In copertina: Jeanie Buss at Madison Square Garden in New York City (Jesse D. Garrabrant, NBAE via Getty Images)

Per i Los Angeles Lakers – dopo una movimentata free agency affrontata con lo scopo di tornare ad alti livelli e redimersi dopo la pessima scorsa stagione – è tempo di assicurarsi che il nuovo roster, coaching staff incluso, possa mostrare un basket più completo, sicuro e competitivo.

E, proprio a proposito di questo e di molto altro, la controlling owner Jeanie Buss ha parlato con Mark Medina NBA.com. Ecco le parti salienti dell’intervista!

📌 L’importanza degli asset

Considerando il poco spazio di manovra, visto il salary cap a limitare i movimenti, come consideri il lavoro di questa offseason?

«In una Lega con il salary cap, bisogna muoversi entro certi paletti. In più, dovendo pagare la luxury tax, le restrizioni aumentano. Era chiaro che avremmo dovuto fare dei cambiamenti perché non abbiamo giocato i playoffs.»

«Darvin Ham e Rob Pelinka ne sanno più di me riguardo alla costruzione della squadra, lo scopo è stato quello di mettere insieme un roster adatto ai voleri e allo stile del nuovo coach.»

Ti sono piaciute le firme?

«Assolutamente. Credo molto in Ham, tanti me ne hanno parlato benissimo. Ha un’ottima reputazione nella Lega e ciò mi rende orgogliosa.»

So che non puoi entrare nello specifico, ma credi che, prima che la stagione inizi, vedremo altri movimenti?

«Dobbiamo completare il roster, quindi credo che Rob sia consapevole di ogni opportunità perseguibile. Faremo mosse che ci permetteranno di tornare contender.»

Credi che ci saranno trade importanti?

«Niente mi sorprenderebbe. Non faremo cambiamenti per il solo gusto di farli, ma dovranno essere mirati ed utili per migliorare in futuro.»

Come valuti il valore delle scelte al Draft rispetto agli altri asset?

«Per Anthony Davis abbiamo dato tanto, anche giovani giocatori, ma per ottenere grande talento bisogna sacrificarne altrettanto, anche tra i più giovani.»

«Tutte le squadre sono intelligenti, nessuno conclude affari dormendo, e tutti vogliono sempre rendere i roste migliori. Sono situazioni dinamiche, non c’è una risposta più giusta di altre.»

Come valuti, invece, la volontà di un giocatore o la sua leadership?

«Sono tutte cose che delego a chi si occupa di basketball operations. Chi lavora in questo, però, sa cosa penso: bisogna soddisfare gli standard dell’organizzazione e dei tifosi.»

E quali sono questi standard?

«Duro lavoro, possibilità di giocarsi il titolo e devozione totale per arrivare a questo punto.»

Jeanie Buss
Jeanie Buss (Tracy Nguyen for The New York Times)

🐍 Il discusso tweet di Jeanie Buss su Kobe

Di recente hai scritto un tweet per Kobe Bryant. Qual è il significato?

«Mi mancano tante persone, e lui è quella che mi manca di più. Ci manca la sua voce, il suo affetto e tutto ciò che l’incidente ci ha portato via. E i tifosi si sentono nel mio stesso modo.»

«Quando mi sento giù, così facendo mi sento meno sola: è così che funziona un vera community. Questa sensazione non andrà mai via da me, è un vuoto che non verrà mai colmato.»

«Quando Phil Jackson si è unito ai Knicks, mi disse ‘Non posso più aiutarti, ma c’è sempre Kobe con te, a guardarti le spalle. Parla a lui se avrai bisogno di consigli. Sarà sempre lì.’ Quindi, l’idea di non averlo con noi è sempre difficile da accettare.»

Qualcuno ha pensato che fosse solo un messaggio indiretto a LeBron James o qualcosa riguardante l’offseason.

«No, era solo un tweet di cuore, nient’altro.»

Cosa pensi del rapporto tra James e Klutch Sports?

