La nostalgia è un sentimento totalizzante. Il ricordo di un momento, un luogo o una persona che hanno segnato in maniera positiva la vita di un individuo genera malinconia e il desiderio ossessivo di tornare indietro.

Anche i tifosi e la dirigenza dei Los Angeles Lakers sono inevitabilmente sensibili alla nostalgia di una stagione, quella passata, che li ha visti vincere un titolo NBA grazie ad un tonnellaggio e ad un atletismo spesso insostenibile per i propri avversari. Quest’anno, però, la franchigia californiana ha scelto una strada diversa, quanto meno nel reparto lunghi: via Howard e McGee, dentro Gasol ed Harrell. Meno verticalità ed esplosività, più intelligenza e versatilità.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Cleaning The Glass (CTG), NBA Advanced Stats (NBA) e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

Alla ricerca del lungo perduto

Nonostante dei risultati più che apprezzabili (i Lakers sono comunque la miglior difesa della NBA senza aver avuto Davis in più del 50% delle partite disputate), la nostalgia di quella squadra grande, grossa e lunga che aveva dominato la NBA nella passata stagione ha preso il sopravvento. E così è iniziata la ricerca di un altro lungo, una presenza verticale e possente che potesse sostituire le skills di Howard e McGee. Dopo una breve e modesta parentesi caratterizzata da Damian Jones, adesso la dirigenza californiana ha dirottato le proprie attenzioni su un profilo di gran lunga più rinomato e chiacchierato: Andre Drummond.

L’ex centro dei Pistons è stato sostanzialmente messo fuori squadra dai Cavs (l’ultima partita giocata da Drummond risale al 12 febbraio) e, dopo alcuni tentativi infruttuosi di trade, ha ricevuto un buyout che lo ha reso immediatamente uno dei free agent più appetibili sul mercato. Adesso il prodotto di UConn è sbarcato in casa Lakers dove pare avrà un posto nello starting five e potrà godere dei buoni uffici di James e Davis (si parla infatti di un lungo corteggiamento da parte delle due stelle gialloviola). Ma quale potrà essere il ruolo di Drummond all’interno di una squadra priva di LeBron e AD per almeno un altro paio di settimane e ancora alla ricerca della propria identità in contumacia del magic duo?

Il ruolo di Drummond ai Lakers

Dall’alto dei suoi 208 centimetri per 127 kg Andre Drummond è uno dei giocatori più possenti della lega. Nonostante, però, il tonnellaggio particolarmente elevato, raramente in carriera è riuscito ad imporre il suo dominio fisico sugli avversari. La nomea di giocatore soft lo ha accompagnato fin dal college e l’aver giocato in contesti mediocri come Detroit e Cleveland non ha certamente aiutato il suo sviluppo tecnico e caratteriale. Ci sono però alcuni motivi che potrebbero rendere il matrimonio tra Drummond e i Lakers un’unione proficua per entrambe le parti.

Bully-ball

Nei suoi nove anni all’interno della NBA Drummond ha dimostrato di essere senza dubbio uno dei migliori rimbalzisti della lega. Se escludiamo l’anno da rookie ha sempre chiuso la stagione con più di 13 rimbalzi di media, concludendo ben 57 partite in carriera con più di 20 rimbalzi. Anche nella stagione in corso l’ex centro dei Pistons ha confermato di essere uno dei primi della classe in questo fondamentale: è leader nella lega, infatti, sia per percentuale di rimbalzi totali (25%) che per percentuale di rimbalzi difensivi catturati (35.9%).

Drummond è molto bravo a prendere posizione a rimbalzo offensivo sfruttando anche la forza della parte bassa del corpo.

Una skill che farà certamente comodo ai Lakers che senza Howard hanno perso un po’ di strapotere fisico sotto le plance. Un quintetto con James (Kuzma), Davis e Drummond in campo, ad esempio, potrà consentire a Vogel di ripristinare quella bully-ball che nella passata stagione aveva spesso sfiancato gli avversari a suon di putback e rimbalzi offensivi. Proprio la capacità dell’ex Huskies di creare seconde opportunità potrebbe rivelarsi particolarmente preziosa per una squadra, i Lakers, che fa fatica a creare buoni tiri quando non può correre in transizione (solo 95.6 punti segnati per 100 possessi nell’attacco a metà campo secondo Cleaning the Glass) e a concludere con efficienza da dietro l’arco.

Un nuovo compito

Con Drummond, dunque, la squadra gialloviola colma una lacuna in termini di presenza fisica sotto canestro. Restano però diversi interrogativi sul reale valore di un giocatore che, fin qui, ha spesso dato l’impressione di essere nato in un’epoca sbagliata. Nella NBA moderna, infatti, i centri con scarsa mobilità laterale e un gioco perimetrale inesistente non riescono a trovare posto nelle contender. E non è un caso che con il passare degli anni lo stesso Drummond abbia perso valore sul mercato tanto da essere prima scambiato dai Pistons per John Henson, Brandon Knight e una seconda scelta e poi addirittura tagliato dai Cavs per via di un contratto da quasi 29 milioni di dollari praticamente inscambiabile.

Adesso il prodotto di UConn potrà per la prima volta giocarsi le sue carte in una contender. E il fatto di aver accettato un ruolo sulla carta ridimensionato in una squadra come i Lakers potrebbe essere sintomatico della sua volontà di fare uno step successivo nella sua carriera.

