In copertina: LeBron James e Stephen Curry, stelle di Lakers e Warriors (NBA.com)

Il 6 Novembre 2022 in fondo alla Western Conference dietro ai Golden State Warriors (3-7) e ai Los Angeles Lakers (2-7) c’erano solo i derelitti Rockets (1-9). Sei mesi dopo i Campioni NBA e i gialloviola si ritrovano contro nelle Western Conference Semifinals, a 32 anni dalla sfida tra lo Showtime e i Run TMC.

Entrambe le squadre hanno vissuto due stagioni altalenanti, caratterizzate da losing streak ed infortuni. Tuttavia, le due squadre della California hanno innestato le marce alte nella fase finale della stagione per raggiungere la postseason, dove hanno nel primo turno avuto la meglio nonostante il fattore campo a sfavore.

🎢 Life Is A Rollercoaster

by Giovanni Rossi

La regular season dei Golden State Warriors è stata complessa, quasi quanto quella dei Los Angeles Lakers. Per cui, meglio procedere con ordine.

Scintille ed Infortuni

Conquistato il settimo titolo della loro storia contro i Celtics, gli Warriors hanno sostanzialmente confermato il roster campione. Rinnovati Kevon Looney e Jordan Poole, firmati Donte DiVincenzo e JaMychal Green per sostituire Gary Payton II e Otto Porter Jr.

Gruppo esperto, vincente e intenzionato a competere ancora una volta. Ma che sarebbe stata una stagione difficile lo si è compreso fin dal training camp, col video del pugno sferrato da Draymond Green a Jordan Poole che ha fatto il giro del mondo. Dray multato e sospeso, ma disponibile per l’opening night, e rapporto con Poole (fresco di un rinnovo quadriennale da 128 milioni di dollari) apparentemente salvo.

Sul campo, il difficile avvio (3-7) propone un tema che caratterizzerà tutta la stagione di Golden State: in casa e con gli starter in campo il rendimento è da contender, in trasferta e con la second unit sul parquet diventa buono per il tanking. Trascinati da Curry, gli Warriors poi vincono 10 delle 13 gare successive e risalgono fino al settimo posto ad Ovest.

Nonostante tante assenze (Stephen Curry fermo 11 gare a dicembre e altre 11 a febbraio, Andrew Wiggins assente per oltre due mesi e rientrato in occasione di Gara 1 contro i Kings) e un rendimento altalenante, gli Warriors sono riusciti a vincere 8 delle ultime 10 gare, chiudendo la stagione con un record (44-38) buono per il sesto seed ad Ovest.

Never change a winning team

Per ritrovare l’equilibrio perduto, a febbraio il front office di Golden State ha sconfessato la strategia della doppia timeline, cedendo James Wiseman ai Pistons per riportare nella Baia l’acciaccato Gary Payton II.

La stagione, quindi, ha ribadito quanto emerso nelle prime settimane: record élite tra le mura amiche (33-8, terzo NBA) e pessimo in trasferta (11-30, meglio solo di Spurs, Rockets e Pistons).

Per Cleaning the Glass il quintetto composto da Curry, Thompson, Wiggins, Green e Looney è nettamente il migliore tra quelli che hanno giocato almeno 200 possessi. Mentre al quarto posto assoluto ci sono i soliti noti, con Donte DiVicenzo al posto di Wiggo.

Anche il differenziale On/Off della NBA testimonia la bontà del rendimento degli starter: +12.2 con Draymond in campo, +8.1 con Steph e differenziale sopra al 2.4 per gli altri componenti dei quintetti sopracitati. Male con Moody e Kuminga sul parquet, malissimo con Poole (-6.0).

Sul parquet la squadra di Steve Kerr ha continuato a giocare la pallacanestro che l’ha condotta a sei NBA Finals: PACE alto (103.93, primo NBA) e tiro da tre. Gli Warriors hanno tentato 43.2 triple a partita – ovvero 44.7% di frequenza (entrambi i valori i più alti della lega) – convertendole con il 38.5% (secondi).

Complici l’ottima stagione di Curry (29.4 punti, 6.1 rimbalzi e 6.3 assist con il 42.7% da tre), il ritorno a buoni livelli di Klay Thompson (21.9 punti con 10.6 triple tentate e realizzate con il 41.2%) e la presenza difensiva di Green (8.5 punti, 7.2 rimbalzi, 6.8 assist, 1.8 stocks e quarto posto nella classifica del Defensive Player of the Year Award) i Campioni NBA non sembrano per nulla intenzionati ad abdicare.

