In copertina: LeBron James e Ja Morant (Lakers.com e Grizzlies.com)

I Lakers riusciranno a tirare fuori dalla partita JJJ? Quale sarà la strategia difensiva di Ham contro Morant? James metterà a cuccia il cagnaccio Brooks? Nella nostra mega preview della serie tra Los Angeles Lakers e Memphis Grizzlies proveremo a rispondere a queste e tante altre domande.

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🧸 Che squadra sono i Memphis Grizzlies?

di Michele Serra

I Memphis Grizzlies non hanno ormai molti segreti. Sono una delle squadre più divertenti da guardare sul League Pass e, volenti o nolenti, in questa stagione hanno fatto molto parlare di loro. Le traversie extra campo di Ja Morant e gli sproloqui di Dillon Brooks, unite alle performance sopra il ferro, li rendono una delle squadre più chiacchierate della Lega.

Sembrava che, con la sospensione di Ja e gli infortuni di Steven Adams e Brandon Clarke, la stagione della squadra del Tennessee fosse destinata a trascinarsi rovinosamente verso una fine prematura. La situazione Morant, invece, è rientrata prima del previsto e la squadra di Taylor Jenkins è riuscita a rimettersi in carreggiata. I Grizzlies hanno vinto la Southwest Division e riconquistato anche il secondo posto nella Western Conference, momentaneamente perso ai danni dei Kings.

Di Ja Morant e Jaren Jackson Jr. sappiamo ormai tutto. Il primo è reduce da una stagione travagliata caratterizzata, limitandoci al campo, da un calo nella media punti (da 27.4 a 26.2), nella percentuale da tre (da 34.4% al 30.7%) e nell’efficienza al tiro (dal 53% di EFG% della scorsa stagione al 50.4% attuale). Pur rimanendo un attaccante al ferro ampiamente sopra la media, anche la percentuale di realizzazione entro il metro e mezzo dal canestro è calata da un anno all’altro (da 65.2% al 60.2%).

Partiamo dalle ovvietà, riprendendo un concetto già espresso in sede di preview del Play-In: sarà meglio evitare le palle perse se non si vogliono avere ulteriori problemi. I nostri avversari, infatti, sono terzi per frequenza di utilizzo delle transizioni offensive (19.8%). Con Morant – ma anche Bane e Jones – a condurre il contropiede e la batteria di tiratori appostati oltre l’arco, Memphis è un cliente scomodo.

Dal canto suo, Jaren Jackson Jr. è il probabilissimo difensore dell’anno, come testimoniano le sue 4 stocks (rubate + stoppate) a partita e, soprattutto, le sue eccellenti doti di rim protector. Al ferro JJJ contesta 6.5 tiri a partita e il -13.4 di differenza tra la percentuale concessa da lui e da qualunque altro suo compagno rappresenta il terzo miglior dato di Lega tra i giocatori con almeno cinque tiri contestati a partita.

Bane e i suoi fratelli

Desmond Bane è oggi, a tutti gli effetti, il secondo miglior giocatore dei Grizzlies. Dopo un’annata da sophomore caratterizzata da un aumento vertiginoso dei punti a partita, le sue cifre come scorer sono cresciute ancora, così come le sue responsabilità offensive (da 22.6 a 25.2 di usage rate). Delle 7 triple tentate di media, 2 arrivano dopo due o più palleggi, a dimostrazione del fatto che l’ex giocatore di TCU è ormai un creatore di gioco a tutto tondo.

Nell’economia dell’attacco di Memphis, Bane viene impiegato sia in uscita dai blocchi (10.2% di frequenza) sia su consegnato diretto (11.6%). In questo modo, il numero 22 può sfruttare il proprio dinamismo partendo già in movimento e creando per sé e i compagni:

Qui 3 esempi per altrettante situazioni diverse. Nel primo caso, una tripla in uscita da una situazione di stagger, due blocchi consecutivi lontano dalla palla. Nel secondo, dopo aver ricevuto un blocco zipper da Jones (cioè dall’alto verso il basso, perpendicolare alla linea di fondo), Bane esce a ricevere. Approfittando del raddoppio, scarica subito per Jones, che nel frattempo era anch’egli uscito oltre l’arco. Jones segna la tripla, ma c’era anche l’opzione Tillman, che nel frattempo aveva tagliato ed era solo sotto canestro. Nell’ultima clip, l’handoff per attaccare il canestro in situazione dinamica e servire Tillman per un canestro comodo.

