I New Orleans Pelicans e i Los Angeles Lakers sono ormai due habitué dell’NBA Play-In Tournament. Entrambe, infatti, sono addirittura alla terza partecipazione in quattro anni.

La franchigia della Louisiana nel 2022 (da nona) ha conquistato l’ottavo seed battendo Spurs e Clippers, mentre nel 2023 è stata beffata dai Thunder (decimi), poi fermati dai Timberwolves. La squadra della California invece in entrambe le occasioni precedenti ha sfruttato il fattore campo conquistando subito la post-season contro Warriors (2021) e Timberwolves (2023).

I Lakers hanno vinto tre delle quattro gare disputate contro quest’anno contro i Pelicans. Lo scorso dicembre hanno dominato la semifinale dell’NBA In-Season Tournament. New Orleans si è riscattata nella partita che ha chiuso il 2023, salvo poi cedere nelle due successive.

La redazione di LakeShow Italia vi propone la preview del Play-In, analizzando i principali temi tecnici e tattici di una sfida che, nonostante l’esito dell’ultima partita, si prospetta equilibrata.

😕 L’ambigua stagione Pelicans

di Giovanni Rossi

Dal punto di vista del rendimento, la squadra di Willie Green è stata positiva, con sette vittorie in più rispetto all’anno scorso (49-33, ben al di sopra della quota Over-Under di 44.5) e un rendimento all’insegna della costanza. I Pelicans hanno chiuso tutti i mesi della regular season con almeno il 50% di vittorie, hanno avuto solo losing streak da più di tre sconfitte a fronte delle sei winning streak da almeno quattro vittorie.

Il roster a disposizione dell’ex giocatore di 76ers e Clippers è profondo e, teoricamente, ben assortito: Zion Williamson ad imperversare nel pitturato (il 99% delle sue conclusioni sono arrivate tra il ferro e la lunetta), Brandon Ingram col suo gioco dal mid-range e CJ McCollum particolarmente ispirato da oltre l’arco (3.6 triple segnate a partite con il 42.9%, career-high). A supportare i big tanti elementi che altrove avrebbero più spazio.

New Orleans ha chiuso la stagione con il sesto Net Rating della lega sia per NBA.com (4.6) che per Cleaning The Glass (2.0), che depura i dati dal garbage time. Tutto merito di una solida difesa, che può disporre dell’atletismo e della velocità degli ottimi Daniels, Jones e Murphy III. NOLA ha terminato la stagione nella top ten della NBA per punti subiti da palle perse (15.6) e seconde chance (12.8), punti subiti in contropiede (13.6) e nel pitturato (46.6).

L’esecuzione nella metà campo offensiva non è ai livelli di quella difensiva, ma resta sopra la media. La squadra di Green prova a spingere la transizione affidandosi spesso a Point Zion, mentre a difesa schierata Ingram e McCollum prendono – …con alterni risultati – il controllo delle operazioni.

A corredo, il sopracitato pacchetto di ali, che insieme ad Hawkins e Marshall aggiunge pericolosità da oltre l’arco. I Pels non tirano tantissime triple (32.6 a partita, 24esimi) ma lo fanno con ottime percentuali (38.3%, quarti).

Una convivenza problematica

Il problema che sembra non avere soluzione è la gestione della convivenza tra Ingram, McCollum e Williamson. Il differenziale On/Off di NBA.com di Brandon è -0.9 punti per 100 possessi, ancora peggio CJ (-1.8) e Zion (-3.7). Diretta conseguenza è il pessimo rendimento dello starting five (CJ, Jones, B.I, Zion e Valanciunas), negativo anche nella versione con Nance Jr. in luogo del centro lituano.

Il passivo per cento possessi dei due quintetti è il peggiore tra le squadre della Western Conference qualificate alla postseason ed in assoluto è ai livelli degli starting five di Hawks e Bulls. Le quattro sfide contro i Lakers non hanno fatto eccezione, poiché nei 44 minuti giocati insieme i titolari hanno collezionato un eloquente -30 di Plus/Minus.

