In copertina: LeBron James festeggia subito dopo aver segnato il canestro con il quale ha superato il record di Kareem Abdul Jabbar (Keith Birmingham, Pasadena Star-News, SCNG)

La parentesi di LeBron James ai Los Angeles Lakers ha tutte le sembianze di una montagna russa, tra trionfi memorabili, fallimenti di squadra colossali, immancabili intrighi di potere e traguardi personali che segneranno per sempre la storia del gioco. Proprio per celebrare l’ultimo record battuto dal Prescelto, forse il più grande e il più impressionante che potesse infrangere, abbiamo deciso di scegliere le cinque prestazioni migliori di LBJ in maglia gialloviola.

Ci è sembrato, nel nostro piccolo, il modo migliore per ringraziare uno dei più grandi giocatori di sempre, nonché l’ennesimo All-timer ad avere vestito la canotta della franchigia californiana.

🔙 Il ritorno ai Playoff

by Nello Fiengo

6 Marzo 2020. Spesso durante il lungo periodo di preparazione ai playoff chiamato regular season, si discute della qualità delle partite. Sono troppe, non contano nulla, non si difende e cosi via. Nonostante ciò, ho scelto per celebrare questo incredibile traguardo di LeBron James proprio una partita di regular season.

La primavera del 2020 è per la maggior parte di noi il periodo in cui abbiamo dovuto chiuderci in casa, il mese in cui abbiamo scoperto che non era solo un’influenza, ma per i tifosi dei Lakers è stato anche il mese della paura, ovvero che la sospensione della stagione avrebbe tolto al team di Frank Vogel la possibilità di giocarsi il titolo. 

Lo scontro tra Titani: LeBron James vs Giannis

I Milwaukee Bucks del favorito al premio di MVP Giannis Antetoukumpo si presentano all’allora STAPLES Center come la prima squadra a raggiungere le 50 vittorie in stagione e come una delle favorite per arrivare fino in fondo.

In questo match i Lakers cercano di guadagnare il primo accesso Playoff dal 2014. Oltre all’obiettivo di squadra, LeBron aveva le sue milestone da raggiungere: la caccia ai punti necessari per superare quota 34000, ma anche la possibilità di sfidare in un duello sotto le luci di Hollywood The Greek Freak, giocandosi la sua chance per competere per il titolo di MVP (che non vincerà).

Alla palla a due uno degli elementi più attesi del match era il gameplan di Vogel per fermare il greco: single coverage? Ci sarà Anthony Davis in marcatura? Raddoppieremo? La risposta a questi interrogativi è il motivo principale per il quale ho scelto questa partita.

Lo scontro tra Titani inizia con i Lakers freddi e Giannis a marce alte. La partita dei gialloviola diventa ancora più complessa quando dopo soli quattro minuti dall’inizio The Brow commetterà il secondo fallo, evento importante per come proseguirà la partita e per le scelte che Vogel, in qualche modo, sarà costretto a fare.

LeBron prende Giannis in single coverage.

I Lakers, imprecisi al tiro e poco attenti, finiscono il primo quarto sotto di 3 e con soli 19 punti segnati. A dire il vero James stesso non gioca esattamente un primo stint esaltante: 1/4 al tiro ed un paio di assist, ma poco altro. 

Il terzo fallo di Davis in uscita da un timeout causato da un break dei Bucks è un altro turning point della partita. Il +9 di Milwaukee accende LeBron James, che prende in mano la partita mostrando i muscoli:

Flex It ‘Bron!

Dopo il solito riposo di metà secondo quarto, LeBron torna in campo e deve subito lottare con Giannis per la posizione profonda. La sfida è sentita e la difesa è eccellente:

Staccato quando fronteggia, incollato quando va in post. Dirottato sul fondo, Giannis fa quello che vuole LeBron.

Il primo sorpasso Lakers non poteva che avvenire per mano del Prescelto, che sfrutta il tentativo di lock-and-trail di Wesley Matthews per correre e poi usare lo spazio creato da Javal McGee per la schiacciata del sorpasso.

Pick-and-roll masterclass.