Se nelle dieci partite giocate senza Morant a marzo Memphis è riuscita a mantenere un rendimento elevato, è merito anche di un super sub come Tyus Jones. Tra il 5 e il 22 marzo, con il backcourt dei Grizzlies nelle proprie mani, l’ex T’Wolves ha chiuso con 16 punti, 4 rimbalzi e 8 assist di media contro le 10-2.5-5.2 della stagione. Jenkins è bravo a gestire i minuti delle proprie guardie, in modo tale che almeno uno tra Brooks e Bane rimanga sempre in campo anche con la second unit.

A proposito di super sub, Luke Kennard si sta rivelando una presa azzeccatissima. L’ex Clippers non è la stella che si pensava Memphis potesse scegliere per assurgersi a ruolo di vera favorita della Western Conference, ma si sta comunque rivelando un giocatore preziosissimo per lo scacchiere della squadra di Grind City. Dalla pausa per l’All-Star Game (22 gare), Kennard sta tenendo percentuali irreali nel tiro dalla lunga distanza: 54.2% su 6 tentativi a partita.

Come detto, il suo skillset è particolarmente utile a questa squadra, che tende sempre a giocare con il campo molto aperto grazie alla gravity esercitata da Morant e Jackson Jr., soprattutto in situazioni di pick-and-roll, ma anche in transizione. Memphis non tira bene da tre (35%, 23esima) in nessuna circostanza particolare, ma c’è un motivo se è ottava in classifica per tiri da tre wide open (18 a partita):

Kennard, poi, sembra avere una particolare affinità per i Lakers, storicamente crivellati di triple da quando è arrivato in NBA (45.6% da oltre l’arco contro i gialloviola).

Così come Morant, anche Dillon Brooks è reduce da una stagione regolare sotto tono, soprattutto al tiro dalla lunga distanza. Le sue percentuali mediocri al tiro sono tuttavia cresciute post All-Star Game, periodo in cui ha convertito le 6.6 triple tentate con il 35.5% al tiro: niente di scintillante, ma meglio del 32.6% con cui ha chiuso la stagione. Brooks è quello che nell’hockey si chiama enforcer, un giocatore tignoso, ottimo difensore, che ha il compito di seminare zizzania. Il suo essere particolarmente emotivo si nota anche nel tiro: se inizia a segnare, è in grado di accendersi.

Menzione d’onore anche per Xavier Tillman e Santi Aldama. Il primo, reduce da una stagione travagliata dal punto di vista fisico, si è ritrovato titolare indiscusso nella posizione di centro per via degli infortuni occorsi ad Adams e Clarke. Tillman è un centro solido nel vero senso della parola: non è un rim protector ed è un difensore sospetto in situazioni di pick-and-roll, ma è forte fisicamente e ama battagliare sotto le plance. Ha controllo del corpo, corre bene in contropiede e ha buone mani:

Tillman è in grado di servire i tagli dei compagni sia dal post che dopo gli short roll.

Aldama, invece, ha quasi raddoppiato il proprio minutaggio da una stagione all’altra, mostrandosi già più di un semplice progetto. Lo spagnolo è un lungo moderno con discreto tiro (35.3%) e capace di attaccare i closeout mettendo palla a terra. A maggior ragione per via della scarsità di opzioni sotto canestro, lo vedremo anche impiegato come centro (in questa posizione ha giocato il 41% dei propri minuti in regular season, secondo Cleaning The Glass).

