In copertina: Jarred Vanderbilt e LeBron James (LM Otero, AP Photo)

Dallas Mavericks 108, Los Angeles Lakers 111. Ci ricorderemo a lungo della partita a cui abbiamo assistito la sera del 12 Marzo, una rimonta storica che ha permesso ai gialloviola di recuperare lo svantaggio di 27 punti e al tempo stesso ha visto crollare le ritrovate certezze a causa dell’infortunio al piede di LeBron James.

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❌ Inizio da incubo

Per quanto mi riguarda la vittoria di domenica è una delle partite di stagione regolare più esaltanti di cui ho memoria. I ricordi sono andati alla storica gara vinta contro i Mavs di Nash e Nowitzki del 2002, in cui i ragazzi coach Jackson, trascinati da Kobe e Shaq, rimontarono 30 punti grazie ad un quarto periodo leggendario.

Ma per capire come avvengono tali imprese è bene prima analizzare perché si è arrivati a 27 punti di deficit ed in questo caso la risposta più semplice è probabilmente la più ovvia.

It’s all about making shots

Coach Darwin Ham ha chiamato timeout a 7:06 dal termine del secondo quarto sul punteggio di 48-21 in favore dei padroni di casa.

A parte l’equilibrio dei primissimi minuti, la differenza l’hanno fatta le percentuali dall’arco: 10/17 per i Mavericks contro lo 0/14 dei Lakers. I gialloviola hanno sofferto l’uscita di Vanderbilt dopo meno di 5 minuti causa falli e la difesa è calata con gli ingressi di Bamba e Walker.

Ma al netto di questo alcuni tiri di Doncic e compagni sono stati tutt’altro che semplici.

La difesa di Walker IV non è perfetta e Hardaway Jr. è un giocatore pericoloso dal pull up, ma il rimbalzo del pallone mostra come nel primo tempo gli dei del basket fossero apertamente schierati.

I Lakers hanno cercato di rispondere ma non hanno segnato letteralmente mai. Senza dubbio l’attacco in alcuni casi si è accontentato del primo tiro a disposizione, ma la prestazione così negativa è senza dubbio un’eccezione.

Malik Beasley ha sbagliato le prime 6 triple della gara e terminato con 2/11 da oltre l’arco.

Negli altri aspetti del gioco la gara non si può definire disastrosa, i gialloviola avevano migliori percentuali a rimbalzo offensivo (24.1 vs 11.8), meno palloni persi (3 vs 4) e più viaggi in lunetta (7 vs 6).

Il primo merito di coach Ham è stato convincere i suoi di essere in grado di ribaltarla e ora vedremo come.

✅ La rimonta gialloviola

Per recuperare un simile divario tutto deve girare per il verso giusto ed è stato fondamentale non mollare nel secondo quarto e rientrare negli spogliatoi ad una distanza accettabile. Il parziale di 26-13 con cui Davis e compagni hanno chiuso il primo tempo è stato strumentale al grande secondo tempo. La svolta è arrivata nella propria metà campo.

Difesa, difesa, difesa.

Dopo il timeout sul -27 coach Ham ha apportato immediatamente due correttivi. In primis ha ridotto le rotazioni a 7 uomini e mezzo escludendo Walker, Bamba e in parte Hachimura. Quindi ha chiesto agli esterni, Schröder in particolare, di prendere Irving, Doncic e Hardaway Jr fin dalla rimessa, rallentando l’ingresso dei Mavs nei giochi di attacco.

Un po’ di superficialità da parte dei ragazzi Kidd ed il rientro di Jarred Vanderbilt in marcatura su Doncic hanno di fatto propiziato il parziale di fine secondo quarto, in cui Dallas ha perso 6 palloni da cui i Lakers hanno ricavato 12 punti.

Alcuni canestri facili in transizione hanno ridato fiducia a Beasley e compagni.

Nel secondo tempo la squadra ha ulteriormente aumentato l’intensità e la qualità della difesa e ha tenuto Dallas a soli 47 punti con 97.9 di Offensive Rating, mentre Irving e Doncic hanno combinato per 21 punti con 8/23 dal campo.

Protagonista assoluto il già citato Vanderbilt. Secondo NBA.com in tutta la gara lo sloveno ha tirato 0/5 quando marcato dall’ex Wolves e i Mavs hanno racimolato solo 19 punti in 34 possessi con questo accoppiamento.

Vando ha preso Luka faccia a faccia a tutto campo rendendogli complessa ogni ricezione e ogni giocata e con le sue braccia lunghe ha cercato di oscurarne la visione.

4 palloni rubati per Vando nel secondo tempo.

In tale contesto non stupisce che la giocata decisiva della gara, ovvero la persa sulla rimessa da parte di Irving a pochi secondi dalla fine, sia arrivata in seguito alla pressione di Vando su Luka.

Ancora Vando!

Coach Ham, oltre alla pressione a tutto campo sui creatori avversari, ha chiesto alla squadra pre rotazioni più aggressive sui pick-and-roll e quindi di essere pronti ad andare nella cosiddetta scramble defense di Vogeliana memoria.

In questo contesto merita un enorme elogio la prova di Anthony Davis, perfetto sui giochi a due e pronto ad andare a difendere il ferro.

