In copertina: LeBron James, Anthony Davis and Devin Booker (Christian Petersen, Getty Images).

Grazie al successo contro Golden State nell’NBA Play-In Tournament, i Los Angeles Lakers hanno conquistato il settimo seed della Western Conference e il diritto di sfidare i Phoenix Suns al primo turno dei playoff. Complici le ricostruzioni che entrambe le squadre hanno dovuto affrontare nello scorso decennio, la sfida tra le franchigie della California e dell’Arizona mancava nella post season dal 2010.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports™ (SS), Cleaning The Glass (CTG), NBA Advanced Stats (NBA) e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

🌞 Smart and Polished: i Suns di Monty Williams e CP3

by Giuseppe Critelli

La parabola storica dei Phoenix Suns è legata indissolubilmente alla leadership tecnica ed emotiva delle grandi point guard. Quest’anno, per la precisione, di una Point God.

È dovuto arrivare un altro sublime direttore d’orchestra, come Chris Paul, per riportare la franchigia dell’Arizona laddove l’ultimo ballo di Steve Nash l’aveva lasciata: ai vertici della Western Conference e ai playoff contro i Los Angeles Lakers. Questa volta però non si affronteranno i rivali di tante memorabili battaglie (Bryant e Nash), ma due grandi amici e icone del basket degli anni Duemila che, per la prima volta, si sfideranno in una serie di playoff: Chris Paul e LeBron James.

The CP3 Effect

L’arrivo di CP3 ha senza dubbio cambiato le prospettive dei Suns, rimettendoli al centro della mappa NBA. In pochissimi però si aspettavano una simile e repentina ascesa nella gerarchia della Western Conference. Dopo aver mancato l’appuntamento con la post season per dieci stagioni consecutive, Phoenix ha chiuso la regular season con il secondo record dell’intera NBA, dietro solo agli Utah Jazz.

Per quanto la trade Paul abbia alzato (e di parecchio) il livello della squadra, i Suns che vediamo oggi vengono da più lontano. Gran parte del merito va ascritto al General Manager James Jones, che è stato capace di costruire negli ultimi tre anni un mix di giovani e veterani dal pedigree vincente.

Ma il vero punto di svolta nella storia recente della squadra è probabilmente l’arrivo nella passata stagione di coach Monty Williams. L’ex allenatore di New Orleans è una persona ben voluta e stimata dai giocatori NBA, una vera e propria guida spirituale, che è esattamente la figura di cui aveva bisogno una franchigia in totale confusione societaria (chi ha detto Sarver?) e tecnica dopo la fallimentare esperienza Kokoškov.

Adesso Williams è addirittura uno dei favoriti per il premio di Coach of The Year dopo una stagione in cui i Suns hanno giocato un basket offensivo moderno ed intelligente e hanno dimostrato di credere ciecamente alle direttive dei due allenatori, quello in campo (Paul) e quello in panchina (Monty).

Come attaccano i Suns

La sensazione netta, guardando la Phoenix di quest’anno, è che sia una squadra che sa sempre quello che fa in entrambe le metà campo. I numeri ci dicono che sono una compagine ben bilanciata, senza enormi picchi o punti deboli particolarmente evidenti (a parte uno di cui parleremo dopo): terzo Net Rating (+5.9), sesto OffRtg (116.3) e sesto DefRtg (110.4).

I Suns sono innanzitutto un ottimo jump shooting team, sia dal palleggio che in situazioni spot up. Paul e Booker sono bravissimi a crearsi un soft spot sul pick-and-roll e a punire i propri avversari con un pullup da tre e con il tiro di CP3 per eccellenza: il mid-range. Quest’anno Paul sta tirando con uno stratosferico 53% nei tiri dalla media (career high). Una soluzione, quella del palleggio arresto e tiro dal mid-range, che il prodotto di Wake Forest utilizza soprattutto nei finali di gara punto a punto. E nonostante tutti, ma proprio tutti, sappiano che CP3 si prenderà esattamente quella conclusione in uscita dal pick-and-roll andando verso destra, nessuno riesce a fermarlo.

Money.