Come avrete capito, però, è nella sua meta campo che LeBron ha, per me, fatto realmente la differenza:

Piedi veloci e mani precise di LeBron, Giannis perde un pallone importante che porterà al pareggio Lakers.

Il terzo periodo spesso è determinante e James lo sa benissimo. La sua performance sarà all’altezza delle aspettative: 14 punti che aiuteranno i Lakers a scavare il solco e risulteranno decisivi per la vittoria gialloviola.

Unstoppable, anche per un perennial candidate DPOY come Giannis.

In un anno fino ad ora difficile, un momento come questo ci fa ricordare quanto in realtà sia bello essere tifosi gialloviola. LeBron James, il leader degli attuali Lakers, che batte il record di punti di Kareem Abdul-Jabbar, capitano ai tempi dello Showtime.

Due simboli di questa franchigia e due pezzi di storia della NBA, che abbiamo potuto ammirare e avuto il privilegio di tifare. Chapeau ‘Bron.

🚀 Playoff 2020, Game 3: Lakers vs Rockets

by Luca Novo

8 Settembre 2020. La cavalcata trionfale nella bolla di Orlando resta il punto più alto della storia di LeBron James ai Lakers e la partita che più amo ricordare è gara 3 contro gli Houston Rockets.

I gialloviola erano reduci da un primo turno non esaltante contro i Trail Blazers e la serie contro James Harden e compagni era in parità dopo i primi due episodi. Per quanto i ragazzi di Vogel avessero il miglior record in stagione regolare, la maggior parte degli esperti non li vedeva favoriti al titolo e il confronto stilistico contro la squadra di Mike D’Antoni era più equilibrato di quanto non possa apparire oggi.

I Rockets avevano vinto agevolmente gara 1, mentre il secondo match era stata molto combattuto e l’impressione era che Houston avesse sprecato il colpo del KO. Se i Lakers volevano dare un segnale di essere una contender, quello era il momento.

First Half

Nel primo tempo l’attacco dei Rockets ha reso felici i nerd fan della Moreyball esprimendo al massimo il proprio potenziale. In gara 2 coach Vogel aveva con successo tolto il pallone dalle mani di Harden sorprendendo D’Antoni, ma in questo caso Houston si è fatta trovare pronta e muovendosi meglio off the ball ha prodotto 24 minuti di ottima pallacanestro: 64 punti segnati con oltre il 40% dall’arco, ben 22 tiri di cui 16 a segno presi all’interno della restricted area, 15 assist di squadra a fronte di sole 3 perse ed il duo Harden/Westbrook in gran spolvero.

Per The Beard 21 punti e 6 assist nel solo primo tempo.

Se i Lakers non sono affondati è semplicemente per la performance offensiva di LeBron. The King parte forte e dopo neanche un minuto di gioco ha già messo a segno 5 punti grazie a un’entrata al ferro ed una tripla, segno che il tiro dalla lunga è in serata positiva.

4/9 dalla lunga distazna per LeBron James.

A fine primo quarto il bottino sale a 12 e la partita è in equilibrio, ma ad inizio secondo periodo una tripla di Covington e un layup di Green danno 5 punti di vantaggio ai Rockets.

Da quel momento James si carica la squadra sulle spalle e realizza 17 dei 29 punti gialloviola impedendo quasi da solo l’allungo agli avversari. LeBron segna in ogni modo mostrando un arsenale offensivo illimitato. Sfrutta la stazza contro la small ball avversaria e trova punti di forza nel pitturato con voglia e prepotenza.

La strutturazione small dei Rockets non può nulla contro LeBron al ferro.

E nei momenti in cui l’attacco si inceppa si mette in proprio. Non è buona pallacanestro ma i suoi tiri in step back sono immarcabili e rappresentano puro ossigeno per coach Vogel.

LBJ si è rifiutato di lasciar scappare i Rockets nel punteggio.

Il parziale si chiude con il vantaggio Rockets contenuto a 64-61. La stat line del Re recita 29 punti con 10/14 dal campo, 3 assist e 1 solo turnover.

Second Half

Per portare a casa la partita che può svoltare la serie in un senso o nell’altro i Lakers hanno dovuto cambiare passo nella metà campo difensiva e LeBron James è stato la chiave per arrivare al successo.

