In copertina: Mitchell Robinson, Gary Payton II and Otto Porter Jr. (Mark J. Terrill, Ringo H.W. Chiu and Jevone Moore via AP Images)

I Los Angeles Lakers arrivano alla offseason con idee chiare sui need del roster, ma dispongono di pochi mezzi per coprire i numerosi difetti.

In questo articolo analizzeremo i possibili target gialloviola tra gli atleti che saranno free agent questa estate. Ci saranno tre tier per need:

  • I sogni
  • Solide realtà (usando la tax midlevel)
  • Usato sicuro (minimo salariale)

👌 3-and-D Wings

by Giuseppe Critelli

Il roster dell’ultima disgraziata stagione dei Lakers aveva diverse lacune strutturali. Una delle più grandi però è stata l’assenza di stazza, atletismo e tiro nel reparto ali. La firma a dicembre di Stanley Johnson non è bastata per mettere a posto un frontcourt che è apparso sin da subito troppo vecchio e povero di talento.

I playoff hanno dimostrato per l’ennesima volta quanto sia fondamentale avere in squadra delle wings capaci di difendere sugli esterni, tirare con buone percentuali dall’angolo e magari anche attaccare con cognizione di causa i closeout. Insomma il cosiddetto 3-and-D è ancora uno dei ruoli più importanti della lega. Vedremo se lo sarà pure per Rob Pelinka, che quest’anno dovrà coprire questo need in maniera prioritaria.

Il sogno: Otto Porter Jr.

Chi ci legge e ci ascolta sa che Otto Porter Jr. è un pallino della redazione da almeno un anno e mezzo. Nella scorsa free agency i Golden State Warriors hanno fiutato l’occasione d’oro e si sono assicurati l’ex giocatore degli Wizards con un contratto al minimo salariale. Il risultato finale lo conoscete tutti. Porter è stato un giocatore determinante per gli uomini della Baia, tanto da convincere Steve Kerr ad inserirlo nello starting five durante le NBA Finals.

Questa estate il prodotto di Georgetown vorrà sicuramente monetizzare l’ottima stagione. Gli Warriors dovranno pagare lui, Looney e Payton, in attesa dei corposi rinnovi di Poole e Wiggins. Tantissimi soldi anche per una franchigia generosa come quella californiana. Joe Lacob, quindi, potrebbe decidere per un attimo di svestire i panni di Paperone della lega per indossare quelli di Jeanie Buss e lasciare andare via uno dei suoi free agent.

In questo caso i Lakers dovrebbero fiondarsi su Porter Jr. offrendogli la tax midlevel da 6.3 milioni di dollari. La lunga storia di infortuni potrebbe spaventare le squadre NBA e abbassare così il suo valore di mercato rendendolo alla portata dei losangelini.

Per i gialloviola il fit sarebbe ottimale. Otto, infatti, garantisce versatilità, spacing, intelligenza cestistica ed esperienza ad alti livelli.

Il clamoroso finale di Otto Porter Jr. nella partita di Natale, che ha certificato lo status di contender dei Golden State Warriors.

Otto Porter Jr. non è sicuramente un grande atleta, ma è lungo (6’8”), ha ottimi istinti a rimbalzo (l’anno scorso è stato nel 90%ile tra i pari ruolo a rimbalzo offensivo) e possiede anche lo skillset per crearsi un tiro in situazioni di emergenza. Caratteristiche che lo rendono un profilo ideale soprattutto nei quintetti con Anthony Davis da cinque. Ultima cosa: ha solo 29 anni e questo non può che essere un plus dopo la passata stagione…

Tax Midlevel: Taurean Prince

Taurean Prince è un obiettivo credibile per la free agency dei Lakers. La crescita di McDaniels e Vanderbilt, unita alla volontà di provare Towns da quattro, potrebbe infatti ridurre il suo spazio a Minnesota e spingere l’ex giocatore degli Hawks a cercare una nuova casa.

Scelto in lottery dagli Hawks (dodicesima scelta assoluta al draft 2016), Prince sembrava potesse svilupparsi come creator secondario in una squadra della media borghesia NBA. In realtà solo il tempo e il campo hanno rivelato come questo abito non fosse adatto alle sue caratteristiche tecniche. Molto meglio, invece, il vestito che gli ha cucito addosso Chris Finch l’anno scorso e che lo stesso numero 12 ha accettato di indossare dopo anni in cui ha creduto di poter ambire a capi più prestigiosi.

