In copertina: Anthony Davis, LeBron James, Darvin Ham and Russell Westbrook during the Los Angeles Lakers Media Day 2022 (Adam Pantozzi, NBAE via Getty Images)

Hello darkness, my old friend. Nella notte italiana tra martedì e mercoledì i Los Angeles Lakers affronteranno i Golden State Warriors al Chase Center di San Francisco. Sarà una notte speciale nella Baia, poiché i Campioni NBA in carica riceveranno gli anelli celebrativi del titolo conquistato lo scorso Giugno.

Viceversa, i gialloviola sono reduci da una delle peggiori stagioni della loro storia, nella quale hanno disatteso persino le aspettative dei più pessimisti. Come sarà la stagione di James e Davis? Arriverà il riscatto o la cessione per Westbrook? Che impatto avrà Ham?

La redazione di LakeShow Italia presenta la stagione 2022/23 rispondendo a cinque domande sui principali temi che caratterizzeranno la stagione dei losangelini.

1️ Un bilancio della offseason dei Lakers

Quest’anno i Lakers hanno deciso di cambiare praticamente tutti i role player e di confermare invece i giocatori più pagati (James, Davis, Westbrook e Nunn). Come valutate l’offseason gialloviola e in cosa credete sia migliorato il roster rispetto alla disastrosa stagione 2021/22?

Se devo definire con un aggettivo la offseason dei Lakers opto per “incompleta”. Credo la rosa sia migliorata in quanto dalla free agency, seppur con risorse limitate alla mini MLE e a contratti al minimo salariale, sono arrivati atleti giovani sia sul perimetro che in front line; mentre le acquisizioni di Beverley e Dennis Schröder aggiungono difensori credibili sul punto di attacco.

Il roster non è però privo di difetti: il reparto guardie è sovra affollato e sarà complesso trovare una rotazione coerente, mentre mancano ali fisiche e giocatori in grado di tirare da fuori con pericolosità.

La mia sensazione, vista la cronologia delle firme e dei rumors, è che Rob Pelinka fosse convinto di avere una trade in mano proprio per equilibrare i diversi ruoli del roster, ma per un motivo o per l’altro il piano non sia stato portato a termine rendendo di fatto il mercato incompleto.

Luca Novo

Come ha già detto Luca, quest’anno i Lakers hanno quantomeno abbandonato il reparto geriatria in luogo di giocatori più giovani, più atletici e desiderosi di affermarsi nella lega. Chi incarna al meglio queste caratteristiche è Lonnie Walker IV, una firma che non mi ha convinto per il contratto ricevuto in relazione ai need della squadra (avrei preferito spendere la Tax Midplayer Exception su un’ala), ma che ha sicuramente le qualità tecniche ed atletiche per emergere ad alti livelli, nonostante gli anni a San Antonio siano stati, ad essere generosi, altalenanti.

C’è però un altro elemento da considerare quando analizziamo la offseason gialloviola. Mi sembra che Pelinka abbia scelto giocatori che si sposano bene con la filosofia di basket del nuovo allenatore. Ham, e si è visto già in preseason, vuole un pace molto alto e distribuire in maniera equilibrata e fluida il carico offensivo della squadra. Da qui la scelta di firmare una quantità, a mio avviso esagerata, di guardie e di atleti in grado di correre su e giù per il campo e di competere nella metà campo difensiva.

I limiti del roster sono enormi (su tutti shooting e profondità nel reparto ali), ma almeno è positivo, a differenza delle ultime due stagioni, che si seguano i dettami del coach. Magari durante la stagione si riuscirà a riequilibrare questo roster…

Giuseppe Critelli

Lo svecchiamento del roster è stata una mossa obbligata, visto il numero delle gare saltate dai veterani nella passata stagione. Tra l’altro, l’esperienza dei role player serve a poco se non arrivi alla post season.

Le firme di quest’anno non sono entusiasmanti, soprattutto perché non hanno colmato le lacune storiche del roster dei Lakers: mancanza di tiro e difesa sulle ali, un lungo credibile che possa giocare minuti importanti. Con Westbrook ancora sul groppone, difficile andare oltre la sufficienza.