I Suns sono però una squadra molto varia e creativa nei loro giochi offensivi. Williams è molto bravo a coinvolgere tutti e cinque i giocatori in campo con tagli, blocchi e movimenti, soprattutto lontano dalla palla, per creare vantaggio. Una delle soluzioni adottate più frequentemente per liberare Booker (e non solo) è il cosiddetto Spain pick and roll, una situazione grazie alla quale Monty può sfruttare allo stesso tempo le capacità di lettura di Paul, la pericolosità di Ayton come rollante e le qualità di Booker come bloccante e attaccante off the catch.

Booker porta un blocco cieco (back screen) sul difensore di Ayton, in questo caso Holmes. La difesa di Sacramento decide di cambiare per evitare che il centro dei Suns venga imbeccato da Paul con un lob. Si crea comunque un vantaggio (complice anche la difesa pigra di Holmes) sfruttato a dovere da Booker che è letale quando attacca in movimento.
Una variante del gioco a tre Paul/Booker/Ayton, questa volta per portare al tiro CP3.

In generale l’attacco dei Suns è ben distribuito e riesce a generare una grande quantità di tiri ad alta efficienza, come le corner three, anche per i role player (su tutti Bridges, Cam Johnson e Crowder).

I punti deboli di Phoenix

Oltre all’inesperienza della squadra (Booker, Ayton, Bridges e Cam Johnson sono all’esordio assoluto ai playoff), ci sono due elementi che potrebbero essere molto pericolosi per il team di Monty Williams in una serie contro i Lakers: il basso numero di viaggi in lunetta e le poche conclusioni al ferro. Nel corso della stagione regolare i Suns hanno tirato, infatti, appena 18.7 liberi a partita (solo i Bulls hanno fatto peggio) e sono addirittura ultimi nella lega per volume di tiri presi al ferro. Phoenix rischia dunque di essere troppo dipendente dal proprio jump shot e questo, contro una difesa élite come quella dei Lakers, può essere un grosso tallone d’Achille.

Come sono andati gli scontri diretti stagionali

I precedenti stagionali (2-1 per i Suns) ci dicono abbastanza poco sui possibili accoppiamenti. Nel primo match i gialloviola erano privi di Davis, nel secondo mancavano sia James che AD, mentre nell’ultimo incontro disputato un paio di settimane fa, nonché l’unico vinto dalla squadra di Vogel, era assente LBJ. Difficile, dunque, trarre molte conclusioni dal punto di vista tattico.

Vanno però sottolineate, in chiave Lakers, le grandi prestazioni di LeBron James nel primo incontro (38 punti con 16/24 dal campo) e di Anthony Davis nell’ultimo (42 punti, 12 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate, 3 stoppate e ben 17 liberi tentati). La grande domanda per Phoenix, come accade del resto a tutti gli avversari dei Lakers, sarà come fermare le due stelle angelene, al netto del loro stato di salute.

L’opinione comune, confermata anche dai match di regular season, è che la frontline californiana con James, Davis ed eventualmente Drummond/Harrell/Gasol sia troppo dominante fisicamente per una squadra come i Suns, che tolto Ayton, ha un reparto ali/lunghi leggerino e sottodimensionato. Non le credenziali migliori per battere la bully-ball formato LA.

🔒 D-Suns

by Nello Fiengo

I Phoenix Suns nella versione 2020-21 sono una squadra costruita bene ed allenata meglio. Tra i tanti miglioramenti della squadra dell’Arizona quello che più mi ha sorpreso è la loro capacità di difendere in molteplici situazioni, che nella NBA moderna sono fondamentali.

Prima di iniziare un’analisi qualitativa sono andato a curiosare tra i numeri ed ho trovato particolarmente interessanti queste quattro categorie:

StatisticValueRank
Opponent Three Point Percentage35.4%6
Opponent Points off Turnovers14.64
Opponent Assists22.94
Opponent Points109.57
Quattro numeri interessanti sulla difesa dei Suns

I numeri di cui sopra fanno il paio con valori bassissimi per recuperi e stoppate, che solitamente farebbero pensare ad una difesa non cosi d’impatto. Il meccanismo difensivo dei Suns invece è molto più efficace e smart di quanto questi numeri di superficie facciano pensare. La capacità di tenere bassi i punti da TO e ridurre gli assist avversari indica una chiara scelta degli uomini di Williams nel cercare sempre e comunque di mettere sabbia negli ingranaggi avversari, accettando di difendere per 24 secondi senza lasciare nulla al caso. Come vedremo in seguito questo tipo di scelta è figlia della grande versatilità che la difesa dei Soli ha mostrato in diverse occasioni durante la stagione regolare.