Nel primo tempo, come mostrato nella clip sopracitata, i Rockets sono stati bravi ad allontanare Davis dal ferro e anche se i Lakers hanno concesso un numero ridotto di triple, i layup hanno permesso di avere tanti punti facili.

Nella ripresa i californiani hanno giocato con maggiore intensità, i raddoppi sono stati più aggressivi e le rotazioni più precise e James è stato il giocatore che ha settato il tono e soprattutto è stato il rim protector secondario, che di fatto ha ostruito il canestro per Westbrook e soci.

Sprint per recuperare su Gordon, buona posizione difensiva e stoppata finale.

Nel terzo periodo il LeBron James ha messo a referto 4 stoppate una più bella dell’altra. In particolare quella su James Harden, a mio avviso, ha avuto un impatto decisivo per l’andamento emotivo della serie, in quel momento il quattro volte MVP ha messo in chiaro chi fosse il giocatore migliore in campo.

Harden è bravo a rompere il raddoppio, ma l’aiuto al ferro di LBJ lo cancella

La difesa angelena nel secondo tempo ha tenuto i Rockets a soli 38 punti, nonostante i ragazzi di D’Antoni abbiano tirato in modo più che rispettabile da tre. L’impatto di LeBron e delle ali in aiuto ha portato Houston a realizzare solo 7 dei 17 tentativi nella restricted area.

Inoltre la velocità sul perimetro ha limitato Harden e soci a soli 8 assist e ha costretto i texani a ben 6 palle perse. Per l’attacco texano era complesso anche solo passare il pallone.

LeBron sfrutta il lavoro difensivo di Caruso leggendo alla grande le intenzioni di Westbrook: palla rubata e transizione che si chiude con il layup di Kuzma

Il finale passerà alla storia come la rivincita di Playoff Rondo per alcune giocate decisive dell’ex guardia da Kentucky, ma l’impatto di LeBron è rimasto altissimo e ha mostrato come quando i compagni salgono di livello sa anche giocare lontano dal pallone. A 3 minuti dal termine arriva il suo ultimo canestro dal campo, ed è significativo siano i punti 103, ovvero la quota che i Rockets non riusciranno a superare.

1 contro 1 dalla punta contro PJ Tucker: 2 punti ed allungo decisivo

La partita termina 112-103 in favore dei Lakers e rappresenta la svolta nella serie, infatti dall’equilibrio dei primi episodi si è arrivati ad una formalità nelle gare conclusive. La stat line finale di LeBron James recita 36 punti, 8 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 4 stoppate. A mio avviso è incredibile come, in momenti della gara diversi, sia riuscito a dominare in aspetti così differenti del gioco. Una simile versatilità a livelli così alti nella storia si è vista solo nell’uomo che lo ha portato ad LA, ovvero Magic Johnson.

La vittoria inoltre gli ha permesso di superare un’altra leggenda gialloviola, Derek Fisher, e diventare il giocatore con più successi nella storia dei Playoff NBA. L’augurio di tutti noi è vederlo ancora vincere nella post season con la nostra maglia.

👑 LeBron James vince il titolo con i Lakers

by Giovanni Rossi

11 Ottobre 2020. I Los Angeles Lakers battono i Miami Heat in Gara 6 delle NBA Finals e conquistano il diciassettesimo titolo della loro storia. Si chiude così una stagione lunga e travagliata come poche.

I gialloviola completano il percorso iniziato con il clamoroso addio di Magic Johnson e segnato da eventi tragici e storici, come la scomparsa di Kobe Bryant, la sospensione causata dalla pandemia da coronavirus e il clamoroso sciopero degli atleti NBA durante proteste del Black Lives Matter.

A onor del vero, la migliore gara della serie di James è la quinta, chiusa con 40 punti (15/21 dal campo, 6/9 dall’arco e 4/6 dalla lunetta), 13 rimbalzi, 7 assist, 3 recuperi e 4 turnover in 42 minuti chiusi con +7 di Plus/Minus. Nel finale LeBron e AD hanno risposto colpo su colpo allo scatenato Jimmy Butler (35+12+11 con 11/19 al tiro), salvo veder sfumare la vittoria per l’incredibile errore di Markieff Morris.