Contattare Sacramento per ulteriori chiarimenti.

I precedenti stagionali tra Warriors e Lakers

La prima sfida tra le due californiane c’è stata nell’opening night, quando i Campioni NBA hanno ricevuto gli anelli celebrativi del titolo conquistato contro Boston. Gara senza storia, con sgasata degli Warriors, ispirata da Stephen Curry, a metà secondo quarto e vantaggio che tocca anche il +27. Per LeBron James e i Lakers – incapaci di segnare da tre e privi di Schröder, Bryant e Brown Jr. – è notte fonda.

Il match di febbraio è quello in cui i losangelini schierano per la prima volta i giocatori arrivati con la cessione di Russell Westbrook. Con James e Curry out tocca a Dennis Schröder e Jordan Poole trascinare i rispettivi attacchi, poi nel finale Davis riscatta una prova opaca con due stoppate nel finale.

Dopo l’All-Star Game si disputano le due partita a Los Angeles. A febbraio sono Austin Reaves e Malik Beasley a guidare i gialloviola, mentre Golden State (senza Curry e Wiggins) resiste solo un tempo con Klay Thompson. A marzo – in Steph, out LeBron & DLo – regna l’equilibrio, finché Anthony Davis non alza la voce nel finale.

💥 Warriors vs Lakers: il sogno di Silver

by Simone Stefanini

Potrà sembrare strano (specialmente agli appassionati più giovani), ma Warriors contro Lakers non è affatto un classico ai Playoff. L’ultimo incontro tra le due squadre in postseason risale infatti a 32 anni fa quando, nel secondo turno del 1991, gli ormai crepuscolari Lakers dello Showtime sconfissero per 4-1 gli Warriors di Tim Hardaway, Mitch Richmond e Chris Mullin.

Prima di allora, le due franchigie ai lati opposti della California, si erano affrontate solo altre sei volte nel ventennio tra il 1967 e il 1987. Escludendo il primo matchup nel ’67, in cui i San Francisco Warriors sconfissero con un sonoro 3-0 i gialloviola, i restanti incontri sono sempre stati vinti dai Lakers. Nel 1968 nelle West Division Finals e nel 1969 nelle West Division Semifinals, i losangelini si sbarazzarono degli avversari rispettivamente per 4-0 e 4-2.

Nel corso del decennio successivo arrivarono altri due successi: 4-1 nelle WCF del 1973 e 4-3 nelle WCSF del 1977. In pieno Showtime poi, Magic e compagni liquidarono per 4-1 la squadra della Baia nelle WCSF del 1987 prima di concedere il bis nel sopracitato 1991.

La curiosità, nonché un buon auspicio per entrambe le squadre, è che – ad eccezione del 1977 – in tutte le occasioni in cui Lakers e Warriors si sono affrontati in postseason, la vincente ha poi giocato le Finali NBA (due volte ciò era automatico, essendo finali di Conference). Meno confortante è il fatto che solo in una di queste sei Finali (i Lakers nel 1987), la squadra uscente abbia poi vinto il titolo NBA.

Il confronto recita perciò sei serie su sette vinte dai Lakers, per un record complessivo di 24-11. Si parla però di altre epoche, di un altro basket e con altri protagonisti.

Il Play-In del 2021

Nella NBA moderna, il confronto più vicino ad una partita di Playoff tra le due franchigie è ovviamente il Play-In del 2021. Anche in questa occasione, ad uscirne vincitori furono i Lakers, grazie ad una memorabile prestazione di LeBron James, che noi di LakeShow abbiamo annoverato tra le cinque migliori partite del Re in maglia gialloviola.

Alla fine si torna sempre a LeBron contro i Warriors. Come già è stato scritto nel nostro articolo celebrativo, quella tra James e la squadra della Baia è una rivalità ormai scolpita nella pietra. Le quattro Finali NBA consecutive tra Warriors e Cavaliers hanno regalato momenti (uno in particolare), diventati ormai iconici nell’immaginario collettivo degli appassionati di tutto il mondo. La stoppata di LeBron su Iguodala e il suo urlo «Cleveland, this is for you!» in lacrime e in mondovisione, rimarranno probabilmente il punto più alto della sua inimitabile carriera.

