In copertina: Stephen Curry and LeBron James (Robert Hanashiro, USA TODAY Sports)

Ad inizio stagione nessuno avrebbe mai pronosticato che l’edizione 2021 dell’NBA Play-In Tournament avrebbe offerto una sfida tra Los Angeles Lakers e Golden State Warriors. Le due franchigie simbolo della California si contenderanno in una gara secca il settimo seed della Western Conference e il diritto di sfidare i Phoenix Suns al primo turno dei Playoff. La perdente potrà giocarsi l’ultimo posto disponibile nel tabellone contro la vincente della gara tra Memphis Grizzlies e San Antonio Spurs.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports™ (SS), Cleaning The Glass (CTG), NBA Advanced Stats (NBA) e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

🎆 The Rivalry That Never Happened

by Giovanni Rossi

32 partecipazioni alle NBA Finals con 17 titoli conquistati per i Lakers, 11 con 6 successi per gli Warriors. Eppure, le due potenze cestistiche de Lo Stato d’Oro poche volte hanno incrociato le loro strade ai playoff.

All’inizio degli anni sessanta, dopo che entrambe le franchigie decisero di trasferirsi sulla West Coast da Minneapolis e Philadelphia, le due squadre si sono affrontate quattro volte tra il 1967 e il 1973 (3-1 il bilancio per gli angeleni). Sul campo le stelle non mancavano – Elgin Baylor e Jerry West da una parte, Rick Barry e Nate Thurmond dall’altra – ma la rivalità non spiccò il volo, soppiantata nel cuore degli appassionati da quella tra Dodgers e Giants della MLB.

Dopo una combattuta serie decisa in Gara 7 da Kareem Abdul-Jabbar nel 1977, le squadre si sono sfidate altre due volte mentre nella Città degli Angeli impazzava lo Showtime. Nel 1987 Golden State evitò lo sweep dai futuri campioni gialloviola solo grazie ad un leggendario Sleepy Floyd (51 punti e 10 assist in Gara 4). Nel 1991 super Magic Johnson (tripla doppia abbondante di media) fermò le ambizioni dell’iconica versione Run TMC degli Warriors.

Durante l’era Kobe Bryant, la franchigia della Baia ha vissuto un lungo periodo di crisi, conquistando una sola volta l’accesso alla post season (We Believe!). L’ascesa degli Splash Brothers è coincisa con la ricostruzione dei Lakers post Black Mamba, pertanto sono trascorsi altri venti anni senza scontri nella fase calda della stagione.

via San Francisco Chronicle (Link)

The Rubber City Connection

Se tra le due franchigie non esiste una rivalità sportiva, lo stesso non vale per i loro giocatori simbolo. Le quattro finali consecutive disputate tra i Cavs di LeBron James e la Dub Nation di Steph Curry hanno polarizzato le attenzioni di fan e addetti ai lavori, fornendo materiale per narrazione e retorica di ogni genere sui due fenomeni nati all’Akron General Medical Center.

Ovviamente non è questa la sede per trattare quelle serie, basta rimarcare che a porre fine de facto alla streak è stato l’approdo di James ai Lakers. Nel primo anno della LABron Era, proprio nella vittoria contro Golden State nell’attesa sfida di Natale, LeBron patì l’infortunio all’inguine che ha compromesso la stagione dei Lakers. Nella passata stagione, tranne che in una scampagnata a Cisco, i futuri Campioni hanno passeggiato sui resti degli Warriors privi delle loro stelle.

Il resto è storia recente: a Gennaio Curry e Draymond Green hanno sorpreso Anthony Davis e compagni, mentre a Marzo gli angeleni hanno vinto due partite senza troppo patire. I tanti infortuni hanno condizionato la stagione di entrambe le squadre, che ora si affrontano in un match che ha il sapore di una Gara 7. Protagonisti, temi e vibrazioni per assicurare un grande spettacolo non mancano, Silver e l’NBA non potevano desiderare di meglio.

🔥 Strength in Steph

By Giuseppe Critelli

La partita tra Los Angeles Lakers e Golden State Warriors non sarà il classico match tra la settima e l’ottava forza della Western Conference. Oltre a rappresentare il sogno bagnato della NBA al primo vero anno di play-in, la sfida di mercoledì notte sarà un (almost) must win game tra due compagini che, probabilmente, valgono più del loro record.