La difesa collassa su James, che riesce a scaricare su Green. La tripla di Danny è corta, ma il rimbalzo finisce nelle mani di Morris con 6″ sul cronometro. Markieff cerca Davis sotto canestro, ma l’errore di misura è grossolano. Gli Heat poi segnano due liberi con Herro e chiudono la gara.

The King’s Power

In Gara 6 i Lakers sono intenzionati a chiudere la pratica per non concedere ai malconci Bam Adebayo e Goran Dragic altro tempo per ritrovare ritmo e forma in vista di una pericolosissima Gara 7. Coach Frank Vogel abbassa il quintetto – forse persino tardivamente – inserendo Caruso al posto di Dwight Howard.

La small lineup consente ai gialloviola di pressare di più sui ball handler di Miami, cambiare su tutti i blocchi ed aiutare in difesa potendo recuperare più rapidamente. Ma soprattutto, permette a James di mettere sulla tavola una delle specialità della casa: la transizione.

Davis intercetta, Caruso completa il recupero e lancia James. Sarà il tema di tutta la partita.

Grazie al lavoro sulle linee di passaggio di Anthony Davis, la dinamicità di Alex Caruso e il lavoro in roaming di James i losangelini costringono gli Heat a diverse perse e indirizzano subito il match verso la propria direzione.

Con l’ingresso della second unit calano, fisiologicamente, l’intensità e la qualità dell’esecuzione difensiva, ma i californiani riescono ad allungare (+8) ulteriormente. LeBron segna incurante delle attenzioni del “simpatico” Jae Crowder e chiude il quarto con 9 punti, 5 rimbalzi e 3 assist con un solo errore al tiro (una tripla).

Put the ball down and attack the paint area.

Gli Heat non riescono a contenere l’atletismo del quattro volte MVP, che – pur non attaccando come in avvio – in combutta con Rajon Rondo regala ai Lakers il vantaggio in doppia cifra. James tira il fiato per qualche minuto, poi torna in campo per dare la spallata decisiva alla gara.

Gli ultimi quattro minuti e mezzo del primo tempo (18-4 il parziale) sono un piacere per gli occhi – …dei tifosi gialloviola – e un manifesto della pallacanestro giocata dai Lakers 2019/20.

LeBron e Rajon spingono la transizione e cercano AD contro la difesa schierata. Il Prescelto manda a canestro il pretoriano Caruso, poi recupera un pallone dando il via al possesso chiuso dalla tripla del +30 di Kentavious Caldwell-Pope.

Butler segue James, Adebayo è su Davis. Caruso e KCP si muovono intorno a The Brow e costruiscono quel secondo di vantaggio per Kenny, subito imbeccato da LeBron.

All’intervallo lungo i Lakers hanno 28 punti di vantaggio sugli Heat. KO tecnico. Per LeBron James 11 punti, 9 rimbalzi e 6 assist con +26 di Plus/Minus (come Caruso) in 20 minuti. Dominio tecnico, fisico e mentale.

Game, Set, Match: Lakers Win

La storia dell’NBA è piena di rimonte incredibili – chi ricorda Gara 4 tra Lakers e Celtics nelle NBA Finals del 2010? – per cui i losangelini non alzano il piede dall’acceleratore. In coppia con Caruso, James continua a fare danni attaccando senza sosta il pitturato di Miami.

LeBron esce sul +32 e Adebayo prova a scuotere i suoi riducendo di sette lunghezze lo svantaggio, tanto basta per riattivare la Beast Mode dell’allora numero 23 gialloviola: prima serve il taglio di KCP, poi colpisce con il pullup ed infine scarica in punta su Rondo. La tripla del +36 che ribadisce la superiorità dei Lakers sugli Heat e chiude, definitivamente ed emotivamente, la gara.

Nell’ultima frazione la squadra della California concede a quella della Florida l’onore delle armi, lasciandogli rendere meno pesante il passivo. Non prima che LeBron James abbia rimpinguato il proprio bottino personale e raggiunto la tripla doppia armando Danny Green sul perimetro.

That’s All Folks.