Per CTG nei 1533 possessi giocati insieme dai tre big, il Net Rating di New Orleans è di -3.0. Con uno di loro in panca, le cose cambiano drasticamente: senza Ingram cresce a +5.4 (1.271 possessi), senza Zion sale a +13.2 (836 possessi) e senza CJ tocca il +13.4 (706 possessi).

La gestione “a turni” dei possessi offensivi non paga alla lunga, poiché a difesa schierata emergono tutti i limiti dell’impianto di Green e delle letture dei singoli. Con la difesa dei Pelicans salita di livello già nel secondo tempo dell’ultima gara contro i Lakers, sarà l’efficienza dell’attacco a decidere le sorti della sfida del Play-In.

Due blocchi inefficaci sul lato forte, assenza di movimento su quello debole. CJ McCollum non acquisisce vantaggio e viene recuperato da Austin Reaves.
Alvarado gioca un pick-and-roll con Williamson: Jose non è pericoloso dal mid-range e non ha la taglia per attaccare contro LeBron James, Zion non è una minaccia credibile da oltre l’arco. Alla difesa dei Lakers basta mantenere la posizione ed aspettare il rimbalzo, anche perché Jones e Murphy III si limitano ad osservare.

👑 LeBron James vs. Zion Williamson

di Giuseppe Critelli

Ci sono matchup che LeBron James prende particolarmente sul serio. Li trasforma in sfide personali dove non c’è in ballo solo la vittoria, ma l’orgoglio e l’affermazione totale del proprio ego. Le partite contro Zion Williamson rientrano in questa categoria.

Il modus operandi da bullo di LBJ si è rivelato al mondo intero durante la semifinale dell’NBA In-Season Tournament, quando James ha inflitto a Williamson un’umiliazione definita da molti addetti ai lavori come il punto più basso della carriera del prodotto di Duke. Nelle altre partite di stagione regolare non è andata molto meglio, compresa l’ultima sfida decisiva per la qualificazione ai playoff.

C’è un dato che più di tutti racconta l’hedge tecnica ed emotiva che LeBron ha su Zion: nei confronti diretti stagionali con i Pelicans i Lakers sono +59 con James in campo, mentre i Pels sono -59 con Williamson sul parquet. Un autentico massacro.

Il matchup difensivo

Quando all’inizio della partita di domenica sera ho visto LeBron prendere subito in consegna Zion ho capito che, ancora una volta, aveva intenzione di fare sul serio. Si è parlato tanto della prestazione offensiva sublime del Prescelto e dei suoi 13 assist nel solo primo tempo (career high), ma è nell’altra metà campo che il fenomeno di Akron ha gettato le basi per il blowout. James è uno dei pochissimi giocatori della lega a poter reggere l’impatto fisico di Williamson.

In questa fase della carriera, dove ha perso qualcosa in termini di agilità ed esplosività, LeBron rimane comunque uno dei difensori più difficili da spostare quando deve fronteggiare ISO statici e post-up.

Negli scontri stagionali James ha dimostrato di riuscire sempre a reggere il primo contatto con Williamson, quello che solitamente consente all’ala dei Pelicans di creare separazione per le sue conclusioni al ferro.

La strategia difensiva dei Lakers è ormai chiarissima: indirizzare la prenotazione di Zion verso l’aiuto di Davis e costringere l’ex Duke a prendersi delle conclusioni dallo short mid-range, dove quest’anno sta tirando con un mediocre 37%.

Qui Zion riesce tutto sommato a costruirsi un buon tiro ma sembra quasi intimorito da LeBron.

Le mani veloci e un IQ cestistico con pochi eguali consentono poi a LeBron di anticipare quasi sempre i movimenti di Zion. Questo si traduce in palle perse piuttosto banali e sfondamenti che poi condizionano l’aggressività della prima scelta assoluta dei Pels. Anche se quest’anno è apparso migliorato nelle letture, l’asso dei Pelicans è ancora troppo prevedibile e soggetto a numerosi falli di sfondamento.