Mentre per i Lakers le ragioni della mancata partecipazione diretta ai playoff sono presto dette e vanno ricercate nell’affollata infermeria gialloviola, per gli Warriors è più complicato analizzare l’andamento della stagione. Dopo una prima parte di annata piuttosto mediocre, caratterizzata soprattutto dal difficile inserimento del rookie James Wiseman e dalle prestazioni inquietanti di Andrew Wiggins e Kelly Oubre Jr, nel post trade deadline la squadra di coach Kerr ha trovato finalmente la quadra.

Nelle ultime venti partite Golden State ha addirittura il migliore Net Rating della Lega (+9) e il miglior Defensive Rating (106). Numeri che le hanno consentito di risalire gradualmente la classifica della Western Conference battendo anche avversari di spessore come i Nuggets (due volte), i Jazz, i Suns, i Sixers e i Bucks.

Le ragioni della svolta

Potremmo ridurre l’analisi a due parole sole: STEPH CURRY (il caps lock non è casuale). I numeri degli ultimi venti incontri disputati parlano da soli: 37 punti, 5.5 rimbalzi, 5.3 assist con il 44% da tre e il 67% (!) di True Shooting.

Il Curry che abbiamo visto quest’anno è un giocatore più aggressivo e disposto a forzare molti più tiri rispetto ai suoi standard, consapevole del talento offensivo decisamente sotto media del resto della squadra. Sappiamo benissimo quanto il prodotto di Davidson abbia rivoluzionato le regole del gioco aumentando lo spazio da difendere dietro la linea da tre punti.

Nella stagione in corso Steph si è spinto ancora oltre, facendo registrare il suo career high in termini di triple tentate dal palleggio (7.1) e risultando per distacco il primo nella NBA nelle conclusioni dalla lunghissima distanza (oltre i 25 piedi) sia per volume (9.1 tiri a partita) che per efficienza (42.7%).

A proposito di range

Read and React

È evidente come un Curry così attivo e prolifico abbia “liberato” anche i role players degli Warriors. Con il passare della stagione, infatti, autentici carneadi o giovani ancora incompiuti come Mulder, Toscano-Anderson e Poole hanno trovato uno spazio funzionale nel sistema read and react di Steve Kerr, diventando a tutti gli effetti dei giocatori NBA.

Se Steph è il motore dell’attacco degli Warriors, Draymond Green può essere considerato il pilota della macchina offensiva made in San Francisco.

In fase di preview in tanti si stanno chiedendo come i Lakers difenderanno i pick-and-roll che coinvolgono Curry. Ma per la squadra di Vogel sarà ancora più importante essere disciplinati quando il due volte MVP si sposterà lontano dalla palla e gli altri giocatori si muoveranno in maniera coordinata in base alla reazione della difesa, sapendo che Green saprà innescarli sapientemente.

Anche senza avere il talento dei tempi d’oro, infatti, la versione attuale di Golden State riesce ancora a generare una serie di canestri facili grazie alla gravity di Steph e al terrore che i suoi movimenti provocano nei difensori.

Gli Warriors hanno imparato ad usare a loro vantaggio le attenzioni che le difese rivolgono a Curry. Il movimento di palla nelle situazioni di 4 vs 3 è molto più fluido così come è sempre più puntuale l’intesa tra Green e i role players quando il numero 23 esegue i suoi fake handoff oppure agisce dal gomito.

Il livello di comunicazione dei Lakers lontano dalla palla dovrà essere elevato, come è avvenuto ad esempio nelle Finals contro gli Heat, una squadra che esegue giochi simili a quelli degli Warriors e che la compagine allenata da Vogel ha arginato grazie ad una disciplina difensiva ed una fisicità fuori scala.

Un compito, quindi, pienamente nelle corde della migliore difesa della NBA contro un attacco che, fuori dalle situazioni create dal sistema e dalle folate della propria super star, risulta comunque abbastanza povero di talento e di soluzioni (ventesimo OffRtg in stagione).

Dray, No Way

Così come accade nella metà campo offensiva, anche in quella difensiva è senza dubbio Draymond Green la guida spirituale e tecnica di Golden State. Quest’anno Dray ha perso sicuramente qualche passo, ma la sua stagione difensiva gli assicurerà comunque un posto negli All Defensive Team.