LeBron James: «I want my damn respect»

James chiude la gara con 28 punti (13/20 al tiro con 1/5 da tre e 1/4 ai liberi), 14 rimbalzi e 10 assist, 1 recupero e 1 turnover con +18 di Plus/Minus in poco più di 41 minuti. LeBron è giustamente nominato MVP delle NBA Finals, con tanti record battuti o eguagliati.

Se il titolo vinto con gli Heat è stato quello della liberazione e quello conquistato con i Cavaliers quello della consacrazione, il trionfo con i Lakers rappresenta la maturazione del quattro volte MVP. E perché no, anche quello del riscatto, dopo essere stato etichettato per finito troppo prematuramente.

«Pelinka ha meritato di essere rispettato, Vogel ha meritato il vostro rispetto, i miei compagni hanno meritato di essere rispettati.»

«E anche io merito il vostro dannato rispetto.»

LeBron James
Mini-Movie: Lakers win 2020 NBA Championship

🏆 Il Play-In contro gli Warriors

by Giuseppe Critelli

19 Maggio 2021. La partita di Play-In contro i Golden State Warriors non è stata sicuramente una delle prestazioni migliori di James in maglia Lakers. Il tabellino recita 22 punti, 11 rimbalzi e 10 assist. Normale amministrazione per lui.

Se però mi dovessero chiedere qual è il tiro più iconico e memorabile segnato da LeBron nella sua esperienza quadriennale a L.A., non posso che scegliere questa roba qui…

I can see you, ‘Bron.

In questo tiro c’è tutto: il coefficiente di difficoltà elevatissimo della conclusione (uno step back da 30 metri sullo scadere del cronometro), il momento della partita (pienissimo clutch time), la rivalità con gli avversari (Steph e gli Warriors, protagonisti di mille battaglie contro), l’importanza del match (primo Play-In della storia della NBA, una partita quasi da dentro o fuori), l’esultanza dal sapore hollywoodiano. Un momento Laker a 360 gradi.

Un Play-In inatteso

I Lakers della stagione 2020/21 rimarranno il più grande What If…? della storia recente gialloviola. Una squadra piena di talento difensivo, lunga e consapevole della propria forza dopo la vittoria del titolo l’anno precedente. Gli infortuni di Davis prima e James poi hanno costretto, però, la squadra di Frank Vogel a strappare uno degli ultimi biglietti per i playoff passando per il Play-In.

L’avversario della partita di Play-In non è la classica testa di serie numero 8, ma i Golden State Warriors. La compagine di Steve Kerr è reduce da un finale di stagione in crescita (otto successi nelle ultime nove partite) ed è pronta a portarsi a casa lo scalpo dei campioni in carica. I Lakers, dal canto loro, hanno recuperato da poco AD e LeBron e chiuso la regular season con una striscia di cinque vittorie consecutive, che fa ben sperare in vista della post-season.

Dieci minuti di onnipotenza di LeBron James

Il primo tempo dei Lakers è uno dei peggiori dell’anno. James, Davis e Schröder (tornato anche lui da pochissimo dopo essere risultato positivo al Covid) sono evidentemente arrugginiti per la lunga assenza e collezionano un inquietante 4/28 complessivo dal campo.

Alla fine dei primi due quarti è quasi un successo per i gialloviola essere sotto di soli 13 punti. LeBron James non ha la solita esplosività a causa dei postumi dell’infortunio alla caviglia. Ma quando il fisico non lo assiste, spesso arriva la testa in suo soccorso.

LBJ, infatti, cambia l’inerzia della partita sul finire del terzo quarto, quando inizia a leggere in anticipo le intenzioni dell’attacco e della difesa degli Warriors.

Il parziale inizia con questa rubata di LeBron che capisce lo schema sulla rimessa e lancia una transizione eseguita in maniera perfetta.

Riguardando questo match è inevitabile provare un po’ di nostalgia e rammarico per quello che sarebbe potuto essere questa squadra. I Lakers avevano una capacità unica di alzare l’intensità e il livello di esecuzione difensiva, con una serie di raddoppi aggressivi sulla palla e rotazioni efficaci in situazioni di scramble defense.