Taurean Prince è infatti il prototipo della wing moderna. Solido nella difesa sui tre e i quattro avversari, atletico ed affidabile quando deve tirare sugli scarichi. Il 38.5% nelle triple in catch-and-shoot e il 44% nelle corner three, fatti registrare nella passata stagione, fanno ben sperare per un suo futuro come role player in una contender. Ma la sua qualità migliore in un contesto del genere è probabilmente la capacità di punire le difese attaccando i closeout e aumentando i vantaggi creati dai compagni. Oro per una squadra con James, Davis e (forse) Westbrook.

La sua abilità a rimbalzo e il decision making sono dei chiari minus nel suo gioco, ma con la tax midlevel expection è difficile trovare di meglio, specie in un mercato povero di wing.

Minimo salariale: Danuel House Jr.

Danuel House Jr. potrebbe essere una delle migliori ali disponibili al minimo salariale. Dopo essere finito fuori dai radar a causa dello smantellamento dei Rockets, House è tornato a farsi vedere nell’ultima parte della scorsa stagione firmando per Utah.

I disastrosi Jazz visti da febbraio in avanti non sono il contesto migliore per valutare l’ex giocatore di Houston, ma l’impressione è che il prodotto di Texas A&M, dopo le buone stagioni in Texas sotto Mike D’Antoni, possa essere ancora un buon elemento di rotazione in una squadra da playoff.

House è a tutti gli effetti un tre leggermente sottodimensionato (6’6″), ma è grosso e dotato di una buona dose di esplosività. Queste caratteristiche lo rendono un buon difensore sugli esterni, contro i quali sfrutta il suo motore, la sua aggressività e la forza nella parte superiore del corpo. Non a caso durante la serie tra Lakers e Rockets nella bolla, ad House fu affidato il compito di marcare LeBron James e risultò, a conti fatti, uno dei migliori nella squadra di D’Antoni.

La serie in cui i tifosi Lakers e il resto della NBA hanno iniziato a capire che, forse, sarebbe potuto essere l’anno buono.

L’anno scorso ha finito la stagione in crescendo, disputando probabilmente la sua migliore annata come tiratore in situazioni spot up (92%ile) e in generale dalla lunga distanza (42% da tre). Se i Lakers dovessero assicurarselo con un contratto al minimo salariale (è plausibile che qualche squadra possa usare la bi-annual expection su di lui) sarebbe sicuramente una buona presa per rapporto qualità/prezzo.

🚫 Difesa sul Point of Attack

by Filippo Pugnalini

La LABron ERA è stata caratterizzata nei suoi anni migliori da una difesa ermetica, che nella passata stagione è sparita nel nulla insieme ai principi di Vogel, a KCP e a Caruso. Soprattutto i due giocatori citati erano quelli che mettevano una enorme pressione alle guardie avversarie e facevano il lavoro sporco nel rallentare/bloccare oppure indirizzare le penetrazioni avversarie. Chi potrebbe riempire questo vuoto?

Il sogno: Gary Payton II

La voragine lasciata da CaruShow e Kenny potrebbe essere colmata in FA da Gary Payton II, giocatore che si è messo in mostra in questa stagione a Golden State e soprattutto nelle recentissime NBA Finals. Il contratto che potrebbe chiamare probabilmente potrebbe essere addirittura superiore alla Tax MidLevel, ecco perché è stato inserito nella categoria sogno. Non è del tutto escluso che magari possa accettare un altro minimo dagli Warriors per tentare un’altra run playoff.

Payton è quello che potremmo definire un Dunks-and-D, in questa stagione è stato più volte la scintilla della squadra andando a mettere tantissima intensità nella sua metà campo per generare palle perse utili per punti in transizione. Il figlio di The Glove ha dimostrato a più riprese di poter correre bene sui blocchi e anche se in ritardo di recuperare senza andare a commettere fallo.

Lo step che ha fatto in questa stagione sotto Steve Kerr è quello delle letture lontano dalla palla che unite alle sue mani veloci gli hanno permesso di generare 1.4 rubate a partita.

