La stagione dei Los Angeles Lakers 💜💛 inizierà nella notte tra martedì e mercoledì (ore 1:30) contro i Denver Nuggets campioni in carica. Al di là dell’attesissimo esordio contro Jokic e Murray, c’è grande interesse ed entusiasmo attorno ai gialloviola dopo un mercato in cui hanno confermato il core della passata stagione e aggiunto diverse pedine funzionali.

Ma riusciranno ad essere competitivi per il titolo? E quale sarà il rendimento di LeBron James alla ventunesima stagione in carriera? A queste e a tante altre domande risponderemo nella consueta preview della stagione. Buona lettura!

1️⃣ La offseason dei Lakers

D: Quest’anno i Lakers hanno scelto la continuità rifirmando quasi tutti i giocatori chiave della passata stagione, eccetto Schröder, ed estendendo Davis e Vanderbilt. Che voto daresti alla offseason di Pelinka?

Luca Novo: il voto a Pelinka è altissimo e sono davvero sorpreso e felice di come ha operato dalla trade deadline in avanti. A stabilire la bontà del mercato gialloviola sarà ovviamente il campo, ma già oggi si può valutare il progetto tecnico ed il lavoro sui margini portato avanti dal management.

Approvo la scelta di dare continuità ad una squadra che in tre mesi è passata dalla lottery alle Western Conference Finals. Sono stati confermati tutti i primi sette della rotazione ad eccezione di Schröder ed il contratto più oneroso della free agency è andato a Vincent, di fatto il sostituto del tedesco. Inoltre sono arrivati giocatori che si adattano al basket di Ham ed alle due di stelle: in teoria Prince, Hayes, Wood e Reddish aggiungono maggiore stazza e pericolosità sul perimetro rispetto al personale del 2022/23.

L’aspetto migliore della offseason a mio avviso è la gestione degli asset operata da Rob Pelinka, che è riuscito al tempo stesso a rendere più competitiva la squadra e migliorarne le prospettive a medio lungo termine.

In termini di draft capital non è stato sacrificato alcun asset futuro e mi piace siano arrivati due giocatori con tempi di crescita diversi: Jalen Hood-Schifino pronto per stare ai margini della rotazione e Max Lewis progetto a lungo termine. I rinnovi di Reaves, Hachimura, Russell, Davis, Vanderbilt uniti alle firme di Vincent e Prince garantiscono stabilità al roster e lo rimpolpano di molti contratti a medio termine a cifre ragionevoli che rendono più semplice operare sul mercato.

Il lavoro sui dettagli permette inoltre flessibilità e la possibilità di intervenire durante la stagione. Il contratto di DLo ad esempio è un piccolo capolavoro, l’ex Wolves ha rinunciato alla no trade clause presente di default nei biennali con player option, rendendolo così scambiabile da dicembre in avanti e dando maggiori opzioni di mercato. Inoltre, il totale dei salari è circa 5 milioni sotto la soglia massima che i Lakers non possono superare avendo firmato Vincent con la MLE, questo fatto unito all’avere ancora un posto disponibile a roster rende agevole la possibilità di fare scambi.

Alla fine tocca scriverlo: scusa Rob per le critiche passate e complimenti!

Il crossover tra Lakers Speaker’s Corner e LakeWorld con il recap della offseason dei Lakers.

Simone Stefanini: il lavoro di Pelinka in estate è stato semplicemente eccellente. Dalla trade deadline dello scorso anno in poi si può sostenere, senza timore di smentita, che il GM losangelino si sia mosso in maniera pressoché impeccabile. Prima, ha trasformato un roster che ristagnava nei bassifondi della Lega in una squadra da finale di Conference. Successivamente, ha consolidato e migliorato quello stesso core. La MLE spesa su Gabe Vincent è una mossa intelligente oltre che lungimirante (in caso di futura trade di DLo), che è andata a coprire il buco a roster lasciato da Schröder.

L’avvicendamento tra il tedesco e l’ex Heat spingerà i Lakers verso una predisposizione più offensiva che difensiva, consegnando inoltre a coach Ham un ball handler più completo rispetto a The Menace. Le aggiunte (al minimo) di Reddish, Hayes e Wood, e quella di Prince con la bi-annual exception, rappresentano un puntellamento del roster intelligente e perdipiù ad un costo estremamente ridotto. I quattro sopra citati rendono i Lakers più lunghi, più grossi e tatticamente più versatili, dando così a Ham la possibilità di implementare nuovi assetti tattici come già visto in preseason.

A mio avviso le mosse migliori di Pelinka riguardando però i rinnovi. Se quello di Reaves è un vero e proprio capolavoro, quelli di Hachimura e Vanderbilt sono forse più “ordinari” ma non meno scontati, vista l’ottima run playoff della passata stagione. L’estensione firmata da Anthony Davis rappresenterà la pietra miliare della franchigia una volta che James si sarà ritirato, mettendo così The Brow al centro dell’universo gialloviola.