«Oggi Bron è il profilo più rilevante della Lega, ed è nella nostra squadra, che una delle più chiacchierate di tutte. Dunque ciò che fa attira molta attenzione, ma io ho rapporti con ogni giocatore ed ogni agente, anche se alcuni tendono a concentrarsi troppo su lui e Klutch.»

Hai parlato di Phil Jackson. Quali consigli ti ha dato quest’anno?

«La gente si diverte anche a concentrarsi troppo sul nostro rapporto. Siamo ancora amici, trascorre la metà del suo tempo qui a Los Angeles e l’altra metà in Montana, dunque a volte pranziamo insieme e ci prendiamo un caffè. Posso sempre fidarmi di lui, e la sua amicizia e la sua esperienza sono molto importanti.»

Ti ha aiutata in qualche momento preciso in stagione?

«Parliamo di cose private, lui non lavora per i Lakers. Lui comunque mi conosce bene: i miei genitori, Kobe e David Stern non sono più tra noi, dunque lui è uno di quelli di cui posso ancora fidarmi.»

Ti faccio la stessa domanda per Magic Johnson.

«Anche lui è qui molto spesso, è un grande amico e ama i Lakers più di chiunque altro.»

Perché, per te, è importante uno stile da leader?

«Mio padre era abituato a ripetermi che avere potere illimitato corrompe la gente. Qui non siamo in una dittatura, cerco di ascoltare tutti e di fare il meglio per l’organizzazione.»

🔜 In cerca del riscatto

Ovviamente, la scorsa stagione non tutto è andato come si sperava. Quanto peso ci hai dato?

«È stata una delusione enorme, abbiamo preso delle decisioni sbagliate dopo essere usciti al primo turno nel 2021 e abbiamo pagato.»

Gli infortuni hanno inciso molto. Molti, però, pensano che anche la trade per Russell Westbrook sia stata un fattore determinante. 

«I media erano inizialmente ottimisti, e noi non siamo stati in grado di soddisfare le aspettative. L’infortunio di Anthony Davis ha cambiato ancora le cose, perché è un pezzo fondamentale della squadra.»

«Ma non ho scuse, è stato inaccettabile. Dobbiamo migliorare e sperare che gli infortuni non ci colpiscano come hanno fatto quest’anno. Avevamo pochi attrezzi per riparare gli ingranaggi, ma speriamo di averlo fatto.»

Cosa ti dà fiducia nel front office?

«Beh, un anello di 2 anni fa non è male, anche perché abbiamo raggiunto i Celtics, cosa sempre cara a mio padre. Ma per superarli dobbiamo prima assicurarci di arrivare ai playoff, e sarà il front office a dover lavorare per cambiare le cose.»

Cosa ti aspetti da Darvin Ham e dal suo staff, dopo l’esonero di Frank Vogel?

«Darvin è una grande persona, con grande leadership. Ho sempre ammirato la sua etica del lavoro, anche come giocatore.»

Quanto sei stata coinvolta nella ricerca del nuovo coach?

«Rob ha fatto la maggior parte delle cose, e più si avvicinavano all’obiettivo, più chiedevano a me per assicurarsi che fossimo d’accordo. E ho supportato la sua decisione finale al 100%.»

Se il core resterà questo, quanto sarai fiduciosa per la prossima stagione?

«Non posso dirti esattamente come giocheranno, ma so che Pelinka si è mosso per dare ai tifosi qualcosa di cui essere orgogliosi. Ha assunto un ottimo allenatore e firmato dei giocatori che potranno darci tanto.»

«Credo che saremo davvero competitivi. La Western Conference è dura ed è la casa dei nuovi campioni NBA, gli Warriors. Complimenti a loro, hanno stabilito un nuovo standard di eccellenza in questa Lega. Ora, però, toccherà a noi alzare nuovamente l’asticella.»

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Vent’anni, torinese, appassionato di sport dalla nascita e di pallacanestro NBA da qualche anno dopo. Nel tempo libero studio Economia Aziendale.

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