In attacco il suo compito era piuttosto limitato dato il suo tiro da tre altalenante e le scarsi doti di playmaking, ma con le sue letture è riuscito a convertire molti assist su taglio piazzandosi al 96%ile con 1.60 punti per possesso. Inoltre, sfruttando le sue abilità di chiusura al ferro ha potuto convertire ben 140 tiri dei 174 tentati (80.5%) in restricted area, percentuale che farebbe invidia al miglior centro NBA.

Tax midlevel: Victor Oladipo

Dopo il secondo intervento al tendine del quadricipite, Victor Oladipo ha disputato solamente otto gare in questa stagione più quelle che all’inizio sembravano delle comparsate in match di playoff. Ma grazie anche ad alcuni acciacchi nella rotazione della squadra della Florida, l’ex stella dell’Indiana ha potuto conquistarsi dei veri minuti di gioco.

Non sappiamo se il giocatore magnifico visto ai Pacers potrà mai tornare, ma quello che Victor ci ha mostrato in questi playoff ha fatto destare non poche attenzioni nei suoi confronti. In attacco aveva assoluta libertà ma come si è visto era molto dipendente dal suo jump shot che non è entrato proprio spessissimo (34.7%) e quindi ha finito spesso per faticare a trovare ritmo, mentre non ha faticato affatto a trovare la sua dimensione nella metà campo difensiva dove si è rivelato una assoluta sorpresa.

Se i Lakers volessero fare una scommessa il nome su cui puntare è assolutamente il suo, Oladipo ha voglia di riscattarsi e dimostrare che può ancora ambire a palcoscenici importanti… e poi, se la sua difesa è questa potrebbe essere veramente il benvenuto.

Minimo salariale: Jevon Carter

Non so come considerare Jevon Carter, se il grande sconfitto dei playoff dei Bucks oppure un vincitore. Quando è sceso in campo gli ex campioni NBA hanno fatto registrare un Net Rating di +26.1, nonostante ciò Bud nella serie con i Celtics sembra esserselo dimenticato nel fondo della panchina a favore di un non favoloso George Hill.

Se queste sono le premesse tutto mi fa pensare a un Carter con le valigie in mano pronto ad accettare una nuova sfida, anche al minimo, per poter dimostrare che in questa lega ha diritto di cittadinanza.

La difesa di Jevon è stata un’ottima aggiunta ai Bucks durante la regular season, la guardia ex Nets ha portato molta intensità su quel lato del campo, pressando gli avversari a tutto campo oppure giocando una difesa uno contro uno. Come per Payton il suo playmaking non è abbastanza buono per la NBA, però nel giusto contesto potrebbe trovare la sua dimensione offensiva così da non risultare totalmente nocivo.

💪 Stretch-5s & Mobile/Athletic Bigs

by Simone Stefanini

Kevon Looney e Robert Williams III hanno ampiamente dimostrato come, per competere ai massimi livelli nella NBA del 2022, serva un lungo atletico e verticale. Questo a L.A. lo sanno (o dovrebbero saperlo) molto bene, vista l’importanza avuta da Dwight Howard e JaVale McGee nella vittoria del titolo nella bolla.

Peccato però che il roster gialloviola sia privo di un profilo del genere da ormai due anni, dato che l’Howard del 2022 non può essere considerato un giocatore impattante e il povero Wenyen Gabriel semplicemente non è un giocatore di alto livello. Per questo motivo, a Darvin Ham dovrà essere consegnato un giocatore dalle caratteristiche moderne, dotato di atletismo, verticalità, buone doti di rollante nei pick and roll e di rim protector in difesa.

Il sogno: Mitchell Robinson

I roster dei Lakers nell’era James-Davis sono sempre stati caratterizzati dalla presenza di un lungo verticale e fisicamente dominante in mezzo al pitturato. Come detto in precedenza, con la scadenza di Dwight Howard, il profilo sopra citato non è più presente nel roster dei californiani. Sul mercato, un nome molto interessante è quello di Mitchell Robinson, centro 24enne dei New York Knicks.