L’ancora Ayton

DeAndre Ayton è l’ago della bilancia per i Phoenix Suns: nella metà campo difensiva l’ex Arizona è l’uomo che guarda le spalle ai difensori perimetrali di Williams. I risultati in stagione non sono stati sempre élite ma comunque molto buoni: i suoi avversari infatti hanno tirato al ferro con il 54% su 6 tentativi, per dire meglio di Davis in questa stagione.

La grande forza di Ayton è quella di avere mani e piedi veloci per la stazza che gli permettono di stare in campo anche in situazioni estreme, come in questa situazione dove deve marcare Giannis lanciato al ferro.

La versatilità mostrata sopra permette ad Ayton di difendere il pick-and-roll ai massimi livelli nella lega. Quando è coinvolto in questa situazione i punti per possesso concessi sono solo 0.85 (Per SS). Il numero 22 dei viola-arancio inoltre non ha problemi a switchare e tenere giocatori più piccoli permettendo cosi a coach Williams di poter scegliere tra un ampio ventaglio di opzioni come difendere.

Versatili ed attivi

Passando agli indicatori standard con cui si misura una difesa NBA, Phoenix ha avuto una stagione sicuramente sopra le aspettative e la media. Il Defensive Rating (110.4) li mette nella top ten della lega e questo è un fatto, ma più che i numeri di Suns mi hanno impressionato i movimenti coordinati in diverse situazioni:

Craig è leggermente in ritardo e Ayton si muove prima in drop e poi in avvicinamento quando Craig riesce a mettersi affianco a Payton, in questo modo Noel libero non è una grande preoccupazione perché gli angoli di passaggio sono coperti alla perfezione, e quando la casualità concede al centro dei Knicks due possibili punti facili l’attenzione di Paul dal lato debole fa la differenza: stoppata e quasi recupero.

Alba o Tramonto?

Tornando al punto precedente, cosa significa il DerRtg totalizzato durante la stagione? Occorre fare una considerazione su un aspetto che, guardando gli ultimi match dei Suns, sembra abbastanza chiaro: a Phoenix qualcosa è cambiato in difesa. Nelle ultime 15 partite i numeri brillanti citati prima diventano i seguenti:

StatisticValueRank
Opponent Three Point Percentage38.1%23
Opponent Points off Turnovers12.91
Opponent Assists25.920
Opponent Points114.321
I quattro numeri di prima sono diventati decisamente meno interessanti nelle ultime 15 partite.

La stagione dei Suns è sicuramente stata grandiosa ed il lavoro difensivo preparato da Williams è encomiabile, ma nelle ultime 15 gare della RS i numeri mostrano un grosso calo d’attenzione, con un DefRtg salito a 117.1 (addirittura 26esimo della lega). La domanda allora sorge spontanea: quale difesa dei Suns troveranno i Lakers?

🏀 The Frontline Dilemma

by Simone Stefanini

Niente di nuovo sotto il sole. E niente di nuovo nei dilemmi di coach Frank Vogel nel preparare la serie con i Soli dell’Arizona. La più grande lacuna del roster gialloviola rimane la posizione di 5, e la serie contro Phoenix solleva grandi questioni a riguardo. È pur vero che, in quanto a reparto lunghi, i Suns sono probabilmente il miglior accoppiamento per i Lakers. Perlomeno in questo primo turno sono stati evitati i Gobert e gli Jokic del caso.

I grattacapi a Vogel e al suo staff li darà DeAndre Ayton. Il centro di Phoenix è reduce da una buona stagione, nella quale ha consolidato il proprio ruolo di perno difensivo per la squadra di Williams. Ed è proprio intorno al ferro che l’ex prima scelta assoluta rende al meglio in entrambe le metà campo. Ayton è infatti un buon rim protector e stoppatore (1.2 stoppate di media, 15esimo nella Lega), oltre che un rimbalzista di assoluto livello (10.5, undicesimo in NBA).

