Ci sono pochi giocatori di ruolo più scrutinati di Kyle Kuzma. Il numero 0 dei Los Angeles Lakers paga, verosimilmente, un’annata da rookie che sembrava far presagire ventelli a ripetizione e, soprattutto, un ruolo da protagonista nei californiani. Quella terza stella che i gialloviola sono andati cercando per tutta la scorsa stagione, a maggior ragione viste le premesse.

Ci sono poi gli outfit, mai banali, e una propensione all’uso dei social tipica di un ragazzo di nemmeno 26 anni. Se lo seguite su Twitter, però, saprete che Kuz è molto attento ai problemi sociali e delle minoranze; non a caso, viene da una delle città più problematiche degli USA: Flint nel Michigan.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Cleaning The Glass (CTG), NBA Advanced Stats (NBA) e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

La crescita di Kyle Kuzma

Dal punto di vista statistico, la stagione attuale non differisce granché dalla scorsa. Tuttavia, ad essere particolarmente migliorato è l’atteggiamento del prodotto dell’Università dello Utah, molto più concentrato sul fare bene ciò che può essere utile per la squadra, soprattutto le piccole cose.

Il suo nome è spesso emerso in news di mercato, che volevano Kuzma lontano da L.A., per la gioia di molti tifosi Lakers. Kuz però è rimasto, anche perché il contratto firmato qualche mese fa (40 milioni in tre anni) lo rende questa stagione difficilmente scambiabile. Vista l’abnegazione che sta mostrando finora, però, e per il fatto di godere della stima di LeBron James, la sua partenza sembra sempre meno probabile.

Se i numeri raccontano solo una parte del gioco, vediamo anche quello che non raccontano o mostrano solo in parte.

Alla ricerca del tiro perduto

Quando Kuz è arrivato ai Lakers con la 27esima scelta al Draft 2017, la sua più grande, e verosimilmente unica, peculiarità era segnare. Lo dimostrano gli oltre 17 punti a partita messi a segno nella prima stagione tra i pro, caratterizzata da una insolita precisione al tiro dalla lunga distanza (36.3%). Insolita perché in tre anni con gli Utes, il nostro ha tirato da tre con il 32%, 25% e 31% rispettivamente, cifre ben lontane dal renderlo una minaccia credibile.

Tuttavia, nel corso delle due stagioni seguenti la percentuale è scesa fino ad allinearsi a quella delle due migliori annate collegiali: 31% e 30%. Quella di quest’anno (36.6%) è, per una questione di decimi di punto, la migliore percentuale in carriera del numero 0. Kyle rimane un tiratore ampiamente sotto-media nelle triple che NBA Stats definisce open (meno del 29%), ma tira molto bene quelle wide open, 45%; l’anno scorso le percentuali erano del 28.7% e 38.3% rispettivamente, quindi un bel passo in avanti, almeno nelle triple con chilometri di spazio.

Nella prima clip è da notare lo zelo di Draymond Green che rispetta il tiro di Kuzma, precipitandosi in closeout e favorendo la finta del giocatore dei Lakers, che poi si riposiziona e segna. Nella seconda è interessante notare come Kyle, non appena Monte Morris si stacca per aiutare su Anthony Davis, si muova per andare nell’angolo prima che gli arrivi il pallone, così da farsi trovare pronto per il tiro immediato.

Guardando un po’ di stats in preparazione dell’articolo che state leggendo, una delle prime che sono andato a cercare è quella relativa ai tagli, e ci sono rimasto male. Kuzma è tutto fuorché produttivo quando c’è da tagliare verso il canestro, cosa che peraltro fa con una frequenza davvero risibile. Stiamo parlando del 7% con 0.93 punti per possesso e nelle altre stagioni non è mai andato oltre il 7.7% del secondo anno.

L’unica spiegazione che mi sono dato è che il nativo di Flint si muova parecchio per il campo, cosa effettivamente vera, ma non lo faccia in maniera produttiva; oppure, che i suoi movimenti siano più che altro propedeutici a prendere posizione sotto canestro per un rimbalzo offensivo. Del resto, i Lakers sono la quinta squadra per frequenza di utilizzo del taglio a canestro (7.9%) e primi per punti per possesso nella situazione (1.40).

Quest’anno, come detto, ha ritrovato il tiro con percentuali più che discrete, e si serve meno delle penetrazioni a canestro. I drive sono appena 2.9 a partita, nettamente il minimo in carriera, anche se spicca la percentuale di passaggi a seguito della penetrazione (quasi il 37%, massimo in carriera) segno di maggiori capacità di lettura e di ricerca del tiro migliore. 

Tuttavia, questa mancanza di aggressività si manifesta nel computo dei tiri liberi; sono 1.1 quelli conquistati a partita, peraltro convertiti con un onestamente inaccettabile 64% scarso: entrambi sono abbondantemente career low per lui.

L’efficacia a rimbalzo

L’aggressività che non mette quando deve buttarsi in area, però, la riversa quando va alla ricerca di un rimbalzo offensivo, diventata ora una delle caratteristiche peculiari di questa versione di Kuzma più maturo e consapevole. L’anno scorso erano 0.9 le carambole offensive fatte registrate, così come l’anno precedente, mentre nella stagione da rookie erano 1.1. Quest’anno sono 2.1, unico a metterne assieme così tante tra gli esterni assieme a Jimmy Butler e Thaddeus Young, due giocatori sicuramente già fisici.