Ritornando ai Lakers, oltre alla già citata mostruosa prestazione nel Play-In, il nativo di Akron ha fatto registrare la sua miglior prestazione offensiva (56 punti) in maglia gialloviola proprio contro Golden State, anche questa inserita tra le migliori prestazioni di LeBron con i Lakers.

Nella NBA del 2023, non esiste probabilmente un matchup più “vendibile” e carico di narrativa di Warriors contro Lakers. I motivi sono da ritrovare nei rispettivi tramonti di carriera del nucleo degli Warriors e di James stesso, che ammantano la sfida di una romanticità del tutto particolare. Oltre a questo, vi è ovviamente il confronto tra due dei più grandi mercati dell’intero paese.

🍳 Scrambledd Eggs: la strategia difensiva contro Curry

by Nello Fiengo

Mentre guardavo Gara 7 tra Warriors e Kings mi sono immaginato Darvin Ham cercare di individuare quegli elementi dell’attacco di Golden State su cui lavorare per fermarli e provare a vincere le Western Conference Semifinals.

Sono sicuro non abbia trovato molto su Mr. Wardell Stephen Curry II.

Non citerò in questa parte della preview quanto sarà fondamentale il lavoro in single coverage a tutto campo di Dennis Schröder, perché vorrebbe dire descrivere una ovvietà. Abbiamo bisogno di questo:

Attaccato Dennis. ATTACCATO!

Sono stati scritti fiumi di parole sul tiro, sulla relocation e su tante altre cose che Steph fa in un modo esagerato e su come si può provare a fermarlo. Molte di queste osservazioni riguardano il tiro da tre, che è ovviamente la specialità della casa, ma che a mio modo di vedere non è quello che effettivamente spacca a metà le difese avversarie.

In stagione Curry esegue circa il 18% dei suoi tiri al ferro, volume relativamente basso se si considera che di contro le conclusioni oltre l’arco occupano il 44% della sua shot chart. La cosa prende una forma diversa se si considera che quella piccola parte di tiri del numero 30 che avvengono dentro l’area sono estremamente precisi: 73% di realizzazioni e 98%ile.

Una difesa intera soggiogata dalla gravity del più grande tiratore di tutti i tempi.

In questa clip si vede chiaramente come il “brigatista” Steph adotti una “strategia del terrore” contro tutta la difesa dei Kings: prima costringe Domantas Sabonis ad uscire altissimo per paura che tiri una delle sue classiche logo-triple, poi si fa rincorrere sull’handoff con Gary Payton II dove Trey Lyles, anche lui terrorizzato, esce in copertura con le braccia alte e viene immediatamente bruciato da SC30 che conclude al ferro in bello stile.

Ham dovrà trovare una soluzione per non finire nella centrifuga degli Warriors ed in particolare nelle mani dello Chef Curry.

Una delle prime osservazioni che mi viene da fare è che vanno tolti ai Dubs gli screen-and-roll alti con Draymond Green, dove Curry può attaccare con dinamica e possibilità di vedere il campo. Difatti, l’efficienza in termini di PPP si abbassa di un buon 15% quando Steph esegue le sue azioni dalla destra dell’attacco. Un po’ di sano icing sarebbe l’ideale, anche se quest’anno i Lakers hanno usato poco questo tipo di soluzione.

Un altro elemento che deve essere considerato è la marcatura di Green in relazione a quello che fa Curry. Io proverei a mettere Jarred Vanderbilt sull’orso ballerino.

Vando riesce a tenere due palleggi e dare il tempo ad un secondo uomo di intervenire, Davis in questo caso, e costringe Curry ad un difficile pullup.

Avere l’ex Timberwolves sugli screen-and-roll alti ci permetterebbe di avere almeno un cambio che possiamo sostenere. Vando si è dimostrato abbastanza efficiente in difesa contro le point guard quest’anno. Certo, giocatori diversissimi da Curry, ma l’idea è di preparare il terreno per un secondo step di chiusura che probabilmente vedremo di più nei secondi tempi: il blitz.

Se i Lakers riuscissero a portare Steph su un lato, cambiare con Vanderbilt per contenere l’uscita dal pick-and-roll e magari “blizzare” per fargli uscire la palla dalle mani, secondo me sarebbero a buon punto per fermare il primo elemento dell’attacco Warriors.

