L’08/02/24, in una data carica di significato, i Los Angeles Lakers hanno rivelato la prima delle tre statue in onore di Kobe Bryant, raffigurato nell’uscita dal campo dopo gli 81 punti segnati contro i Toronto Raptors. La cerimonia si è tenuta all’esterno della crypto.com Arena, alla presenza della famiglia, di ex compagni e allenatori del Black Mamba, di amici e avversari, delle figure istituzionali della NBA, dell’attuale roster dei Lakers e delle leggende gialloviola.

🔝 Jeanie Buss: «Non ho mai visto nessuno come Kobe Bryant»

Dopo i discorsi introduttivi di Lee Zeidman (presidente della crypto.com Arena) e di Stu Lantz (storica voce televisiva losangelina), intervallati da un toccante video in cui Kobe stesso ripercorreva i momenti più salienti della propria carriera, è lo stesso Lantz a convocare sul palco le figure chiave della vita privata e professionale del Mamba: la moglie Vanessa, Phil Jackson, Kareem Abdul-Jabbar, Derek Fisher e Jeanie Buss.

L’attuale proprietaria dei Lakers, è la prima a prendere parola. «Ci sono tante cose per le quali sono grata a mio padre, e tra le più importanti metto questa frase che disse a Kobe: “Voglio che tu rimanga un Laker a vita”. Lo scambio che lo portò ai Lakers nel 1996 ha permesso a questa franchigia e a questa città di vivere un percorso che è andato oltre ai nostri sogni più sfrenati.»

Jeanie continua: «Ho speso quasi tutta la mia vita nel mondo dello sport, e non ho mai incontrato né visto qualcuno come Kobe Bryant. Chiunque lo abbia guardato giocare, sa che cosa ha fatto in campo. Era un combattente, un vincente e un artista. Poteva piegare il mondo al proprio volere. […] Una volta ci sono stati offerti cinque giocatori per scambiarlo, ma il Dr. Buss rifiutò l’offerta dicendo che Kobe era raro come un diamante da cinque carati.»

In chiusura, un altro ricordo del rapporto tra Bryant e Jerry Buss: «Nel 2009 mio padre descrisse Kobe come una meraviglia. Lo è stato, lo è e sempre lo sarà»

🏀 Derek Fisher: «Kobe ha trasceso il basket»

Dopo l’owner dei Lakers, è la volta di Derek Fisher, che inizia rivolgendosi alle figlie di Bryant, presenti in platea: «Il vostro papà è stato uno dei più grandi esseri umani su questa Terra. È stato uno dei più grandi giocatori di basket mai esistiti. Oggi siamo qui per celebrare la vita straordinaria di un leader di un ispiratore che ha cambiato la cultura del mondo del basket.»

L’ex play gialloviola prosegue: «Quando mi chiedono una storia su Kobe, rispondo sempre con la sua storia da padre. Si era dedicato a questo nello stesso modo in cui si dedicava al basket, come queste ragazze e Vanessa sanno. È stato una forza per la sua famiglia, il suo impegno come padre è stato incrollabile. Ero in soggezione rispetto alla sua forza nell’andare a Disneyland con la famiglia nei rari giorni in cui Phil Jackson ci concedeva un riposo (lo dice ridendo, riuscendo a strappare un sorriso anche a Coach Zen, ndr). Questo mi ha impressionato più di qualunque cosa abbia mai fatto sul campo.»

Fisher chiude con un messaggio riguardo la Mamba Mentality: «Lo dico per tutti i ragazzi e le ragazze che indossano le magliette e le scarpe di Kobe, quando si parla di Mamba Mentality non si parla solo di vincere. Si parla di fare sempre del proprio meglio. Lui era la nostra forza, la nostra guida. Ci ha spinti verso la grandezza, dando forma ai nostri caratteri, infondendo un senso di orgoglio e di consapevolezza in chiunque vestisse la canotta giallo-viola. Ha trasceso il basket.»

