In copertina: Russell Westbrook (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

Dopo l’ennesima sconfitta stagionale dei Los Angeles Lakers (qui trovate il recap), con la squadra priva di LeBron James e Anthony Davis, il tema più caldo affrontato nel post-partita non ha riguardato il basket giocato.

Si è infatti assistito ad un duro e profondo sfogo da parte di Russell Westbrook a seguito di un lungo discorso della moglie Nina su Twitter, che ha evidenziato come gli insulti, arrivati anche a contenere minacce di morte, siano arrivati ad un punto troppo alto e non sopportabile per lei, Russ e per tutta la famiglia. A lei si è unito anche il fratello Ray:

Ecco, qui sotto, le parole del diretto interessato Russ dopo la gara:

«Sono al 100% dalla parte di mia moglie:non stiamo parlando solo di questa stagione, abbiamo raggiunto un punto in cui sopportare ciò è complicato. Mi dispiace, è solo basket per me.»

«Quando mi criticano perché un tiro non entra non me la prendo, ma lo faccio se la gente si lascia andare ad insulti sul personale [come quello che trovate in calce, ndr]. Prima non mi importava nemmeno di questo, ora la cosa sta cambiando.»

Westbrook (17 punti con 5/14 al tiro e 7/13 ai liberi, 10 rimbalzi, 6 assist e 5 turnover) estende il discorso a tutti i componenti della sua famiglia:

«Mio figlio Noah, a scuola, scrive il suo cognome ovunque e lo ricorda orgoglioso ai compagni. Il mio nome non dev’essere trattato senza il dovuto rispetto, che si tratti di dire “Westbrick” o qualunque altra cosa. Si tratta di un patrimonio molto grande per i miei figli e per la mia famiglia.»

«Non voglio nemmeno più portare i miei figli alle partite, né in casa né in trasferta: non vogliono che sentano ciò che dicono verso di me.»

Vent’anni, torinese, appassionato di sport dalla nascita e di pallacanestro NBA da qualche anno dopo. Nel tempo libero studio Economia Aziendale.

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