Soprattutto nei primi due casi vale quanto accennato prima per i tagli; Kuzma è libero oltre il perimetro ma, appena capisce che l’azione ha già preso una strada diversa, si getta nello spazio anticipando i difensori e prendendo la posizione migliore. Questo non è solo sinonimo di maggiore applicazione, ma anche di migliori letture (e avremo modo di parlarne più diffusamente tra poco).

Con Kuzma in campo i Lakers catturano il 52.6% dei rimbalzi disponibili, quattro decimi peggio di Anthony Davis, primo tra i gialloviola con almeno 500 minuti in campo. Viceversa, quando il classe ’95 è in panchina, la percentuale scende al 50.4% peggior dato di squadra (ma AD e Dennis Schröder sono lì lì).

Come i Lakers, Kuz ama correre in transizione. La squadra di Vogel è undicesima per frequenza di utilizzo del contropiede ma quinti in punti per possesso scaturiti dallo stesso. Il 21.6% del gioco di Kyle arriva proprio dalla transizione, situazione in cui però non segna così tanto, 1.02 punti per possesso (32%ile nella Lega):

Mi piacerebbe vederlo attaccare il canestro con più frequenza e aggressività: i colpi e la coordinazione non gli mancano di certo.

Contro Indiana, Kuzma ha catturato 13 rimbalzi, quinta volta nelle ultime sei partite in doppia cifra in questa categoria. Dal primo febbraio ad oggi, Kyle è settimo in NBA per rimbalzi offensivi catturati (2.9 a partita), dietro solo a giocatori decisamente più attrezzati per contenderseli (Capela e Valanciunas tra gli altri).

Fattore K

I passi avanti fatti vedere da Kuzma nella propria metà campo non ruberanno l’occhio come una tripla o un rimbalzo in attacco, ma sono tanti e voluminosi per il peso che hanno assunto nel sistema Lakers.

Il suo Defensive Rating è di 103.5, sesto migliore della NBA tra i giocatori con almeno 20 partite e 20 minuti di media sul parquet; quando il numero 0 non è in campo, l’efficienza difensiva della squadra scende a quasi 107 punti su 100 possessi, secondo peggior dato di squadra. È anche 13esimo in Defensive Win Shares, che cerca di misurare l’impatto difensivo di un giocatore tenendo conto di tutti gli aspetti difensivi del gioco. Gli avversari marcati da lui tirano con il 44.7%, decisamente un ottimo dato, considerando che Kuzma non è un centro intimidatore.

Nelle ultime stagioni ha imparato a rimanere davanti all’avversario muovendo i piedi, a non schiantarsi sui blocchi e a contestare i tiri senza automaticamente colpire il tiratore; commette meno di due falli a partita (1.8), career high o low a seconda del punto di vista.

La cosa che mi è più saltata all’occhio, però, è ancora una volta la maggior consapevolezza di dov’è in campo, cosa deve fare e cosa devono fare i suoi compagni. Sintomo di fiducia, esperienza e, perché no, leadership.

In marcatura su RJ Hampton, Kuzma vede il movimento del giocatore dei Nuggets alle sue spalle indicando a LeBron di prenderlo in marcatura; così facendo, il 23 dei Lakers scoraggia Hampton dal tirare al ferro. L’azione deve quindi proseguire in altro modo.
Anche qui Kuzma è in marcatura su Hampton. Campazzo, marcato da Matthews, taglia in area; Kuzma lo prende, indicando a Wes di cambiare su Hampton, che riceve il pallone: la chiusura dell’ex Bucks così è puntuale e il rookie dei Nuggets sbaglia la tripla.
Qui due ottime letture. La prima è sul taglio in area di John Collins, che avrebbe comodamente schiacciato (l’azione finisce con una tripla sbagliata di Gallinari). Nel secondo caso, invece, è bravo a leggere in anticipo le intenzioni di Draymond Green sul blocco di Wiseman; Kuzma sa che il centro è il destinatario del pallone e lo raddoppia, portandogli via il pallone (qui è stato facilitato anche dal fatto che Green non è una minaccia credibile al tiro, cosa che gli ha permesso di scommettere su come si sarebbe sviluppata l’azione).

Care-Free Basketball

Per arrivare ad essere un giocatore di rotazione davvero utile alla squadra, Kyle Kuzma ha dovuto fare un esame di coscienza. Se avesse voluto rimanere ai Lakers per giocarsi altri titoli, avrebbe dovuto mettersi l’anima in pace e trovare un ruolo consono all’interno del roster. 

Il ruolo di terza stella, quella che in tanti sono andati cercando la scorsa stagione, non gli appartiene. Perlomeno non a L.A.: capire questo è stata la chiave per crescere come giocatore, come ha ammesso Markieff Morris qualche settimana fa.

Ai Lakers non sarà il (quasi) ventellista della stagione da rookie ma, ridimensionandosi, ha mostrato una crescita che ad un certo punto della sua giovane carriera sembrava impensabile. E quel contratto firmato prima della stagione, ora, ha tutto un altro peso.

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