✂️ Cut the head of the snake, alias Ja Morant

by Nello Fiengo

Analizzare cosa dovranno mettere in campo i Lakers contro i Grizzlies è complesso, ci sarebbe da parlare di tantissimi piccoli dettagli che vanno preparati e studiati in sala video. Sono sicuro però che al top di questa lista di pericoli non ci sia una situazione ma un nome: Ja Morant, the head of the snake ovviamente.

Stop the ball

Morant è sicuramente una delle guardie più divertenti e dotate atleticamente della lega.

È quindi ovvio pensare che l’elemento in cui Ja esprime naturalmente il suo meglio sia la transizione. L’ex Murray State in stagione sta generando 1.15 PPP in contropiede ed in questa situazione il 64% dei suoi tentativi sono al ferro.

I Lakers hanno una debolezza conclamata nel difendere la transizione. Mappando questo concetto sul gioco di G12 si possono trovare un po’ di elementi da analizzare, il primo a mio modo di vedere è quello più semplice: stop the ball!

Occorre fermare Morant prima che possa innestare le marce alte se non si vuole esporre i nostri lunghi a 48 minuti di aiuto al ferro.

È fondamentale, per avere una chance di contenere Ja, cercare di fermare il pallone il prima possibile. Non occorrerà fare per 48 minuti pressione a tutto campo, ma risulterà essenziale nella serie riuscire a mettere la guardia dei Grizzlies nella posizione di non poter prendere velocità, perché quando attacca in condizioni come quella della clip diventa sostanzialmente impossibile da contenere per giocatori della stessa stazza. Per quelli più grossi poi può divenire rapidamente una fonte di falli che poi si pagano nell’equilibrio del match.

Balance the offense

Per poter contenere Morant e limitarlo in situazioni di campo aperto è fondamentale che i Lakers abbiano un attacco bilanciato e che si limiti la ricerca del rimbalzo offensivo.

Uno a proteggere il ferro e due a fermare il pallone, i Lakers dovranno scegliere saggiamente come andare a rimbalzo offensivo.

Nella clip Ja recupera il rimbalzo difensivo, ma i Lakers erano andati a cercare un nuovo possesso solo con Vanderbilt ed Hachimura mentre Schröder, Davis e Beasley sono rimasti a protezione della transizione.

Ecco la prima cosa da fare: al massimo due dei nostri ad attaccare il tabellone avversario per il rimbalzo offensivo e gli altri tre a preparare un “castello” difensivo che quelli bravi insegnano debba essere composto da due linee: una di due uomini che vanno verso il pallone ed un terzo pronto a reagire alle scelte del ball handler.

In questo caso Dennis e Vando mettono la museruola a Morant, che deve fare un bel numero per superarli salvo poi trovarsi fuori equilibrio contro un aiuto non da poco: AD.

Tiro contestato, Memphis senza elementi a rimbalzo offensivo e stop buono per i Lakers.

Half court perspective

Le contromisure dei Lakers contro Morant in transizione sono chiare e non troppo “complesse” da descrivere, mentre valutare come limitare il numero 12 di Memphis a metà campo risulta un po’ più difficile e necessità di riferimenti spaziali per avere un’idea chiara di come debbano operare i gialloviola.

Di principio i Lakers passeranno sotto a tutti i blocchi sulla palla, lasciandogli il tiro e la possibilità di attaccare l’area solo dopo aver girato intorno al lungo. Il comportamento dei nostri difensori sui bloccanti sarà dipendente da dove Ja riceverà gli screen da attaccare.

In un mondo ideale la difesa angelena cercherà di portare gli high-screen-and-roll di Memphis quanto più in alto possibile, costringendo il pericolo pubblico numero 12 ad avere solo opzioni difficili: pullup da molto lontano o, una volta aggirato il lungo, la distanza dal ferro sarà troppo alta per pensare a qualsiasi tipo di floater ed affini.

Tenere il blocco sulla palla a distanza sarà fondamentale per far lavorare Ja il più possibile.

Nella clip è visibile come gli Wizards, consci della posizione sul gioco a due tra Morant ed Adams, non portino il lungo “al livello del blocco”. In questo modo si espongono al “ri-blocco” del Maori, ma in realtà costringono Ja a lavorare duro per un tiro che non è il suo preferito. I Lakers dovranno fare la stessa scelta quando il blocco è così in alto.