Giovanni Rossi

2️ Cosa succederà a Russell Westbrook?

Secondo voi la squadra resterà la stessa nei prossimi mesi o dobbiamo aspettarci movimenti sul fronte Westbrook?

Credo la persona più indicata per rispondere a tale domanda sia Jeanie Buss.

Le notizie estive hanno indicato i Lakers più volte vicini a una trade per Russell Westbrook: prima con Charlotte, quindi con Brooklyn, poi con Indiana, a seguire con Utah e infine di nuovo con i Pacers, al momento unica ipotesi ancora percorribile. Allo stesso tempo i rumors dicono che il front office è riluttante a cedere le prime scelte 2027 e 2029, che i Lakers hanno mire sulla free agency 2023 e la stessa Jeanie ha dichiarato come non sia accettabile avere una squadra in luxury tax e fuori dai playoff.

Se devo unire i puntini quello che vedo è una franchigia in fase di attesa di quella che dalle nostre parti viene definita un’opportunità di mercato. Credo Westbrook non si muoverà per almeno tre mesi e in prossimità della deadline si andrà a valutare se qualche squadra che naviga in cattive acque sarà disponibile a cedere pezzi pregiati a condizioni favorevoli.

Pelinka è forte di una estensione contrattuale fino al 2026, per tale motivo credo seguirà la linea Jeanie e l’obiettivo sarà cedere una sola scelta non protetta e di prendere dei giocatori con contratto in scadenza in modo da essere sotto al cap al termine della stagione e di evitare la luxury tax la prossima offseason.

Luca

La situazione legata a Westbrook è sempre più di difficile soluzione. Se quest’estate il nativo di L.A. sembrava davvero sul punto di essere scambiato (pare che la trade con i Nets fosse ben più che un semplice rumor), adesso la situazione è diversa. Come già detto da Luca, il diktat della proprietà è quello di non andare in luxury e contemporaneamente non privarsi delle scelte 2027 e 2029, o perlomeno non di entrambe. Con questi nuovi parametri, scambiare Westbrook è diventato oggettivamente complicato.

Che il numero 0 non c’entri nulla con questo roster è ormai assodato, ma in estate nessuno ha fatto mistero del fatto che anche umanamente Russell sia ormai isolato dal resto del gruppo.
I timidi tentativi di distensione con Patrick Beverley si sono sbriciolati già nelle prime partite di preseason, chiaro sintomo che le crepe nello spogliatoio sono ormai insanabili. Per non parlare del gelo tra Westbrook e LeBron durante la Summer League, dove i due (entrambi a bordo campo) si sono palesemente ignorati reciprocamente.

Il valore di mercato di Westbrook è inesistente, e qualsiasi cosa accadrà quest’anno, questo non varierà di un millimetro. Credo sinceramente che gli stimoli, da entrambe le parti, siano terminati già da un pezzo. Lo stesso Ham, dopo una serie di dichiarazioni di facciata, sta optando per far partire Russell dalla panchina, ben consapevole che così facendo, l’indisposizione di Westbrook non può che aumentare.

Concordo con Luca sul fatto che i Lakers navigheranno a vista, attendendo l’occasione buona per una trade, verosimilmente a ridosso della deadline.

Il tutto, considerando la grande incertezza che al momento pare esserci in cima alla Western Conference. Questo potrebbe rivelarsi infatti un fattore decisivo, che potrebbe spingere la dirigenza gialloviola ad agire con più decisione per un miglioramento immediato della squadra e delle relative possibilità di centrare l’obiettivo più prestigioso.

Simone Stefanini

3️ Il possibile impatto di Darvin Ham

Il cambiamento più rilevante rispetto alla passata stagione è probabilmente il nuovo allenatore. Cosa vi aspettate da Ham e cosa avete visto di diverso, dal punto di vista tattico, in queste primissime uscite stagionali?