Il lato opposto della medaglia di questa strategia è l’esporsi poi a quei 4-vs-3 in cui Green e tutti i Warriors sono maestri. La scelta di Vando su Dray va anche in questa direzione.

Vero è che i Warriors si potrebbero trovare a giocare in soprannumero ma lo farebbero contro James e Davis ed un altro giocatore dei Lakers. Ecco, se si potesse arrivare a questo dire che “I like my odds” e proverei a reggere quei 2/3 secondi che risulterebbero poi fondamentali per tornare in posizione.

Insomma, serviamole due scrambled eggs a questo Chef e vediamo che ne viene fuori.

👑 La serie di LeBron James

by Simone Stefanini

È quasi superfluo dirlo, ma il tipo di serie e di impatto che avrà LeBron James sarà decisivo per le sorti della serie stessa. Come ormai appurato, il Re non è più quello di un tempo. Sicuramente non è più il giocatore delle quattro Finals consecutive contro gli Warriors, ma non è nemmeno quello del Play-In 2021. L’autonomia del quattro volte MVP è sempre più ridotta e solo la sua immensa intelligenza nel saper centellinare le energie gli permette frangenti di dominio come visto contro i Grizzlies.

Anche per questo motivo, sarà fondamentale per LeBron attaccare la difesa degli Warriors in maniera scientifica e oculata. È probabile che il marcatore che Kerr designerà su di lui sarà Andrew Wiggins, il quale è veloce, rapido negli scivolamenti laterali e abbastanza alto e lungo per non soccombere fisicamente e contestare i tiri. Sia sul perimetro che in area, quindi, Wiggins potrebbe fare un gran lavoro in marcatura su James.

L’idea degli Warriors sarà quella di impedire al Prescelto di penetrare e avvicinarsi a canestro, dove è notoriamente più pericoloso. Nella serie contro Memphis, LeBron ha concluso il 50% delle volte (49,5% per la precisione) entro i 3 metri, tentando 8.8 conclusioni a partita e segnando il 67.9% di esse. Di fatto, una conclusione su due del Re avviene nei pressi del ferro, e di queste, due su tre si concludono con un canestro realizzato.

Numeri che ne fanno il quinto miglior finalizzatore dei Playoff in questa specifica zona di campo, dietro a Devin Booker, Brook Lopez, Jimmy Butler e Stephen Curry. Non solo, LeBron è anche il quarto giocatore dei Playoff per conclusioni tentate nella restricted area (in coabitazione con Anthony Davis) a quota 7.8, realizzandole con il 70.2% (9 punti percentuali meglio di AD, tanto per intenderci). L’obiettivo della difesa di Golden State sarà quindi mantenere James sul perimetro, dove il suo tiro ondivago (19.5% dall’arco contro gli orsetti) lo rende meno efficace.

Per ovviare a ciò, il numero 6 gialloviola dovrà cercare il più possibile di accoppiarsi con Curry e Poole (quando quest’ultimo sarà in campo), in modo da poter sfruttare la sua supremazia fisica in penetrazione arrivando a concludere dove le sue percentuali sono migliori.

Jordan Poole è il weak spot degli Warriors.

La contromossa degli Warriors potrebbe essere quella di switchare in anticipo sugli accoppiamenti difensivi, in modo da mantenere Wiggins o Green (quando entrambe le squadre andranno small) su LeBron.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è la tendenza di Golden State a fare fallo, contrapposta a quella dei Lakers nell’andare costantemente in lunetta. Gli Warriors sono stati la seconda squadra più fallosa del primo turno (22.7 falli commessi a partita), il che ha permesso ai Kings di essere la seconda squadra per tiri liberi tentati (25.7 a partita). Guardando la stagione, Golden State è terza per falli commessi nell’intera Lega. Di contro, i Lakers sono stati la squadra meno fallosa della NBA 2022/23, e al tempo stesso quella che ha tirato più tiri liberi (26.6 a partita).

LeBron probabilmente proverà ad abbassare il pace delle partite, ma in alcune situazioni dovrà provare ad attaccare il ferro in transizione e guadagnare punti facili.

Come detto in precedenza, il fatto che i due principali catalizzatori offensivi di L.A. siano ai vertici della Lega nella frequenza dell’attacco al ferro, potrebbe essere determinante per consentire ai Lakers di andare tante volte volte in lunetta. James e Davis dovranno cercare di essere chirurgici anche in questo, tentando – a differenza di quanto fatto contro i Grizzlies – di sobbarcare di falli i diretti marcatori.

