In copertina: Bill Bertka (Paul Wellman)

Per festeggiare il loro 75esimo compleanno, i Lakers hanno chiesto al dipendente più longevo di ripercorrere alcuni dei momenti più importanti della storia della franchigia.

Del resto il 95enne Bill Bertka ha trascorso oltre 50 anni nella NBA, conquistando in California ben 10 titoli: 7 come assistente e 3 come consulente / dirigente.

💍 Dal College al Titolo NBA

Nel settimo episodio di The Bertka Files il vincitore nel 2019 del Tex Winter Assistant Coach Lifetime Impact Award ha parlato della rivalità per eccellenza della NBA: quella tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics, iniziata negli anni in cui la franchigia giocava a Minneapolis.

Entrambe le squadre hanno conquistato 17 titoli. I losangelini hanno raggiunto 32 volte le finali, i bostoniani 20. Le due rivali si sono sfidate alle NBA Finals in 12 occasioni, dando vita a serie che hanno scritto la storia della pallacanestro.

Un antagonismo che potrebbe rasentare l’odio, in alcuni casi, per l’intensità delle emozioni che provoca. E proprio dall’hating inizia la conversazione tra Taylor Geas, senior writer dei Lakers, e Bill Bertka.

«Se odio i Celtics? No, niente affatto. Io rispetto i Celtics. Rispetto la loro competitività, l’intensità e quanto duramente giocano.»

Del resto il coach è tra quelli che l’ha vissuta più a lungo di chiunque altro.

«Quando iniziò la storia di Boston giocavo ancora al college, alla Kent State University. Poi ho cominciato ad allenare ed ero molto incuriosito da come giocavano, in particolare dal contropiede di Red Auerbach.»

«La gestione del contropiede è stato uno degli aspetti del gioco che ho sempre curato con attenzione, ha influenzato tutto quello che ho fatto come allenatore.»

Nel 1957 il gioco rapido e spettacolare introdotto da Bertka consentì all’Allan Hancock College di Santa Maria, California di vincere 41 gare consecutive e conquistare il California State Championship.

Il fondatore del college, Hancock, per celebrare il trofeo vinto decise di organizzare qualcosa di speciale e invitò alla cena due celebrità della vicina Università di San Francisco, di cui era un importante donatore. I due atleti erano Bill Russell e K.C. Jones, entrambi vincitori di due titoli NCAA con i Dons.

«Quello fu il mio primo incontro con Bill Russell e K.C. Jones, che poco dopo sarebbero diventate due pietre miliari dei Boston Celtics. Erano i nostri ospiti d’onore ed è stata una serata a dir poco emozionante.»

Nell’anno in cui i Celtics guidati Russell conquistarono l’undicesimo titolo in tredici anni, Bertka venne assunto come scout dalla franchigiai Lakers. Decisive furono gli elogi di Hot Rod Hundley, sei anni da giocatore equamente divisi tra Minnesota e California.

«Poi nel 1971 Jack Kent Cooke [l’owner dell’epoca] incaricò il General Manager Fred Schaus di assumere il miglior allenatore disponibile per sostituire Joe Mullaney. Ingaggiarono Bill Sharman…»

Bill Sharman – quattro volte campione con Boston – chiese subito l’assunzione di un assistente e venne prese in considerazione anche Bertka, forte dell’esperienza acquisita a livello collegiale.

«Un paio di giorni dopo Sharman mi telefonò poiché era a Santa Barbara, dove vivevo, e mi chiese di incontrarlo. Ci vedemmo al Westmont college.»

«Fu molto chiaro: “Voglio che tu sappia che apprezzo il tuo lavoro, ma ho scelto K.C Jones come mio assistente.” Gli risposi che comprendevo la scelta, dato il loro passato ai Celtics, e gli augurai buona fortuna.»

«Mi zittì immediatamente: “Voglio valorizzare il tuo ruolo e vorrei che cominciassi a produrre dei video per migliorare le attività di scouting.”»