Un nuovo roster, un coach rookie e la delusione per la stagione precedente hanno sicuramente alzato il livello di hype e la curiosità per quanto si vedrà di nuovo in campo. Si è parlato tanto dei principi offensivi/difensivi che il nuovo head coach dei Lakers impianterà fin dal giorno della sua firma.

Darvin Ham è legato a doppio filo con Mike Budenholzer, i principi offensivi di spacing con una strutturazione 4-1 implementata già da coach Bud sono sicuramente tra la novità più evidenti viste in preseason. Dalle posizioni libere per i quattro “esterni”, all’adattamento nel dunker spot in funzione della posizione della palla non c’è dubbio che i Lakers abbiano lavorato tanto per rendere il loro attacco fluido ed efficace.

La traslazione, però, di certi principi non può essere totale ed indolore: a questi Lakers mancano ali e tiro per ripercorrere perfettamente quanto accaduto nel Winsconsin in questi anni. Di fatto Ham ha aggiunto diverse situazioni in cui AD gioca palla al gomito per essere sia una minaccia per gli avversari che un facilitatore per i compagni. L’idea probabilmente è coprire la lacuna al tiro aumentando l’attenzione degli avversari per l’interno dell’area aprendo ancora il campo ai tiratori poco affidabili che abbiamo a roster che si spera possano essere più efficaci avendo tra le mani tiri con quoziente di difficoltà più basso.

In difesa l’ex Bucks ha chiarito subito che pressione a tutto campo e difesa drop sono i due punti da cui ripartire, in qualche modo le similitudini tornano anche nella metà campo difensiva il sistema difensivo di Vogel partiva dagli stessi principi.

Come in attacco l’assenza di tiratori rende difficile tenere il campo aperto, l’assenza di ali costringerà i Lakers a dover eseguire tante variazioni difensive per contenere gli esterni grossi che si troveranno sulla strada, diventa fondamentale che AD faccia una grande stagione in termini di protezione del ferro, in questo modo gli esterni piccoli che abbiamo a roster potranno in maniera aggressiva guidare i giocatori che non riescono a contenere verso l’aiuto del numero 3 gialloviola o degli altri lunghi a roster.

Nello Fiengo

Nello ha già evidenziato tutte le principali novità tattiche che proverà ad implementare Ham. Per me ci sono altri elementi, esterni rispetto al fattore campo, che differenziano l’ex assistant coach dei Bucks rispetto a Vogel, ovvero la sua autorevolezza e la sua leadership.

Ham è stato in squadre vincenti sia da giocatore (nei Pistons del 2004) che da assistente (ai Bucks di Giannis e Bud). La sua storia personale è simile a quella di tanti afroamericani che sono arrivati in NBA dopo essere cresciuti in contesti difficili (quando era ragazzino, a Saginaw in Michigan, fu raggiunto casualmente da un colpo di pistola in pieno volto).

Il suo background, quindi, oltre alle sue capacità relazionali e comunicative, lo rende una figura autorevole e molto rispettata tra i giocatori. Da questo punto di vista Ham è il prototipo di allenatore che serviva ai Lakers dopo una stagione disfunzionale sia dentro che fuori dal campo.

Insomma, se la dirigenza gialloviola cercava un coach in grado di rendere responsabili tutti i giocatori, dal primo all’ultimo del roster, allora Darvin Ham potrebbe essere la scelta giusta.

L’anno scorso, per fare un esempio, Vogel non aveva il “potere” e la fiducia per prendere decisioni drastiche come quella di fare partire Westbrook dalla panchina. Quest’anno, dalle prime indicazioni, sembra che il contesto sia molto diverso.

Giuseppe

4️ LeBron James e il record di punti di Abdul-Jabbar

Quest’anno LeBron James ha nel mirino il record di punti segnati in NBA di Kareem Abdul-Jabbar (potrebbe batterlo già a gennaio/febbraio). Pensate possa riproporsi sugli stessi livelli della passata stagione, quando sfiorò lo scoring title, o dobbiamo aspettarci uno James diverso, magari più disposto a sacrificarsi nella metà campo difensiva come fu nel primo anno di Vogel?

