Here we go. Nella notte tra martedì e mercoledì i Los Angeles Lakers inizieranno una delle stagioni più attese degli ultimi anni. Ad attenderli ci saranno i Golden State Warriors di Steph Curry e Draymond Green.

La redazione di LakeShow Italia ha deciso di presentare la prossima annata rispondendo a dieci domande sui principali temi che caratterizzeranno la stagione di LeBron James e compagni.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports™ (SS), Cleaning The Glass (CTG), NBA Advanced Stats (NBA) e Basketball Reference (BR). Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.

1️ La stagione dei Lakers passerà inevitabilmente dal rendimento di James, Westbrook e Davis. Come valutate il fit tra le tre super star? E cosa dovrà fare Vogel per massimizzare al meglio il loro talento?

Giuseppe Critelli aka Stuani: Quando la sera del 29 luglio mi è arrivata la notifica di Shams che annunciava la trade Westbrook non posso dire di aver accolto la notizia con entusiasmo. Non mi sembrava esattamente l’idea del secolo quella di sacrificare tutti gli asset a disposizione per mettere insieme LeBron James e un giocatore con il 30% da tre in carriera, restio a rendersi utile lontano dalla palla e disinteressato alla metà campo difensiva.

Con il passare del tempo, però, ho iniziato ad allontanare le energie negative concentrandomi sulle potenzialità dell’esperimento. Credo che raramente abbiamo visto in una squadra NBA un trio così esplosivo e capace di imporre il proprio dominio fisico sui pari ruolo. Per farlo funzionare, però, occorreranno tanti sacrifici da parte di ciascuno di loro. Le parole dette e non dette fin qui vanno in questa direzione. Ma è tutt’altro che scontato che il campo dia le stesse risposte.

Nello Fiengo: Same here mate! L’idea di un trio composto da AD, LBJ e Westbrook non mi ha esaltato inizialmente e non lo fa ora. Come te però ho cercato di cambiare “lenti” e guardare al lato positivo. Se difensivamente non sono ancora riuscito a mandar giù l’idea di vedere West perdersi l’uomo in continuazione in difesa, il pensiero di una squadra che vada sempre e comunque in contropiede mi intriga e non poco. LeBron è “choosy” in termini di transizione: non va sempre e comunque per quella primaria e predilige attaccare nei primi secondi per concludere.

Russ invece parte a cannone sempre e comunque e tende a coinvolgere di più i compagni che corrono sulle linee. Insomma, West a condurre, LeBron a riempire la linea e Davis a fare da rim runner si lascia guardare. Per non perdere di vista la realtà però devo – fa parte del mio personaggio – far notare che per andare in contropiede si deve prima recuperare il pallone, possibilmente non dal fondo della retina.

Luca Novo: La maggior parte dei dubbi che ho letto e sentito a proposito del fit riguarda l’attacco a metà campo. Come dice Nello la transizione gialloviola può davvero far sognare noi tifosi, ma ben oltre la metà dei possessi di una gara si svolge a difesa schierata e la domanda “cosa fa Westbrook quando LeBron ha il pallone” è perlomeno legittima.

A mio avviso la chiave è la volontà e la capacità dei Big Three di uscire dalla propria comfort zone: se Davis accetta di giocare una buona quantità di minuti da 5 e attacca il canestro con e soprattutto senza palla, se Westbrook si muove dopo ogni passaggio e accetta di agire da bloccante alla Caruso, se LeBron gioca più possessi off the ball sia come screener che come tagliante dal lato debole, allora ritengo che anche il gioco a metà campo possa essere efficace e in grado di massimizzare il talento delle stelle.

LeBron dal gomito e Westbrook come tagliante: musica per le orecchie di Vogel.

Giuseppe: Proprio in questi giorni Zach Lowe faceva notare come il career high di Westbrook per numero di blocchi portati in un’intera stagione sia solo 68. Se questa cifra non cresce in maniera esponenziale i Lakers sono destinati a fare parecchio fatica. Penso però che Russ sia arrivato in una fase della carriera in cui sa che l’unico orpello che manca ad una carriera da Hall of Fame sia il Larry O’Brien Trophy. E vincerlo nella sua Los Angeles, magari in finale contro Kevin Durant, ripagherebbe qualsiasi sacrificio.

Leggi anche:


2️ L’anno prossimo James disputerà la stagione numero diciannove della sua carriera. Pensate che vedremo il solito LeBron che controlla la maggior parte dei possessi offensivi?

Filippo Pugnalini: Stagione diciannove, pochi altri giocatori hanno raggiunto questo numero con quel chilometraggio e LeBron sa che quest’anno il titolo di MVP non è l’obiettivo principale della regular season. Questo, secondo me, è il tema focale della stagione di James, non puntando all’MVP potrebbe saltare alcune gare e costeggiare diversi possessi offensivi lasciando così il proscenio a Westbrook e al monociglio più famoso d’America.

Inoltre, come diceva Luca nella risposta precedente, se quei tre vorranno essere tutti e tre efficienti dovranno rinunciare a qualcosa spartendosi anche le responsabilità offensive.

Michele Serra: Credo che LBJ sia più che propenso a lasciare spazio a Russ e AD, soprattutto al primo, quando c’è da condurre un’azione e creare un attacco. Westbrook deve essere quello che doveva essere Dennis Schröder l’anno scorso, ovviamente sotto steroidi. Come diceva Filippo, James ha un kilometraggio infinito, e a maggior ragione con un roster dall’età media così avanzata, c’è bisogno che tutti dosino le energie in stagione regolare, dividendo minuti e responsabilità. Potrà volerci del tempo, comunque, ma credo che questo l’abbiamo tutti messo in conto.

Luca: Nessun giocatore sa gestire le proprie energie all’interno di una partita come LeBron James e senza dubbio la presenza di Westbrook faciliterà il Prescelto nell’intento. Non mi stupirei dovesse ritoccare al ribasso il career low in termini di minuti a partita e ridurre lievemente lo usage.