La leggendaria gara da 81 punti di Kobe Bryant, narrata da Denzel Washington nel video diretto da Antoine Fuqua.

🆙 Kareem Abdul-Jabbar: «Kobe ha trasmesso valori intramontabili»

A seguire, è la volta del leggendario Kareem Abdul-Jabbar, anche lui rappresentato da una statua al di fuori della crypto.com Arena. Come ci si poteva aspettare, l’intervento è tutto fuorché banale: «La prima statua conosciuta risale a 35.000 anni fa, e da allora non è cambiato molto: le persone hanno un profondo bisogno di omaggiare coloro che rappresentano il meglio dell’umanità. Questa statua potrà avere le sembianze di Kobe, ma rappresenta l’eccellenza, la disciplina, l’impegno e l’amore per la famiglia.»

KAJ continua: «Coach Wooden ripeteva spesso una frase di Benjamin Franklin: “Se fallisci nel pianificare, stai pianificando il tuo fallimento”. Quando ero nel coaching staff dei Lakers ho avuto l’opportunità di vedere gli allenamenti di Kobe. Non ho mai visto un giocatore prepararsi con tali focus e determinazione. Un conto è voler eccellere, un altro è preparare te stesso per eccellere, e l’inflessibile impegno di Bryant spingeva i compagni a fare altrettanto.»

Parlando della determinazione di Kobe nell’alzarsi presto ogni mattina per andare in palestra ad allenarsi, e della sua ammirazione per il dolore, Abdul-Jabbar chiude con questa riflessione: «Kobe si riferiva al dolore al quale un atleta sottopone il proprio fisico, alla ricerca dell’eccellenza. Ma il significato è più profondo. Tutti noi ci alziamo dal letto ogni mattina con qualche dolore: perdere qualcuno che si ama, perdere i propri sogni, invecchiare. Dobbiamo sopportare questo dolore, perché ci fa apprezzare quanto di bello ci regala la vita. […] Una statua è una bella contraddizione, imprigiona una persona nel tempo, quando tutti noi sappiamo che quella persona è senza tempo. Siamo qui a onorare una persona che ci ha trasmesso valori intramontabili: dare il massimo non per essere i migliori, ma per essere migliori.»

👏 Phil Jackson: «Fui fiero di Kobe quando difese Adam Morrison da Jey Leno»

Il quarto ospite sul palco è Coach Zen. Phil Jackson inizia con un ricordo legato al primo incontro con Kobe: «Appena arrivai ai Lakers, Jerry West preparò una stanza per il mio incontro con lui. Mi disse che aveva guardato ore di filmati delle squadre che avevo allenato, e mi disse di essere pronto a vincere dei titoli. Abbiamo faticato il primo anno, lui voleva essere come Michael Jordan. Ci sono state volte in cui l’ho preso da parte e gli ho detto di non forzare, di non pretendere troppo in tempi brevi. Ho organizzato un incontro tra Michael e Kobe, per fargli capire come gestire un sistema di gioco più restrittivo, e per fargli capire che doveva fidarsi dei compagni. Io e Michael eravamo seduti nella stanza, Kobe entrò e disse: “Michael, posso batterti in un uno contro uno.” Michael rispose: “Potresti, io ho 37 anni e tu 22”.»

Il coach undici volte campione NBA continua: «Ci sono due episodi che mi rendono orgoglioso di Kobe e di quello che era. Un martedì sera giocavamo a Los Angeles e la notte stessa dovevamo partire per Portland. Non sapevo fosse martedì grasso finché non atterrammo e vidi le strade colme di giovani ubriachi alle 3:00. Dovevamo dormire e riposarci. La mattina dopo, alle 9:00, ero nella hall dell’albergo a leggere il giornale, e sentii una pacca sulla spalla. Era Kobe, aveva la cenere sulla fronte perché era stato a messa. Avevo capito che stava lavorando su sé stesso.»