«All’epoca nessuno faceva cose del genere e nella lega ci fu molto scalpore. Quell’anno vincemmo 33 gare consecutive e il primo titolo a Los Angeles. Era la stagione 1971/72.»

🥊 Bill Bertka vs K.C. Jones

Al termine della stagione K.C. Jones lasciò Los Angeles e dopo qualche anno tornò a Boston, dove divenne head coach nel 1983/84. I Celtics raggiunsero le NBA Finals e nell’ultimo atto della stagione i rivali non potevano che essere i Lakers, allenati da Pat Riley e dal suo assistente Bill Bertka.

«Dodici anni dopo, eccoci di fronte nell’ennesima finale contro i Boston. Nel 1984 abbiamo sofferto tanto il caldo. L’arena era caldissima e ce ne siamo lamentati, ma Red Auerbach [all’epoca owner dei Celtics] ci provocava dicendo che anche loro soffrivano.»

«Vincemmo Gara 1, perdemmo Gara 2 e poi la serie. Fu davvero sgradevole, le persone erano molto dure con noi. Ci apostrofavano “Lakers fakers”, “Laker choke artits” e cose del genere a causa di quella sconfitta.»

«L’estate del 1984 fu davvero dura.»

L’anno dopo i Lakers tornano alla Finals, nuovamente contro i Celtics.

«La prima partita che giocammo al Boston Garden è passata alla storia come “Memorial Day Massacre”. Ci umiliarono [114-148 il punteggio finale] e tutti erano giù di morale.»«Ma grazie alla grandezza di Kareem Abdul-Jabbar e Magic Johnson reagimmo e vincemmo la serie, sul campo.»

Un aspetto che Bertka rafforza e sottolinea:

«Vincemmo sul campo.»

Ma la sfida non era finita:

«Nella stagione 1984/85 vincemmo la serie 4-2 e spezzammo la maledizione di Boston. Poi vincemmo ancora nel 1987. E chi era il coach? K.C. Jonesssss! [Bill sorride soddisfatto].»

🔝 Lakers contro Celtics, nel segno del rispetto

La Geas chiede a Bertka un commento sul Boston Garden:

«Venne costruito dopo la seconda guerra mondiale. La ragione per cui il campo di gioco è in parquet è perché dovevano recuperare del legno usato. Acquistarono questo legno di seconda mano e crearono il design.»

«Quel parquet è durato qualcosa come cinquant’anni, ma in alcuni punti era pessimo, il pallone non rimbalzava correttamente.»

Il coach rincara la dose:

«I ferri erano allentati, così quando il pallone li colpiva non rimbalzava troppo lontano o velocemente. Erano andati. Gli spogliatoi erano come delle segrete. Niente di speciale, nessuna attrezzatura… C’erano solo ganci alla parete. Non c’era l’aria condizionata… Era in condizioni terribili.»

«La sala stampa era nella parte alta dell’arena, ci voleva tantissimo tempo per raggiungerla. E al suo interno non c’era praticamente nulla: del pessimo caffè scadente e qualche sandwich freddo.»

Ma nonostante tutto, Bill non odia Boston. Le sfide all’ultimo sangue sul parquet, le componenti tecnico-tattica, i mind game e i complotti – presunti o reali non hanno inciso sulle considerazioni degli avversari.

«Rispetto i Celtics come squadra e per come hanno interpretato il gioco del basket. Li ho sempre rispettati come avversari.»

«Volevo batterli? Assolutamente sì! Meglio che ci crediate. Non c’era sensazione più grande nel basket di quella che provavi quando battevi i Celtics.»

È probabile che a Boston pensino la stessa cosa dei rivali di Los Angeles. L’odio, gli scontri e le prese di posizione hanno generato un rispetto infinito.


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NBA & Lakers on the couch, minors & post on the court. 1987, Showtime!

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