Quando, invece, lo screen sarà basso i gialloviola dovranno togliere al nativo della South Carolina lo spazio per prendere velocità. Il lungo dovrà essere al livello del blocco perché con un drop contro Morant la possibilità che ti salti sulla testa o che ti passi sotto le braccia è troppo alta.

Alzarsi al livello del blocco è rischioso ma efficace se eseguito con il giusto tempo. E se ci riesce Valanciunas…

Nella clip si può vedere come quando Adams blocca Jonas Valanciunas tenga un braccio sul suo uomo usandolo come riferimento per “tenere la linea”. Il lituano non è esattamente un fulmine, ma questo concetto per un europeo è molto più naturale in quanto il drop in difesa nel vecchio continente quasi non si gioca.

Ja non vede la possibilità di attaccare o giocare per un compagno, Adams non può fare più di tanto per fare sealing su Jones e quel secondo perso grazie al lavoro del 17 dei Pelicans permette a Herb di rientrare e lascia a Morant solo una tripla pull up che gli concedo tutta la vita.

Considerando che quel lavoro lo farà Anthony Davis, si può essere ottimisti. Occhio però a dagli aggiustamenti che vengono da uno degli allenatori più forti del momento: Taylor Jenkins.

Una contromossa che i Grizzlies usano molto quando le squadre avversarie alzano i lunghi sui blocchi è la seguente:

Escape plan 1

L’horn set classico viene “sbilanciato” con un blocco più alto che indirizza ed un secondo che libera.

In queste situazioni Morant è semplicemente inarrestabile: il difensore del secondo blocco è troppo interno per “droppare” o provare a cambiare e non riuscirà a fare il giro in tempo per aiutare. In ogni caso perderà di vista il bloccante, che nel caso di Adams diventa poi pericolosissimo a rimbalzo offensivo.

Escape plan 2

Un secondo errore da non fare è rimanere nella terra di mezzo tra il drop ed il livello del blocco, che normalmente si usa come indicazione nel gioco a due per indicare un cambio.

Morant in questi casi è abilissimo a trovare una sponda, allontanarsi dal suo single coverage e mettersi su un’isola con un lungo che molto probabilmente non potrà stare insieme a lui.

🛡 La strategia difensiva dei Grizzlies contro Anthony Davis

di Giuseppe Critelli

Uno dei temi più interessanti della serie tra Lakers e Grizzlies è la sfida indiretta tra due dei migliori lunghi difensivi (e non solo) della lega: Anthony Davis e Jaren Jackson Jr. Il prodotto di Michigan è il principale candidato al premio di DPOY e già in passato ha dato vita a duelli di primo piano contro AD. Davis, invece, ha un conto in sospeso con i playoff dopo che, due anni fa, fu costretto ad abbandonare la contesa con Ayton e i Suns a causa di un problema muscolare.

In questa sede mi concentrerò solamente su come Memphis deciderà difendere The Brow e come i Lakers potrebbero aggiustarsi per rendere l’ex Pelicans il vero X Factor della serie.

Jenkins cercherà chiaramente di esaltare le qualità principali di JJJ nascondendone i limiti. Tutti ormai conoscono la tendenza di Jackson Jr. a commettere falli ingenui che lo costringono a trascorrere in panchina troppi minuti, anche nei momenti decisivi delle partite.

In stagione il numero 13 dei Grizzlies viaggia ad una media di 5 falli nelle sfide contro i Lakers. Se JJJ dovesse mantenere questi numeri Memphis potrebbe avere seri problemi ad uscire vincitrice dalla sfida contro i gialloviola.

Davis vs Tillman

Per questo motivo probabilmente Jenkins deciderà, come già fatto in regular season, di utilizzare Xavier Tillman in single coverage contro Davis o in alternativa Aldama e Roddie. JJJ, invece, verrà dirottato su Vanderbilt. La non pericolosità di Vando consentirà a Jaren di agire nella modalità in cui è più devastante, cioè in roaming. I Lakers dovranno così trovare delle soluzioni per segnare nel pitturato contro il miglior rim protector della lega (in stagione Jackson Jr. ha concesso un ridicolo 46.9% nei pressi del ferro).