Un discorso a parte va fatto invece su D’Angelo Russell. Le cifre sono anche in questo caso ottime (37 milioni in due anni) ma frutto, a mio avviso, più di eventi circostanziali (leggasi assenza o quasi di offerte) che di bravura del GM. Come detto da Luca, però, Pelinka è stato bravo anche in questo caso ad ottenere le migliori condizioni possibili, rendendo DLo scambiabile già in questa stagione.

È opinione comune tra analisti e commentatori, che quella dei Lakers sia stata una delle migliori offseason dell’intera NBA, rendendo quindi impossibile dare un voto al di sotto del 9.

2️⃣ I punti di forza della squadra

D: Qual è il più grande punto di forza dei nuovi Lakers?

Giuseppe Critelli: non so se questa sia la squadra più profonda dell’era LeBron James (se la gioca con la versione 2020/21), ma di sicuro è la più versatile. Ham ha davvero tante soluzioni sia in termini di lineup che di variabili tattiche.

Il primo rebus riguarda lo starting five. Con il rientro di Vanderbilt sarà confermato il quintetto dell’anno scorso oppure Prince prenderà definitivamente il posto dell’ex Jazz? Negli scorsi playoff i quintetti con Russell, Reaves, James e Davis senza Vando hanno avuto un Net Rating di +32 (quelli con lui in campo -2). Mischiare le carte fin da subito, quindi, potrebbe essere salutare. I Lakers avrebbero finalmente uno starting five che garantisce spaziature ottimali e compiti di creazione ben distribuiti.

Di sicuro, a differenza del roster che si è presentato ai nastri di partenza nella passata stagione, quest’anno la squadra abbonda di wing, ciascuna con caratteristiche diverse. La presenza, inoltre, di uno stretch five come Wood e di un lungo discretamente mobile come Hayes potrebbe permettere a Davis di giocare qualche minuto da 4 (speriamo non troppi).

La profondità e la versatilità del roster consentiranno quindi ad Ham di adattare con successo le sue scelte in base ai matchup. Potrà decidere, ad esempio, in alcune partite di andare small, schierando le tre guardie, oppure di optare per lineup ultra big come Reaves, Prince, James, Davis, Wood. Insomma ci sono tutti i presupposti per divertirsi con le varie combinazioni dei quintetti e affrontare la regular senza dover chiedere troppo alle due star.

3️⃣ Le lacune del roster

D: Quali sono invece i limiti più grandi che rischiano di essere esposti in una serie playoff? Ci sono margini per porre rimedio con una mossa alla deadline coinvolgendo ad esempio D’Angelo Russell (il migliore dei Lakers durante la preseason)?

Giuseppe: Dalla deadline in avanti i Lakers hanno avuto la seconda migliore difesa della NBA e anche ai playoff, complice una run clamorosa di AD, hanno dimostrato di possedere un sistema difensivo di livello assoluto.

Anche se non ci sono stati grossi stravolgimenti, credo che quest’anno sarà più difficile mantenere lo stesso rendimento. In primis perché, per ragioni di spacing e per gli investimenti fatti su Hachimura e Prince, difficilmente vedremo Vanderbilt e Davis in campo contemporaneamente; e poi perché l’addio di Dennis Schröder potrebbe pesare più di quanto possiamo immaginare.

La pressione a tutto campo del neo campione del mondo era l’architrave del sistema difensivo implementato da Ham. Vincent sarà in grado di svolgere questo compito con la stessa tenacia e sfacciataggine del tedesco? Il sospetto è che quest’anno ai Lakers manchino difensori sopra media sul punto di attacco e dei wing stopper capaci di tenere botta contro i Durant e i Tatum di turno. La speranza è che uno tra Christie, Reddish e Hachimura possa fare un grosso step in termini di disciplina e affidabilità difensiva.

In chiave mercato se dovessi scegliere un regalino utopico, ma non troppo, mi piacerebbe vedere il ritorno del figliol prodigo Alex Caruso, in uno scambio con Russell e una pick futura. Il fit Caruso/Reaves sarebbe stellare e i Lakers a quel punto avrebbero la giusta combinazione di talento, fisicità e star power per arrivare davvero al bersaglio grosso.

Nello Fiengo: Giuseppe mi ha fregato il punto ovviamente. La carenza di un difensore POA affidabile e di un classico wing stopper che possa fare, almeno in parte, un lavoro di single coverage contro gli esterni grossi che sul nostro cammino sicuramente incontreremo (quasi-cit.) sono evidenti sulla carta e la preseason ha parzialmente validato questi dubbi.