Al contrario credo LeBron continuerà ad evitare il load management. In passato ha più volte dichiarato quanto sia importante il rispetto per i tifosi che hanno un’unica possibilità di vederlo dal vivo nella vita. Non credo voglia venir meno a questa sorta di patto con il gioco, oltre per una questione di orgoglio personale anche per il voler giocare il più possibile con i nuovi compagni dopo la rivoluzione estiva del roster. E penso la sua sopracitata capacità di amministrare il proprio motore gli permetterà di riuscire nell’intento.

Alberto Marzola: Pochissimi giocatori hanno calcato il parquet per un tempo superiore a quello di LeBron e non tutti l’hanno fatto con la stessa fisicità che ha contraddistinto la sua carriera. Ogni offseason ci si chiede come si presenterà il Re ai nastri di partenza: avrà cambiato preparazione, il tempo raggiungerà anche lui?

In un episodio de The Lowe Post Dave McMenamin faceva notare come James abbia voluto sottolineare di non essere dimagrito (come mostravano le foto), ma di aver aggiunto massa muscolare magra. Indice che il nativo di Akron non vuol sentir parlare di load managament.

Nelle ultime stagioni il quattro volte MVP ha affinato l’arte di saper attaccare la partita, almeno in regular season, aumentando i giri del motore quando è necessario per scavare un solco nel punteggio. Perciò ritengo che favorirà l’inserimento di Westbrook lasciando al prodotto di UCLA i “suoi” possessi e diminuendo di qualche punto il suo usage, come detto da Luca.

Luigi Pergamo: Quando parliamo di James bisogna mettere in conto tanto il suo impatto sul campo quanto il suo chilometraggio. Premetto questo in quanto in nessuna delle stagioni vissute con i colori gialloviola si è visto un calo significativo di prestazioni, né tanto meno l’impatto sulla squadra ha avuto grandi variazioni; tendenzialmente se non c’è o sta in panchina te ne accorgi. Tradotto ulteriormente: continua ad essere importante per i Lakers sempre allo stesso modo e con la stessa intensità. La chiave per continuare a mantenere questo status quo è: stare bene. È essenziale che LeBron abbia modo di risparmiare le forze sul breve (partita) e sul lungo (stagione), potendo contare i Lakers di un roster sì vecchio, ma profondo e con tante alternative.

In questo senso l’aggiunta di Westbrook, tralasciando il fit, risulta particolarmente interessante. Russ è un animale da regular season e notoriamente monopolizza palloni e possessi, d’altra parte è anche vero che con James Harden, al cui confronto ‘Bron è un accentratore dilettante, statisticamente è andato tutt’altro che male. Tutto questo per dire cosa? Che quando il Re rifiata, di certo i Lakers avranno comunque un general floor sul parquet. Senza il rischio che, in eventuale contumacia, la partita singola o il record stagionale sia a rischio. Cosa che sovente ha generato forzature sanguinose, come averlo in campo, benché a mezzo servizio, per necessità.

Leggi anche:


3️ Se escludiamo il trio chi sarà il giocatore più importante dei Lakers?

Nello: THT è sicuramente il giocatore che deve fare il salto di qualità. Al netto del trio e del fatto che AD dovrà giocare da 5 quando conta gli altri due slot di guardia e ala piccola, per dirlo da boomer, sono quelli “critici”.

Talen Horton-Tucker, per dimensione delle braccia e mobilità, può aiutare i Lakers sia come difensore POA che eventualmente per difendere ali alle quali non renderà troppi centrimetri al diretto avversario. Nella strutturazione attuale dei Lakers la versatilià e la consistenza difensiva persa dalla partenza di Caruso e KCP deve essere coperta qualche modo, e Talen e Bazemore sono i maggiori indiziati per questo compito.

L’ostacolo principale da superare per l’ex Iowa è quello di diventare un difensore efficace off-the-ball; troppe volte nelle scorse stagioni abbiamo visto distrazioni e rotazioni sbagliate che non sono accettabili quando sei considerato uno dei potenziali “closing 5”. Se THT vuole chiudere, e dovrebbe, molte partite deve studiare molto di piu’ gli avversari, capirne trend e sapere come si muovono in un contesto di squadra per anticipare ed essere pronto anche quando non è sul pallone.

Giuseppe: L’infortunio di Ariza rende ancora più urgente la crescita di Talen Horton-Hucker. Per questo voto lui come giocatore più importante dopo il magic trio, sperando possa tornare già nel mese di dicembre dall’operazione al pollice della mano destra. I Lakers, per ragioni a me ignote, hanno scelto ancora una volta di investire sul reparto guardie lasciando un po’ scoperto un ruolo fondamentale nella NBA moderna: quello del 3 difensivo. Talen Horton-Tucker nasce come point guard e nella passata stagione ha giocato solo il 9% dei suoi minuti come small forward. Quest’anno, però, per come è strutturato il roster gialloviola , verrà schierato spesso e volentieri da 3, soprattutto se Vogel confermerà la volontà di giocare con Davis da 5.

THT sarà chiamato allora ad un enorme salto di qualità. Come ha sottolineato Nello non gli mancano sicuramente i “tool” fisici per rendere la vita difficile difensivamente ai migliori esterni della lega. Sulla sua maturità tecnica e mentale per svolgere questo ruolo, però, nutro ancora molti dubbi.

Giovanni Rossi aka odino: Il sistema costruito da Vogel – dopo aver perso in sette mesi Bradley, Green, KCP, Caruso e Schröder – al momento non dispone di difensori credibili sul Point Of Attack. Poi è arrivata l’operazione alla caviglia di Ariza, che di fatto obbliga Kent Bazemore a portare sulle spalle il peso di unico 3-and-D del roster gialloviola.

Già dopo l’esordio in preseason contro i Nets, Vogel ha elogiato l’impegno dell’ala ex Warriors, ritenuto il miglior difensore tra gli esterni angeleni. Bazemore, facendo leva sulla sua versatilità, dovrà occuparsi degli esterni avversari più pericolosi, in particolare delle big wings nelle lineup in cui sarà schierato nella frontline con James e Davis. Per questo dovrà provare a contenere la ricerca della steal e l’esuberanza difensiva, onde evitare errori di posizionamento a difesa a schierata ed incorrere in problemi di falli.

