Nel corso dell’allenamento del lunedì, LeBron James ha visto per la prima volta il nuovo parquet del Kaseya Center. Quello con la scritta Culture al centro e con il lungo mantra voluto dal presidente Pat Riley dipinto in entrambe le aree.

James e i Los Angeles Lakers saranno i primi avversari a calcare il nuovo parquet dei Miami Heat. Il nuovo campo è parte della campagna di marketing della franchigia della Florida per il 2023/24, intenzionata ad utilizzarlo diverse volte nel corso dell’anno, insieme alla canotta Culture.

LeBron, intervistato da Tim Reynolds di The Associated Press, ha fatto un viaggio nella memoria quando ha risposto alle domande sul nuovo terreno di gioco e sulle quattro stagioni disputate con Miami. Un’esperienza che lo ha portato a quattro NBA Finals, vincendo i primi due titoli della sua carriera. A quel tempo Culture era la filosofia e la parola d’ordine degli Heat, sulle divise c’è arrivata molte stagioni dopo.

«Veramente non ne abbiamo parlato molto. Semplicemente arrivavi, facevi il tuo lavoro e tutto quello che mettevi per svolgere il tuo compito avrebbe dato i suoi frutti sul campo.»

«Penso che sarei comunque arrivato al livello a cui sono ora anche non venendo qui. Non fraintendetemi: i quattro che ho trascorso qui sono stati fantastici. Ne ho adorato ogni aspetto, ho amato la franchigia che è una delle migliori al mondo.»

«Ma per quanto riguarda la mia carriera, sarebbe stata la stessa dal punto di vista individuale, perché io so quanto ho dato al gioco e faticato per diventare quello che sono adesso. Ma quello che ho imparato qui, sicuramente non è stato secondo a nessuno.

Il mantra «La squadra che lavora duramente, meglio preparata, più altruista, tosta, cattiva e terribile della NBA» è stato il nucleo attorno a cui Riley ha speso circa 30 anni coltivando e costruendo a Miami.

Era l’estate del 2010 quando gli Heat avevano portato James e Chris Bosh a Miami per farli giocare insieme con Dwyane Wade. Il coach di allora, Erik Spoelstra, è ancora al suo posto in quello che è l’icarico più lungo della NBA dietro al solo Gregg Popovich a San Antonio.

Per LeBron, questa è la Culture: Riley, Spoelstra, i dirigenti Micky Arison ed Andy Elisburg oltre a molti altri erano qui a Miami prima che lui arrivasse e qui rimarrano.

«San Antonio a parte, penso che i Pittsburgh Steelers e i New England Patriots [entrambe nella NFL, nda], siano le uniche franchigie con la stessa stabilità degli Heat.»

Il quattro volte MVP vede dei parallelismi anche tra la sua mentalità e quella di Riley:

«Riley parlava sempre di come far si che l’obiettivo principale resti tale, così come è sempre stato per me.»

LeBron James ha giocato le sue prime sette stagioni con i Cavaliers. Dopo i quattro anni a Miami è tornato a Cleveland, dove ha vinto un titolo nel 2016. Questa è la sesta stagione a Los Angeles, dove ha vinto un titolo nel 2020 nella bolla di Orlando. Lo scorso febbraio ha superato il record di Kareem Abdul-Jabbar e quest’anno è il giocatore più anziano della NBA.

«Avevo 25 anni quando sono arrivato qui, ero ancora un ragazzino, anche se ero nella lega da sette anni. Sono venuto per una sola e unica ragione: vincere dei titoli. Quello era il mio obiettivo. Quella è stata l’unica ragione per cui mi sono unito con D-Wade e Bosh, perché sentivo come se non avessi potuto farcela a Cleveland. Ho provato a portare dei ragazzi a Cleveland, ma non ci sono riuscito. Quindi ho avuto un’opportunità da free agent e ho fatto quello che pensavo sarebbe stato il meglio per la mia carriera.»

In copertina: LeBron James al Kaseya Center (Lakers.com)


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LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:


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