Volendo buttare l’occhio in attacco una cosa che credo possa complicare le decisioni dei Lakers nella postseason è una lacuna comune dei giocatori che nei losangelini individuerei dal quinto al nono. Non so bene in che ordine Hachimura, Vincent, Prince, Wood e Vanderbilt sono i giocatori che in una ipotetica rotazione vedo dopo i “big four” e sono tutti decision maker relativamente scarsi.

Il rischio è che in lineup senza uno tra LeBron, Russell e Reaves ci si dovrà inevitabilmente legare alle lune di Gabe Vincent per avere ordine e connessione in lineup con giocatori che tendono ad essere o shoot first (Rui e CWood) o senza un gioco on-ball (Prince e Vando).

Io sono alto su Gabe, credo che possa mostrare più playmaking di quanto visto con gli Heat e che possa dare ordine a quintetti interessanti specie dove ci sarà Vanderbilt, che potrà a mio modo di vedere essere uno di quei 2/3 giocatori che possono fare molto molto bene o molto molto male e quindi spingere verso l’alto o verso il basso il ceiling dei Lakers.

La dipendenza da una buona stagione di Vincent è probabilmente troppo alta, ed è li che vedo il rischio/opportunità di doversi aggiustare ed ovviamente l’ipotesi di mercato paventata da Stuani mi trova più che d’accordo.

4️⃣ La seconda stagione di Darvin Ham

D: Per Darvin Ham questo sarà un anno molto importante, in cui dovrà dimostrare di essere un allenatore ai vertici della NBA. Pensi possa riuscirci e soprattutto cosa ti aspetti di diverso da lui rispetto alla stagione passata?

Alberto Marzola: Per rispondere a questa domanda partirei da un’angolazione particolare, prima di arrivare a parlare di Lakers, ovvero dare una rapida occhiata ai coach delle altre squadre che vedo nello stesso tier dei gialloviola per la corsa al titolo.

I Milwaukee Bucks hanno un coach rookie che deve gestire da subito un problema legato a Terry Stotts, assunto come assistente principale, che si è licenziato poco dopo l’arrivo di Damian Lillard. I Phoenix Suns hanno rivoluzionato il roster, scegliendo lo star power rispetto all’equilibrio ed ha assunto Frank Vogel che deve costruire una rotazione ed una difesa con giocatori borderline NBA.

Anche i Boston Celtics hanno un coach al secondo anno, che deve però modificare il modo di giocare della squadra dopo i movimenti di mercato. Le uniche avversarie principali per la corsa al titolo che hanno mantenuto una continuità tecnica evidente sono Denver e Golden State.

Questo preambolo è utile per evidenziare il fatto che molte squadre top NBA iniziano la stagione con punti di domanda sulla guida tecnica, ma d’altro canto ritengo sia necessario che Ham faccia uno step come capo allenatore rispetto alla scorsa stagione, ma esso non deve per forza di cose essere immediato e ricercato quasi con urgenza ma bensì ritengo che Darvin possa avere una trentina di partite dove fare esperimenti ed avere la possibilità di sbagliare.

Se nella scorsa stagione il capo allenatore gialloviola è stato, suo malgrado, costretto a gestire un roster disfunzionale, senza wing e con troppe guardie e l’annosa questione del ruolo di Russell Westbrook sino alla trade deadline, nell’anno cestistico che ci aspetta Darvin si ritroverà ad essere meno portato ad arginare situazioni avverse e con possibilità di implementare le sue idee.

Detto che offensivamente i Lakers sono una squadra che fa del mismatch hunting il proprio fulcro, e così sarà sino a che James non deciderà di smettere, durante la preseason si sono visti interessanti sviluppi di set ed in particolare una maggiore predominanza on-ball di Reaves e Russell, giochi offensivi chiamati specificamente per Hachimura e con l’interessante esperimento del doppio lungo a fare da corollario.

Nella propria metà campo invece Ham dovrà un modificare l’assetto, soprattutto in chiave playoff, perché nessuno nel roster ha le caratteristiche di Schröder nel portare pressione sul portatore di palla, quindi mi aspetto un atteggiamento conservativo in regular season, con l’utilizzo massiccio di drop, fermo restando che la presenza di Davis e la stazza delle guardie e delle ali californiane permette di fare hedge in maniera molto efficace.

Al netto delle scelte tattiche il lavoro che aspetta il coach dei Lakers sarà meno emotivo e più legato al campo, con l’arduo compito di utilizzare al meglio il profondo roster messo a disposizione da Pelinka e contestualmente salvaguardando il minutaggio sia di Davis che di James.

Darvin Ham spiega l’implementazione nei Lakers dell’attacco “cinque fuori”.

Nello: Ham ha un compito non facile, reso secondo me ancora più complesso da una offseason di Rob Pelinka che ha consegnato al nativo del Michigan un roster competitivo e più vicino al suo ideale di basket.