In attacco giocoforza avrà meno il pallone in mano, per cui sarà a chiamato a confermare il career year nel tiro dalla lunga distanza (40.8% nell’ultima stagione) provando ad aumentare il volume (“solo” 2.7 le triple a partita tentate). Inoltre dovrà limitare le scorribande nel pitturato, che troppo spesso chiude con jumper a bassa percentuale se non palle perse. Per concludere, alle spalle dei Big Three, Kent Bazemore ha tutte le caratteristiche per candidarsi al ruolo di primo tra gli umani.

Simone Stefanini: Mi ricollego a quanto detto da Giovanni. Un ruolo chiave nei nuovi Lakers lo avrà Wayne Ellington. In un roster privo di solidi tiratori, il suo 38% in carriera da dietro l’arco sarà fondamentale per gli equilibri offensivi della squadra. Non è un caso che stiamo indicando i tiratori come elementi determinati per le buone sorti dell’annata. Ellington è reduce dalla seconda migliore stagione in carriera per quanto riguarda la media dalla lunga distanza, 42,2% su 6 tentativi a partita. Numeri che lo pongono al 18° posto per percentuale realizzativa, ma 5° se consideriamo coloro che hanno preso almeno 6 tiri a partita.

Avere un tiratore di questo tipo, soprattutto in situazioni spot-up, potrebbe rivelarsi un’arma tattica micidiale, considerando che le difese si preoccuperanno soprattutto di marcare (raddoppiare?) i Big 3. Garantire percentuali al tiro come quelle dell’anno passato, permetterebbe ai Lakers di impegnare un difensore avversario solo su Wayne, liberando in questo modo i possibili 1vs1 o giochi a due delle Star. Difensivamente poi, Ellington non è un mostro, ma è sicuramente competente lontano dalla palla. Il ruolo di SG dovrebbe essere suo in partenza, e se riuscirà a garantire l’apporto offensivo richiesto, i Lakers potrebbero avere quel giocatore “apriscatole” che a questo roster serve come il pane.

Alberto: Se il lato difensivo del campo è quello che più preoccupa l’intera redazione (me compreso) ed è stato precedentemente sviscerato, non è da sottovalutare l’apporto che i nuovi arrivati possono dare nel lato offensivo.
Simone ha introdotto l’argomento parlando del probabile utilizzo di Ellington e delle sue caratteristiche di tiratore “puro” che lo rendono un unicorno nel nostro roster. Io continuo su questo filone parlando della firma meno attesa della FA da parte di Pelinka, quella di Malik Monk.

Nelle prime uscire di preseason il prodotto di Kentucky si è ben comportato e penso che Vogel lo voglia utilizzare come fatto da Borrego a Charlotte nella scorsa stagione, che gli aveva cucito addosso un ruolo perfetto, ovvero quello di “microwave”.

Non mi stupirei se alcune partite fossero decise da un solco prodotto a cavallo tra terzo e quarto periodo proprio da Malik, che ha la capacità di segnare canestri in successione, creandosi conclusioni dal palleggio da dentro e fuori l’arco. Dovrà riuscire a ritagliarsi minuti in un parco guardie affollato (Rondo, penso a te) e rendere meno ondivaghe le percentuali, confermando il 40% da tre punti fatto registrare in maglia Hornets.

Da anni i Lakers non avevano un tiratore dal palleggio potenzialmente così prolifico come Malik Monk.

Luca: Come odino, ritengo che il Laker più importante dopo le tre stelle sia Kent Bazemore, proprio per l’impatto che può avere nella metà campo difensiva. Alla sua corretta analisi aggiungo un paio di dati: la scorsa stagione è stato 97%ile per palloni rubate e 90%ile per stoppate tra le ali. Numeri simili sono una costante della sua carriera e l’abilità nel generare stocks può essere benzina per alimentare l’attacco in transizione gialloviola.

Nella metà campo offensiva la passata stagione ha spesso svolto la funzione di bloccante per Steph Curry per forzare il cambio difensivo; tale skill può far comodo a LeBron, sempre alla ricerca del miglior accoppiamento per attaccare l’area avversaria.

Bazemore si candida a sostituire Caruso nel ruolo di bloccante per forzare i cambi contro James.

Michele: Probabilmente Ariza. È uno dei pochissimi giocatori con attitudine difensiva presenti nel roster. Nonostante l’età Trevor, prima a Portland e poi a Miami, ha fatto vedere di avere ancora delle cartucce da sparare. In aggiunta a ciò, è un veterano che, a mio modo di vedere, dovrà essere d’aiuto a Vogel nel gestire la difesa in campo.

Luigi: No brainer: DeAndre Jordan & Dwight Howard. Per un roster che ha perso tanto in termini di difesa sulla palla, avere il “portiere” sia nel primo che nel secondo quintetto é essenziale, dato che presumibilmente si inviteranno in mezzo al pitturato guardie ed ali avversarie con frequenza. Anche in attacco la loro importanza sarà essenziale: secondi possessi e punti facili, arrivati in serie “in the bubble”, sono mancati come l’aria lo scorso anno. Last but not least: quanto più i due di cui sopra riusciranno a dare un contributo, che sia per 8, 15, 22 minuti o quel che sarà, tanto più Anthony Davis riuscirà a giocare la sua pallacanestro.

Leggi anche:


4️ Con gli addii di Caruso, KCP, Schröder e Matthews i Lakers hanno perso tantissimo in termini di difesa sul point of attack. Come potrà ovviare Vogel al cambio di paradigma del roster? Detto in parole povere: i Lakers hanno abbastanza difesa per vincere il titolo?

odino: Come già detto in precedenza, indubbiamente il personale umano a disposizione nel backcourt non ha le skill difensive di coloro che li hanno preceduti. Secondo Rob Pelinka, non dobbiamo preoccuparci perché i Lakers potranno contare ancora sul Coach Vogel Effect; ed effettivamente il rendimento difensivo è stato sempre positivo nel biennio sotto la guida di Frank. Il coach gialloviola ha, naturalmente, confermato le rassicurazioni del suo GM puntando il focus sulla ritrovata rim protection e specificando che anche il sistema rende un atleta, se dedito alla causa, un buon difensore.