L’azione si conclude con un canestro fortunato degli Warriors, ma descrive alla perfezione l’atletismo e la difensiva di quei Lakers. Davis e Caruso portano il raddoppio su Steph, James è bravo prima a ruotare su Green e poi a contestare la penetrazione di Wiggins.

Nella metà campo offensiva LeBron inizia a premiare con costanza due dei migliori taglianti della squadra: Kuzma e Caruso. Questo passaggio per AC è difficile da commentare perché qualsiasi mia parola si rivelerebbe non all’altezza.

Pick-and-roll per generare uno switch su Curry, ma questa volta LBJ invece di “bullizzare” Steph manda a canestro Caruso trovando un angolo di passaggio visibile solo a pochi eletti.

L’ultimo quarto diventa, come spesso accade in questi casi, un duello tra campioni. Gli Warriors, infatti, riescono a tenere botta solo grazie ad uno Steph Curry che sale di tono ed inizia a segnare una serie di canestri impossibili.

James, invece, rinfrancato dal grande finale di quarto, comincia ad attaccare con più efficacia il ferro, mettendo in mostra il suo repertorio infinito di movimenti e finte quando riceve spalle a canestro.

Una delle tante signature move del Prescelto: ricezione in post e attacco sulla linea di fondo con reverse layup.

Poi arrivano gli istanti finali del match con il punteggio in sostanziale parità e i Lakers mettono in campo un autentico clinic difensivo. Negli ultimi due minuti e mezzo, infatti, gli Warriors segnano solo due punti e collezionano ben tre palle perse.

In attacco i Lakers faticano a creare tiri facili (non una novità nella gestione Vogel) e si affidano alla propria capacità di recuperare palloni per scatenarsi in transizione.

Ottimo lavoro sulla palla di Caruso e Davis che costringono Curry a prendere un floater difficile, poi James e AD vincono la battaglia a rimbalzo e consentono a Caruso di attaccare in contropiede.
Transizione gestita in maniera impeccabile con Caruso che serve con i tempi giusti James, poi arriva Green con il solito fallo “cattivo” su LBJ.

L’azione nella clip sopra è l’antefatto perfetto della sceneggiatura “LeBroniana”. Green colpisce in pieno volto James provocandogli un’escoriazione sugli occhi. Il Prescelto sembra avere qualche problema di vista e sbaglia uno dei due liberi. Una potenziale sciagura per i Lakers.

Qualche possesso più avanti, però, James vedrà benissimo e avrà la sua vendetta. LBJ, infatti, segna il canestro della vittoria nel modo più rocambolesco possibile, proprio in faccia a Curry, e con un gesto che rimarrà per sempre nella storia infinita della rivalità tra James e gli Warriors si prende gioco di Steph e del suo compagno di merende Draymond Green.

Ball Game!

Il suo “I can’t even see” rivolto a Curry rende questo tiro ancora più iconico.

🔥 I 56 punti di LeBron James contro gli Warriors

by Simone Stefanini

5 Marzo 2022. LeBron e gli Warriors, gli Warriors e LeBron. Una rivalità scolpita nella pietra che già oggi è una delle più iconiche della storia della NBA. La differenza rispetto al passato, in questo caso, è che non si sta parlando di una rivalità tra due franchigie, ma di un uomo solo contro una franchigia intera. Una cosa che si è vista forse una sola altra volta nella storia della Lega: Michael Jordan (e chi, sennò) contro i Detroit Pistons.

Non è e non può essere un caso che il record di punti in maglia Lakers di LeBron, arrivi proprio contro gli acerrimi rivali, nonché futuri campioni NBA. LeBron James sfodera quella che, ad oggi, rimane la sua migliore prestazione offensiva in gialloviola e la terza migliore della sua ventennale carriera.

I cammini e le prospettive delle due squadre prima della partita, erano molto diversi. I Lakers erano reduci da una sconfitta (l’ennesima) nel derby contro i Clippers con una sola vittoria nelle ultime otto partite. Il loro record era di 27-35, Russell Westbrook era un corpo estraneo alla squadra, Anthony Davis era fermo ai box e le voci riguardanti l’esonero di Frank Vogel erano già frizzanti.