〰️ The Brow vs Looney & Green

by Luca Novo

Anthony Davis è stato senza dubbio l’MVP della serie contro i Grizzlies e affinché i Lakers possano pensare di impensierire gli Warriors ed avere possibilità di superare il turno, sarà necessario avere un The Brow dominante.

Il matchup contro Kevon Looney e Draymon Green è teoricamente favorevole ai gialloviola, ma rispetto alla serie contro JJJ e compagni il contesto tattico per AD offrirà scenari diversi, soprattutto nella propria metà campo.

Memphis e Golden State sono squadre che hanno nella point guard il principale pericolo offensivo, ma Steph è un animale diverso da Ja. Il tiro degli Splash Brothers rende i Campioni la squadra numero uno in NBA sia in termini di frequenza che di precisione nel tiro dall’arco. Di conseguenza, Davis dovrà necessariamente riuscire a incidere in zone di campo diverse, in particolar modo essere efficace nel momento in cui la difesa angelena, dopo aver forzato il pallone lontano dalle mani di Curry, si troverà in situazione di scramble.

Sia che si trovi coinvolto direttamente nel pick-and-roll o che si trovi sul lato debole, AD dovrà essere in grado di fare la differenza nei closeout nel perimetro ma allo stesso tempo garantire la protezione del ferro. Steph, come ben spiegato da Nello, è selettivo nello scegliere quando attaccare il ferro, ma quando lo fa è iper-efficace: nella recente Gara 7 contro i Kings ha tirato 9/12 nella restricted area. Sarà necessaria tutta la rapidità di Davis per recuperare sulla gravity di Steph e tornare a proteggere il pitturato.

Steph Curry è molto più di un tiratore.

Il secondo pericolo, soprattutto con la strutturazione con il doppio lungo dei Warriors, riguarda l’abilità di Looney a rimbalzo offensivo. Il centro gialloblu è reduce dai 10 conquistati in Gara 7 e nelle ultime serie ne ha catturati 5.3 a partita. Il suo istinto e la sua forza fisica gli permettono di sfruttare lo scompiglio creato dai tiratori e per evitare questo sarà necessario avere AD aggressivo sotto il proprio tabellone per conquistare i rimbalzi contestati usando al meglio i suoi centimetri.

La forza fisica di Looney a rimbalzo offensivo.

Nella metà campo offensiva Davis sarà marcato dallo stesso Looney e da Green, in particolare il matchup sarà particolarmente complesso con Vanderbilt in campo, con Steve Kerr che utilizzerà l’orso ballerino come difensore in aiuto in area. Considerando che per LeBron James non sarà una serie semplice con Andrew Wiggins alle calcagna, sarà imperativo per AD riuscire a garantire elevata produttività in termini di scoring.

I Warriors in stagione sono la squadra che per frequenza ha concesso meno tiri al ferro e di più nel cosiddetto short mid range, ovvero la zona tra i 3-4 metri. Questo perché i lunghi dei Warriors con la loro forza fisica e intelligenza sono bravi ad “allontanare” le conclusioni avversarie. Lo stesso AD in stagione contro Golden State ha tirato il 45.1% dal campo contro l’abituale 56.1% e prodotto 12.5 punti in area contro i soliti 15.8.

Come fare dunque a segnare contro la frontline della Baia? AD dovrà riuscire a ripetere l’ultima partita contro i Warriors, quella del rientro di Steph dall’infortunio. In tale occasione The Brow ha dominato con 39 punti e la chiave a mio avviso è stata la sua decisione nell’attaccare Kevon da fronte a canestro e nei primi secondi dell’azione prima che la difesa fosse schierata. Sfruttando la maggiore agilità potrà anche tentare di caricare di falli sia lo stesso Looney che Green, i quali hanno la tendenza a commetterne qualcuno di troppo.

Finta di handoff e subito uno contro uno fronte a canestro per battere Looney col semigancio.

Forzare Kerr a scelte obbligate e farlo giocare small potrebbe inoltre aprire spazio per AD a rimbalzo offensivo. Un solo lungo difficilmente potrebbe contenere l’ex Kentucky in tale fondamentale. Un altro aspetto spesso sottovalutato parlando di AD è la qualità dei suoi blocchi, solitamente elevata quando è concentrato, meno nelle giornate storte. Presumo coach Ham vorrà provare ad attaccare Steph come fatto con Morant nella serie precedente, quindi sarà importante il suo lavoro da bloccante per dare spazio a D’Angelo Russell e Austin Reaves.