Forte delle 18 stagioni in giro per la Lega, Melo ne ha viste e omesse tante di difese, però è rimasto colpito dagli schemi di Vogel. Assegnazioni semplici, che richiedono lucidità e comprensione del gioco e dello spazio per preferire la difesa di squadra a quella meramente uno-contro-uno.

Tutto molto rassicurante, se non fosse che nel reparto esterni solo Bazemore (per risultati), THT (potenziale) e Nunn (istinto) paiono poter incidere davvero. Nessuna delle guardie è dotata della mobilità laterale e all’indietro di Bradley, KCP o Schröder e appare piuttosto utopico che una buona organizzazione possa neutralizzare limiti fisici. La mia bold prediction è che difficilmente il Defensive Rating dei Lakers resterà ai livelli del 2020 (106.1, quarto nella Lega) o del 2021 (106.8, primo assoluto). Con la viva speranza di essere smentito.

Simone: Sono d’accordo con Giovanni nel sostenere che difficilmente la difesa Lakers tornerà ai livelli delle due passate stagioni. È però altrettanto vero che Vogel, da questo punto di vista, è un vero specialista. Per questo motivo mi aspetto comunque una difesa sopra la media NBA, nonostante il materiale umano non sia più quello degli anni passati. In questo senso, l’iniziale assenza di Ariza sarà un duro colpo, dato che l’ex UCLA è un difensore già pronto, che non necessita di essere “costruito” come THT e Nunn.

La ritrovata rim protection gialloviola potrebbe non essere sufficiente, però, se gli esterni non riusciranno ad arginare gli attacchi avversari indirizzandoli verso il centro dell’area. Howard e Jordan non hanno infatti la mobilità e le letture necessarie per poter arginare un traffico troppo intenso in area piccola.

Come chiosa finale, ritornando agli esterni, credo che non si debba sottovalutare l’eventuale apporto che arriverà saltuariamente da Westbrook, che ovviamente sarà gravato da compiti offensivi abbastanza pesanti. Russ è un difensore energico sulla palla, e ha dichiarato fin da subito di voler dare un contributo anche difensivo, in quanto “Potrò sempre contare su quei ragazzi che mi copriranno le spalle. Potrò semplicemente fare il mio lavoro sulla palla e difendere al meglio delle mie capacità“. Poi si sa che tra il dire e il fare…

Nello: Risposta secca: no. Il tema meriterebbe un lungo approfondimento, ma per essere brevi ho due dubbi: l’incidenza dell’assenza di difesa POA sulla famigerata rim protection e la capacità di Vogel di adattare le sue idee ad un gruppo di giocatori che non è un gran fit per i suoi principi.

Abbiamo tutti negli occhi la difesa dei Lakers nella bolla e l’impatto di Howard, McGee e Davis. Sarebbe però un errore pensare che avendo due terzi di quella frontline i Lakers avranno la stessa efficienza in termini di protezione del ferro. Per avere un sistema di “aiuti” efficiente é fondamentale che i difensori sul perimetro eseguano un buon lavoro di indirizzamento degli attaccanti. Tempi e angoli dei rim protector sono funzione della capacità dell’uomo in difesa sulla palla di portare l’attaccante dove pianificato dal coaching staff.

La sostanza del mio discorso é che non abbiamo nessun difensore perimetrale di cui mi fidi per l’esecuzione di questo tipo di compito; Caruso e KCP facevano un lavoro di lettura, più che difesa POA, che i nostri attuali difensori non hanno in canna. Al netto della problematica di personale credo che siamo a rischio anche con il “manico” Vogel; non sono stato tenero lo scorso anno con Frank e ho paura che quest’anno potrebbe essere anche peggio.

Ad inizio dello scorso anno ha provato a trasformare Montrezl Harrell in un mini Howard con risultati pietosi, proverà quest’anno a trasformare Nunn in KCP? Probabilmente sì, e per quanto io lo reputi un allenatore da “tier 2” in NBA, comprendere quando il sistema deve servire gli interpreti e non il contrario é uno step che si deve necessariamente fare. In parole povere, Frank dobbiamo switchare e tanto per permetterci un trio di star di questo tipo al netto dei role player che abbiamo.

Giuseppe: Mi unisco allo scetticismo di Nello sulla replicabilità della grandissima difesa verticale che ha contraddistinto l’annata del titolo. E anzi mi lancio in una bold prediction: per quanto abbiano fatto vedere buonissime cose in pre season, credo che nel medio periodo sia Howard che Jordan siano destinati a perdere minuti e rilevanza nel sistema di Vogel.

Questa squadra, se escludiamo alcuni elementi, mi sembra più adatta a cambiare su tutto o quasi. Un eventuale quintetto con Westbrook, Bazemore, THT (o Ariza), LeBron e Davis, che potrebbe verosimilmente chiudere tante partite, possiede una versatilità tale da consentire ai Lakers di switchare senza aver paura di incorrere in matchup troppo complessi. Vogel dunque, a mio avviso, dovrà inventarsi qualcosa di diverso. Per questo non escludo di vedere anche tanti minuti di zona, come già provato nel match di preseason contro gli Warriors.

Leggi anche:


5️ Il Big Three gialloviola si presenta ai nostri di partenza con tanti dubbi e tanto hype. In questo microcosmo è una stella a portarsi dietro il maggior numero di domande: AD. Che stagione vi aspettare da Davis?

Michele: Da AD mi aspetto, ovviamente, una stagione di riscatto. Lo vedremo più frequentemente da 5, che è il ruolo in cui può maggiormente sfruttare le sue qualità. Altrettanto importante per lui credo sia la presenza di Westbrook, soprattutto in situazioni di transizione, dove lui e i Lakers sono sempre stati efficienti nelle ultime due stagioni.