Jackson prosegue con il secondo motivo di orgoglio: «Nella settima partita contro i Boston Celtics nel 2010, Kobe stava giocando in modo orribile. Continuavamo a ripetergli di rimanere nel sistema, e così ha fatto. Si è affidato ai compagni, e grazie al tiro di Ron Artest e ai liberi di Sasha Vujacic abbiamo vinto. Jay Leno ci invitò in trasmissione, e cercando di fare dell’umorismo, chiese a Kobe chi fosse quel compagno che spesso non era in uniforme per la partita. Kobe rispose in modo serio di non prendere in giro Adam Morrison, perché era un loro compagno. E anche se non riusciva sempre a giocare, si impegnava per far parte della squadra. In quel momento capii quanto fossi fiero di Kobe.»

🐍 Vanessa Bryant: «Kobe ha scelto la posa della statua»

La chiusura della cerimonia non poteva che toccare a Vanessa Bryant: «Inutile dire che per noi questo è un giorno triste perché Kobe e Gigi non sono qui, in quello che dovrebbe essere un momento incredibile della legacy di Kobe. Aveva tanti fan in tutto il mondo che lo supportavano fin dagli inizi, e questo momento è anche per voi. Ringrazio i fan qui a L.A., una città speciale che Kobe era così orgoglioso di rappresentare e che ha significato tanto per lui e per la nostra famiglia.»

Vanessa spiega il motivo della posa della statua e i progetti futuri: «Per la cronaca, Kobe ha scelto la posa che state per vedere, quindi se qualcuno ha qualche problema: chissenefrega, questa è. Poiché i fan di tutto il mondo e la Città degli Angeli amavano così tanto Kobe, ci saranno tre statue davanti all’arena conosciuta anche come “La Casa Costruita da Kobe”. Una con il numero 8, una con la nostra bellissima figlia Gianna e una con il numero 24.»

La moglie del compianto Black Mamba fornisce ulteriori dettagli sull’opera d’arte: «È stato fatto un grande lavoro su questa statua per renderla come Kobe voleva, anche se ho chiesto di aggiungere alcuni dettagli. Uno di questi è il tatuaggio con i nomi di tutte le nostre figlie, anche se alcune all’epoca non erano ancora nate. Questo dettaglio è per Kobe. Ho chiesto che venissero aggiunti i cinque titoli vinti e l’elenco di tutti i riconoscimenti che ha raggiunto. Con un QR code si potranno vedere gli highlights della carriera di Kobe. La base è a triangolo in onore del sistema di Tex Winter e Phil Jackson.»

Vanessa chiude così la cerimonia: «Voglio lasciarvi con una delle meravigliose citazioni di mio marito: Lascia il gioco meglio di come lo hai trovato, e quando sarà il tempo di andare, lascia una leggenda. Ed è quello che lui ha fatto.»

La cerimonia in versione integrale.

In copertina: un momento dell’inaugurazione della statua dedicata a Kobe Bryant. (David Crane, Los Angeles Daily News, SCNG)


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


«Ho sempre detto che volevo essere ricordato come un giocatore che non ha sprecato del tempo, non ha perso un giorno. Mi sentivo fortunato nell’avere quel talento naturale. Allo stesso tempo, non l’ho mai dato per scontato. Vorrei essere ricordato come una persona con talento ma che ha dato il meglio e ha vissuto ogni giorno come se fosse il dodicesimo. Credo sia un messaggio davvero potente da avere sperando che i giocatori che sono qui ora e quelli che verranno dopo sceglieranno di incarnare.»

Kobe Bryant

Con indosso la canotta numero 8 prima e 24 poi, Kobe Bryant ha scritto la storia della NBA e dei Los Angeles Lakers. Black Mamba Forever.

Classe 1993, giusto in tempo per vedere i Lakers di Shaq e Kobe. Da lì nasce un amore incrollabile per l’NBA e i Gialloviola. Lavoro, studio e scrivo. Nel tempo libero cerco di capire cosa sia passato nella testa di Ron prima di prendere QUEL tiro.

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