Sono passati quasi due mesi da quando Anthony Davis ha lasciato zoppicante la Ball Arena di Denver; in un primo momento si parlava solamente di calf strain, alla quale poi si è aggiunta la tendinosi all’Achille. È proprio la tendinosi a dover spaventare i tifosi gialloviola, ma andiamo a vedere il perché.

Cosa sono i tendini

I tendini sono le corde robuste e fibrose che attaccano i muscoli alle ossa; sono fatti di fibre collaginee ordinate, dritte e parallele tra loro. La principale funzione è quella di trasferire la forza esercitata dalla contrazione dei muscoli alle strutture ossee alle quali sono connessi, trasformandola in movimento. La loro struttura è (proprio per la funzione che devono svolgere) molto resistente e poco elastica.

I tendini sono inoltre rivestiti da una membrana (la cosiddetta guaina tendinea) che ha una importantissima funzione protettiva: serve ad evitare lo sfregamento delle fibre sulle superfici ossee e il conseguente deterioramento dovuto all’attrito. Purtroppo anche la guaina stessa può essere soggette a infiammazione, con conseguente compromissione del suo funzionamento.

È importante ricordare che i tendini hanno una ridotta vascolarizzazione; questa peculiarità fa sì che i tendini abbiano una capacità di adattamento e di rigenerazione piuttosto lenta (rispetto, ad esempio, ai muscoli). Questo provoca sia un allungamento dei tempi di recupero sia un’alta incidenza di infiammazioni e infortuni soprattutto nei casi in cui ci si sottoponga ad un intenso lavoro muscolare che non dia il tempo ai tendini di adattarsi alla nuova condizione (la muscolatura ha infatti tempi di adattamento molto più rapidi).

La differenza tra tendinite e tendinosi

Innanzitutto tendinite e tendinosi sono patologie che coinvolgono entrambe i tendini, per cui spesso sono confuse tra loro. La tendinite è un processo infiammatorio a carico del tendine, acuto e causa forte dolore. Spesso si può manifestare con un gonfiore nella zona del tendine, calore e lieve arrossamento, indici che è in corso un’infiammazione. La riabilitazione sarà concentrata sul togliere l’infiammazione in una prima fase e riportare poi il tendine ad un corretto funzionamento.

La tendinosi è la sofferenza cronica a carico di un tendine, caratterizzata da una degenerazione della normale struttura tendinea. Si manifesta quando i tendini iniziano a deteriorarsi, presentando piccole lacrime, o fibre, di collagene disorganizzate tutto ciò porta a rendere il tendine più spesso riducendone la flessibilità. Quindi la differenza principale tra le due patologie è che la prima è un’infiammazione a danno del tendine, che è acuta; la seconda invece indica una degenerazione del tendine, che ha un andamento cronico.

Le cause della tendinosi

Nella maggior parte dei casi, la tendinosi è dovuta a un utilizzo eccessivo e intenso del tendine che provoca un sovraccarico, oppure alla ripetizione di un movimento che nel tempo accentua lo stress a cui il tendine è sottoposto. Alcuni movimenti ripetitivi del corpo, infatti, stimolano continuamente i tendini coinvolti e possono provocare piccoli traumi che, nel corso del tempo, si accumulano e possono portare al deterioramento e alla lesione del tessuto tendineo. Questo è il motivo per cui la tendinosi riguarda più spesso i tendini delle articolazioni importanti, che sono sottoposti a piccoli ma continui stress per garantire il movimento del corpo. Può anche essere causata da un trauma fisico, come una caduta o un infortunio.

I tempi di recupero

I tendini di solito impiegano molto tempo per guarire, quindi i trattamenti per la tendinosi mirano ad accelerare i naturali processi di guarigione del corpo. Sebbene il trattamento possa essere difficile, le prospettive di guarigione a lungo termine sono buone. Circa l’80% dei soggetti con tendinosi fa un completo recupero in 3-6 mesi, a seconda che la loro condizione sia cronica o meno. Il riposo e la terapia fisica possono accelerare il processo di recupero e migliorare le prospettive a lungo termine.

Il caso Anthony Davis

Come dicevamo, Davis oltre alla Achilles tendinosis aveva anche uno stiramento al polpaccio. Questo infortunio ha richiamato subito alla mente i casi di Kevin Durant e Marcus Smart. Il caso KD fu molto eclatante perché dopo quello stiramento rientrò nelle NBA Finals e subì la rottura del tendine d’Achille; il secondo ha impiegato quasi sei settimane per rientrare nelle rotazioni di coach Stevens.

Ma i due infortuni di The Brow sono collegati? Si, perché di frequente legato alla tendinosi c’è una riduzione del tono muscolare che predispone ulteriormente il tendine e il muscolo a un sovraccarico funzionale. Il sistema di distribuzione del carico, infatti, non può prescindere da un efficiente tono del muscolo corrispondente: se questo è debole o affaticato la capacità di assorbimento dell’energia dell’intera unità muscolo-tendinea è ridotta e il muscolo non protegge più il tendine dalle sollecitazioni in allungamento; in poche parole si innesca un circolo vizioso.

La franchigia californiana sta attuando nei confronti di Davis un trattamento conservativo volto a migliorare la situazione del suo tendine, in modo tale da poterlo schierare, anche se non al 100% probabilmente, ai playoff. Tuttavia, pur non avendo i dati, non possiamo escludere ne un suo ritorno anticipato ne una sua pausa fino alla prossima stagione. Trattare questo genere di infortuni è estremamente delicato e anche quando AD sarà a disposizione potrebbe avere una restrizione nel minutaggio e un load management volto a non aggravare eccessivamente la condizione del suo tendine.

Infatti, come riporta Mike Trudell, Davis da questo momento potrà aumentare l’intensità e il volume dei carichi di lavoro, un passo in avanti verso il suo ritorno.

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