In questo momento JJJ è un sistema difensivo a se stante grazie alla sua capacità di agire off the ball.

Anthony Davis, quindi, si troverà accoppiato con Tillman, un giocatore più basso di lui (6-8 vs 6-10), ma molto grosso e forte nella parte bassa del corpo. Difficilmente Memphis porterà dei raddoppi con regolarità, anche perché in passato The Brow ha dimostrato di avere qualche difficoltà contro atleti, come Xavier, capaci di spostarlo e farlo ricevere lontano da canestro.

Come evidenziato da Seerat Sochi su The Ringer, la distanza media dei tiri presi da AD contro Tillman in stagione è stata di ben 12.9 piedi (solo Looney e Zubac lo hanno allontanato così tanto dal ferro).

Nei due confronti stagionali, quindi, Davis è stato costretto a prendersi delle conclusioni poco efficienti, lo dimostra il fatto che abbia tirato con un mediocre 44% dal campo e un’EFG% del 36% quando lo ha difeso il prodotto di Michigan State.

Tillman può portare Davis fuori dalla sua comfort zone.

Nei possessi in cui si troverà isolato contro Tillman, AD dovrà sperare di ritrovare, almeno parzialmente, il suo jumper (solo 39% quest’anno nei cosiddetti long two). Segnare un paio di canestri dalla media porterà inevitabilmente Xavier a stargli mezzo metro più vicino e a quel punto sarà più difficile per un giocatore piuttosto lento come il numero 2 di Memphis tenere il passo di Davis.

La velocità di piedi di AD potrebbe essere un fattore determinante nella serie.

I possibili aggiustamenti dei Lakers

In generale i Lakers dovranno essere più creativi per sfruttare al massimo l’arsenale offensivo di Anthony Davis. Nelle due partite di regular giocate da The Brow contro i Grizzlies, si è visto qualcosa di interessante che potrebbe essere replicato in questa serie.

Per massimizzare, ad esempio, la maggiore mobilità di Davis contro Tillman mi piacerebbe vedere AD portare il pallone dopo il rimbalzo raccolto ed attaccare nei primi secondi dell’azione con dei pick-and-roll invertiti.

Beasley “slippa” il blocco e libera spazio per la penetrazione di Davis.

Questa soluzione permetterebbe di cercare i weak spot della difesa dei Grizzlies, Morant e Kennard. A quel punto Memphis dovrebbe decidere se cambiare ed eventualmente raddoppiare entrando in modalità scramble, oppure restare con i propri uomini. In questo ultimo caso, però, potrebbe anche bastare un piccolo vantaggio per vedere Davis arrivare al ferro. Tillman, infatti, non ha il passo per tenerlo e lo stesso JJJ, in queste situazioni, è più indisciplinato e propenso al fallo.

Beasley questa volta porta il blocco per forzare uno switch, i Grizzlies fanno di tutto per evitare di far cambiare Morant vs Davis. Risultato? Canestro più fallo.

Un altro aggiustamento che abbiamo visto nell’ultimo quarto della partita di Memphis è la scelta di svuotare il campo per il pick-and-roll tra le guardie gialloviola e Davis. L’obiettivo è allontanare JJJ dagli aiuti e trasformare il pick-and-roll in un vero e proprio two man game difficile da contenere per i Grizzlies.

La gravity di Beasley sarà fondamentale per aprire spazi a The Brow.

AD è quarto nella lega per numero di tiri tentati come rollante nel pick-and-roll e si trova nel 78%ile come efficienza in questa situazione. Tillman, a causa di un wingspan limitata, non ha armi per contenere la verticalità di Davis senza qualcuno in aiuto sul lato debole. A quel punto, specie nei finali di gara, Jenkins potrebbe decidere di dirottare JJJ su AD.