Il primo target del coaching staff gialloviola, dal mio punto di vista, è capire qual è la top 10 che avrà minuti per lavorare ai tanti spunti interessanti in attacco – come già descritto dal Alberto – e per ristrutturare un sistema difensivo che andrà sicuramente rodato. Definita la rotazione allora sarà interessante capire come implementerà il suo 5-out.

Dalla preseason si sono intravisti tentativi di avere un bilanciamento quasi equivalente tra giochi a due “statici” ed elementi più dinamici come ad esempio i dribble handoff per avere un sistema che possa sostenere qualche carenza in termini di decision making che questo roster potrebbe avere, specie nella second unit.

Oltre alla necessità specifica del team di un sistema offensivo che possa alleviare il carico ad alcuni e creare opportunità per altri credo che Ham, per rispondere alla domanda, sarà “promosso” se otterrà i risultati attesi ma anche facendolo con una modalità che sia più vicino al suo credo da 5-out e collaborazione che forse lo scorso poster non era in grado di giocare come lui avrebbe voluto.

E se il target è quello di “implementare” un sistema per mitigare le debolezze dei tuoi giocatori meno talentuosi allora mi permetto di dissentire con il commento di Alberto sulle 30 potenziali partite che potrebbero considerarsi “sperimentali”.

Io penso che Ham e soci necessitino di lavorare tanto nelle 82 partite per avere in Aprile processato tutte le informazioni ed avere un efficienza offensiva che sarà fondamentale per affrontare squadre che per talento in termini di picco sono superiori a noi.

L’analisi di Pete Zayas aka Laker Film Room.

5️⃣ L’X Factor

D: Chi sarà il giocatore chiave della stagione dei Lakers?

Luca: Il mio nome è Jarred Vanderbilt. È senza dubbio il miglior difensore gialloviola sia nel mettere pressione sui 28 metri che nel contrastare le ali avversarie e lo ha dimostrato anche ai Playoff. Ma gli stessi Playoff hanno anche evidenziato come le lacune offensive possano di fatto renderlo non idoneo a stare in campo.

Due gli aspetti in cui mi aspetto un miglioramento. In primis il tiro da fuori e in particolare nelle corner three, zona da cui sono arrivate la maggior parte delle sue conclusioni e dove il 24% della scorsa postseason non è accettabile. In secondo luogo deve limitare i palloni persi, ben il 16.1% dei suoi possessi, e le doti di passaggio e ball handling a mio avviso non gli mancano per riuscirci.

Spetterà inoltre a Ham metterlo nelle condizioni di rendere al meglio: ai Lakers ha inciso a rimbalzo offensivo molto meno di quanto fatto in precedenza ed è stato più impreciso nelle conclusioni al ferro. Il coaching staff dovrà riuscire a inserirlo in quintetti sostenibili a livello di spaziature e farlo agire in zone di campo in cui potrà far emergere i suoi punti forza.

Se sarà in grado di essere neutro offensivamente per 18-20 minuti a gara, la difesa Lakers riceverà un enorme aiuto e le grandi stelle della Western Conference faranno un po’ meno paura con una simile arma difensiva.

Alberto: è necessario che tutto il core dei Lakers, in modi differenti e specifici per ogni giocatore, faccia uno step di crescita per poter entrare in quel tier di contendenti al titolo riservato agli attuali campioni in carica ed ai Bucks, Suns e Celtics.

Nonostante questo pensiero basilare, la mia scelta nel rispondere a questa domanda ricade su Rui Hachimura, in particolare dopo la run playoff che l’ha visto ergersi ad arma offensiva fondamentale nello scacchiere gialloviola e l’estate passata ad allenarsi con LeBron James in stile venerando maestro ed allievo.

La firma del giapponese è stata la prima scommessa alla trade deadline del nostro GM ed, ad ora, quella maggiormente vinta e che è valsa al prodotto di Gonzaga un contratto da 51 milioni in tre anni. Le indicazioni che ci sono arrivate da questa amichevoli sono abbastanza chiare, Rui è il nostro sesto uomo e come detto da lui stesso non è importante partire all’inizio del match ma chiudere in campo i finali, evento che ritengo altamente probabile, soprattutto nei playoff.

La preseason del Musagete (cit. chat di LakeShow) si è chiusa con una media di 13 punti, 5.3 rimbalzi ed un ottimo 41.7% da dietro l’arco, una percentuale che se stabilizzata su tutta la stagione renderebbe Rui un serio candidato al premio di sesto uomo dell’anno e che permetterebbe ai Lakers di avere contemporaneamente sul campo due giocatori funzionali (l’altro è Prince) che flirtano con il 40% da tre, in grado di punire dagli angoli eventuali raddoppi sulle stelle gialloviola.

