In copertina: Stu Lantz (Ron Kuntz Collection, Diamond Images and Adam Pantozzi, NBAE via Getty Images)

Nell’intervallo della gara contro contro i New Orleans Pelicans del 28 Febbraio, i tifosi dei Los Angeles Lakers avrebbero voluto assistere ad una vittoria mai arrivata. Tuttavia, i presenti alla crypto.com Arena hanno comunque avuto un buon motivo per essere lì: a fine primo tempo, infatti, i gialloviola hanno celebrato Stu Lantz, in occasione del compimento del 35esimo anno di carriera da telecronista principale della squadra.

In un video-tributo tante leggende Lakers si sono complimentate con Lantz per la sua carriera, da Pat Riley a Shaquille O’Neal:

Stu è un professionista coi fiocchi, che, attraverso la sua voce, è entrato direttamente nelle menti degli appassionati NBA. Ma facciamo un rapido passo indietro.

La carriera da giocatore di Stu Lantz

Stuart Burrell “Stu” Lantz nacque il 13 giugno 1946 a Uniontown, un piccolo centro urbano della Pennsylvania a poco meno di un centinaio di chilometri da Pittsburgh.

Dopo aver completato l’high school nella sua città natale, si trasferì all’Università del Nebraska–Lincoln. Concluso un triennio ad alto livello con i Cornhuskers, vie poi scelto dagli allora San Diego Rockets con la 23esima scelta assoluta al Draft del 1968.

La sua carriera da giocatore fu rispettabile, ma nulla a confronto con quella che, dopo il ritiro avvenuto nel 1977 proprio con i Lakers, riguarda i microfoni e non la palla a spicchi. Lantz giocò per 8 anni mantenendo una media di 12.4 punti e 3.3 rimbalzi, per poi saltare tutto il 1976/77 a causa di un brutto dolore alla schiena causato da un infortunio in allenamento. 

Dalla corte di Chick Hearn al successo individuale

A dieci anni dal ritiro, ecco la grande svolta: Stu iniziò a commentare le partite dei Lakers assieme al grande Chick Hearn, che poi gli lasciò le piene redini del commento prima di lasciarci nel 2002. 

Lavorare con un gigante come Hearn, un vero innovatore che oggi ricordiamo per il suo stile estremamente tagliente e rapido – figurarsi all’epoca – era un grande onore che era stato concesso a pochi; sostituirlo significò dunque essere all’altezza di un ruolo del genere, tanto prestigioso quanto delicato.

Come ha spiegato lo stesso Lantz,  il “segreto” del successo è sempre e solo uno:

«Lavorate duro. Non ci si sveglia un giorno qualunque facendo bene qualcosa, bisogna impegnarsi sempre. Non bisogna dare nulla per scontato, ne la tua situazione né il domani, sia nel lavoro che nella vita.»

Talento e grandezza: insomma, due ottime caratteristiche per affermare con orgoglio di essere un vero Laker:

«La cosa che ho più in comune con l’organizzazione Lakers è forse la longevità, anzi, direi la ricerca costante della grandezza.»

Nel corso di questi 35 anni, tutt’altro che destinati ad interrompersi, Lantz ha  narrato le gesta di moltissimi campioni di L.A.: da Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar, campioni in back-to-back proprio nel 1987 – suo primo anno al microfono – e nel 1988, a Shaq e Kobe, per poi giungere all’era recente di LeBron James. In totale, gli episodi degli ultimi 9 roster da titolo sono arrivati alle orecchie del pubblico losangelino attraverso la sua ormai leggendaria voce.

Nonostante tutti questi anni, in ogni caso, Lantz sente di non essere ancora arrivato completamente in fondo:

«La definizione di “avercela fatta” è relativa, ognuno di noi la pensa in un modo diverso. Quando la gente prova ad imitarmi, però, capisco che potrei esservi vicino.»

Ad altri 35 anni di cronaca cestistica, Stu!

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