La presenza di Anthony Davis (incrociamo le dita), Lonnie Walker IV e Kendrick Nunn dovrebbe alleviare il carico offensivo che grava sulle spalle di LeBron James. Per cui me lo aspetto meno scorer dell’anno scorso e più dedicato all’assistere i compagni, anche se non ai livelli del 2019/20.

Diverso il discorso nella propria metà campo: se competeremo per l’accesso diretto ai playoff potrebbe avere un senso spendere tante energie nella fase difensiva, altrimenti il quattro volte MVP spenderà “gettoni” in gare e possessi specifici.

Giovanni

Come accennato nella domanda stessa, ormai non ci chiediamo più se accadrà ma solamente quando ed è proprio questa sicurezza che mi fa ben sperare nell’inizio stagione del Re che non si intestardirà alla ricerca del record.

Proprio per questa tranquillità relativa nel raggiungimento del traguardo non mi aspetto un LeBron prima scelta offensiva, costantemente costretto a sobbarcarsi completamente l’attacco losangelino, poiché ai nastri di partenza dovremmo avere anche Davis ( il condizionale è d’obbligo quando si parla del nativo di Chicago), finalmente sano ed in grado di sopportare, in parte, il peso dell’attacco gialloviola, sperando che si riproponga l’equilibrio visto solamente nel 2019, dove James fungeva più da spalla di Anthony che da primaria arma offensiva.

Nella metà campo difensiva penso che l’impegno del nativo di Akron sarà legato sia alla sua condizione fisica, abbastanza naturale per un trentottenne alle diciannovesima stagione NBA, che al suo fit negli schemi di Ham, che in molte serate ci faranno invocare il nome di Dio invano, visto come in preseason siamo stati subissati di punti dal primo stretch-five di passaggio.

Mi risulta complesso il paragone rispetto al primo anno di Vogel, in quanto James ha accumulato nel frattempo più chilometri percorsi in campo ed è andato incontro ai primi infortuni seri della sua carriera, ma ritengo che la sua applicazione sarà legata anche all’inizio stagione gialloviola. Nel 2019 arrivarono subito due strisce molto convincenti di vittorie, che attestarono il record dopo il primo quarto di stagione a 17-3, rendendo più facile per l’ex capo allenatore la “vendita” delle proprie idee difensive al numero 6 e di conseguenza il suo impegno nel realizzarle.

Riassumendo, non mi aspetto un James in lizza per lo scoring title né l’applicazione difensiva dell’anno dell’anello ma una giusta media tra i due aspetti, che gli permetta di raggiungere il traguardo personale e contemporaneamente di mantenere i Lakers a galla con una classifica dignitosa, evitando così di porgere il fianco ad eventuali narrative di un LeBron egoista che pensa solo al record di Kareem Abdul-Jabbar e non alla squadra.

Alberto Marzola

5️ La revenge season di Anthony Davis

Tanti analisti ritengono che questa possa essere la “revenge season” di Anthony Davis. Non pensate che questa possa essere una stagione decisiva per la sua legacy? Quest’anno ESPN lo ha inserito addirittura al ventesimo posto (dietro Bradley Beal e Rudy Gobert) nella classifica dei migliori giocatori della lega…

Personalmente credo poco in questa narrativa quasi esclusivamente “americana”, tant’è che in NFL vi è persino un premio chiamato “Comeback Player of the Year” che viene conferito al giocatore che interpreta al meglio la cosiddetta “Revenge season” sia essa dovuta ad uno scarso rendimento nell’anno precedente che ad infortuni.

Il rendimento di Anthony Davis, sano, in maglia gialloviola lo abbiamo già ammirato, magari per troppo poco tempo e proprio queste grandi prestazioni ci hanno abbagliato e rendono più complesso sopportare il grigiore ammirato nelle stagioni successive.

Per questa, che è la quarta stagione a Los Angeles del nativo di Chicago, mi auguro solamente una maggiore continuità dal punto vista fisico, che andrebbe di pari passo con una maggiore tranquillità mentale, che ci permetterebbe di rivedere il giocatore che ci ha fatto innamorare nella sua prima stagione in casacca gialloviola, rimanendo distante da qualsiasi tipo di definizione.