Se la meccanica di tiro è stata sistemata ed in un certo senso standardizzata, l’area di sviluppo a cui Hachimura deve porre maggiore interesse per la stagione, per essere realmente determinante in tutte le lineup, è quella difensiva.

Nella scorsa postseason abbiamo visto i limiti di Rui che fisicamente può tenere il campo anche con avversari più grossi, si legga i minuti in cui si è sacrificato su Jokic, ma che d’altro canto ha una velocità laterale limitata che lo mette in difficoltà con ali più atletiche.

Ritengo che sia complesso migliore in maniera evidente in questo fondamentale, dal mio punto di vista il giapponese dovrebbe migliorare nella sua capacità di comprendere la fase difensiva ed anticipare l’avversario, anche perché è successo qualche volta anche nell’ultima partita di preseason contro i Suns, ad Hachimura capita di perdersi.

6️⃣ Cosa dobbiamo aspettarci da LeBron James

D: Come cambierà, se cambierà, la gestione di LeBron James? Come pensi possa adattare il suo gioco a questa versione dei Lakers che è, con ogni probabilità, la più versatile e profonda della sua esperienza gialloviola?

Giuseppe: già l’anno scorso LeBron James aveva parzialmente modificato la distribuzione dei propri possessi offensivi, aumentando le ricezioni come rollante e tagliante. L’inevitabile calo fisico, diventato più eclatante dopo la sciagurata lacerazione del tendine, lo rende ormai meno pericoloso in isolamento e quando orchestra il pick-and-roll (ai playoff si è collocato solo nel 13%ile in questa situazione di gioco). Anche il gioco a due con Davis, arma letale nell’anno del titolo, è diventato meno efficace e si sta lentamente diradando nel mare delle soluzioni offensive proposte da Ham.

In attesa di capire quindi se l’esplosività tornerà ai livelli pre-infortunio, quando per due mesi – dicembre e gennaio – ha viaggiato a 32+8+ 8 (cifre semplicemente senza senso per il giocatore più anziano della lega), il quattro volte MVP dovrà innanzitutto ritrovare il tiro da fuori e poi dovrà continuare a giocare maggiormente off the ball dove è, da sempre, il giocatore più devastante della NBA (l’anno scorso, per capirci, è stato nel 98%ile come tagliante).

La strutturazione del roster, come ho accennato in precedenza, gli consentirà di avere minori responsabilità di creazione e di non dover fare il lavoro sporco sotto canestro. Mi aspetto quindi una regular in totale gestione (#LeLoadManagement) con qualche gettone da spendere nella serata giusta e contro l’avversario più stimolante (occhio al primo confronto contro Wembanyama).

Se dovesse avere una stagione senza particolari problemi fisici ed arrivare ai playoff in ottima forma, potremmo anche tornare a vedere sprazzi del più grande chess master della storia del gioco… E a quel punto la situazione diventerebbe interessante!

Simone: la profondità del nuovo roster dei Lakers permetterà a LeBron James di riposare maggiormente. Non solo in termini di minutaggio, ma anche di dispendio di energie quando sarà in campo. È verosimile (oltre che auspicabile) che il Re inizi a giocare maggiormente off the ball. Il ruolo di ball handler primario verrà preso da Austin Reaves, coadiuvato in questo anche da Gabe Vincent e D’Angelo Russell. Tutto ciò permetterà a LeBron di non avere sulle proprie spalle l’intero peso dell’attacco gialloviola.

Nell’arco della stagione potremo vedere una versione di James fin qui inedita. A quasi 39 anni, e con un chilometraggio praticamente senza precedenti nella storia NBA, ciò è inevitabile. La squadra è stata costruita anche per non dover dipendere troppo da lui in regular season, permettendogli così di arrivare ai playoff nelle migliori condizioni possibili.

Giocando di più off the ball, però, il Prescelto dovrà necessariamente migliorare nel tiro da tre. Negli ultimi due anni ha già aumentato notevolmente il volume di tiro (8 tentativi a partita nel 2021/22, 6.9 lo scorso anno), diminuendone però l’efficienza. Se i 6.9 tiri a partita della scorsa stagione sono infatti il secondo dato più alto della carriera, il 32.1% di realizzazione è il quinto peggior dato mai fatto registrare fin qui da LBJ, che non tirava così male dalla lunga distanza dalla stagione 2015/16.

Come anticipato da Giuseppe, c’è però un vantaggio enorme nell’avere LeBron James off the ball. Come tagliante dal lato debole, il nativo di Akron è semplicemente perfetto, e nessuno nella Lega è letale ed efficiente come lui. I suoi 1,8 punti per possesso in questa situazione di gioco sono infatti il dato più alto tra coloro che giocano almeno un possesso a partita in questa situazione. Quanto visto contro i Grizzlies negli scorsi Playoff, ovvero LeBron utilizzato come tagliante verso il ferro dal lato debole, potrebbe diventare una costante arma tattica nel corso della stagione imminente. E a quel punto, tanti auguri a tutte le avversarie.