Di contro, gli Warriors erano saldamente nei primi tre posti dell’Ovest, 43-20 il loro record. Klay Thompson era ancora in fase di rodaggio e l’amalgama del gruppo che avrebbe poi vinto l’anello continuava a crescere. I momenti delle due squadre erano perciò agli antipodi e quella gara pareva essere una normale partita di Regular Season tra chi è in lotta per il Play-In e chi deve solamente trovare qualche aggiustamento in vista dei Playoff.

La partita

Il primo quarto inizia con un ritmo piuttosto rilassato da entrambe le parti. LeBron parte forte e segna 13 dei primi 22 punti angeleni prima di riposare in panchina. Prima di passare a zona, Kerr mette Wiggins su James, ma un po’ attaccando in transizione e un po’ sfruttando i cambi sui pick-and-roll, il Re riesce ad evitare il confronto diretto con l’avversario.

Nel pick-and-roll giocato con THT, LeBron finisce per essere marcato da Kuminga. Il risultato è un gioco da 3 punti.

Nel secondo quarto gli ospiti salgono di colpi (6/8 da tre di squadra), mentre i Lakers pare si apprestino a convogliare la partita sui noti binari di queste ultime stagioni. Golden State scappa anche a +14, ma l’unico che risponde colpo su colpo è ovviamente James, che chiude il primo tempo con una tripla allo scadere. Per LeBron 26 punti, 5 rimbalzi e ottime percentuali al tiro (10/15 FG, 1/2 3P e 5/5 FT).

La strapotenza fisica di LeBron, contro cui né la marcatura di Wiggins né l’aiuto di Otto Porter posso fare nulla.
La tripla in faccia a Moody sul finire del primo tempo che porta il tabellino del Re a quota 26.

Il terzo quarto del numero 6 inizia male, con tre errori su altrettante conclusioni: due jumper cadendo all’indietro e un appoggio al ferro completamente libero. Gli Warriors scappano di nuovo (+12) e al rientro dal timeout chiamato da Vogel, LeBron sbaglia subito una tripla, salvo rifarsi l’azione successiva.

Da qui e per i successivi quattro minuti inizia un vero e proprio assolo di LeBron James. In primis inchioda una stoppata al vetro su Thompson, poi segna 11 punti consecutivi nei modi più disparati. Tiro libero per fallo tecnico, gioco da tre punti in penetrazione, tripla in transizione, schiacciata in reverse e due tiri liberi.

La varietà delle soluzioni offensive di LeBron, contro cui la difesa degli Warriors non può nulla.

I Lakers entrano nel quarto periodo sotto di 5 punti e per i primi tre minuti del periodo non segna praticamente nessuno. Al rientro di James i padroni di casa sono sul -6 e, come accaduto nel quarto precedente, LeBron si carica sulle spalle l’intera squadra. Per i successivi tre minuti non segna nessun altro losangelino che non abbia il numero 6 sulla schiena.

Con tre triple consecutive e un layup in penetrazione, il quattro volte MVP mette a segno 11 punti consecutivi, conducendo i Lakers al sorpasso. La partita rimane sui binari della parità fino a tre minuti e mezzo alla conclusione, quando due triple sbagliate da Curry e Poole impediscono ai futuri campioni di tenere il passo con i Lakers. Schiacciando poderosamente i punti 53 e 54 della sua partita, LeBron mette la parola fine alla contesa, portando L.A. sul +7. A 16″ dalla sirena finale, James mette a segno i due liberi con i quali raggiunge quota 56.

Le tre triple consecutive con le quali LeBron dimostra per l’ennesima volta la sua onnipotenza cestistica.

Il tabellino finale di LeBron James recita 56 punti, 10 rimbalzi e 3 assist con 19/31 dal campo, 6/11 da tre e 12/13 ai liberi. La settimana successiva il Prescelto ritornerà ad accarezzare quota 50 punti contro Washington, chiudendo così la stagione a 30,3 punti di media. Secondo miglior dato della carriera dopo i 31,4 della stagione 2005/06. Oltre trenta di media a 37 anni, sipario.

La schiacciata sull’alley-oop di Monk pone in modo definitivo la parole “Fine” alla partita.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


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