In copertina: David Fizdale (Nam Y. Huh. AP Photo)

Nell’estate dei ritorni a casa, l’arrivo di David Fizdale – losangelino doc – è stato oscurato dall’homecoming di Russell Westbrook. Il nuovo assistente dell’head coach Frank Vogel non è semplicemente approdato nella città natia, ma ha realizzato il sogno della sua adolescenza: lavorare per i Los Angeles Lakers, la sua squadra del cuore.

Da assistente, ma non solo. L’inserimento di Vogel nei protocolli sanitari anti-covid della NBA gli ha consentito di rivestire il ruolo di capo allenatore gialloviola per sei gare consecutive.

Intervista a David Fizdale, tradotta in italiano da Tommaso Leonardi per LakeShow Italia su autorizzazione di Kyle Goon, Lakers Reporter per The Orange County Register.

🔙 Well, I’m Back

Durante l’epopea dello Showtime, Fizdale frequenta la John C. Fremont High School nel South Los Angeles e non ha la disponibilità economica per accedere al Great Western Forum.

Tuttavia, non gli manca l’astuzia. Per questo insieme ai suoi amici riesce ad entrare nelle grazie delle guardie di sicurezza, dei venditori di popcorn e di chiunque altro possa chiudere un occhio e farli accomodare in piccionaia. Grazie alla benevolenza di questi addetti ai lavori, David e tanti giovani angeleni possono ammirare le gesta di Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar e Pat Riley.

Concluso il quadriennio sul campo con i Toreros di San Diego – conseguendo anche una laurea in Comunicazione e Sociologia – Fizdale intraprende la carriera di allenatore. Dopo le esperienze con la sua Alma Mater, Atlanta e Golden State arriva la chiamata della Miami di Riley e guidata sul campo da James.

Dopo le quattro NBA Finals disputate con la conquista di due anelli, David ottiene i primi incarichi come allenatore capo – con Memphis e New York – entrambi conclusisi prematuramente.

Il periodo sabbatico è interrotto dalla migrazione verso Dallas di parte dello staff gialloviola, con Fizdale che accetta la proposta dei Lakers ed eredita il ruolo di ombra su Vogel detenuto da Kidd nel biennio precedente. Firma accolta con entusiasmo anche da Magic.

«Davvero Magic ha commentato? Non ci credo, mi viene la pelle d’oca al pensiero.»

David Fizdale

🌴 Los Angeles Kid

«Ora tutto questo ha un senso. Tutto quello che facevo da ragazzino sul playground, quando immaginavo di segnare un baby hook contro i Celtics, ha portato a questo.»

Così Fizdale descrive quello che prova da quando è tornato nella sua città, lui che può affermare di essere un patchwork nato dalle diverse anime di Los Angeles. Cresciuto nel Westside, si trasferisce con il nonno sulla Hoover dove impara a pescare, fare giardinaggio e leggere la bibbia.

«Qualunque cosa dovessi imparare, lui me l’ha insegnata. Mio Nonno mi ha reso un giovane uomo.»

Raggiunta l’età per poter sfruttare le sue capacità sul campo, la madre lo iscrive alla Freemont HS guidata da un suo cugino, la leggenda locale Sam Sullivan. Oggi David vive a Calabasas con la moglie Natasha e il figlio Maximilian, circondato da una quarantina di familiari.

«Da cima a fondo, tutta la nostra famiglia è cresciuta tifando Lakers. Per loro quindi è un vero piacere vedermi lavorare con questi ragazzi ed avere la possibilità di vincere un titolo.»

Emergere in una città che produce talenti in quantità industriale non è semplice. Da ragazzo Fizdale è il vicino e il rivale sul campo di Kevin Ollie e Cedric Ceballos, una delle sue migliore amiche è Tina Thompson. David sboccia tardi e si guadagna il soprannome “Dinky” – piccolino, pisellino, ndr – per la sua altezza (188 cm), che non gli impedisce di imporsi sul parquet grazie all’innata capacità di comprendere il gioco con la quale compensava i mezzi fisici e atletici non eccelsi.

«Giocava sulle linee di passaggio, recuperava palloni. Riusciva a servire i compagni magistralmente: i suoi passaggi erano precisi e morbidi, dovevano solo essere controllati.»

Alexous Scruggs, amico e compagno ai San Diego Toreros

Fizdale guadagna un altro soprannome, affibbiatogli dal suo caro amico e compagno di high school Todd Whitehead.

«Davy Crockett, re della frontiera selvaggia. Era sempre in controllo, era la persona più intelligente in ogni situazione.»

Todd Whitehead

Crescere nella Città degli Angeli non è semplice, allora come adesso, e David ricorda che diversi quartieri sono off-limits poiché controllati dalle gang. Tuttavia gli atleti godono di una sorta di lasciapassare, che gli consente di entrare in quelle zone senza correre – o quasi – rischi. E da giovane può cimentarsi in tutti i playground al disotto della decima strada.

Probabilmente la miglior squadra in cui gioca è quella del 1991 con la Fremont, che si gioca il titolo dello stato contro St. Joseph HS. La squadra di Alameda è guidata da Jason Kidd, autore di 25 punti nella finale compresi sette pesantissimi nei minuti finali.

«Tra la finale ai tempi dell’high school e quella del 2011 quando con Dallas ha battuto Miami, ora siamo 2-0 per lui ai playoff. Ma non porto nessun rancore.»

«È un onore succedere ad un ragazzo come lui ed essere in grado di contribuire per una squadra come questa. Abbiamo questo legame dovuto a quella partita, ma erano altri tempi. Però è un tipo fico con cui essere connesso.»