Nello: First team NBA or bust, se dovessi scrivere una preview della prossima stagione di Davis la intitolerei così. Escludendo il problema infortuni si é detto di tutto lo scorso anno su Davis: fuori forma, fuori fuoco, appagato. Tutto giusto, quest’anno l’ex Wildcats deve avere una “bounce back season“, se così non fosse siamo rovinati.

Avendo accettato ed avallato di rivoluzionare il roster, ed in particolare la linea di difesa perimetrale, per portare dentro Westbrook, AD si é preso una grossa responsabilità: essere il perno difensivo dei Lakers tutte le sante sere in regalar season e si spera ai playoff. Si potrebbe poi stare a discutere i minuti da 4, da 5 ma io ho in mente una sola cosa: “whatever it takes” e sta a lui capire cosa sia.

Giuseppe: L’anno scorso avevo predetto una stagione da MVP per Anthony Davis. Mi sembrava la naturale evoluzione del mostro a tre teste visto nella bolla. Ecco, palo…

Al di là dei piccoli e grandi infortuni, nella passata stagione AD è sembrato troppo spesso passivo nella metà campo offensiva e pigro in quella difensiva. Quest’anno mi aspetto quella che gli americani chiamerebbero statement season, anche in termini di mera presenza sul parquet. La mia sensazione è che abbia sofferto particolarmente i giudizi di chi lo ha definito “soft” o “injury prone”. Da qui la volontà, manifestata nelle ultime settimane, di giocare più minuti da 5 senza la paura di doversi confrontare con giocatori più grossi di lui.

Mi aspetto quindi innanzitutto un Davis che sarà per distacco il leader dei Lakers per minuti giocati (fate tutti gli scongiuri del caso) e che, come dice Nello, proverà ad essere il problem solver della difesa gialloviola. Qualora dovesse giocare da 5, AD dovrà parzialmente abbandonare il ruolo di free safety giocando più spesso sul pallone in situazioni di pick-and-roll. Non è la sua prerogativa in senso assoluto, ma sa essere efficace anche quando è coinvolto direttamente nell’azione rendendo difficile lo scarico al portatore di palla o cambiando senza problemi contro avversari più agili di lui.

In attacco dovrà invece aumentare in maniera esponenziale il numero di conclusioni prese nei pressi del ferro. L’anno scorso solo il 32% dei tiri di Davis è arrivato vicino a canestro (nettamente il suo career low), un numero che quest’anno deve assolutamente impennarsi grazie anche alle straordinarie abilità di Westbrook di servire il rollante o il lungo nel dunker spot.

Dai giochi due tra Westbrook e Davis passerà tanto della stagione dei Lakers.

Luca: Per me è molto difficile fare una previsione sulla stagione di Davis e i motivi sono legati al suo stato di salute dopo un’annata costellata dagli infortuni e alla discontinuità mostrata nelle due versioni in gialloviola. AD è quello del 2019-20 e della bolla di Orlando o quello in “versione ridotta” del 2020-21?

Onestamente non so rispondere a questa domanda, ma so cosa mi auguro di vedere da The Brow in seguito al mercato e alle dichiarazioni estive. Mi aspetto di vederlo emergere come leader tecnico e vocale della difesa di Vogel, sia quando impiegato da 4 che da 5. In uno scenario ideale lo prefiguro come Defensive Player Of the Year, o perlomeno come top 3 in tale classifica.

In attacco ritengo molto importante il dato sottolineato da Giuseppe a proposito della quantità di tiri presi al ferro. Tale numero mi auguro torni ad essere ben superiore al 40% e per riuscirci mi aspetto vederlo scattare in transizione e attaccare il ferro senza palla non appena i Lakers recuperano il pallone, che sia dopo un rimbalzo, una rubata o anche un canestro subito.

Leggi anche:


6️ Se i Lakers dovessero giocare oggi una partita di play-off, quale sarebbe il vostro quintetto per chiudere le partite?

odino: Nunn, Westbrook, Bazemore, James e Davis.

Filippo: Westbrook, Nunn, Bazemore, James e Davis.

Alberto: Westbrook, Bazemore, Ariza, James e Davis.

Simone: Westbrook, Bazemore, Ariza, James e Davis.

Giuseppe: Westbrook, THT, Bazemore, LeBron e Davis.

Luca: Westbrook, Bazemore, James, Mr. X e Davis. Sono certo ci sarà un innesto alla deadline o dai buyout.

Luigi: Westbrook, Nunn, Bazemore, James e Davis.

Nello: Al netto di potenziali buyout mi aspetto lo stesso quintetto citato da Giuseppe: West, THT, Bazemore, LBJ e Davis.

Leggi anche:


7️ Il roster dei Lakers è uno dei più vecchi della storia della lega con un’età media superiore ai 33 anni. Pensate che l’età avanzata possa essere un fattore negativo per le ambizioni della squadra?

Filippo: Età = esperienza ed esperienza = maggiori possibilità di successo, beh più o meno. Quest’anno il roster andatosi a formare è uno dei più vecchi che la NBA abbia mai avuto, ma non è questo il problema principale. Lo è la cronistoria degli infortuni dei singoli giocatori, che unita alla carta d’identità mi lasciano molti punti di domanda.

Se i playoff cominciassero domani, o tra un mese, sarei molto contento del roster lacustre, un mix tra veterani vogliosi di vincere il loro primo anello e giocatori in cerca di riscatto: un mix esplosivo. Ma, ahimè, i playoff cominceranno solamente dopo 82 gare di regular season, con tanti back-to-back e tante incognite (dopo una stagione compressa come la scorsa).

Questo è il lato che più mi spaventa, cioè come tutti questi veterani verranno gestiti dal punto di vista fisico e in che condizioni arriveranno alla post season. Abbiamo già avuto le prime due operazioni, quella alla caviglia di Ariza e al pollice della mano destra di THT, e di sicuro il recupero dell’ex giocatore degli Heat non sarà uguale a quello di un giocatore di 28 anni. Già questo fa riflettere abbastanza sul resto del roster in caso di problemi fisici.