La partita tra Lakers e Warriors sarà anche una sfida tra i giocatori più forti della lega in aiuto: Draymond Green, LeBron James e Anthony Davis.

La sua capacità di leggere le situazioni in anticipo, portare gli aiuti con i tempi giusti e contestare verticalmente i tiri al ferro consente agli Warriors di concedere poco nel pitturato nonostante paghino centimetri praticamente contro tutti. Quest’anno, per rendere l’idea, gli avversari hanno tirato con il 47.9% al ferro contro Green, uno dei dati migliori tra i lunghi della lega. Al di là del talento del numero 23, coach Kerr dispone di una serie di difensori come Wiggins, Bazemore, Looney e Toscano-Anderson che hanno dimostrato di essere versatili e con una buona mobilità laterale.

I Lakers però hanno tutte le armi per poter dominare, soprattutto sotto canestro, facendo pagare a Golden State tutte le proprie lacune in termini di stazza e atletismo. Le preoccupazioni create, ad esempio, da Valanciunas alla difesa della Baia nell’ultima partita di regular season rappresentano sicuramente un bel segnale per Vogel e soci.

Il sistema offensivo dei Lakers, come quello di tutte le squadre di LeBron, è improntato sul missmatch hunting, ovvero sulla ricerca costante di un accoppiamento favorevole per James e Davis.

Presumibilmente i gialloviola cercheranno di mettere in mezzo Steph Curry in decine di pick-and-roll per forzare un cambio di LeBron James contro di lui. Una strategia che abbiamo imparato a conoscere nelle Finals tra il 2015 e il 2018. Ma mentre in quegli anni gli Warriors avevano il personale giusto per portare raddoppi e ruotare con velocità, questa versione di Golden State non sembra avere grosse armi per arginare lo strapotere fisico di LeBron e AD, anche se entrambi non dovessero essere al 100%.  

🔒 Pericolo Pubblico Numero 1: Steph

By Nello Fiengo

Il game plan difensivo dei Lakers probabilmente avrà un nome ed un cognome: Wardell Stephen Curry.

Nelle ultime quindici gare disputate Steph ha messo a referto 35.3 punti con il 45% da 3 su 15.3 tentativi, che oltre ad essere un numero altissimo in generale rappresenta il 58% dei suoi tentativi dal campo, questa informazione è fondamentale perché definirà molte delle scelte che coach Frank Vogel farà nella propria metà campo.

Curry è uno dei migliori interpreti del pick-and-roll della Lega, sia per la sua incredibile capacità di tirare pullup da qualsiasi punto del campo (40.9% nella situazione) ma anche per le sue ottime letture quando viene blitzato, cosa che fa praticamente chiunque contro gli Warriors.

I Lakers potrebbero riproporre i game plan visti contro Lillard ed Harden, ma la pericolosità di Curry non sta solo nella sua interpretazione del pick-and-roll, ma anche nella capacità del resto degli Warriors di sfruttare a loro vantaggio tutti quei possessi in cui Steph riesce a far uscire il pallone dal blitz.

La difesa sul pick-and-roll

Per comprendere il game plan bisogna partire da uno degli assiomi difensivi di coach Vogel: i Lakers probabilmente cercheranno di forzare Curry ad andare verso i big in aiuto; dunque la prima scelta di Frank sarà quella di fare icing nelle situazioni di pick-and-roll: l’idea è quella di portare il palleggiatore verso la linea laterale e poi indirizzarlo verso il ferro dove troverà il lungo in aiuto.

Il problema in questo caso è la presenza di Green come bloccante che probabilmente non rollerà, ma si aprirà per dare a Steph una valvola d’uscita.

Green fa icing su Lillard, in questo caso l’obiettivo è togliere il tiro da 3 per mandarlo dove Davis lo aspetta. Quando invece gli Warriors porteranno un blocco sul lungo gialloviola meno mobile, dovrà essere un terzo uomo al ferro (presumibilmente AD o LeBron) a prendersi cura della penetrazione.

Durante il match il coaching staff dei Lakers sicuramente sceglierà, specialmente se Steph andrà on fire, di blizzare il prodotto di Davidson per costringerlo a fargli cedere il pallone.