Ma se c’è una piccola crepa nella difesa di Jackson Jr., a parte i problemi di falli, potrebbe proprio essere la sua efficacia contro i lunghi che rollano. In questa situazione, infatti, il prodotto di Michigan si trova solo nel 22%ile in tutta lega ed è uno dei motivi per cui Jenkins è ancora riluttante a farlo giocare in pianta stabile da “cinque”.

Vincere la battaglia dei possessi

Gli ultimi due elementi da tenere in considerazione quando analizziamo il matchup tra Davis e i Grizzlies sono i rimbalzi e le palle perse. Nei due confronti stagionali AD ha raccolto la bellezza di 19 e 22 rimbalzi contro Memphis, di cui 10 offensivi. Senza Adams e Clarke gli “orsetti” perdono tantissimo in termini di stazza sotto canestro. Mi aspetto, quindi, che il prodotto di Kentucky possa più aggressivo del solito sotto le plance, sfruttando le debolezze di JJJ come rimbalzista difensivo.

Jackson Jr. potrebbe patire qualcosa a rimbalzo difensivo contro Davis.

Dove invece Anthony Davis dovrà fare molta attenzione è nella gestione del pallone. Nelle due sfide citate più volte, AD ha collezionato la bellezza di 12 turnover. Numeri che i Lakers non possono permettersi per evitare di scatenare la transizione letale di Morant e compagnia.

⚡️ Controllo del PACE

by Simone Stefanini

Quale squadra controllerà il ritmo della serie? La risposta a questa domanda potrebbe essere indicativa riguardo l’indirizzo che prenderà la serie stessa, se non addirittura dell’esito finale. Le due squadre hanno numeri piuttosto simili in quanto a possessi per partita (Lakers terzi in NBA con 101.30, Grizzlies quinti con 101.08), ma è il gioco in transizione che vede due velocità e filosofie ben distinte. Proprio in questo aspetto, coach Ham e il suo staff dovranno essere bravi nel limitare gli avversari.

Morant in transizione è un fulmine. Mangia il campo ad altissima velocità per poi concludere l’azione con un canestro, un assist, o un fallo subito.

Memphis ha infatti chiuso l’annata al secondo posto in quanto a possessi in transizione (22.7 di media), segnando nella fattispecie 25.8 punti (2° in NBA), nel 50.5% delle azioni e perdendo il pallone solamente nel 10.6% dei casi (6° miglior dato nella Lega). Tutto questo è evidentemente incentivato dalla presenza a roster di Desmond Bane e Ja Morant, rispettivamente 5° e 7° in NBA per punti segnati in transizione. Sempre Morant e Bane sono al 3° e 5° posto nella Lega per EFG% tra coloro che giocano almeno cinque possessi in transizione a partita.

Come scritto, Bane e Morant sono due “animali da contropiede”, e quando collaborano tra loro, diventano ancora più pericolosi.

Questi numeri evidenziano una volta di più come i Grizzlies siano una squadra assolutamente temibile quando il campo si apre e il gioco accelera. Se a tutto questo aggiungiamo che i Lakers sono sotto media in situazione di transizione difensiva, i timori diventano più che legittimi. I ragazzi di Ham concedono infatti 23.4 punti a partita, quarto peggior dato della Lega, meglio solo di Houston, Utah e San Antonio. È indubbiamente vero che dalla trade deadline in poi, la difesa gialloviola sia migliorata sensibilmente, arrivando ad assestarsi al secondo posto della NBA da febbraio in poi.

La transizione difensiva, rimane però un problema per i losangelini. Memphis cercherà ed avrà bisogno di punti rapidi in transizione. Data la pericolosità dei Grizzlies in questa specifica situazione di gioco, sarà fondamentale per i Lakers limitare le palle perse così da non prestare il fianco agli avversari.

Una situazione opposta, che vede quindi i californiani favoriti, dovrebbe essere quella relativa ai rimbalzi. È vero infatti che Memphis ha fatto registrare il secondo miglior dato della Lega in quanto a rimbalzi di squadra (46.6 a partita) ma, come è noto, Steven Adams e Brandon Clarke hanno finito la stagione.