LeBron anticipa lo spin move di Zion e gli strappa il pallone dalle mani.
Altro spin move, questa volta verso il centro del campo dopo il cambio contro Russell, e altro strip di LeBron.

In vista del match di Play-In è facile prevedere che Green cercherà con più frequenza di forzare un mismatch di Zion contro Reaves e Russell. Nella partita di domenica sera i Lakers sono stati bravi a non accettare il cambio facendo hedge, senza eccedere con gli aiuti. Vedremo se i Pelicans riusciranno a variare lo spartito, magari utilizzando di più Williamson da bloccante e dandogli più ricezioni in movimento.

Il re degli scacchi

Nella metà campo offensiva la situazione è ancora più complicata per i Pelicans. Fin qui hanno dimostrato semplicemente di non avere armi contro LeBron James. In stagione il Prescelto viaggia a 30 punti, 12 assist e 7 rimbalzi per 36 minuti contro NOLA, tirando con un assurdo 60% da tre e 55% dal campo.
Nell’ultimo match si sono alternati su di lui Ingram, Zion, Herb Jones e Dyson Daniels, tutti con risultati scadenti.

Il famoso “Gortat screen” descritto dallo stesso LeBron nell’ultimo podcast con JJ Redick eseguito alla perfezione da Davis.

James è troppo grosso per quasi tutti i difensori dei Pels ed è semplicemente troppo più veloce e smaliziato di Williamson, che ha ancora tantissime difficoltà a leggere le situazioni difensive, specie lontano dalla palla.

In generale i Pelicans sono una squadra che difende bene sulla palla grazie soprattutto alla mobilità di Herb Jones, ma è assai meno efficace off the ball, dove spesso si perde taglianti e rollanti. Non è un caso che LeBron viaggi a 12 assist di media contro di loro: storicamente, infatti, se c’è un giocatore capace di esporre i punti deboli di un impianto difensivo questo è James.

Matt Moore aka Hardwood Paroxysm ha paragonato il dominio di LeBron contro i Pelicans a quello esercitato dallo stesso LBJ contro i Raptors ai tempi di Cleveland. Manca solo un ultimo tassello per certificare il successo di questo paragone.

〰️ The Brow Factor

di Luca Novo

Come spesso è capitato negli ultimi cinque anni, le fortune dei Lakers sono destinate a passare dalla salute di Anthony Davis ed il conseguente impatto che avrà sulla partita. L’ultima di stagione regolare ha mostrato il dominio che AD può avere contro la frontline dei Pelicans, ma il problema alla schiena dopo la spinta di Larry Nance Jr. negli ultimi minuti lascia il dubbio su quanto riuscirà ad incidere.

Il matchup con Jonas Valanciunas

Negli ultimi anni Davis ha sofferto contro centri di scuola europea e prestanti fisicamente come Jokic, Sabonis e in parte Nurkic. Teoricamente Nola dispone di un giocatore con caratteristiche simili, ma probabilmente Jonas Valanciunas non possiede tecnica e malizia sufficienti per impensierire The Brow.

Il primo tempo del lituano nell’ultima sfida di regular season è durato solo tre minuti, in cui i gialloviola hanno piazzato il primo allungo a +7. La sua presenza riduce le spaziature per Williamson ed Ingram, consentendo così a Davis di proteggere agevolmente il pitturato angeleno, mentre nell’altra metà campo l’ex Kentucky è semplicemente troppo rapido per Jonas. Nei primissimi minuti AD lo ha battuto sia partendo fronte a canestro che attaccando gli spazi da rollante.

Il pick-and-roll con James è un rebus irrisolvibile: Valanciunas non può cambiare su LeBron, il quale va al ferro o ci manda AD a piacimento, anche perché tra gli esterni dei Pels nessuno è in grado di dare fisicità come terzo uomo in aiuto.

Willie Green, forse in modo precipitoso, ha così deciso di escluderlo per i primi tre quarti della partita e puntare – con alterne fortune – su lineup più rapide. Nell’ultima frazione, come ultima mossa, il coach dei Pelicans ha rimesso in campo Valanciunas a fungere da fulcro offensivo per attaccare Davis con 4 falli. I risultati sono stati rivedibili:

Jonas non ha fatto la differenza come scorer ed ha perso alcuni palloni in modo imbarazzante quando ha cercato di agire da passatore sul perimetro allontanando AD dall’area.