In poche parole, per riuscire a superare l’ostacolo Warriors, Anthony Davis dovrà essere il miglior giocatore nella serie su due lati del campo.

❗️ L’X Factor della serie

by Giuseppe Critelli

Gli attacchi vendono i biglietti e le difese vincono i titoli diceva un vecchissimo saggio (oggi lo chiameremmo boomer). Se questo assunto è valido ancora oggi – e credo lo sia – allora i Lakers sono ad un buon punto di partenza.

Nel primo turno di playoff, infatti, i gialloviola hanno impressionato proprio per la propria efficienza e disciplina difensiva. Secondo i dati di Cleaning the Glass i Lakers sono stati la seconda migliore difesa del primo turno (dietro solo ai Sixers) costringendo i Grizzlies ad un eFG% del 48.1% (nessuno ha tirato peggio di Memphis).

Il merito principale è di un Anthony Davis fantascientifico e in generale di un impianto difensivo praticamente impenetrabile quando si tratta di difendere la propria area (57% concesso al ferro nel primo turno contro una media NBA del 65%).

Adesso però il coaching staff gialloviola dovrà affrontare un mostro diverso: Steph Curry e il read and react game di Steve Kerr. Gli Warriors sono per caratteristiche una squadra molto diversa dai Grizzlies.
Mentre Memphis deve quasi tutte le proprie fortune alla capacità di Ja e compagnia di produrre nei pressi del ferro e nella zona del mid range, Golden State è il più grande jump shooting team della storia della NBA. Nella serie contro i Kings, per rendere l’idea, il 41% dei loro tiri è arrivato dietro l’arco (in regular il 44%).

Ham, allora, sarà chiamato ad effettuare delle scelte diverse sia in termini di strategie difensive che di uomini da schierare. Per questo motivo quando ho iniziato a riflettere su chi potesse essere l’X Factor della serie in chiave gialloviola, ho pensato che difficilmente i Lakers avrebbero avuto una chance di passare il turno senza il contributo di Dennis Schröder e in generale di tutto il proprio backcourt.

Un nuovo starting five?

Probabilmente all’inizio della serie Ham confermerà il proprio starting five, spedendo Reaves sulle tracce di Steph, DLo su Klay e Vanderbilt su Green per provare a rompere i giochi a due tra Draymond  e gli Splash Brothers. Non sono convinto però che questa strutturazione possa essere sostenibile a lungo a causa dei limiti offensivi di Vando, già palesati contro i Grizzlies.

Ecco perché non sarei stupito se, con il passare della serie, Schröder possa tornare nello starting five proprio al posto di Vanderbilt. Nell’ultima partita giocata in regular season Dennis ha svolto un lavoro discreto contro Curry (il 30 degli Warriors ha tirato 2/7 dal campo quando è stato accoppiato con il tedesco).

In questa partita Dennis si è distratto diverse volte perdendosi Steph nelle split action e negli handoff degli Warriors, qui però evita il blocco alla velocità della luce e costringe addirittura Curry ad un rarissimo airball.

Schröder non ha la size e la concentrazione necessarie per impensierire davvero Steph, ma possiede l’agilità e la capacità di muoversi sui blocchi per costringere Curry quanto meno a “guadagnarsi” le sue ricezioni in movimento, dando il tempo così a Davis e agli altri lunghi gialloviola di uscire alti sui blocchi.

Turn the ball over

Un altro compito che l’ex giocatore degli Hawks può eseguire con successo è pressare a tutto campo Steph, Poole e gli altri portatori di palla di Golden State. Contro gli Warriors è fondamentale farli entrare nei propri giochi offensivi con qualche secondo di ritardo e approfittare di uno dei punti deboli “ancestrali” della squadra della Baia: la tendenza a commettere palle perse. In stagione gli Warriors sono addirittura la seconda peggiore squadra in tutta la lega per TOV% (16%) e ultimi per numero di turnover (16.3)

Dennis è un giocatore furbo e dalle mani veloci (80%ile per STEAL%), è in grado quindi di rubare qualche possesso agli Warriors e mettere qualche sassolino negli ingranaggi perfetti del sistema di Kerr.