7️⃣ Tutto sulle spalle di Anthony Davis

D: Anthony Davis sembra arrivato al training camp in forma smagliante e sta mostrando progressi anche nel tanto reclamato jumpshot, disperso dai tempi della bolla. Secondo te è pronto a diventare a tutti gli effetti il leader tecnico di questa squadra?

Simone: AD non solo può, ma deve diventare il leader tecnico dei Lakers. Come già visto negli scorsi playoff, anche per questioni anagrafiche, Anthony Davis non è più considerabile il numero due dietro a LeBron. Si potrebbe parlare al massimo di una sfumata gerarchia 1A e 1B.

Nella scorsa postseason, difensivamente parlando, il nativo di Chicago è stato probabilmente il miglior difensore dell’intera NBA, chiudendo al vertice della Lega per quanto riguarda i rimbalzi totali (14.1 a partita), quelli difensivi (11.7) e le stoppate (3.1).

Se, come appena illustrato, a Davis possono essere fatte ben poche osservazioni per quello che fa nella propria metà campo, il discorso cambia se si analizza l’impatto offensivo. La produzione offensiva di AD al di fuori del pitturato è infatti rivedibile. Lo scorso anno, in regular season, Davis ha tirato con il 40% dal mid-range e con un misero 25.7% da tre. Seppur migliorando tali numeri nei playoff, i volumi e le percentuali rimangono lontani da quanto visto nella bolla, dove AD tirava con il 49.6% dal mid-range (tirando il doppio) e con il 38.3% da tre (in questo caso tirando il triplo).

L’auspicio è che la nuova strutturazione del roster giallo-viola possa portare AD operare maggiormente al di fuori del pitturato. Come già visto in preseason, coach Ham sta sperimentando lineup con due lunghi, accoppiando Davis sia con Wood che con Hayes. Così come accadeva nella bolla, la presenza di un secondo lungo in campo permette a AD di avere maggiore libertà di movimento, svincolandosi dall’obbligo di rimanere ancorato all’area piccola.

Un Anthony Davis più efficace dalla lunga distanza costringe le difese avversarie a rispettarlo, liberando così spazi in mezzo all’area e rendendo l’attacco dei Lakers più ampio ed equilibrato. Ham sta lavorando tanto per permettere al numero 3 losangelino di tornare ad essere una minaccia offensiva a tutto tondo, e Davis stesso ha già dichiarato di sentirsi a suo agio in questo nuovo sistema. Adesso, non resta che far parlare il campo.

8️⃣ Dove puoi arrivare Austin Reaves?

D: Austin Reaves è stato la grande sorpresa della passata stagione, un’annata eccezionale culminata con la convocazione di team USA. Pensi possa fare un ulteriore salto di qualità quest’anno e in quale aspetto del suo gioco vorresti intravedere dei miglioramenti?

Luca: i playoff ed il mondiale estivo a mio avviso hanno mostrato come il finale di stagione scorso di Austin Reaves non fosse estemporaneo ma il frutto della crescita e del lavoro del ragazzo dell’Arkansas. HBK fin dall’arrivo in NBA è stato un giocatore di alto livello in termini di creatività ed efficienza ed il salto in avanti della stagione scorsa è arrivato dopo la trade deadline, quando si è ritrovato maggiori responsabilità offensive e più spesso il pallone in mano.

Per aumentare ancora il proprio usage rating mi aspetto salga il numero di tiri in pull up dall’arco. Nella passata stagione prima dell’All-Star Game prendeva 0.5 triple dal palleggio a gara realizzandone il 38.1%, dato salito a 1.3 con il 41.4% nel post ASG. Raddoppiare ulteriormente tale numero aumenterebbe di molto la sua gravity e di conseguenza si aprirebbero più spazi per andare al ferro sia per lui che per i compagni.

Per riuscire nell’intento per me deve migliorare in fase di ball handling, se subisce meno la pressione avversaria e limita i palloni persi avrà senza dubbio più opportunità per esprimersi nel fondamentale e dara un’arma in più all’attacco gialloviola.

Sono inoltre curioso di vedere come reagirà in difesa dopo essere stato spesso puntato dagli avversari durante il Mondiale. Il sistema Lakers e la presenza di Anthony Davis lo espongono molto meno rispetto a quanto visto con Team Usa, ma in una lega iper-competitiva come la NBA sarà senza dubbio un target. Mi aspetto quindi da lui molta attenzione anche nella propria metà campo, i limiti restano ma proprio per questo non potrà regalare nulla.