In questo contesto, se Davis sta bene, è ipotizzabile che Green sia nuovamente forzato a escludere dal campo il proprio centro titolare. L’aggiustamento che mi aspetto è quello di vedere il lituano nei minuti in cui riposa James, in modo da essere meno esposto sul pick-and-roll e dare fisicità ai suoi quando i Lakers son più leggeri. In tal caso l’augurio è che le guardie gialloviola sappiano innescare in movimento il nativo di Chicago.

Il confronto con Larry Nance Jr.

L’uomo chiave per impensierire Anthony Davis potrebbe essere uno dei tanti ex di giornata: Larry Nance Jr. Nonostante la batosta, i Pelicans hanno vinto (+2) i trenta minuti con lui in campo e non è un caso che fosse assente nel blowout di Las Vegas nella semifinale dell’NBA In-Season Tournament.

In attacco Nance Jr. porta Davis fuori dall’area facilitando le incursioni di Zion e Ingram. Seppur su bassi volumi, tira con il 41.5% dall’arco in stagione e serve un AD in formato deluxe per aiutare e recuperare.

Davis aiuta Russell, Nance Jr. si apre nell’angolo per ricevere il comodo passaggio di McCollum. In stagione Larry ha segnato il 42.1% delle corner threes tentate.

Inoltre, il figlio del tre volte All-Star Larry Sr. è un discreto passatore, soprattutto in situazioni da handoff dalle quali McCollum, Ingram e Zion Williamson creano separazione e attaccano il ferro. AD dovrà essere bravo a muovere i piedi e evitare gli errori di concentrazione del terzo quarto di domenica, in cui ha commesso tre falli in meno di due minuti.

In una partita più combattuta, i Lakers non possono rinunciare alla propria ancora difensiva.

Un altro aspetto in cui Nance Jr. – grazie alla sua velocità – può essere pericoloso è la transizione, forse l’unico tallone d’Achille della fase difensiva di Davis. Il numero 3 dei Lakers tende a rientrare in ritardo dopo un tiro o essere andato a rimbalzo. Servirà attenzione da parte di tutti per fermare la palla e accoppiarsi ai tiratori.

Dove però mi aspetto che AD domini è in attacco, perché Larry non può reggere la sua fisicità. Domenica The Brow ha catturato 4 rimbalzi offensivi e tirato 10/12 nella restricted area e mi auguro sappia nuovamente sfruttare la sua forza e la sua verticalità.

Nance Jr. è un giocatore atletico, ma non dispone della fisicità necessaria per contrastare Davis quando ben posizionato a rimbalzo.

Saranno importanti, infine, le letture di The Brow. Dopo i 68 punti subiti nel pitturato è presumibile che Green cerchi di raddoppiarlo, per cui dovrà essere bravo a facilitare l’attacco.

In assoluto il matchup è favorevole, se Davis sta bene e sarà in grado di rendere a livello All-NBA, i losangelini saranno sulla buona strada per andare a Denver.

📅 Next Game

Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (1:30 🇮🇹) tra Martedì 16 e Mercoledì 17 Aprile per affrontare i New Orleans Pelicans allo Smoothie King Center nel match valido per l’NBA Play-In Tournament.

In copertina: Zion Williamson e LeBron James durante la gara tra Pelicans e Lakers allo Smoothie King Center di New Orleans del 14 Aprile 2024. (Stephen Lew, USA TODAY Sports)


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:



NBA & Lakers on the couch, minors & post on the court. 1987, Showtime!

Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Torinese, consumatore seriale di eventi sportivi. Grazie a Magic Johnson nasce la passione per la pallacanestro, i Lakers e la costa Ovest degli Stati Uniti. Esperienza NBA trentennale dal divano di casa. Phil Jackson è la guida spirituale di riferimento.

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