Ogni tifoso Lakers, al netto di battute ed imprecazioni legate alla condizione fisica di Davis, sa che con lui sano, siamo tutta un’altra squadra, come già ampiamente spiegato anche dai miei compagni di viaggio nelle domande precedenti a questa.

Le indicazioni della preseason sono state contrastanti, perché l’ottima prova contro GSW ha fatto da contraltare alle sue assenze dovute ad un riposo precauzionale per un problema alla schiena di piccola entità.

Queste sue mancate presenze sul parquet sono la base per i “ meme” che si trovano online sul nativo di Chicago e che generano una narrativa sulla quale si basano le classifiche di inizio stagione dei migliori giocatori della lega come quella di ESPN.

Liste che sono ad uso e consumo quasi esclusivo dei giornalisti, che le utilizzano per riempire spazi televisivi, che vengono magari sottratti ad analisi più approfondite, o per creare ulteriori narrative per vendere al pubblico la nuova stagione che deve generare costantemente nuovi motivi d’interesse, per battagliare nella gara d’ascolti con la stagione NFL e i playoff MLB.

Quindi, se mi devo limitare a commentare la sua posizione, dico solamente che chiunque abbia visto almeno due o tre partite del match-up Davis-Gobert, sa quale dei due è un migliore giocatore di basket.

Alberto

Lo dico sottovoce soprattutto per non farmi sentire dall’amico Mammut: sono in modalità hype per la stagione di Anthony Davis. Gli ultimi acciacchi che lo hanno già costretto a saltare tre partite di pre-season hanno un po’ abbassato le mie aspettative e mi fanno temere che il suo fisico sia davvero compromesso (colpa della tendinosi?).

Voglio credere però che Anthony Davis sia pronto a tornare su livelli che gli competono.Lo deve al suo talento e alla sua legacy che rischia di essere gravemente compromessa dopo le ultime due annate disastrose.

Credo che il principale beneficiario del nuovo sistema offensivo di Ham possa essere proprio AD. Per anni abbiamo invocato situazioni offensive che potessero consentirgli di ricevere in movimento. Forse questo potrebbe essere l’anno buono: i Lakers, infatti, stanno sperimentando diversi set offensivi che iniziano con un handoff o una ricezione dal post alto con l’obiettivo di liberare l’area per le ricezioni di AD da rollante o a rimbalzo offensivo, ovvero situazioni in cui può sfruttare la sua agilità contro i pari ruolo e i suoi mezzi fisici unici.

Mi aspetto da lui anche un aumento del volume delle triple tentate, nella speranza che l’ultima annata disastrosa al tiro sia stata solamente episodica.

Nella metà campo difensiva, invece, tanto dipenderà dal rendimento dei difensori sul punto di attacco. Se la pressione esercitata sugli esterni avversari dai vari Beverley, Schröder e Reaves sarà realmente efficace, allora potremo tornare a vedere il Davis intimidatore e onnipresente della stagione del titolo.

Concludo con una preghiera: non lo fate parlare perché ogni volta che apre bocca crea un caso mediatico…

Giuseppe

Ecco, in primis se Mammut legge puo’ semplicemente saltare il capitolo. Anthony Davis deve a tutta la lega una revenge season punto. Giuseppe ha giustamente auspicato il maggiore coinvolgimento in situazioni dinamiche in attacco e questa è la base per aumentarne l’efficienza offensiva, ma il miglioramento principale che mi aspetto è quello che torni a mettere di nuovo pressione al ferro come ha fatto nel 2020 e la speranza è che con in campo tra Westbrook, Nunn e Schroder lo possa fare da rollante limitando un minimo quel mid-range game che tanto ama ma che tanto penalizza i Lakers quanto il tiro non funziona.