Per andare al punto, l’età sarà un fattore molto condizionante nella scalata al titolo, ma soprattutto lo sarà il load management, che non è per forza il numero di minuti e partite giocate, ma è anche la gestione degli allenamenti e del recupero dei giocatori (oltre che del sonno).

Luigi: Il fattore età rappresenta un ipotetico problema soprattutto per quanto concerne la regular season, dove il periodo lungo e gli impegni quotidiani fanno sì che ogni energia richiesta “in più” in una singola azione o gesto tecnico può essere foriera di un infortunio, particolarmente se sei avanti con gli anni. C’è da incrociare le dita e sperare che il record sia fin da subito positivo, così da assorbire le defezioni che, inevitabilmente, arriveranno.

Con la fine della regular e l’inizio dei playoff si azzera un po’ tutto: non che gli infortuni non esistano in post season, sia chiaro, tuttavia sappiamo benissimo che dal tardo aprile si gioca un altro sport, dove è essenziale aver già vissuto certe situazioni (done that, been there) ed avere quelle motivazioni da “ultima chiamata” che possono fare la differenza.

Qui si comincerà, penso sia l’augurio di tutti noi, a raccogliere i frutti della costruzione così estrema del roster dei Lakers 21/22. Perciò, in conclusione, ritengo che l’età media alta sia un fattore da attenzionare soprattutto in funzione della regular season e del conseguente record (occhio! ) che ne scaturirà.

Simone: Le due squadre più vecchie ad aver vinto il titolo sono i Bulls del 1998 e i Mavericks del 2011. Jordan e soci superavano i 32 anni di età media, mentre i texani erano abbondantemente sopra i 31. Gli attuali Lakers orbitano intorno ai 31 anni di media alti (media che varia a seconda dei two way players), e se proiettata a giugno 2022, si attesterebbe vicino ai 33 anni. Nessun’altra squadra nella storia della NBA ha vinto il titolo con un’età media oltre i 31 anni. Questo è esemplificativo di come sia difficile arrivare in fondo e vincere, quando l’età del roster è così alta.

L’obiettivo numero uno del coaching e del medical staff sarà quindi arrivare sani ai Playoff. Per questo motivo bisognerà preservare i giocatori da tutto ciò che potrebbe scaturire un infortunio, e da qui è lecito attendersi molto load management. Rimango convinto che in giro per la Lega di roster migliori dei gialloviola ce ne siano pochi, specialmente nella Western Conference. Vincere con un’età media così alta è molto difficile, ma come dimostrato da Bulls e Mavericks non è un’impresa impossibile.

Alberto: Non penso che in assoluto l’età media elevata possa essere un fattore negativo, sicuramente rappresenta un unicum storico in quanto, come detto da Simone, poche squadre hanno alzato il Larry O’Brien Throphy con roster paragonabili, sotto questo punto di vista.

Per me sarà importante approcciare con “cattiveria” l’inizio della stagione, per raccogliere più vittorie possibili, cosicché il relax post All-Star Game ed il necessario load management non vadano ad incidere in maniera eccessiva sulla posizione in classifica. Lo scenario peggiore è quello a cui abbiamo assistito l’anno passato, con i Lakers costretti ad una rincorsa affannosa ed a forzare il rientro delle sue star da infortuni, per non uscire al Play-in.

Leggi anche:


8️ Quali sono le rivali che temete di più e le possibili sorprese?

Nello: Va fatta una premessa, gli infortuni di Murray e Leonard privano l’Ovest delle due squadre che avrei temuto di più, in particolare Denver. Ciò considerato vedo Phoenix e Dallas come le due squadre più attrezzate per tenere botta con i Lakers, mentre sono curioso di vedere cosa succederà a Minnesota. Ad Est io credo che Giannis e i Bucks meritino rispetto, metto loro prima di tutti.

Filippo: Nonostante sia spesso d’accordo con il buon Nello, questa volta gli dovrò andare contro, almeno sulla prima squadra dell’est. Secondo me i Nets sono testa e spalle sopra tutti, quello che farà la differenza sarà la salute. Abbiamo visto come l’anno scorso i Big Three (che quest’anno rischiano di essere two), prima in regular season e poi ai playoff, quando hanno giocato insieme sono stati semplicemente ingiocabili con Net Rating senza senso.

Detto ciò, a Ovest la situazione è un po’ diversa. Come grandi rivali vedo i Suns, che hanno acquistato sicuramente consapevolezza ed esperienza dalla scorsa run playoff e i Nuggets (in caso di rientro al 70/80% di Murray), per il resto non vedo squadre pronte ad impensierire né i Lakers né la squadra dell’Arizona.

Simone: Mi accodo a quanto detto da Filippo. I Nets al completo sono la squadra migliore della Lega, con i Bucks un gradino sotto. Ai nastri di partenza, le due superpotenze dell’Est hanno sicuramente qualcosa in più rispetto al resto della NBA.

Per quanto riguarda la Western Conference, credo che i Suns siano l’avversario più temibile per i Lakers, seguiti da una Denver eventualmente al completo con Murray. I Clippers mi sembrano in fase calante, specialmente senza Leonard. Dallas e Memphis sono in ascesa e potrebbero essere avversari duri in una serie di Playoff. In tutto ciò, in California, c’è una squadra che parte molto in sordina e con pochi fari puntati addosso. Ma se Klay Thompson dovesse ritornare in buone condizioni, allora una serie contro i Warriors la eviterei volentieri.

Giuseppe: Penso che i Nets siano in un tier a parte rispetto alle altre contender. Hanno superstar nel loro prime che sono complementari tra di loro e possono vantare un roster profondissimo; in più nella passata stagione hanno dimostrato di aver un rendimento difensivo adeguato quando le partite contano per davvero. Vedremo se anche la tenuta fisica e mentale sarà dello stesso livello. Da diversi mesi mi chiedo quale possa essere il loro grado di coesione nei momenti di difficoltà. Gli infortuni mi hanno negato la risposta, ma credo che quest’anno il verdetto sarà inappellabile.