Il lungo neozelandese ha chiuso l’annata a 11.5 rimbalzi di media (miglior dato in carriera), leader della squadra e sesto in NBA. Senza due dei quattro migliori rimbalzisti di squadra, la pericolosità e la stazza di Memphis sotto ai tabelloni vengono naturalmente ridimensionate. Toccherà quindi ad Anthony Davis fare la voce grossa nel pitturato. Non solo è stato il leader NBA nei rimbalzi (12.5), ma sotto questo aspetto, AD è reduce dalla miglior annata in carriera.

Così come fatto al Play-In contro Minnesota, dove ha addirittura sfiorato la doppia cifra di rimbalzi offensivi (9), The Brow è chiamato ad essere quantomai decisivo sotto i tabelloni, dove potenzialmente potrebbe non incontrare resistenza. Un aspetto fondamentale sarà infatti quello di sfruttare la tendenza di Jaren Jackson Jr. a commettere fallo. Con 3.6 falli di media a partita, il numero 13 dei Grizzlies è infatti quarto in NBA in questa non invidiabile classifica, e se il dato viene parametrato su 36 minuti, il numero si alza a 4.6 (quarto più alto tra coloro che hanno giocato almeno 1.500 minuti).

Essendo JJJ il marcatore designato di Davis, caricare di falli l’avversario potrebbe spianare ad AD la strada verso una serie da assoluto dominatore. Aggiungendo il fatto che il solo altro lungo schierabile a questi livelli dai Grizzlies è Xavier Tillman, si intuisce al volo come la questione falli possa avere un peso specifico enorme. In questo i ragazzi di Ham sono già ampiamente collaudati.

I Lakers sono infatti la quarta squadra NBA per conclusioni nella restricted area (29.7 a partita). La conseguenza di questo continuo attacco al ferro è che i Lakers sono la squadra che tira più liberi in assoluto (26.6 di media). Il tiro dalla lunetta potrebbe così rivelarsi un fattore decisivo nell’indirizzo della serie, e in questo le percentuali gialloviola dovranno necessariamente migliorare (77.5%, 20° dato NBA).

A differenza di Morant, Desmond Bane non disdegna prendere una tripla in transizione. Ciò nonostante, rimane pericoloso anche al ferro.

⚔️ La battaglia delle second unit

di Nello Fiengo

Nelle ultime settimane, complici gli infortuni di Clarke ed Adams, i Grizzlies hanno cambiato tanto la loro fisionomia ed anche la loro second unit oggi è diversa da quello che era tempo a dietro.

Quello che è rimasto costante è l’incredibile efficacia di Tyus Jones, per me la miglior point guard di riserva della lega, senza se e senza ma. Con Jones in campo i Grizzlies perdono meno palloni (1% in meno in TOV%) e sono più efficaci al tiro: +2% di eFG%, un discreto 80%ile per questo valore di On/Off.

Limitandosi ai playtype i numeri individuali dell’ex Duke non sono esaltanti, ma la sua capacità di dare una seconda faccia agli orsi è fondamentale per Jenkins.

In particolare la lineup composta da Jones, Bane, Brooks, JJJ e Tillman è secondo me quella dove l’ex assistente dei Bucks si rifugia quando vuole rimettere al centro del villaggio i suoi principi. Questo quintetto non ha un Net Rating spaziale, ma mette in mostra due numeri incredibili: 2.76 di AST/TO ratio e una TS% del 60%. Non male.

Per i Lakers sarà fondamentale limitare la capacità di Jones di essere il direttore d’orchestra che ha mostrato di poter essere in stagione:

Ti siedi sul blocco? Io vado dall’altro lato, Wood è costretto a droppare e Clarke ha un’autostrada.

Jones può giocare praticamente qualsiasi situazione dopo un blocco sulla palla. Gli 1.01 PPP che mette a segno da dribble jumper costringono a stargli attaccato ma allo stesso tempo le letture precise ed efficienti e la visione di gioco lo rendono mortifero in ogni tipo di coverage.