In difesa nelle poche apparizioni lo scorso hanno da dovuto fare pentoli, coperchi, maniglie e dio solo sa cos’altro per chiudere tutte le penetrazioni che venivano da una difesa perimetrale lontana dall’essere accettabile. Quest’anno ci si aspetta che, pur non avendo esattamente una linea Maginot sul perimetro, che i tanti esterni che abbiamo a roster siano almeno bravi abbastanza da rallentare e orientare le penetrazioni avversarie consentendo a Davis di essere nella posizione giusta per intimidire gli avversari già solo con la sua presenza.

Per chiudere, Davis ha in canna una stagione da candidato DPOY e top 10 della lega tranquillamente, se non mette insieme una stagione del genere non solo la sua legacy sarà pesantemente penalizzata ma i Lakers non riusciranno ad avvicinarsi ai playoff.

Nello

Le classifiche di ESPN lasciano il tempo che trovano, e gli va attribuito il giusto peso. Se questo può essere uno stimolo per AD a fare di più, allora tanto meglio, altrimenti è bene dimenticarsene in fretta. Personalmente non pretendo una “revenge season” da parte di Davis, che in queste ultime due stagioni è stato martoriato da una lunga sequenza di problemi fisici. AD ci ha infatti ampiamente fatto vedere di che cosa sarebbe capace se solo il suo fisico lo supportasse a dovere e, con il senno di poi, la piena salute nella bolla si è rivelata essere un mezzo miracolo.

Nelle ultime due stagioni, Davis ha giocato la metà delle partite disponibili (36 su 72 e 40 su 82), per cui averlo per una sessantina di partite sarebbe già un successo. Tatticamente, invece, se si rendesse disponibile a giocare stabilmente da 5 senza le riserve del passato, Davis potrebbe proiettarsi e proiettare i Lakers in una nuova dimensione.

Ham ha già dichiarato di volerlo schierare in questa posizione, che sappiamo essere congeniale al chicagoano nonostante i suoi dubbi (puntualmente espressi in preseason).
Se il fisico reggerà e AD si renderà finalmente disponibile a giocare da centro, potrebbe finalmente materializzarsi la stagione che tutti stiamo aspettando dalla bolla, ovvero quella in cui Anthony Davis si prenderà definitivamente i Lakers.

Simone

6️ Le previsioni di LakeShow Italia sulla stagione dei Lakers

Bonus Track: qual è il vostro best e worst case scenario per la stagione dei Lakers?

La salute dei big, l’approccio di Ham e l’eventuale trade Westbrook sono fattori che a mio avviso rendono la stagione gialloviola difficilmente prevedibile.

È concreto uno scenario in cui LeBron ed AD saltano la metà delle partite, la squadra non ingrana e si trova nuovamente fuori dalla post season faticando ad arrivare a 30 vittorie. Allo stesso tempo, se coach Ham trova una buona chimica e le due stelle sono in forma, è possibile la dirigenza prema il grilletto e scambi Westbrook per dei role player funzionali rendendo il roster una contender credibile per l’obiettivo massimo.

Al momento, secondo me, le variabili sono davvero troppe per fare un pronostico su basi concrete.

Luca

Lo scenario probabile è competere per il play-in, boccheggiando intorno al 50% di vittorie. Nel caso in cui i principi di coach Ham si rivelino vincenti e vengano seguiti dal suo roster, con una salute accettabile di James e Davis potremmo osare a mettere nel mirino il quarto / sesto seed della Western Conference.

A mio avviso però, il worst case (molto più probabile del best) è una stagione copia carbone della scorsa, con l’aggravante della maggiore età delle stelle gialloviola e l’ombra di una trade riparatoria, frettolosa e improduttiva. E tanti saluti agli ultimi asset ancora sprecabili.

Giovanni

Best case è il raggiungimento dei playoff senza passare per la roulette dei play-in, Davis e James sani, qualche aggiustamento del roster in corso d’opera per permettere ad Ham di proporre le proprie idee di basket. Worst Case è un altra stagione incolore, dove per ricercare le note positive nelle prestazioni dei Lakers siamo costretti a rifugiarci nell’ironia.

