In copertina: Rob Pelinka and Darvin Ham (David Crane, Los Angeles Daily News, SCNG)

In conferenza stampa, il nuovo head coach dei Los Angeles Lakers ha trasmesso fiducia e ottimismo per la prossima stagione. Sarà in grado, assieme alla squadra, di mantenere le promesse?

💬 Le parole di Darvin Ham

Una nuova era sta per avere inizio a Los Angeles: con l’addio quasi obbligatorio di Frank Vogel, i Los Angeles Lakers hanno scelto Darvin Ham come nuovo capo allenatore, con la speranza di svoltare e migliorarsi rispetto alla passata stagione.

Il coach nativo del Michigan è un due volte campione NBA – una da giocatore, una da assistente – apprezzato da molti all’interno della Lega. Anche LeBron James ha espresso su Twitter il suo entusiasmo per questa importante scelta:

Lunedì sera, Ham si è presentato alla Lakers Nation in conferenza stampa, che abbiamo provato a riassumere qui.

Darvin, già ai Lakers dal 2011 al 2013 come assistente, ha conservato quel periodo nel cuore:

«Il fatto di iniziare la mia carriera da head coach a Los Angeles è qualcosa di speciale. Ho sempre seguito i Lakers, anche quando ero ad Atlanta e a Milwaukee, è come tornare a casa per me.»

I primi passi da da coach, in realtà, risalgono a qualche anno prima, dalla G League, fino ad arrivare al titolo coi Bucks dell’anno scorso. E il GM Rob Pelinka si è dimostrato fiero di tale percorso:

«Chi inizia dalla G League e arriva ai vertici della NBA dimostra grande forza. I tifosi si accorgeranno subito della sua determinazione e del suo spirito competitivo che ripone in ogni cosa che fa. Oltre a ciò, è un grandissimo conoscitore di questo sport.»

Il duro lavoro è stato anche la chiave della sua carriera da giocatore, culminata col titolo NBA vinto nel 2004 con i Detroit Pistons:

«Ti fa apprezzare maggiormente ciò che passi. Non mi è stato donato un talento innato, ero semplicemente un buon atleta capace di reggere un po’ sul parquet. Non avevo percentuali da capogiro, non tentavo passaggi no-look: non faceva parte del mio stile di gioco, ho agito invece da gregario in diverse squadre e ciò mi ha permesso di sviluppare un certo tipo di mentalità. Mi sono sempre concentrato sul mio lavoro, senza mai accelerare troppo.»

Coach Ham ha allenato anche Kobe Bryant, con cui aveva un ottimo rapporto. C’è stato tempo per parlare anche di lui:

«Era un grande, abbiamo trascorso molto tempo insieme agli allenamenti, lo aiutavo negli allenamenti individuali e in film room. Mi ha fatto diventare più fiducioso verso me stesso come allenatore.»

Ovviamente, poi, non sono mancate le domande sul presente – e sul futuro – dei suoi Lakers. A cominciare da un tema ancora più che mai scottante, ovvero la situazione di Russell Westbrook:

«Capiamoci: Westbrook è uno dei migliori giocatori che la NBA abbia mai visto, e ha ancora molto da offrirci. Non capisco come la gente possa screditarlo in questo modo. Abbiamo parlato, e la parola chiave è stata “sacrificio”: da lui mi aspetto di ritrovare quel giocatore tenace ed energico che tutti ricordiamo. Serve solo un po’ di sacrificio da parte di tutti, e in questo modo potremo puntare in alto.»

Tatticamente parlando, Ham si è espresso anche sul sistema di gioco in generale e sul ruolo importante che Anthony Davis dovrà ricoprire:

«Posso promettervi che le nostre spaziature saranno migliori, giocheremo con un sistema “four out one in” [ciò implica che AD, con ogni probabilità, dovrà agire da centro]».

Insomma, Darvin Ham – che si è mostrato piuttosto emozionato nel ringraziare coach Mike Budenholzer – non sembra essere impreparato per questa nuova, pesante sfida. Appare consapevole dei mezzi propri e di quelli della squadra, nonostante il record di 33-49 della stagione che si è appena conclusa. La pressione, come confermato anche dalle sue sagge parole, non sarà mai una preoccupazione:

«Il 5 aprile 1998 sono stato colpito da un proiettile a Saginaw, Michigan. Quando queste cose accadono, ci sono due opzioni per il futuro: vivere continuamente con la paura addosso, oppure continuare lasciandola per sempre lontana da te. Io ho scelto la seconda opzione.»

«Non sento alcuna pressione, parliamo pur sempre di pallacanestro. La vera pressione è nella vita, qui ci sarà spazio solo per la felicità. Sky’s the limit.»

Ascolta le parole di Darvin Ham:



Vent’anni, torinese, appassionato di sport dalla nascita e di pallacanestro NBA da qualche anno dopo. Nel tempo libero studio Economia Aziendale.

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