Questa scelta, però, per me è molto pericolosa. Gli Warriors infatti sono dei maestri nel giocare situazioni di soprannumero, ovviamente grazie alla sapienza cestista di Draymond, che quando riceve in punta e può leggere situazioni di 4 contro 3 sa fare male a qualsiasi difesa NBA. A questo vanno aggiunte le capacità di lettura di Kerr: quando gli avversari decidono di blitzare, il coach di Golden State si adegua facendo portare il blocco al lungo quanto più in alto possibile in modo da costringere la difesa in sotto-numero a dover coprire una porzione di campo molto molto ampia.

La gravity di Curry fa tutta la differenza del mondo, costringe Crowder a uscire alto sull’handoff e Green a quel punto puó andare dal lato opposto e mettere Ayton in un 2 vs 1 difficile da leggere.

La terza possibilità per i Lakers è provare a fare “catch and edging” per contenere il pick-and-roll senza creare soprannumero. Questa fu la scelta di Nick Nurs nelle Finals contro i Raptors e il risultato fu molto molto positivo, e tra gli altri uno dei migliori nell’interpretare la situazione fu Marc Gasol. Considerata però la mobilità ridotta dello spagnolo rispetto agli anni in Canada e l’incapacità di Harrell e Drummond di leggere la situazione, non so quanto questa via sia praticabile.

Il difensore del bloccante in questo caso dovrebbe uscire verso il palleggiatore tenendosi al livello del blocco per impedire a Curry di tirare da tre e stare abbastanza vicino al bloccante per rendere difficile lo scarico verso il rollante, una situazione nella quale Andre Drummond ha mostrato diverse lacune.

L’uscita di Morant non è estremamente aggressiva ma è corretta: parallela alla linea di fondo, tempo giusto e braccia alte, ovviamente la distanza dal ferro ha aiutato ma questo tipo di posizionamento è quello che i Lakers dovranno cercare di avere.

Definite le scelte che probabilmente farà Vogel la mia opinione personale è differente. Se io fossi in Frank proverei a cambiare su Curry costringendolo a giocare quanti più isolamenti possibili sfruttando anche l’enorme capacità di Davis di stare insieme a giocatori più piccoli. Ovviamente questo comporterebbe un massiccio utilizzo di AD da 5 che non è esattamente la scelta preferita di Vogel ma, specie nel finale di partita, potrebbe essere una decisione necessaria.

Come descritto le scelte possono essere diverse ed ognuna ha pro e contro, l’idea per difendere un all time great come Curry deve essere quella di metterlo davanti a situazioni diverse in momenti diversi della partita.

The relocation problem

Quando si difende un giocatore come Steph Curry l’effort di squadra è sicuramente molto importante, ma c’è una situazione in cui il difensore in single coverage deve essere attentissimo, ovvero quando Steph da via il pallone. Curry è un master nel lasciare la palla ed andare a riempire un altro spazio vuoto sul campo, la famosa “relocation“.

Curry prende il centro dell’area creando il panico, Brooks si distrae attratto dal pallone e la frittata è fatta Steph è già lontano e i Warriors stanno muovendo la palla per trovarlo.

Il numero di conclusioni aperte che Steph riesce a creare in questo tipo di situazioni è fuori logica. Una tattica che spesso hanno adottato i coach NBA è quella di “passare” i tagli di Curry verso l’angolo: i difensori di altri uomini quando Steph arriva nelle loro vicinanze provano a rallentarlo con il classico “body check” e informano gli altri difensori del taglio tenendo sempre attiva la difesa sul Pericolo Pubblico Numero 1.

🦄 Il Play-In di Anthony Davis

By Luca Novo

Il principale punto di forza dei Lakers rispetto agli Warriors risiede nell’atletismo e nella stazza sotto canestro. In questo contesto, l’uomo chiave per concretizzare il vantaggio a favore dei gialloviola è Anthony Davis.

Con James non ancora al 100% dal punto di vista atletico e del ritmo partita in seguito all’infortunio subito alla caviglia destra, The Brow è atteso ad una grande prova contro Curry e compagni, soprattutto dopo le prestazioni formato “bolla di Orlando” contro Portland e Phoenix.

Assalto al ferro

Con i Lakers in attacco, per la maggior parte dei possessi sarà Draymond Green a occuparsi della marcatura di Davis e The Dancing Bear rappresenta l’élite NBA a livello difensivo sia sull’uomo che in aiuto.