Sinceramente è molto più semplice che si sviluppi questo tipo di scenario, magari piagati dagli infortuni o dalla pochezza tecnica. Altro Worst Case, perchè come Joker nel “Cavaliere Oscuro” voglio vedere bruciare il mondo, è qualche scenetta tragicomica tra Beverley e Westbrook o addirittura un bella scazzottata.

Alberto

Se LeBron e Davis dovessero giocare almeno l’80% delle partite (tutt’altro che scontato) per me questa squadra ne può vincere anche 45. Un record del genere potrebbe valere il settimo o l’ottavo posto nella western conference e dunque un posto al playin. Da qui in poi è difficile pensare ad un cammino profondo ai play-off, al massimo si può sperare in uno sgambetto ad una squadra con il fattore campo che ha overperformato in regular (Minnesota?).

Non prendo in considerazione, invece, lo scenario in cui i Lakers fanno una trade che sposta durante la stagione, anche se ci sono discrete possibilità di prendere qualcosa di interessante alla deadline con il contratto in scadenza di Westbrook.

Il worst case scenario è presto detto: LeBron e/o Davis si rompono subito, i Lakers non vanno ai playoff, vincono la lottery e Wemby va ai Pelicans. Inizio a comprare il cianuro.

Giuseppe

Nella peggiore stagione della propria storia probabilmente i Lakers hanno vinto 33 partite, solo con un minimo di integrità fisica in più di LeBron e Davis le 38/40 vittorie dovrebbero essere il minimo sindacale, anche nel worst case scenario. Dalle proiezioni attuali, considerato il guru Kevin pelton, i Lakers sono pianificati a 37W con le quaranta che provedo io come worst case i Lakers finirebbero noni.

Sul best case il discorso è più complesso. Spesso quando si giudica una squadra NBA si parla di floor e ceiling, inteso come livello minimo garantito e di livello massimo raggiungibile. Ad oggi non vedo un’enorme differenza tra il floor ed il ceiling dei gialloviola, e se come numero minimo di W considero 38/40 il massimo raggiungibile dai Lakers è probabilmente tra le 43 e le 45 che potrebbero valere il sesto seed.

Una considerazione che però va fatta è che il livello della Pacific Division è altissimo: dunque 16 partite molto molto difficili. D’altro canto la Western Conference intera è in subbuglio, ogni team potenzialmente sopra i Lakers ha qualche incognita che potrebbe portarli a fare peggio, o molto peggio del previsto aprendo uno spiraglio per qualcosa di inatteso.

Nello

Lo spettro tra il best e il worst case scenario potrebbe rivelarsi piuttosto ampio. Infatti, se una serie di fattori dovessero incastrarsi contemporaneamente, allora i Lakers potrebbero ritrovarsi catapultati nei piani alti della Western Conference. Warriors e Suns sono alle prese con i problemi interni che tutti conosciamo (Green e Ayton), che potrebbero condizionare il rendimento in campo delle due squadre.

I Clippers sono un gigantesco punto di domanda, mentre Nuggets, Grizzlies e Timberwolves hanno anche loro dei range di rendimento abbastanza ampi. Se questi dovessero tendere verso il basso, i posti in vetta alla Conference si libererebbero all’istante.

In questo scenario, con LeBron e Davis disponibili per almeno una sessantina di partite a testa e con un’eventuale trade di Westbrook alla deadline, non è follia pensare ai Lakers vicini ai piani alti dell’Ovest. Ma, come detto, i se sono tanti e alquanto incerti.

Il worst case è ripetere una stagione simile a quella dello scorso anno, non facendo registrare alcun miglioramento nonostante un roster migliore e una nuova guida tecnica. Davis e LeBron fuori per tante partite, l’affaire Westbrook che rimane irrisolto e uno spogliatoio non coeso, porterebbero ad un’annata disastrosa, che andrebbe a ricalcare la scorsa.

È verosimile che la realtà vada nella direzione di una delle infinite quantità di grigio presenti tra le due opzioni sopra descritte, con i Lakers in lotta per un posto tra il play-in e il passaggio diretto alla off-season, con un record che oscilla tra le 42 e le 45 vittorie.

Simone

Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


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