Anche io ad Ovest vedo i Suns come i co-favoriti insieme ai Lakers. La squadra mi sembra migliorata e sarà sicuramente determinata a fare quel passettino che le è mancato per vincere il titolo. Resta da vedere se anche loro, come i Lakers nella passata stagione, pagheranno l’off-season ridotta in termini di logorio fisico e mentale.

C’è però una rivale che possiede tutte le carte in regola per sedersi al tavolo delle contender: i Denver Nuggets. Se c’è un giocatore che può tornare velocemente ad eccellere dopo un grave infortunio quello è Jamal Murray. Non mi stupirei quindi di vedere i Nuggets al livello delle migliori ad ovest in primavera.

Tra le sorprese o presunte tali mi limito a nominare i Golden State Warriors da una parte e i Boston Celtics dall’altra. Non volete anche voi ospitare Bill Simmons allo STAPLES Center in una calda serata di giugno, con il ballo il titolo numero 18 per entrambe le franchigie?

Luca: Chi vince merita rispetto e per tale motivo metto i Bucks davanti a tutti: avranno maggiore consapevolezza e un roster più profondo al netto della perdita di Tucker; inoltre ritengo che negli scorsi playoff sia stata troppo sottovalutata l’assenza di Di Vincenzo. Sul loro stesso livello i Nets, la squadra con più talento offensivo nella Lega e una profondità senza eguali.

Nella Western Conference gli infortuni di Leonard e Murray rendono più complessa la valutazione: Clippers e Nuggets sarebbero le rivali più pericolose con il roster al completo, ma al momento non si può prevedere come e quando ritorneranno le due stelle. Di conseguenza vedo i Suns davanti a tutti come ostacolo numero uno verso le Finals: anche in questo caso penso la scorsa playoff run abbia reso il gruppo più forte.

Una menzione per la squadra che ritengo possa sorprendere molti ed essere la terza forza a Est, ovvero i Boston Celtics autori di un’ottima off season e con un Tatum che mi aspetto tra i top 5 candidati al premio di MVP.

Luigi: A Est i Nets hanno sulla carta il personale più devastante dell’intera Lega, permangono dubbi sulla tenuta fisica dei top players e sulla chimica, dato che di partite insieme ne hanno giocate veramente poche. I Bucks sono campioni ed hanno quindi già percorso tutta la strada, certo rifarla è molto difficile, detto ciò mi sembrano più credibili, soprattutto nella loro metà campo, rispetto ad ipotetiche schegge impazzite, come potrebbero essere Heat o Celtics.

Dalla “nostra” parte: per i Suns vale in sostanza il discorso fatto sui Bucks, mentre vedo i Nuggets come alternativa ai sopracitati “soli” ed i Lakers: hanno la qualità e la profondità per competere senza o con Murray a scartamento ridotto. Clippers comunque pericolosi, per chi incrociasse il loro cammino nel primo turno di Playoffs.

odino: Siamo reduci da due stagioni che hanno riservato tante sorprese, in positivo e in negativo. Quindi sono certo che anche quest’anno avremo delle prestazioni imprevedibili alla vigilia. Nonostante Irving, Brooklyn dispone di un roster talentuoso – eufemismo -, profondo e in grado di sostenere le pause dei big nel corso della RS. Favoriti, e non di poco. Ad Est, dietro di loro, vedo davanti alle altre i Campioni in carica e i rinnovati Heat. I Celtics invece potrebbero sfruttare lo status di outsider e sorprendere le avversarie.

Ad Ovest non mi ripeto sul peso e l’importanza degli infortuni, pertanto ad oggi vedo i Suns – per continuità del progetto tecnico – e i Lakers, se tutti i pezzi trovano la loro collocazione, le favorite per accedere alle WCF.

Leggi anche:


9️ Quante vittorie vi aspettate in regular season?

Luigi: il record che mi sembra plausibile si attesta intorno al 54-28, nella speranza che con gli infortuni stiamo “dando” ora per non “dare” poi. Chiaro che se Davis o James dovessero (facciamo corna e bicorna, anche se non siamo superstiziosi) saltare più di 5 partite consecutive all’interno della stagione la stima va già ritoccata, al ribasso, in partenza.

Filippo: I Lakers sono chiamati a una lunga maratona durante la stagione con il solo obiettivo di trovare chimica e fattore campo per i playoff. Mi aspetto (e spero) che il record si attesti sulle 55 vittorie.

Luca: Ritengo i Los Angeles Lakers una contender con un’età media elevata e mi aspetto di conseguenza un record in linea con questa valutazione, ovvero tra le 55 e le 58 vittorie.

Simone: Il record dello scorso anno (42-30) se convertito su 82 partite darebbe 48 vittorie (47,8 ad essere precisi).
Credo che rispetto alla passata stagione sia lecito aspettarsi un miglioramento, magari anche lieve. Per questo dico che il record dei Lakers si assesterà intorno alle 53 vittorie, cinque in più della conversione rispetto all’anno precedente.

Giuseppe: Mi aspetto una partenza abbastanza lenta per i Lakers. LeBron, Westbrook e in generale i veterani di lungo corso impiegano sempre molto tempo prima di entrare in condizione. Basta guardare le ultime due stagioni di Russ che lo hanno visto giocare un basket da All NBA, ma solo da gennaio/febbraio in poi.

Se a questo aggiungiamo il fatto che ci troviamo di fronte ad una squadra con tanti meccanismi nuovi da mettere a punto (in primis la convivenza tra le stelle) e con degli infortuni in alcuni ruoli chiave, è facile immaginare qualche sconfitta di troppo nella prima parte della stagione. In generale però i Lakers hanno troppo talento offensivo per non vincere almeno 50 partite in regular season: 54 può essere il numero giusto.

Nello: Come si sarà già capito non sono estremamente fiducioso, ma considerate le altre squadre ad Ovest e il livello di talento mi sorprenderei i Lakers vincessero meno di 50 partite, prendete questo numero come il worst case scenario.