Offensivamente invece (e qui non può che esserci lo zampino di Chris Paul) è passato da un eFG% di 54,8 a 62,9, ottavo in NBA. Il 76% delle sue conclusioni è arrivato dal pitturato, e questo è frutto non solo dei pick-and-roll con CP3, ma anche del fatto che Ayton è ancora un lungo vecchio stampo, che agisce principalmente intorno al ferro.

Il bahamense è sicuramente un giocatore in crescita, che in difesa gode di una buona mobilità sia in aiuto che nello switchare sui pick-and-roll. Le sue caratteristiche e i suoi numeri ricalcano molto quelli di Gobert, anche se stiamo parlando di un giocatore di livello inferiore.

Di conseguenza, Ayton andrà allontanato il più possibile dal ferro, quantomeno in difesa. Per farlo, bisognerà aprire il campo, e in questo caso l’opzione migliore è ovviamente quella di schierare Anthony Davis da 5. Sappiamo bene che AD preferisce giocare da 4 per avere compiti difensivi meno onerosi dal punto di vista fisico ma, almeno nei finali di partita, sarà costretto ad adattarsi.

Il matchup Davis-Ayton risulterà sicuramente interessante, ma con un AD sano lo squilibrio di talento è fin troppo evidente. Proprio AD rischia di essere il giocatore più enigmatico da marcare per Phoenix. Se i (potenziali) LeBron-stopper non mancano, i Suns non hanno a roster un giocatore che possa accoppiarsi a dovere con Davis. Ad Ayton manca probabilmente un po’ di mobilità, mentre a Šarić e Kaminsky manca la fisicità necessaria per riuscire a contenerlo.

La possibile rotazione dei centri di L.A.

Quanto agli altri lunghi gialloviola, il loro utilizzo sarà verosimilmente abbastanza alternato. È presumibile che Andre Drummond possa partire dal quintetto, ed è altrettanto facile pensare che potrebbe rimanere in campo ogni qualvolta Vogel vorrà dare una dimensione più fisica al gioco dei Lakers. L’ex Cavaliers è perfetto per mettere in difficoltà Ayton sul piano fisico, ma è meno adatto allo sviluppo del gioco offensivo dei Lakers.

Marc Gasol, grazie alla sua pericolosità dall’arco, potrebbe tornare utile per allontanare Ayton dall’area. Inoltre, pur in costante ed inevitabile calo fisico, lo spagnolo rimane un giocatore dall’intelligenza sopraffina e con Chris Paul in campo questo aspetto non va sottovalutato.

Il vero dilemma è Montrezl Harrell. Per caratteristiche, l’ex Clippers c’entra poco con questa serie, ma la sua energia e la sua vitalità offensiva possono comunque risultare utili per caricare di falli Ayton. Verosimilmente, però, Harrell condividerà poco il campo con il centro avversario. Questo perché le rotazioni dei Suns prevedono che Ayton e Paul siano in campo quasi sempre insieme, e Harrell non è difensivamente sostenibile con CP3 a guidare le danze dall’altra parte.

Per questo motivo è probabile che Harrell si ritrovi spesso accoppiato con uno tra Šarić e Kaminsky. Trez avrà quindi l’opportunità di diventare un fattore offensivo nello scontro tra second unit. L’ex Sixth Man Of The Year avrà un’importante occasione per rilanciare una stagione decisamente sottotono.

Un buon accoppiamento

Concludendo, è perciò possibile prevedere che Davis verrà schierato da 5 nei finali di partita, mentre Gasol e Drummond si divideranno il resto dei minuti del quintetto. Ad Harrell toccherà probabilmente un ruolo di secondo piano, ma non per questo meno importante.

Come detto in precedenza, quella con i Suns sarà una serie per molti aspetti enigmatica, ma quantomeno sui lunghi a L.A. si può tirare un sospiro di sollievo. Phoenix potrebbe essere l’avversaria adatta per iniziare a capire come far girare i big men gialloviola. In attesa di Jokic e Gobert, Vogel ha un’ottima opportunità per sperimentare e mixare il reparto più problematico. Sprecarla, sarebbe un vero peccato.