Giuseppe: inutile girarci attorno: non vedo l’ora di vedere giocare Austin Reaves. La sua cavalcata da undrafted fino alle finali di Conference e mondiale con Team USA è stata una delle storyline più entusiasmanti dei Lakers degli ultimi anni. Il contratto firmato in estate è senza mezzi termini il più grande affare della lega. Adesso mi aspetto da lui un altro piccolo salto che reputo essenziale per le speranze da titolo dei gialloviola (non stupitevi di vederlo tra i convocati dell’All-Star Game).

Come ha detto Luca il primo step da fare riguarda il volume delle triple pull up, soluzione tecnica imprescindibile per elevare il suo ceiling come giocatore e che ha già dimostrato di avere nel proprio repertorio anche quando la palla pesa di più (vedi gara 1 vs i Grizzlies).

Sarà interessante inoltre vedere se la sua efficienza calerà con l’aumentare delle responsabilità offensive. L’anno scorso, per rendere l’idea del valore del giocatore, ha chiuso la regular tirando con l’80% al ferro, il 51% dal mid-range, l’86% ai liberi e il 41% da tre. Numeri da capogiro.

Non sarà facile confermarsi, soprattutto perché gli avversari iniziano a conoscere i suoi spot preferiti e a sgamare qualche suo “trucchetto”. Prepariamoci, inoltre, al “trattamento Lituania” da parte di tante squadre NBA. Ma Austin è uno dei giocatori più tough della lega, uno di quelli che alza il livello quando cresce la competizione, per cui sono convinto riuscirà a rafforzare il suo status di terzo violino in una squadra da titolo.

9️⃣ La sorpresa della stagione

D: quale sarà tra i role player la sorpresa della stagione?

Nello: mi voglio brevemente agganciare a quanto scritto da Luca ed Alberto su Hachimura e Vanderbilt: se questi due si confermano quelli dello scorso anno e migliorano in difesa ed in attacco rispettivamente, fosse anche solo di poco allora parliamo di una squadra che potrà a tratti mettere fuori quintetti estremamente grossi ed anche estremamente versatili difensivamente che possono fare male a chiunque.

La mia speranza è che il giocatore più sorprendente dei Lakers sia Gabe Vincent, c’è da vedere quanto sia questo desiderio sia “realistica” .

Il lavoro nello spazio e senza palla mostrato a Miami è sicuramente un elemento che permetterà all’ex Heat una integrazione con i top rapida ed indolore ma i miei dubbi vengono fuori da quanto scritto prima: è Gabe l’uomo giusto per avere delle second unit efficienti abbastanza in attacco per non finire KO nei momenti in cui nessuno dei tre ball handler principali è disponibile?

Per darvi un’idea, Vincent non si qualifica per avere un valore nelle statistiche dl playtipe pick-and-roll (da portatore di palla) in quanto non ha giocato 10 possessi a partita per questa situazione di gioco. Ai Lakers non sono così convinto posa rimanere cosi timido con il pallone.

Specie se si vuole mettere in piedi per qualche minuto una frontline composta da Rui, Vando e Wood sarà Gabe a dover trovare il modo per usare al meglio Vanderbilt come rollante, l’ex Mavericks come uomo per aprire il campo e quando isolare The Black Samurai per il mismatch.

Fiducioso si, ma la necessità di fare tante cose nuove in attacco e i limiti difensivi che Giuseppe ha ben descritto qualche riga prima di me mi fanno stare meno tranquillo di quello che vorrei.

Alberto: visto che la sorpresa è definita nella nostra lingua come un evento inatteso e che coglie impreparati, non posso fare altro che citare Jaxson Hayes.

Uno dei tanti nuovi innesti in casa gialloviola, che in questa preseason ha sfoderato prestazioni che hanno fatto alzare le antenne anche a molti addetti ai lavori in USA, poiché non solo ha confermato le sue doti atletiche, con alcune giocate spettacolari, come la stoppata su Portis contro i Bucks, ma ha mostrato lampi molto interessanti, sia come passatore dal post sia come rollante sui blocchi, in particolare sugli short roll.

Il nativo di Norman arriva ai Lakers dopo non aver mantenuto le aspettative che avevano portato i Pelicans a sceglierlo nel 2019 in uscita da Texas, poiché al debordante atletismo non si è aggiunta nessuna particolare skill.
Questa mancata evoluzione, personalmente, non la imputo solo a mancanze del giocatore, che si è trovato in un contesto ambizioso che però aveva l’ingrato compito di sviluppare tanto materiale umano, senza avere minutaggio a sufficienza per tutti.

All’atto della firma, il tifoso medio angeleno, me compreso, vedeva in Jaxson un lungo super atletico, giovane, possibilmente integro, utile per far rifiatare Davis o per essere suo comprimario in alcune line-up.Prima ancora della preseason, il suo ruolo nelle rotazioni è stato messo in dubbio dalla firma di Christian Wood, occasione che Pelinka non si è fatto sfuggire per dare l’ultimo ritocco al profondo roster gialloviola.