Per AD sarà fondamentale non accontentarsi di isolamenti statici, situazione in cui la tecnica e le mani rapide del 23 gialloblu possono rendergli la vita complicata. Al contrario dovrà “sporcarsi le mani” e far valere i centimetri e i chili di vantaggio rispetto all’avversario diretto nei pressi del ferro cercando ricezioni dinamiche e lavorando a rimbalzo offensivo.

Davis inizia l’azione sul perimetro come bloccante per Schröderr. Dopo l’errore al tiro del tedesco è aggressivo e va a recuperare il rimbalzo offensivo pur partendo da fuori area. I lunghi di Kerr non possono contenerlo in simili azioni

In stagione AD ha affrontato una sola volta gli Warriors, ma la sua shooting chart, seppure rappresenti uno small sample size, mostra chiaramente quali siano le zone di campo da attaccare e quali no della difesa avversaria.

Il 17 Gennaio Davis ha chiuso con 6/16 dal campo per 17 punti. Nel pitturato ha dominato la gara con 6/8 al tiro, mentre ha faticato dal mid range e dall’arco con un pessimo 0/8.

Facilitatore

Nell’idea di attaccare il ferro degli Warriors, Davis può far male non solo come finalizzatore, ma anche come passatore. Nella partita di stagione regolare ha messo ben 7 assist a referto e può essere un grande aiuto per la costruzione del gioco gialloviola.

Aprendosi sul perimetro, può allontanare Green dal ferro e in tale contesto pescare i tagli e mettere in movimento Lebron James e Dennis Schröder, così da aprire loro autostrade verso il canestro avversario.

La gravity di Davis allontana Green dal ferro, dopo l’indecisione della coppia Oubre-Wiggins sul blocco di James per Schröder, AD è bravo a servire il taglio del numero 17 verso canestro.

Il tonnellaggio ridotto della frontline della squadra della Bay Area potrebbe portare Steve Kerr a optare per alcuni momenti di zona. Anche contro una struttura simile le doti di lettura e passaggio di Davis possono fare la differenza. Da ricevitore in post alto dovrà trovare il secondo lungo nel dunker spot o i tiratori sul perimetro.

Davis riceve nel cuore della zona avversaria. Da tale posizione è una tripla minaccia e in questo caso è rapido a imbeccare Harrell sotto canestro per una facile schiacciata.

Defensive Cheat Code

La specialità della casa per il numero 3 gialloviola resta comunque la difesa. Coach Vogel ha a disposizione il lungo più versatile della NBA e può utilizzarne il talento in diversi modi per cercare di limitare l’attacco di coach Kerr e i letali pick-and-roll guidati da Steph Curry.

Lo scenario ideale vede Davis lontano dai giochi a due, in modo da agire in aiuto nel momento in cui il numero 30 si libera del pallone. La sua presenza nel 4 contro 3 successivo rende meno rilevante il vantaggio creato per la sua capacità di coprire una quantità di campo in tempi rapidi come nessuno nella NBA.

La stoppata con cui Davis ha chiuso la partita contro Denver è la testimonianza di come, con lui in campo, spazio e tempo si riducano per gli attacchi avversari.

Coach Kerr è presumibile vorrà allontanarlo dal ferro e coinvolgerlo anche direttamente nei giochi a due: AD è comunque in grado di eseguire alla perfezione il blitz sul numero 30 e di sporcare le combinazioni tra Steph Curry e Draymond Green.

Inoltre coach Vogel potrebbe mischiare un po’ le carte in tavola provando a cambiare sui blocchi. Se c’è un lungo in grado di poter accettare uno switch contro il miglior marcatore dell’anno, quello è Anthony Davis.

Draymond Green lavora come terzo uomo dopo il pick and roll tra Curry e Wiseman. La gravity del numero 30 e l’abilità di passatore di Green sono solitamente letali per le difese avversari, ma l’istinto e la lunghezza delle braccia di Davis trasformano una facile schiacciata di Wiseman in una rubata per i Lakers

La stagione regolare del Mostro in maglia numero 3 per molti versi è stata deludente. I segnali nelle ultime due settimane lasciano pensare che AD stia trovando la forma fisica e mentale nel momento giusto della stagione. Se sale di livello ed esprime in pieno il potenziale infinito del suo arsenale, poche squadre possono anche solo pensare di competere con i Lakers.

📅 Game Day

Appuntamento nella notte (alle 4:00 italiane) tra Mercoledì 19 e Giovedì 20 Maggio.

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