Sì, perché l’Andre Drummond visto nelle sue prime nove stagioni da professionista non può essere considerato un giocatore determinante per una contender. Se diamo un’occhiata ai suoi possessi offensivi ne viene fuori un quadro tutt’altro che incoraggiante. Quest’anno la sua principale fonte di gioco è stato il post basso, situazione dalla quale ha ricavato solo 0.81 punti per 100 possessi (31%ile) e dove non è mai stato efficiente in carriera. Nei Lakers non potrà in alcun modo avere questo volume di tiri spalle a canestro, a maggior ragione quando torneranno James e Davis.

Le situazioni dove verosimilmente sarà più utilizzato sono i pick-and-roll e gli scarichi sotto canestro. In questa stagione, complice anche l’assenza prolungata di Davis, i gialloviola hanno patito l’assenza di un lob threat capace di concludere con un alley-oop i giochi a due. Drummond dovrà svolgere questa funzione diventando finalmente quel rollante esplosivo ed efficiente che poteva essere ma non è mai stato. Quest’anno, infatti, ha segnato solo 0.83 punti per 100 possessi quando ha rollato al ferro, un dato che lo colloca addirittura solo nel 9%ile in tutta la lega.

Ai Lakers troverà però quello che non ha mai avuto in carriera, cioè un partner straordinario con il quale giocare il pick-and-roll, alias LeBron James. Fin qui Drummond ha sempre condiviso il campo con guardie abbastanza mediocri e più propense a concludere i giochi a due con un tiro piuttosto che con un lob. Il giocatore con il quale negli anni ha sviluppato l’intesa migliore è stato Reggie Jackson, ma il contesto povero di talento ha reso questa coppia facilmente arginabile e ha impedito al nuovo centro dei Lakers di sviluppare alcuni flash mostrati in determinati frangenti del suo percorso nella NBA.

Just dunk it

In gialloviola Drummond sarà chiamato per forza di cose a migliorare diversi aspetti del suo gioco. Due su tutti: il suo finishing e la sua protezione del ferro. Quest’anno Drummond ha numeri quasi comici nelle conclusioni nei pressi del ferro: il 43% nei layup (52% in generale nei pressi del canestro, compresi i tentativi di schiacciata, secondo Cleaning the Glass) è uno dei dati peggiori della lega che diventa quasi tragico se riferito ad un lungo con quella struttura fisica.

Pessima selezione di tiro e soprattutto scarsa decisione quando deve alzarsi e concludere al ferro.

L’ex giocatore di Pistons e Cavs non è mai stato un dominatore assoluto del pitturato nonostante sia quasi sempre il giocatore più grosso in campo; tende spesso ad evitare i contatti e conclude con poca cattiveria negli ultimi metri di campo. La speranza dei tifosi gialloviola è che in un contesto più stimolante e con più talento attorno, anche Drummond possa eccellere sfruttando la maggiore libertà che le difese inevitabilmente gli concederanno.

Tocca a te, Frank

Ma forse l’incognita principale riguarda la metà campo difensiva. I Lakers hanno cercato in questo mese una presenza fisica sotto canestro, probabilmente perché non pienamente soddisfatti dell’apporto di Marc Gasol e Montrezl Harrell. Con Drummond i californiani prendono senza dubbio un corpo grosso e voluminoso, un lungo capace di fare un lavoro discreto in isolamento contro gli altri centri della lega.

Quest’anno, per fare un esempio, l’ex Huskies ha performato abbastanza bene quando ha dovuto difendere in situazioni di post basso, costringendo gli avversari a tirare solo con il 42.9% dal campo (94%ile). Anche alla luce di questi dati è plausibile pensare che lo vedremo maggiormente impiegato, sia in regular season che ai playoff, contro squadre grosse come i Denver Nuggets di Jokic e i Sixers di Embiid.

Per avere più spazio, invece, contro avversari più veloci e versatili Drummond dovrà migliorare la sua difesa del pick-and-roll. Fin qui in carriera è stato un difensore sotto media in queste situazioni di gioco, mostrando una mobilità laterale insufficiente e una limitata capacità di intimidazione nei pressi del ferro.

Frank Vogel, però, è molto bravo a lavorare con i lunghi di questo tipo (citofonare a casa Hibbert per maggiori informazioni) e l’anno scorso è riuscito a costruire una difesa élite con due giocatori, McGee e Howard, poco mobili e indisciplinati. Il coach dei Los Angeles Lakers riproporrà allora la difesa in drop coverage adottata nella passata stagione, cercando di sfruttare al meglio la stazza d Drummond e le sue mani veloci.

Nella passata stagione Drummond è stato addirittura terzo in NBA per rubate a partita (1.9).

Pur non essendo, infatti, uno shot blocker di livello assoluto, l’ex giocatore dei Pistons possiede un’innata abilità nello strappare la palla dalle mani degli avversari. Negli ultimi quattro anni Drummond ha sempre avuto una percentuale di rubate superiore al 2%, risultando uno dei migliori centri e dei migliori giocatori in assoluto nel generare palle perse. Questa caratteristica tornerà particolarmente utile ai Lakers, consentendo alla squadra di Vogel di aumentare il numero di possessi in transizione.

La firma di Drummond arriva in un momento delicato della stagione gialloviola. Senza LeBron e AD i Lakers avevano assoluto bisogno di un’iniezione di talento e fisicità sotto canestro. Adesso toccherà a Vogel bilanciare al meglio la rotazione dei lunghi, che ora appare molto complessa, e spetterà soprattutto a Drummond mostrare quei miglioramenti tecnici e attitudinali necessari per diventare finalmente un giocatore funzionale in una squadra da titolo.

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