impressionato gli scout dei Lakers dev’essere stato soprattutto il fisico del nativo di Chicago; in sede di pre-draft, in tanti si sono meravigliati del rapporto “altezza senza scarpe/apertura alare” che nel suo caso era il migliore tra tutti quelli dei suoi compagni di classe

Già a Gennaio 2020, Vogel parlava di THT in questo modo.

Quando pensi a un giocatore così giovane, non credi possa trovare subito spazio in una squadra da playoff. Poi lo vedi fare certe cose e dici, beh, perché no.

Frank Vogel

Il suo primo e unico anno con i South Bay Lakers è stato notevole a livello statistico, con medie di 18 punti, 6 rimbalzi e 5 assist, mostrando ottime doti di palleggio, atletismo e creatività nel finire al ferro. Le percentuali, tuttavia, non erano eccelse: 42% dal campo con il 30% da tre, tra l’altro con un volume notevole, ben sei tiri a partita da oltre l’arco.

Ovviamente, nei 17 minuti di media che l’ex Iowa State passa in campo si vedono cose buone e meno buone, com’è ovvio che sia: ad ogni modo, le cose buone ti fanno pensare che, davvero, il cielo sia il limite per questo ragazzo.

Sempre aggressivo

Basta vedere giocare THT una manciata di minuti per capire che la sua caratteristica principale dal punto di vista offensivo sia la capacità di attaccare il canestro sempre e comunque. Horton-Tucker fa registrare 6.2 drive di media, tramite i quali segna 3.2 punti a partita, praticamente la metà dei 7 che mette a referto ogni sera.

Quando può unire l’aggressività nell’attaccare il ferro con un pick-and-roll, poi, le cose si fanno ancora più interessanti.

Come detto prima, ha già buone doti di ball-handling, e portare palla in situazioni di gioco a due non è una novità per lui; sono poco meno di due i possessi a partita da portatore di palla nel frangente, con 0.89 punti per possesso, validi per il 52%ile: niente di che ma, anche qui, il terreno è sufficientemente fertile per potersi sviluppare in un pericolo credibile anche in questa situazione:

In entrambi i casi usa il blocco di Trezz per prendere un primo vantaggio sul marcatore e usa la tecnica per evitare il lungo a centro area: contro Plumlee è bravo a calibrare i passi per non commettere infrazione e quasi aggirare il giocatore di Detroit. Contro Chicago si supera con una elegante spin move, completando il tutto con il reverse appoggiato al tabellone.

Non è un passatore particolarmente dotato o creativo ma, una volta che attacca l’area, ha delle letture notevoli – anche se ancora estemporanee – quando si tratta di vedere il movimento dei compagni: ecco due esempi tratti dalla partita contro i Nuggets:

Sono due passaggi a loro modo interessanti. Nella prima azione, anziché buttarsi dentro a tutti i costi rischiando di deragliare sull’aiuto di Jokic (vedremo dopo alcuni esempi a riguardo), preferisce saggiamente premiare il taglio di LeBron. Nella seconda, invece, manda direttamente in sala pesi Jamal Murray, che gli era rimasto davanti.

Quasi tutto quello che THT fa di buono nella metà campo offensiva avviene sui drive a canestro, non essendo ancora una minaccia credibile da oltre l’arco, dove tira con il 28.6% da tre su un numero molto basso di tentativi, 1.8 a partita. Di questi 1.7 appartengono alla categoria open o wide open (per NBA.com): i primi li converte con un miserrimo 12.5%, i secondi con un già più apprezzabile 43.5%.

Ovviamente, con l’esplosività e l’aggressività nell’attaccare il ferro di cui dispone, il nostro si trova particolarmente a proprio agio in transizione (come del resto i Lakers in generale); i suoi 1.4 possessi a partita sono un campione piuttosto ristretto, ma in situazione di contropiede THT segna 1.42 punti per possesso, cifra buona per l’88%ile della Lega.

Fin qui, tutto bene.

Sky’s the Limit

Ovviamente, per tutti i pregi che un ragazzo di 20 anni con ridottissima esperienza tra i pro può avere, ci sono almeno il doppio dei difetti, com’è normale che sia. 

Nella metà campo offensiva, come già anticipato, THT dovrà mettere su un gioco credibile al di fuori delle entrate al ferro, che ora costituiscono gran parte del proprio bagaglio tecnico: in questa stagione, il nativo di Chicago ha tentato 69 tiri al ferro e 81 da tutte le altre zone di campo. 

Ovviamente, gli avversari lo sanno, e si adeguano di conseguenza. Spesso vediamo Horton-Tucker gettarsi in mezzo ad una selva di braccia senza avere grossa cognizione di ciò che gli sta attorno a lui; il suo controllo del corpo lo porta ad avere successo (segna il 65% delle proprie conclusioni al ferro, per BR).

Tuttavia, anche a causa della repulsione nel finire con la mano sinistra, non è raro vederlo schiantarsi contro il muro della difesa avversaria (deve ancora rinforzarsi nella parte superiore del corpo per resistere meglio ai contatti), sbagliare un tiro altamente contestato o perdere il pallone:

Nel primo caso, quando mancano pochissimi secondi alla fine del quarto, THT si butta in area ignorando Wesley Matthews che alza le braccia libero in angolo. Nel secondo, un tiratore si sarebbe preso quella conclusione non appena ricevuto il pallone; lui, però, è “costretto” a tentare la penetrazione in area dove lo aspettano tre giocatori dei Rockets. Infine, un esempio di quanto detto relativamente alla forza fisica: Naz Reid salta verticale e non solo il giocatore dei Lakers non riesce a concludere, ma perde anche il pallone (recuperato poi da Keef Morris, che segna).

Da un punto di vista difensivo, sicuramente il ragazzo è facilitato dalle Go-Go-Gadget braccia che la Natura gli ha donato; tuttavia, come molti giocatori giovani e inesperti, ha la tendenza a rimanere incastrato sui blocchi, situazione in cui comunque talvolta riesce a mettere una pezza grazie alla sua wingspan, che gli consentono di contestare in qualche modo il tiro:

Nella prima clip lo vediamo schiantarsi senza opporre resistenza su un blocco, liberando così spazio per il floater di D-Rose. Nel secondo caso, invece, sfruttando anche la minore rapidità di Grant, riesce a passare sotto al blocco e contestare alla perfezione il tiro dell’avversario. Nell’ultimo caso, invece, subito dopo aver segnato un bel canestro, THT rientra in difesa senza avere la minima idea di quello che deve fare. Schröder segnala che il portatore di palla è senza marcatura; si tratta effettivamente dell’uomo del nostro numero 5, che capisce di essere nella terra di nessuno e si precipita a contestare la penetrazione, commettendo però fallo. Piccola nota di colore, sia il tedesco che KCP (fuori dalla clip) lo rincuorano per la disattenzione.

Horton-Tucker è un beniamino dello spogliatoio nonostante la giovane età; i suoi compagni sanno di cos’è capace, e ormai lo siamo anche noi, vedendolo giocare. Mi raccomando, però, non ditelo troppo in giro: Vogel non vuole che si sappia.

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