Quotando Mr. Stuani,la tendenza di Westbrook a salire di giri nella seconda parte di stagione potrebbe essere la variabile primaria da considerare. Combinando “l’efficienza” di Russ con lo schedule e lo stato di forma degli altri si potrebbe arrivare ad un best case scenario di 56/57 vittorie.

odino: Gruppo nuovo, chimica da ritrovare, età avanzata e salute delle stelle da preservare. Sarei sorpreso di chiudere la stagione al disopra delle 50 vittorie.

Alberto: Mi aspetto una partenza lenta, a causa degli infortuni patiti in preseason, all’età del roster e alla normale mancanza di affiatamento. Ho un dubbio legato alle idee di Vogel: riproporrà il tema tattico della stagione 19/20, con Jordan che mimerà i minuti di McGee, in mancanza però di due difensori come Green e Bradley, oppure proverà a cambiare parte dello spartito? Detto ciò mi aspetto 50/51 vittorie al termine della regular season.

Michele: mi aspetto tra le 48 e le 52 W. Possono non essere tante per una contender, ma la squadra è per gran parte nuova. I giocatori devono conoscersi e imparare a giocare tra loro, tanto in attacco quanto in difesa (e qui sono davvero curioso di vedere i risultati). Prevedo qualche passo falso nella prima parte di stagione, ma nulla di preoccupante.

Leggi anche:


1️0️ Cosa rappresenterebbe per voi un successo o un fallimento nella stagione dei Lakers?

Giuseppe: Ci sono delle inconfondibili “2004 vibes” che non riesco a scrollarmi di dosso. In quel caso però si trattava di una stagione da Ring or Bust, quest’anno invece vedo almeno due squadre davanti ai Lakers e sono tutte ad Est, quindi l’imperativo categorico deve essere arrivare in finale NBA. Un’eventuale sconfitta alle Finals, per quanto amarissima, per me sarebbe accettabile. Qualsiasi altro risultato invece…

Luca: Viste le premesse, a mio avviso la stagione può essere ritenuta un successo in un unico caso: la conquista del 18esimo titolo NBA. Questo non significa che ogni risultato diverso dall’anello rappresenti un fallimento. Al momento credo tale definizione possa applicarsi nel caso in cui la prossima estate si dovesse interrompere il progetto tecnico sviluppato attorno alle tre stelle, in ogni caso se non dovesse arrivare la vittoria servirà un’analisi approfondita per capire cosa non ha funzionato e cosa è da salvare.

Filippo: Win or go home, non vedo altre soluzioni per il roster gialloviola, la stagione può essere ritenuta un successo solo se all’opening night dell’anno prossimo Silver consegnerà gli anelli a LeBron e Co. Questa squadra è stata costruita solo per un obiettivo, vincere. E ritengo che se non riuscisse ad arrivare minimo alle finali di conference (o uscirne male) questa stagione sarebbe da catalogare come fallimentare.

Simone: Domanda a cui rispondere è più difficile di quanto sembri. Se hai LeBron James, Anthony Davis e Russell Westbrook, qualsiasi cosa che non sia vincere il titolo potrebbe essere considerata un fallimento. Tenendo però conto di età, infortuni e avversari, abbasso di un filo l’asticella e dico che il fallimento sarebbe (con il roster sano s’intende) non centrare le Finals. Non arrivare alle finali di conference sarebbe invece un disastro.

Viceversa, considerando che questo roster è costruito per arrivare fino in fondo, nel titolo si può è si deve sperare. Per cui: all or nothing, l’unica circostanza in cui considererò la stagione un vero successo, sarà in caso di vittoria dell’anello.

Alberto: Al netto degli infortuni, che sono sempre “pronti” a far deragliare qualsiasi preview, penso che un fallimento possa essere il mancato raggiungimento delle Conferenze Finals. Ai nastri di partenza, ad ovest, non vedo squadre che possiamo definire “superiori”. Diverso il discorso se includiamo la costa Est, dove Brooklyn e Milwaukee sono le favorite per l’anello. D’altro canto, per un roster come il nostro, l’unico modo per definire questa stagione un “successo” è quello di innalzare il Larry O’Brien Throphy.

Luigi: La squadra è stata costruita come sappiamo, pertanto che l’orizzonte sia molto, molto contenuto, sta nei fatti. Detto ciò ci sono due squadre davanti a noi ad Est ed altre due se non tre più rodate ad Ovest, anche se non tecnicamente più forti (anche se Denver…), perciò parlando di stagione completa, compresi playoffs, credo che si debba avere in primis un ottimo record così da essere facilitati nel raggiungimento della finale di conference, da lì in poi è tutto guadagnato, anche se poi solo alzare il trofeo rappresenta un successo, soprattutto se ti chiami Lakers.

Al di sotto di questo livello (cioè sempre le WCF) credo che oggettivamente possa identificarsi un fallimento. D’altra parte per andare sopra a questo livello serve che avvengano un paio di trigger nella chimica di squadra che non sono per nulla scontati, anzi.

odino: L’aver investito il patrimonio – magro o sostanzioso, a voi la scelta – accumulato nei vergognosi anni bui in uno spregiudicato All-In non ammette eccezioni: l’obiettivo è l’anello. Lo era nel 2020 e nel 2021 così come deve essere nel 2022. Poi c’è la realtà, che riposiziona le ambizioni. Però, al netto di clamorosi infortuni e/o sorprese, qualunque risultato inferiore alle WCF sarà un fallimento.

Michele: Al di là delle battute sull’età, la squadra è stata costruita per vincere. Non so se ci sia l’obbligo di farlo, ma il dovere di provarci sì. Se anello non sarà, bisognerà vedere quando e come la nostra stagione finita per capire se si può parlare di fallimento o meno.

Nello: Puntare all’anello è doveroso, vincerlo è però sempre molto molto complesso. L’obiettivo minimo è per me il raggiungimento delle Finals, da lì in poi sarà una battaglia molto difficile e come ho già detto in precedenza per me Bucks e Nets sono avanti e quindi non considererei un fallimento perdere all’ultimo atto contro uno di questi due team. La storia sarebbe diversa se ci trovassimo di fronte un team dell’est che non sia né Brooklyn né Milwaukee, lì l’anello diventerebbe quasi un obbligo.


Categories:

Our Podcast
Most Recent
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: