Hope this is what you wanted.
Hope this is what you had in mind.

Da leggere ascoltando Ticks & Leeches (2001) dei Tool.

Dopo il successo dei Phoenix Suns in Gara 1, i Los Angeles Lakers hanno pareggiato in Gara 2. Nel primo atto della serie in California, i gialloviola si sono portati sul 2-1 dominando la sfida nel secondo tempo. In Gara 4, la franchigia dell’Arizona ha ristabilito l’equilibrio, capitalizzando l’uscita per infortunio di Anthony Davis. Al ritorno nel Copper State, Booker e compagni hanno inflitto un sonoro blowout ai Campioni NBA, spingendoli sull’orlo del baratro.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports™ (SS), Cleaning The Glass (CTG), NBA Advanced Stats (NBA) e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

⚔️ The Siege

by Filippo Pugnalini

LeBron James e i Los Angeles Lakers sono arrivati ai playoff con il seed numero 7: nessuno mai nella storia è riuscito a vincere il titolo partendo cosi in basso. Inoltre, nessuna compagine del 23 nativo di Akron aveva mai iniziato una run nella post season con un seed inferiore al quarto (Cavaliers 2017/18).

Considerazioni che, due settimane fa, facevano sorridere i tifosi gialloviola, pronti a gustarsi una cavalcata che in qualche modo poteva avere il sapore di qualcosa di storico. Ma come in un brutto sogno il risveglio è stato traumatico: per la prima volta nella sua carriera James si trova sotto 2-3 al primo turno e senza Anthony Davis disponibile i Campioni NBA si trovano con le spalle al muro. Tra l’altro, il concetto di “muro” sarà frequente in quest’analisi.

Ma partiamo da prima che la palla a due venisse alzata. Con 151 minuti di LeBron sul parquet, i Lakers avevano un ottimo +37 di Plus/Minus. Dato che impressiona a leggerlo cosi, ma che fa ancora più paura quando lo associamo al corrispettivo con lui fuori dal parquet; infatti nei 41 minuti senza il Re gli angeleni hanno totalizzato un pessimo -33. Quanto si fa sentire l’assenza di Davis in tutto ciò? I numeri con i due in campo sono ottimi, perché hanno permesso ai Lakers di realizzare +21 punti rispetto agli avversari. Con il solo James in campo il dato scende a +16, mentre il dato più interessante e che probabilmente spiazzerà i più è quello senza LeBron e con AD in campo, frangente in cui i quintetti schierati da Vogel hanno un bel -30, questo su 37 minuti giocati, non proprio spicci.

La sfida che si presentava ai nastri di partenza di questo pivotal game era capire come sopravvivere agli 8/9 minuti senza LBJ sul campo… Fuochino, ma anche no. Sfortunatamente per i Lakers i problemi sono stati altrove, e non dipendenti dalla presenza o meno in campo del quattro volte MVP.

♚ Scacco al Re

by Giovanni Rossi

Le grandi sfide ai playoff sono spesso caratterizzate dalle grandi prestazioni individuali dei protagonisti sul campo, ma spesso e volentieri risultano decisivi gli aggiustamenti dei coaching staff. Non poteva essere altrimenti in una serie equilibrata come quella tra Suns e Lakers. Sia Vogel che Williams hanno preso le dovute contromisure, quando possibile, sulla base dell’evoluzione delle gare.

Le mosse di Williams

L’infortunio di Davis, oltre a privare i californiani della lineup con la frontcourt LBJ-AD, ha consentito a coach Monty Williams di poter scalare gli assegnamenti difensivi. Jae Crowder è passato da The Brow a James, mentre Mikal Bridges si è messo sulle tracce di Dennis Schröder.

Con tali accoppiamenti, Phoenix ha potuto contare sulla stazza di Crowder per contenere le scorribande di LeBron, mentre Bridges ha spento il tedesco compensando la minore velocità con le lunghe leve. Risultato? Nelle ultime due gare, Dennis ha messo a referto appena 3 punti con 1/15 dal campo nei 46 minuti con il prodotto di Villanova in campo.

La stoppata inflitta da Bridges a Schröder è stata il punto esclamativo di una prestazione difensiva super.

Con questo Dennis The Menace – il primo nella storia californiana dei Lakers a chiudere senza punti una gara di playoff con almeno otto conclusioni tentante – le ambizioni di vittoria degli angeleni sono crollate vertiginosamente. Il tedesco ha patito la mobilità laterale di Bridges, che gli ha impedito di arrivare al ferro o di attaccare lungo la linea di fondo.

Il muro dei Suns

Per fermare lo spauracchio LeBron James, una volta disarmata l’unica alternativa credibile dei Lakers, Williams ha scelto un gameplan tanto semplice quanto efficace: raddoppiare / triplicare James e lasciare agli altri angeleni il compito di produrre in attacco.

Per fare ciò, i Suns hanno eretto un vero e proprio muro all’interno della restricted area, lasciando tanto spazio ai tiratori californiani. Dopo un illusorio inizio (assist per la tripla di Morris, layup e canestro da tre) LeBron non è più riuscito a scardinare la muraglia dei Suns.

La difesa di Phoenix è arroccata sulle proprie posizioni e costringe James a tentare improbabili sortite nel pitturato presidiato da tre o quattro giocatori ariżonési.

In attacco i primi 24 minuti di gioco sono stati probabilmente i peggiori dell’era James & Davis e la clip soprastante ne è la perfetta sintesi. Sterili pick-and-roll dove Andre Drummond agevola la difesa anziché rollare alla ricerca di un lob; drive-and-kick senza dinamicità chiusi da imprecisi tiri in spot up (ci torneremo) oppure disperati drive a canestro controllati agevolmente dal totem Deandre Ayton. Male, anzi, malissimo.

O Shooter, Where Art Thou?

Con James ben contenuto e Schröder inerme, le residue speranze di restare in partita si poggiano sulle capacità balistiche della batteria di tiratori californiani. Ma Gara 5 non è il capolavoro – per chi scrive – dei fratelli Coen e il copione non prevede il lieto fine per i galeotti lacustri. Del resto, il rendimento della batteria di tiratori a disposizione di LeBron è piuttosto eloquente. E disarmante.

Player3PA (RS)3P% (RS)3PA (PO)3P% (PO)
LeBron James6.336.5%7.639.5%
Kyle Kuzma5.636.1%4.219.0%
Kentavious Caldwell-Pope4.441.0%3.37.7%
Dennis Schröder3.533.5%4.030.0%
Wesley Matthews3.433.5%3.826.3%
Anthony Davis2.826.0%2.818.2%
Alex Caruso2.440.1%3.429.4%
Marc Gasol2.341.0%2.863.6%
Tiri da tre tentati e percentuale di conversione in Regular Season e ai Playoff.

In una sempre più make-or-miss league, un rendimento dalla lunga distanza come quello dei Lakers è inammissibile. Durante la regular season il 36.3% delle conclusioni tentate è arrivato da oltre l’arco, con una percentuale di realizzazione del 35.5% valido per il 22esimo posto nella NBA. Tra le squadre qualificate ai playoff, solo gli Wizards hanno fatto peggio. Nella serie contro i Phoenix nonostante l’incremento di tentativi (39.8%) il rendimento è crollato al 30.2%, davanti alla sola Washington. In soldoni quanto pesa questa differenza? Quasi 5.5 punti ogni 100 possessi.

La disarmante facilità con cui I Lakers hanno sbagliato 22 delle 33 conclusioni classificate come “Open” e “Wide Open”.

Il pessimo rendimento si ripercuote non solo sulla conclusione in quanto tale, ma su tutta l’esecuzione offensiva lacustre. Come accaduto sovente nelle gare precedenti – con il «I want you shoot» di LeBron a Kentavious Caldwell-Pope – i Lakers hanno passato tante buone conclusioni, sembrando sfiduciati piuttosto che intenzionati a ricercare l’extra pass.

KCP si libera nell’angolo dopo un blocco di Drummond, ma non tira. Dopo uno delle poche penetrazioni riuscite, Schröder in uscita dall’area potrebbe tentare ma appoggia a KCP prima di servire Morris in post; i Lakers sono così remissivi che Booker può disinteressarsi di Kuzma, che riceve nell’angolo ed ovviamente non tira.

Con Phoenix già propensa a lasciargli tanto spazio, l’atteggiamento passivo dei tiratori angeleni ha consentito ai Suns di riempire ulteriormente l’area. Emblematici diversi possessi in cui Booker non accenna neppure il closeout contro Schröder o Kyle Kuzma.

La conformazione dei quintetti dei Lakers è differente da quella della seconda Cleveland di James (tre tiratori più un rim runner) e questo determina la quasi impossibilità nell’attaccare il pitturato. Con tanta riluttanza nel concludere, anche la presenza di un lungo con range come Marc Gasol è praticamente inutile.

Indubbiamente le sorti dei Campioni NBA sono legate a doppio filo alla salute delle due superstar, ma questa serie ha dimostrato come e quanto il supporting cast sia fondamentale per competere fino in fondo. Yogi Berra diceva «Non è finita finché non è finita.», ma la sensazione che le cartucce invocate da LeBron nel post Gara 5 siano poche, e a salve.

🏀 Series Coverage

Suns vs Lakers, la preview di LakeShow Italia

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