Ma non è tutto oro quello che luccica, infatti la preseason ha anche fatto emergere alcuni dubbi sulla convivenza tra AD e Jaxson, poiché nei 15 possessi giocati con i due lunghi contemporaneamente sul campo, solamente il 13% dei tiri generati con questo tandem sul parquet posso essere considerati “open”.
Il campione statistico è a dir poco minuscolo ma potrebbe evidenziare come il potenziale dell’ex Pelicans venga espresso completamente in quei minuti dove Davis riposa, condizione che sappiamo essere necessaria per avere Anthony al massimo della forma per la postseason, lasciando a Wood il compito di dividere il campo con il nativo di Chicago in quelle lineup “Bbg” provate da Ham.

In questo momento Hayes occupa il 10/11 posto della rotazione e non mi sorprenderei di alcuni stint di stagione con pochi minuti a disposizione, ma con una seria di prestazioni convincenti ed una certa dose di continuità sono convinto che Ham possa affidargli un ruolo inaspettato rispetto all’inizio della stagione.

🔟 Le previsioni di LakeShow Italia

D: che record prevedi alla fine della regular season?

Giuseppe: la Western Conference e la Pacific Division mi spaventano tremendamente. Basta una scavigliata nel momento sbagliato della stagione per compromettere l’accesso diretto ai playoff. Per questo motivo, tenendo conto della salute precaria di James e Davis e di un calendario iniziale complesso, mi mantengo relativamente cauto e dico che i Lakers chiuderanno la stagione con 47 vittorie. Siamo appena sotto l’over/under di Las Vegas, ma quanto basta (o almeno credo) per qualificarsi alla postseason senza dover passare per il Play-In, che sembra ormai la specialità di casa a Los Angeles.

Nello: guardando i numeri di Vegas l’over/under è settato a 47.5 e io sono vicino a questa interpretazione. Se tutti i pezzi del puzzle andassero a posto io sarei per l’over perché mi aspetto a pieno regime un record di 49-33, altrimenti una proiezione più realistica potrebbe essere 47-35.
Mai come quest’anno saranno poche W a fare la differenza tra l’home court advantage ed il Play-In, per non finire in un calderone complesso le 47W devono essere l’obiettivo minimo gialloviola.

Simone: essere all’interno della division più competitiva della Lega non aiuta certo ad accumulare W. Il calendario dei Lakers sarà di default più impegnativo di alcune concorrenti per i Playoff anche se, come visto l’anno scorso, il seed in postseason può essere relativo. La priorità è far arrivare LeBron e Davis sani e freschi ai Playoff, a discapito di qualche vittoria in regular season. Mi aspetto quindi una partenza forte, e un load management saggiamente distribuito nell’arco della stagione. La quota di 47.5 è ben settata, e mi aspetto i Lakers chiudere leggermente sotto, fermandosi a 46-47 vittorie.

Alberto: i Lakers sono inseriti in una Division infernale, dove tutte e cinque le squadre hanno la concreta possibilità di arrivare ai playoff, direttamente o tramite Play-in. Ampliando ulteriormente il discorso, l’intera West Conference sarà molto incerta con gli ultimi posti d’accesso alla postseason definiti solo nelle ultime partite. Vista la quota O/U di Las Vegas, posta per i gialloviola a 47.5, mi trovo d’accordo con questo valore, con il range di vittorie che potrà oscillare di poco da questa stima. Nel caso di una partenza sprint nelle prime settimane, e un’integrità fisica generale della squadra, non mi stupirei di raggiungere le 51 vittorie, che sono valse il secondo seed a Memphis nella scorsa regular season.

Luca: a memoria non ricordo cosi tante squadre buone e con concrete speranze di fare strada nella postseason come nella Western Conferemce di questa stagione. Di conseguenza la mia bold prediction è che nessuno ad Ovest andrà oltre le 50 vittorie stagionali. In questo contesto, se James e Davis giocheranno almeno 60 gare a testa, penso i Lakers possano assestarsi tra le 45 e le 48 W e classificarsi tra il terzo e il sesto posto della conference.


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Universitario e calciatore cresciuto nelle nebbie ferraresi. Appassionato di qualsiasi sport che non necessiti un motore. Tifoso Lakers da quando a sette anni mi regalarono la canotta di Kobe.

Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Torinese, consumatore seriale di eventi sportivi. Grazie a Magic Johnson nasce la passione per la pallacanestro, i Lakers e la costa Ovest degli Stati Uniti. Esperienza NBA trentennale dal divano di casa. Phil Jackson è la guida spirituale di riferimento.

Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

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