Bravissimo Dennis prima a rimanere dietro Steph e poi a seguirlo lateralmente indirizzandolo verso il traffico presente in area.

Mettere pressione al ferro

Nell’altra metà campo i Lakers hanno tremendamente bisogno di una serie produttiva di tutte le proprie guardie, compresi Beasley e Troy Brown Jr.. Nella serie contro i Kings gli Warriors hanno mostrato di avere molte difficoltà a difendere sul punto di attacco e in semi transizione contro guardie veloci ed esplosive.

Klay può soffrire la velocità di Dennis.

Ham non ha a disposizione Fox e Monk, ma può sfruttare lo skillset di Reaves e Schröder, in particolare le loro abilità nel segnare dal mid range (Austin si trova nel 93 %ile come efficienza realizzativa in questa zona di campo) e guadagnare punti facili dalla lunetta.

I Lakers devono far pagare agli Warriors ogni minuto in cui Poole sarà in campo per togliere a Kerr una soluzione offensiva nei minuti in cui deciderà di andare small.

⁉️ Matching or Not Matching?

by Nello Fiengo

Quando si affrontano i Golden State Warriors una delle prime domande che ci si pone è se si vuole matchare o meno le loro lineup small, il residuo di quella famosa death lineup.

Ad oggi, però, non sono i quintetti con Draymond Green da centro ad essere le migliori, ma quelle in cui gli Warriors tengono in campo contemporaneamente Wiggins, Looney e l’ex Michigan state. In particolare lo starting five degli Warriors ha un Net Rating ai playoff in questo momento di 31.2. Un’infinità.

Sarà quindi importante per i Lakers cercare di trovare il bandolo della matassa già dalla palla due. I i primi momenti delle partite potrebbero essere, infatti, i più complessi, a meno di cambi del quintetto iniziale che Giuseppe prima di me ipotizza, ma che io vedo complessi almeno per le prime due gare della serie.

Dal canto suo lo starting five dei Los Angeles Lakers si presenta a questo secondo turno con un NetRtg di 19.2, ottimo valore, e con un Defensive Rating di 94 secondo solo proprio allo starting five della squadra di Steve Kerr.

Se i due quintetti sembrano in qualche modo bilanciati, l’accoppiamento in difesa contro il backcourt dei campioni in carica sarà il vero rebus. Probabilmente D’Angelo Russell seguirà Klay Thompson mentre Austin Reaves sarà sulle piste di Steph, almeno inizialmente.

L’accoppiamento non è l’ideale ma è fondamentale rimanere attaccati fino a quando Kevon Looney non va in panca. Da lì in avanti i Lakers possono pensare di dare minuti di riposo anche ad Anthony Davis e schierare la loro lineup small, cercando di aumentare l’efficienza della strutturazione con LBJ da 5.

Ad oggi la lineup composta da LeBron, Brown, Hachimura, Schröder e Reaves ha un Offensive Rating bassissimo ed un NetRtg negativo. Mettere a posto questo quintetto significa avere maggiori possibilità di arginare gli Warriors nei minuti senza Davis che sono stati il vero tallone d’Achille dei Lakers in stagione.

Come ha già scritto Giuseppe l’X factor di questa serie e della lineup che ho appena menzionato è Dennis Schröder; se il tedesco dovesse trovare un modo per contribuire offensivamente in maniera consistente e tenere botta in difesa, allora l’incubo dei quintetti senza AD potrà attenuarsi, altrimenti saremo costretti a chiedere a The Brow almeno 40 minuti in campo tutte le sere.

📅 Next Game

Gara 1 tra Golden State Warriors e Los Angeles Lakers è in programma nella notte (4:00 🇮🇹) tra Martedì 2 e Mercoledì 5 Maggio al Chase Center di San Francisco.

Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


NBA & Lakers on the couch, minors & post on the court. 1987, Showtime!

Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Torinese, consumatore seriale di eventi sportivi. Grazie a Magic Johnson nasce la passione per la pallacanestro, i Lakers e la costa Ovest degli Stati Uniti. Esperienza NBA trentennale dal divano di casa. Phil Jackson è la guida spirituale di riferimento.

Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

Classe 1993, giusto in tempo per vedere i Lakers di Shaq e Kobe. Da lì nasce un amore incrollabile per l’NBA e i Gialloviola. Lavoro, studio e scrivo. Nel tempo libero cerco di capire cosa sia passato nella testa di Ron prima di prendere QUEL tiro.

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