I numeri di Robinson parlano chiaro. La scorsa stagione è stato il primo giocatore NBA per percentuale dal campo (76,1%) tra coloro che hanno giocato almeno 25 minuti e tentato almeno 4.5 tiri a partita. Inoltre, Mitchell è un solido giocatore di rotazione NBA (sempre al di sopra dei 20 minuti di media in carriera), che nell’ultimo anno ha iniziato in quintetto 62 delle 72 partite giocate. I numeri messi in piedi la scorsa stagione parlano di un giocatore da 8.5 punti, 8.6 rimbalzi e 1.8 stoppate di media a partita. La fotografia che ne esce è quella di un giocatore atletico, dalla spiccata verticalità, dotato di buone doti di rollante in attacco e di rim protector in difesa.

Un mix delle qualità di Robinson: atletismo, verticalità e rim protection. A soli 24 anni, è un giocatore dal potenziale decisamente interessante.

Il profilo è adeguato al need gialloviola, considerando anche la giovane età e le relative prospettive di crescita. Non sarà però semplice per Pelinka portarlo a L.A., dato che le cifre che le altre interessate metteranno sul tavolo (si parla dai 12 ai 13 milioni annui), sono ben più alte della Tax MLE (circa 6.5 milioni) che verrà offerta dai Lakers.

Tax midlevel: Chris Boucher

Il trio LeBron-AD-Brodie ha bisogno di avere attorno compagni pericolosi dietro l’arco (quelli che sono tragicamente mancati la scorsa stagione). Marc Gasol a parte, negli ultimi tre anni i Lakers non hanno mai avuto a roster un vero e proprio stretch-5 (Davis a parte, ovviamente). Anche se leggermente diverso dal need principale, un profilo di questo tipo potrebbe aiutare ad aprire gli spazi per favorire il gioco interno delle tre superstar.

La soluzione in free-agency potrebbe essere Chris Boucher, lungo canadese in uscita dai Raptors. Dopo un inizio di carriera faticoso, negli ultimi due anni Boucher si è guadagnato spazio nelle rotazioni di Toronto, giocando 24 e 21 minuti di media. Le medie realizzative parlano di 13.6 e 9.4 punti, mentre sotto ai tabelloni i numeri si assestano a 6.7 e 6.2 rimbalzi a partita. Se due anni fa Boucher ha tirato con ottime percentuali dall’arco (38,3% su quasi quattro tentativi a partita), lo scorso anno le cifre sono calate (29,7% su tre tentativi a partita). Il canadese rimane comunque un giocatore dal 33,5% di media dalla lunga distanza in carriera, e al tempo stesso dal 48,3% dal campo.

Bocuher non è altro che un mini Anthony Davis, come attitudini, stile di gioco e struttura fisica. Inoltre, è formalmente bi-campione NBA, essendo stato a roster sia negli Warriors del 2018 che nei Raptors del 2019. In entrambe le cavalcate il suo apporto è stato nullo, ma è pur vero che erano i suoi primi due anni nella Lega. Aver fatto parte di contesti vincenti, potrebbe comunque essere un fattore mentale da non sottovalutare.

Minimo salariale: Bismack Biyombo

Quello che si è detto in precedenza riguardo Robinson, vale anche per Bismack Biyombo. Il congolese è sicuramente un profilo di livello inferiore rispetto al centro dei Knicks, ma al minimo salariale potrebbe essere un’occasione da non farsi sfuggire.

A 29 anni Biyombo sta per giocare la sua dodicesima stagione NBA, il che ne fa un veterano non ancora troppo avanti con l’età. Tra Charlotte (due volte), Toronto, Orlando e Phoenix, ha totalizzato cifre da 5.2 punti, 6.1 rimbalzi e 1.3 stoppate di media in carriera, in quasi 20 minuti di utilizzo. Con più di 700 partite all’attivo, Bismack è un giocatore esperto, dalle spiccate doti verticali e discrete capacità di rollante sui pick-and-roll.

Il suo gioco offensivo al di fuori del pitturato è pressoché inesistente, ma in difesa ha piedi abbastanza rapidi per poter uscire senza pagare un prezzo troppo alto. Per esperienza e apporto sul campo, vale assolutamente un minimo salariale.

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Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Classe 1993, giusto in tempo per vedere i Lakers di Shaq e Kobe. Da lì nasce un amore incrollabile per l’NBA e i Gialloviola. Lavoro, studio e scrivo. Nel tempo libero cerco di capire cosa sia passato nella testa di Ron prima di prendere QUEL tiro.

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