L’assenza del suo compagno di merende renderà il tutto più complesso ma non ci si deve “accontentare”. Schröder si troverà ad affrontarlo per molti minuti e sarà fondamentale la sua capacità di lottare sui blocchi e stare insieme alla palla:

Lotta Dennis. La side pressure sarà fondamentale per non dare a Jones floater troppo “tranquilli”.

🥊 La sfida tra LeBron James e Dillon Brooks

di Alberto Marzola

Prima di iniziare una breve analisi su quello che probabilmente è uno dei matchup più importanti della serie, partiamo dalle parole di uno dei diretti interessati.

Nella scorsa settimana Dillon Brooks ha reso noto alla stampa il suo desiderio, innanzi alla concreta possibilità di scontrarsi con i Lakers nel primo turno, di affrontare LeBron James in una serie di playoff, sottolineando come gli sarebbe piaciuto immediatamente far terminare al Re la sua postseason.

Mettendo da parte gli slogan, andiamo a vedere cosa ci dice il campo, vero ultimo giudice di tutti i buoni propositi esposti prima della palla a due iniziale.

Il campione è estremamente ristretto visto che James ha preso parte a solo uno dei tre incontri contro i Grizzlies, in quella che è stata una vittoria inattesa per i gialloviola, ottenuta in rimonta e che ha interrotto una striscia di undici vittorie consecutive per Memphis.

Durante la contesa il nativo di Akron è stato marcato da Dillon solo per 7 minuti, per quanto questi dati sulle marcature individuali siano sempre parziali, accumulando 2/6 dal campo, 4 assist e due palle perse, in una notte non positiva al tiro per il Prescelto, chiusa con 8/21.

Brooks è un ottimo difensore perimetrale nello spot 1-2 e nonostante paghi centimetri e chili a LeBron, grazie al suo baricentro basso è difficile da portare in post e ciò riduce l’efficacia di questa giocata tra le predilette nell’arsenale del numero 6 in maglia gialloviola.

Brooks arretra in post ma non molla la marcatura, James oltre ad avere Dillon alle spalle si trova Adams e JJJ sotto il ferro, sceglie per un fade-away contestato che non trova il fondo della retina.

Nel post partita il prodotto di Oregon aveva sottolineato come il suo obiettivo, per tutta la contesa, fosse stato quello di obbligare LeBron ad iniziare la penetrazione verso sinistra, con l’intento di costringere James ad accontentarsi di un tiro o a scaricare la palla.

Le parole di Brooks stridono con le immagini, in quanto James va a sinistra e conclude agilmente al ferro.
Anche in questa clip, LeBron parte verso sinistra e costringe Brooks al quarto fallo.

Vero segreto della scarsa vena realizzativa del numero 6 nella partita di Gennaio non è stata tanto la difesa in single coverage di Brooks, quanto i raddoppi sulle penetrazioni portati dalla difesa di Memphis, molto attenta ad intasare l’area con Adams e JJJ, scelta tattica vincente anche per la contestuale assenza di Davis.

In particolare Jackson Jr., quest’anno uno dei più seri candidati al premio di difensore dell’anno, ha una statistica molto interessante, in quanto il suo apporto è tangibile anche statisticamente in difesa, in quanto gli avversari tendono a segnare 13 punti in meno con lui in campo.

In ultima analisi ritengo che Brooks tenterà di entrare sottopelle a James, provocandolo, magari anche con qualche fallo duro. Il mismatch però non sarà tanto con Dillon ma con il resto della difesa di Memphis, che viste le assenze di Adams e Clarke, manca di uomini in grado di intasare l’area con frequenza, soprattutto nei minuti in cui JJJ siederà in panchina.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo Domenica 16 Aprile (21:00 🇮🇹) per affrontare i Memphis Grizzlies al FedExForum nella Gara 1 del primo turno degli NBA Playoff.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

Universitario e calciatore cresciuto nelle nebbie ferraresi. Appassionato di qualsiasi sport che non necessiti un motore. Tifoso Lakers da quando a sette anni mi regalarono la canotta di Kobe.

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