⚔️ La battaglia sul perimetro

by Luca Novo

La coppia di esterni composta da Chris Paul e Devin Booker rappresenta il punto di forza dei Phoenix Suns, non a caso i top scorer e assist-man della franchigia dell’Arizona sono le due guardie titolari.

La regia di CP3 e la creatività di Book rendono la squadra di Monty Williams il perfetto attacco da playoff: i Suns sono primi nella Lega per rapporto tra assist/palle perse (2.15 a partita) e per percentuale di tiro dal mid range (49.1% rispetto al 42.4% medio della Lega), il tutto giocando ad un ritmo piuttosto lento (24esimo PACE).

Dennis Schröder, Alex Caruso e Kentavious Caldwell-Pope sono chiamati ad una serie ad altissimo livello in difesa, in particolare nella difesa point of attack viste le abilità in uno contro uno dei due All-Star. Senza dubbio i tre Lakers dovranno soffrire per contenere i diretti avversari, ma allo stesso tempo hanno armi per far male e testare le debolezze dei Suns nella propria metà campo, ognuno secondo le proprie abilità tecniche.

Dennis Schröder

Un punto debole della difesa di Phoenix è la protezione del ferro, secondo Cleaning The Glass sono 24esimi in NBA con il 65.5% concesso agli avversari. Schröder, dopo il difficile play-in, avrà il compito di attaccare la difesa dei Suns in penetrazione. In stagione è il Laker che tenta più entrate a canestro a partita (13.3), da cui ricava 7.1 punti e 1.3 assist.

Chris Paul è tuttora un ottimo difensore uno-contro-uno, ma coach Williams opta spesso per una difesa che cambia su tutti i blocchi. Il tedesco dovrà allora essere bravo ad attaccare gli esterni che non hanno il passo per contenerlo come Booker o Johnson, e soprattutto potrà cercare di forzare un cambio contro DeAndre Ayton.

Il lungo di Arizona è uno dei migliori big man sul perimetro, ma allontanarlo dall’area e cercare di caricarlo di falli potrebbe essere un fattore fondamentale in quanto è l’unico reale rim protector a roster a disposizione per Williams.

Denni Schroder ha la rapidità per attaccare la difesa dei Suns in velocità e in particolare DeAndre Ayton.

Kentavious Caldwell-Pope

Kenny è giocatore che esprime il meglio di sé in contropiede e al tiro da tre punti dagli angoli, qualità che possono risultare particolarmente utili nella serie. CP3 e compagni sono molto efficaci nella metà campo offensiva, ma quando non producono si espongono alla transizione avversaria. Phoenix è infatti la peggior squadra della Lega per punti subiti in transizione per 100 possessi (134.5) ed è la peggiore sia in seguito a palla persa che rimbalzo difensivo.

Per i ragazzi di Vogel correre sarà imperativo categorico e in questo contesto Pope sarà fondamentale sia per la sua abilità nel condurre il contropiede che per le sue capacità come tiratore sugli scarichi. In stagione per lui 1.2 punti per possesso in transizione, 68%ile e migliore tra gli esterni gialloviola.

KCP dovrà essere bravo nell’attacco a metà campo a sfruttare le attenzioni e i raddoppi attirati da James e Davis e farsi trovare pronto per colpire dagli angoli. Pope in stagione ha tirato le corner three con un ottimo 42% ed i Suns sono la 24esima difesa per percentuale concessa agli avversari in tale situazione (41.8%).

I Suns decidono di raddoppiare Davis, AD è bravo a leggere la difesa e KCP sfrutta il blocco di Drummond su Paul per segnare dall’angolo.

Alex Caruso

The Goat Caruso, infine, è il coltellino svizzero che LeBron James utilizza a proprio piacimento per manipolare le difese avversarie, in particolar modo nei quintetti che prevedono un unico lungo di ruolo.

I Phoenix Suns sono, secondo Synergy, la 25esima difesa NBA in situazioni di isolamento. Il numero 23 gialloviola sicuramente cercherà di sfruttare tale debolezza e l’abilità di Alex Caruso come bloccante sarà utilizzata per ricercare l’accoppiamento più vantaggioso da attaccare.

In questo contesto AC sarà fondamentale con il suo gioco off the ball: oltre ad aprire spazi per James e Davis può essere pericoloso sia come tagliante che come rimbalzista offensivo.