3 stoppate per AD nel secondo tempo, nella clip è perfetto prima su Powell e quindi in aiuto su Hardaway. Da sottolineare anche l’aiuto e recupero di Brown sull’handoff.

La velocità di base e la comprensione del gioco dei protagonisti hanno fatto la differenza e mi piace riportare un tweet dell’amico di LakeShow, Francesco Semprucci, in cui vede il lavoro di Vanderbilt e compagni per negare gli entry pass a Doncic, allontanarlo dalla comfort zone e rallentare l’attacco avversario facendo perdere fluidità.

Tale qualità difensiva è alla base del calo in parte fisiologico delle percentuali dei texani dall’arco nel secondo tempo, solo 8/26 per Irving e compagni.

A livello individuale va esaltata anche la prestazione di Schröder e Brown su Kyrie. E inoltre tocca ancora citare Vanderbilt, decisivo non solo sulla stella avversaria ma anche in aiuto ai compagni al ferro quando Doncic riusciva a costringerlo al cambio di marcatura.

Lavoro di squadra egregio di Dennis e Vando.

Bully Ball

Nel secondo tempo anche l’attacco ha cambiato passo e ha visto aggiustamenti ancora più marcati rispetto alla difesa.

Come auspicato più volte dal nostro Nello, i ragazzi di Ham in primo luogo hanno abbassato il ritmo del gioco, non si sono accontentati del tiro nei primi secondi dell’azione e hanno cercato di attaccare il pitturato sfruttando la maggiore stazza e talento della frontline.

Il pace è passato da 106 nel primo tempo a 96 nella ripresa e la squadra ha preso 25 delle 47 conclusioni all’interno della restricted area. Per contestualizzare quanto sia impressionante tale dato, la percentuale di tiri preso al ferro è stata pari al 52.4%, contro la media stagionale di squadra del 39.1% e la media Nba del 33.5%.

La mappa di tiro rende bene l’idea delle intenzioni di cocha Ham.

MVP offensivo è stato Anthony Davis, che ha chiuso la ripresa con 19 punti frutto di 7-12 al tiro e 5-7 dalla lunetta ed è stato un rebus irrisolvibile per Powell e Wood. AD ha segnato in avvicinamento e dal mid range, sfoderando una prestazione che ci ha ricordato i tempi della bolla di Orlando.

Il suo capolavoro è il tiro a 18 secondi dal termine con cui ha di fatto indirizzato il finale di gara, un canestro in fadeaway totalmente immarcabile proprio contro Doncic.

AD is clutch!

L’altra chiave del match sono i rimbalzi offensivi, ben 9 contro i soli 10 difensivi dei Mavs, segno del dominio fisico sotto i tabelloni. Oltre al già citato talento di Davis, anche in questo caso la parte del leone l’ha fatta Vanderbilt con 5 rimbalzi conquistati.

L’energia di Vando non si esaurisce mai, mentre AD mostra la sua ritrovata esplosività.

L’ex Jazz era marcato da Doncic e ha usato la sua energia per stancarlo anche in difesa muovendosi di continuo e attaccando il rimbalzo offensivo partendo dall’angolo, ovvero il punto più debole per la difesa. Inoltre quale occasione migliore per far sentire la propria fisicità sulla stella avversaria?

Meritano di essere menzionate le prove di Schröder e James nel finale. Dennis si conferma il giocatore più clutch a roster, non a caso la squadra con lui in campo ha un Net rating positivo di 16.4 in tali situazioni, ampiamente il miglior dato del roster. Il tedesco ha chiuso il quarto periodo con 4 punti, 5 assist e 0 perse mostrando un controllo sul gioco degno delle grandi point guard.

Dennis attacca il ferro e pesca il taglio di Vando.

LeBron, reduce dall’infortunio di fine terzo quarto, è stato il top scorer del quarto finale con 11 punti. LBJ ha giocato su una gamba sola e senza esplosività è riuscito a portare a casa punti grazie a forza fisica e soprattutto incredibile tecnica individuale nei pressi del ferro.

LeBron in post basso non è contenibile da Bullock, la sua forza abbinata al perfetto gioco di piedi gli portano i due punti.

L’infortunio di LeBron

I matinée non portano fortuna ai Lakers e questo non fa eccezione, anzi…

Ero convinto di chiudere questa analisi pensando agli scenari futuri del nuovo roster costruito attorno alle due stelle, e invece tocca fare i conti con il problema al piede che terrà LeBron fuori dal campo per un periodo al momento indefinito.

Il rammarico è doppio: da un lato le speranze di accedere alla post season si riducono, dall’altro cresce il rimpianto per non poter vedere giocare insieme un gruppo che pareva davvero poterci fare divertire.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (1:30 🇮🇹) tra Martedì 28 Febbraio e Mercoledì 1 Marzo per affrontare i Memphis Grizzlies al FedExForum.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


Torinese, consumatore seriale di eventi sportivi. Grazie a Magic Johnson nasce la passione per la pallacanestro, i Lakers e la costa Ovest degli Stati Uniti. Esperienza NBA trentennale dal divano di casa. Phil Jackson è la guida spirituale di riferimento.

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