🔜 Un nuovo inizio per David Fizdale

A giugno Fizdale è disoccupato e concede una lunga intervista Jesse Washington di The Undefeated – in cui riflette delle due brevi esperienze da head coach non andate come voleva – e dichiara di voler rientrare in pista con l’approccio mentale giusto. David torna a ricoprire il ruolo di assistente dopo le avventure con Grizzlies (50-51 il record) e Knicks (21-83), posizione in cui potrà mettere in pratica alcuni insegnamenti appresi in prima linea.

«Sono passato dall’essere colui che decide a quello che inserisce i foglietti nella scatola dei suggerimenti. Sono diventato consapevole di quanto siano gravose e difficili le scelte dell’head coach, anche nel bilanciare le voci dei suoi assistenti.»

«Tendiamo ad essere creativi e vedere grandi cose, ma l’allenatore riceve suggerimenti da otto, nove persone e deve destreggiarsi tra tutte queste. Quindi capire veramente “Come possiamo tenere la sua mente sgombra? Come possiamo anticipare le sue domande?” è fondamentale per intuire cosa potrebbe essergli utile.»

Uno dei motivi per cui i Lakers scelgono Fizdale è il supporto ricevuto da LeBron James. L’opinione di David è che il quattro volte MVP invecchiando abbia in qualche modo mantenuto la propria giovinezza, mentre la sua comprensione del gioco sia maturata.

«A Miami era semplicemente questo mostruoso, spaventoso atleta che avevamo quasi bisogno di rallentare, perché era troppo potente. Era un treno in corsa, e lo è ancora. Ma è diventato molto più saggio, soprattutto nel modo in cui usa la sua mente per dissezionare gli avversari.»

Fizdale rivela che con James ha un approccio che non tiene conto della loro esperienza precedente. Questo gli consente di assorbire le nuove abitudini sviluppate da James, ora che è alla ricerca del suo quinto anello. David ha notato che quando parla LeBron modula il tono della voce, soprattutto quando pone delle domande durante le sessioni video. Non perché lui non conosca le risposte, ma per quei compagni che non le conoscono.

«Dovrebbe avere un ego enorme, ma preferisce mettersi in fondo al gruppo per assicurarsi che tutti comprendano il messaggio “Hey, siamo tutti insieme in questa cosa”. E questo non per far si che qualcuno abbia più tiri, minuti e cose del genere. Lo scopo è solo uno: alzare un trofeo.»

👀 Fame di Cambiamento

Ancora prima che i suoi occhiali dalla montatura spessa completassero la sua immagine da secchione, tra i suoi amici Fizdale è conosciuto come uno studente serio, o quantomeno che vuole provare ad andare al college. Possibilmente portando i suoi amici con lui.

Ancora Scruggs giura che se non fosse stato per David, non avrebbe raggiunto il punteggio minimo per superare i test attitudinali, con ripetizioni notturne si è consolidata la loro amicizia.

«Condividevamo scarpe e vestiti, bevevamo dallo stesso Big Gulp. Se aveva un dollaro, sapevo che 50 centesimi erano miei. Se avevo un paio di calzini in più e lui aveva un buco nei suoi, io li davo a lui.»

Alexous Scruggs

Questo spirito collettivo Fizdale lo eredita dal già citato nonno materno, Robert Hamilton, che lo lascia prematuramente nel 1994 dopo essere stato sparato da un rapinatore qualche mese prima. Il trauma influenza profondamente David, plasmando la sua attitudine alla repulsione contro la violenza e le pistole.

La vita del nonno e la sua morte lo motiva e influenza la sua morale, al punto di essere profilato dalla polizia durante il periodo delle rivolte seguite al pestaggio di Rodney King. Tali avvenimenti rendono Los Angeles un posto maledetto per lui e dopo il trasferimento all’Università di San Diego cerca per anni di starne lontano.

«Per molto tempo, quell’incidente mi ha impedito di tornare spesso a casa. Mi immergevo nel mio lavoro e rimanevo nelle città in cui ero. L.A. mi ha ricordato tutto quello, è stato molto difficile tornare a farmi piacere il posto in cui sono cresciuto.»

Nel corso degli anni, Fizdale diventa uno dei coach della NBA più impegnati per il cambiamento sociale, intervenendo su questioni delicate come la morte di George Floyd e nei svariati casi delle persone di colore disarmate e vittime della violenza delle polizia.

Questo desiderio di cambiare il mondo inizia a librarsi sopra la sua città natale e David inizia a contribuire concretamente. Donazioni e progetti futuri per combattere la violenza e dare maggiori opportunità ai ragazzi cresciuti nei quartieri che frequentava da bambino.

«Una volta che si sarà sistemato, sentirete il suo nome associato a tanti progetti.»

Todd Whitehead

Los Angeles non è più un luogo che Fizdale vuole evitare. Questo è il modo per provare a ripagare il suo debito, quando le porte spalancate del Forum hanno alimentato il suo sogno. Parlando del suo homecoming, David usa una citazione del posta T. S. Eliot.

«Noi non dobbiamo cessare di esplorare, e il fine di tutta la nostra esplorazione sarà quello di arrivare là dove cominciammo e di conoscere quel posto per la prima volta.»

Thomas Stearns Eliot

Non è la prima volta che David Fizdale si trova qui, ma potrebbe essere la prima occasione in cui può immergersi – con ricordi belli e tragici – e sentirsi dove dovrebbe essere: con i Los Angeles Lakers. Il cerchio spesso impiega tempo per chiudersi, ma per lui sembra finalmente essere completo.

«Ho trovato la grazia e saggezza nella comprensione. Da una parte devi trovare il modo di perdonare le persone e lasciar andare le cose, ma devi anche continuare a vivere e ad essere un amabile membro della famiglia. Non permetto agli eventi di spaventarmi come accadeva in passato.»

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