Lebron James cerca di forzare il cambio su Steph Curry. Nell’azione Caruso è bravo a muoversi senza palla e il Re ne approfitta per servirlo al ferro per due punti facili.

Come KCP inoltre dovrà far pagare i raddoppi chiamati dalle due stelle. Il 42.7% da tre punti in stagione in situazioni di catch and shoot può rivelarsi un’ottima arma per i lacustri.

Con LeBron James non ancora al 100% della forma fisica, il contributo dei tre esterni angeleni dovrà essere sostanzioso in entrambe le metà campo per avere buone possibilità di prevalere sui Phoenix Suns e avanzare al secondo turno di Playoff.

🔥 The Most Hated Team

by Giovanni Rossi

Se oggi chiedessimo ai tifosi Lakers e Suns quale sia la rivalità che sentono maggiormente, i primi risponderebbero Boston, San Antonio e probabilmente Portland. I secondi, verosimilmente, incoronerebbero gli Spurs. Eppure, quella del 2021 sarà la tredicesima volta che californiani e arizonési si affronteranno ai playoff, la terza serie più giocata nella storia della NBA, la prima ad Ovest.

Le strade delle due squadre s’incrociano fin dall’approdo della franchigia della Valley of the Sun, che nell’expansion draft del 1968 portarono via Gail Goodrich agli angeleni. Con Jerry Colangelo in panchina e Dick Van Arsdale, Hawkins, Silas e Goodrich in campo, Phoenix raggiunge la post season già nel secondo anno di vita. Le allora Western Division Semifinals propongono l’ardua sfida contro la corazzata gialloviola guidata da Baylor, Chamberlain e West.

Trascinati da Connie Hawkins i Suns sbancano il Forum in Gara 2 e ribaltano il fattore campo. In Arizona The Hawk e Paul Silas tiene botta contro The Big Dipper e i Lakers si trovano sotto 1-3. Con le spalle al muro arriva la reazione dei fenomeni a disposizione di coach Joe Mullaney. Gara 5 e Gara 6 vengono decise dalle prodezze di Jerry West, mentre nella decisiva Gara 7 Wilt Chamberlain ed Elgin Baylor sono dominanti.

I Lakers poi sono sconfitti in sette gare da New York e devono attendere il 1972 per conquistare il primo anello in California; i Suns tornano ai playoff nel 1976, quando vengono battuti da Boston nell’atto conclusivo della stagione.

Il dominio Magic, il riscatto di K.J.

Nel periodo dello Showtime, anno dopo anno la corazzata di Jerry West infrange i sogni delle sfidanti che provano ad interrompere la sua corsa. Uno dei prezzi più salati viene pagato proprio dalla Phoenix del brillante John MacLeod. Nel 1980 Kareem Abdul-Jabbar – perso dai Suns a favore dei Bucks tramite il lancio della moneta – è un rebus irrisolvibile per Adams e compagni. Due anni dopo, contro Jamaal Wilkes e Magic (tripla doppia di media), uno stoico Dennis Johnson non riesce ad evitare un netto sweep. Nel 1984 i Cinderella Suns di Larry Nance raggiungono a sorpresa le Western Conference Finals e cedono sotto i colpi di James Worthy solo in Gara 6.

Durante il massimo splendore dell’era Magic Johnson, i Lakers affrontano altre due volte i Suns (1985 e 1989), alle prese con un importante ricambio generazionale. Né The Enforcer Maurice Lucas né i giovani di belle speranze guidati da Tom Chambers riescono ad evitare lo sweep. In dieci anni cinque serie disputate per altrettanti successi gialloviola (19-3 il bilancio), che in tre occasioni conquistano anche l’anello.

La fine degli anni Ottanta è segnata dalla rivalità tra Los Angeles e Detroit. Dopo aver conquistato un anello a testa, nel 1990 l’NBA tutta aspetta la bella tra Lakers e Pistons. Gli angeleni vincono 63 gare in regular season, garantendosi il fattore campo per tutta la post season. Ma a sparigliare le carte ci pensano i Suns di Westphal, passato dal parquet alla panca. che trascinati da Kevin Johnson e Chambers sorprendono L.A.; dopo aver conquistato il fattore campo in Gara 1 non ripetono l’errore commesso venti anni prima e resistono in Arizona per chiudere ancora on the road. Ai Lakers non bastano i 43 punti messi a segno da Magic in entrambe le ultime gare della serie, mentre Phoenix perde in sei gare contro Portland nelle WCF.

Il crepuscolo dei Lakers coincide con il sorgere dei migliori Suns della storia della franchigia. Dopo la finale persa con Chicago, i californiani subiscono lo shock del prematuro ritiro di Magic. Con un mix di veterani e giovani gli angeleni conquistano due volte l’ottavo seed, la seconda con un record perdente. Nel 1992/93 Phoenix vince 62 gare e si candida a sfidante numero uno dei Bulls bi-campioni. Forti del primo sweep inflitto ai rivali in RS – grazie anche ad un buzzer beater da metà campo di Dan Majerle – la squadra dell’Arizona è intenzionata a fare un solo boccone degli avversari.

I gialloviola sono di altro avviso e passano due volte all’America West Arena trascinati dai canestri di Sedale Threatt e le magie del giovane Vlade Divac. Se il cuore non manca ai Lakers, difettano le risorse umane per contrastare Charles Barkley che pareggia la serie. Nella decisiva Gara 5 tocca a Big Game Worthy – all’ultima gara ai PO della carriera – salire in cattedra. Sospinta dalla classe del malconcio veterano, L.A. raggiunge anche la doppia cifra di vantaggio ma nel finale Byron Scott fallisce il game-winner. I Suns passano in overtime e si lanciano verso le Finals, dove Michael Jordan completa il primo three-peat.

The Kobe Era

Da una trilogia di anelli all’altra. Nel corso del trionfale triennio 2000/02 Los Angeles duella con successo contro Portland (tre volte), Sacramento (tre) e San Antonio (due). Unica intrusa, appunto, Phoenix abile nel 2000 a ribaltare il pronostico al primo turno contro gli Spurs campioni uscenti. Ma contro Shaquille O’Neal non c’è storia e i Lakers chiudono con una gentleman’s sweep, grazie anche al primo game-winner della carriera di Bryant in Gara 2.

Nell’NBA le dinamiche cambiano in fretta e così accade anche alle due franchigie. Il 14 Giugno 2004 Shaq viene ceduto a Miami, mentre Steve Nash lascia il Texas per tornare in Arizona. Dopo una stagione deludente, i Lakers tornano ai playoff trascinati dalle clamorose prestazioni di Kobe Bryant. La rivalità sopita riprende vigore. Nel primo turno dei playoff 2006, The Black Mamba scrive una delle pagine più belle della sua storia con il doppio buzzer-beater in Gara 4. I Suns reagiscono e dopo essersi salvati con la tripla di Tim Thomas in Gara 6, chiudono il conto in Arizona. La serie del 2007 è lontana parente di quella dell’anno precedente, troppo soli Bryant e Lamar Odom per impensierire Nash e Amar’e Stoudemire, che si impongono in cinque partite.

La dodicesima sfida in post season tra Lakers e Suns arriva nelle Western Conference Finals del 2010. L.A. insegue la terza finale consecutiva, mentre per Phoenix è il canto del cigno dell’epopea Nash. La serie si decide in Gara 5, quando l’allora Ron Artest realizza il buzzer-beater dopo l’errore di Bryant. Il riscatto arriva nella partita successiva, dove Kobe cala i titoli di coda con una serie di canestri incredibili.

Non c’è possibilità di fraintendimento: li odio. Sì, loro mi hanno fermato due volte lungo la strada per raggiungere il titolo.

Dannazione, certo che li odio! Raja Bell, Steve Nash e tutti gli altri. Li odio. Ma allo stesso tempo li amo, perché sono riusciti sempre a tirar fuori da me e dai miei compagni il meglio per provare a batterli. È una relazione di amore-odio.

Quella con i Suns è stata una vera rivalità per me. Con Sacramento non credo lo sia stata realmente, perché li abbiamo battuti ogni volta.

Kobe Bryant nel 2016

📅 Game Day

Gara 1 è in programma Domenica 23 Maggio alle 21:30.

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