Se state leggendo quest’articolo sarete a caccia di informazioni su Dalton Knecht, scelta numero 17 dei Los Angeles Lakers all’ultimo NBA Draft. Siete nel posto sbagliato, o quasi.

Io non sono un esperto di draft. Guardo qualcosa della March Madness e rincorro furiosamente informazioni prima del fatidico giorno in merito a tutti i nomi che gravitano intorno ai gialloviola per poterne parlare al podcast.

Quest’anno sono cascato malissimo.

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🔍 Chi è Dalton Knecht?

Di lui sapevo solo due cose: ha un cognome impronunciabile e nessuno degli esperti che ho letto lo dava più sotto della #10. Dunque non ho guardato quasi nulla.

Ed è proprio dalle basi che voglio partire. Chi è Dalton Knecht?

Nativo di Fargo, North Dakota ma cresciuto nel Colorado, Knecht non era esattamente un prospetto cinque stelle dell’high school.

Nel suo anno da sophomore alla Prairie View High School di Brighton non arriva ai 175 cm e, nonostante buone doti e qualche altro centimetro in più, alla fine del suo percorso scolastico non riceve nessuna offerta da college della Division I. Dalton approda così al Northeastern Junior College di Sterling. Un ateneo della “Serie B” del basket universitario.

Il ragazzo continua a crescere e migliorare: prima si trasferisce all’University of Northern Colorado di Greeley, poi – utilizzando l’anno aggiuntivo concesso agli studenti che hanno giocato durante la pandemia – si trasferisce all’Università del Tennessee. Alla guida della squadra di Knoxville c’è Rick Barnes, coach – tra gli altri – di Kevin Durant ai tempi di Texas.

Barnes ne vede il talento offensivo e lo piazza nel bel mezzo di una delle migliori difese del basket americano. I Volunteers non vinceranno, ma la stagione di Knecht sarà fantastica: SEC Player of the Year ed ottavo per punti realizzati. Non ci fosse stata l’incredibile stagione di Zach Edey avrebbe potuto essere giocatore dell’anno.

La stagione sotto la guida di Barnes non sarà solo positiva in termini di performance ma anche di crescita. DK migliorerà in ogni aspetto, anche in quelle che oggi forse sono le più grandi red flag.

🤔 Scorer? Shooter?

Dalton Knecht è uno shooter, avrete letto da molte parti. Potreste averlo anche sentito nominare laser, ma la questione è un pelo diversa. Del suo skillset il tiro da tre è sicuramente l’elemento che più facilmente ed efficacemente si traslerà in NBA, ma non è l’unica arma in cantiere.

Facciamo un po’ di ordine, partendo proprio dal tiro.

Nella scorsa stagione, Knecht ha tirato con il 39.7% da tre con 6.5 triple tentate a partita. Di queste ne ha realizzato il 42% di quelle in catch-and-shoot.

Cross block, uscita spalla a spalla e piedi a posto subito. Classic movement shooter classic.

La clip mostra la grande pulizia del tiro del nuovo numero 4 gialloviola: piedi a posto rapidamente, rilascio altissimo – anche se non velocissimo – e movimento molto fluido.

La lettura degli spazi quando è senza palla è un altro punto di forza del nuovo Laker:

Don’t Turn Your Head. Lettura degli spazi per avere linee di passaggio pulite perfetta.

Relocation sulla penetrazione appena il suo difensore gira la testa per l’aiuto e altri tre punti a segno.

Potrei continuare a mettere video di canestri da oltre l’arco in tutte le salse, ma voglio tornare sulla mia prima osservazione e alla domanda che fa da titolo a questo paragrafo. Shooter? No. Scorer? Yes.

La pericolosità al tiro di Dalton costringe le difese avversarie ad alzare molto i closeout ed il ragazzo ha mostrato che togliergli il tiro non lo limita, anzi.

Partenza non fulminante ma uso del corpo e delle braccia sufficienti a portarlo ad avere abbastanza spazio per la conclusione in avvicinamento.

Il rookie losangelino non è un ball handler top class, ma la necessità degli avversari di stargli attaccati ed una buona lettura della posizione del corpo dei difensori gli permette di attaccare closeout aggressivi e di finire a canestro a partire dal primo vantaggio. Le chiusure vanno sicuramente migliorate – considerate anche i corpi differenti che affronterà – ma il 58% al ferro non è da buttare per uno che è considerato principalmente un tiratore.

🚀 Vertical Threat

Quanto visto fin’ora fa parte del manuale dello shooter moderno, ma come abbiamo già detto Knecht è un ibrido interessante, ed ha due cose che non sempre accompagnano questo tipo di giocatori: un’ottima size ed un atletismo insospettabile.

Tennessee ha giocato tante situazioni in cui DK muovendosi sui blocchi si è trovato ad avere mismatch sia di altezza che di posizione in termini di profondità di ricezione, come nella prima clip del video successivo: Dalton è lesto a creare separazione ed andare in un pullup dal centro dell’area che può essere un’arma contro avversari più piccoli.

Putback, alley-oop e schiacciate nel traffico sono un elemento del gioco della pick 17 dei Lakers da non sottovalutare. Nella NBA affronterà giocatori di un altro profilo dal punto di vista fisico, ma l’avere questa verticalità lo può aiutare a diventare un buon rimbalzista per il ruolo e magari anche un difensore migliore di quello che è ora (seconda clip). Throw it down Dalton!

📉 Drop down?

Arrivati a questo punto la discesa di Kneckt al draft da una potenziale 6 fino alla 17 sembra inspiegabile, ed in parte lo è.

Johnatan Givony – uno dei più più autorevoli esperti di college basket in America – si è detto addirittura incredulo quando non è stato chiamato intorno alla decima pick.

Quali sono i motivi della discesa di un giocatore di questo livello offensivo? L’età e le performance in difesa.

Sull’età va fatto un discorso di “filosofia”. Dalton ha 23 anni e per gli standard del draft è “vecchio”, molti team NBA pensano che sviluppare un giocatore di questa età sia molto più complesso di un progetto di 19/20 come invece spesso accade.

Di principio, dopo cinque anni di college e vari coach in effetti un giocatore può essere già tendenzialmente formato e potrebbe essere difficile cambiarne certe abitudini, ma è anche vero che la NBA attuale ci dice che c’è bisogno di continuare a sviluppare i giocatori sempre.

Restando su Knecht, molti analisti non condividono questa paura dell’età del ragazzo, che ha mostrato una tenacia ed una voglia di migliorarsi seconda a nessuno.

🛡 Liability

Il principale dubbio che si porta dietro Dalton Knecht è la sua necessità di migliorare in difesa.

Prima di parlare di aspetti fisici e tecnici, voglio iniziare da una storia relativa al suo recruiting da parte di Tennessee, che ho ascoltato in un podcast durante il mio studio del giocatore.

Come già detto i Volounteers erano al tempo la miglior difesa della NCAA e, durante le discussioni in merito al suo inserimento nella squadra, hanno detto al giocatore che si aspettavano miglioramenti in difesa da parte sua ma che se questi non fossero arrivati loro non erano preoccupati perché avevano personale e schemi per “nasconderlo”.

La risposta di Knecht è di quelle che fanno ben sperare: Io non voglio essere nascosto, voglio migliorare.

Ovviamente possiamo parlare di parole di circostanza o di belle promesse. Ma la storia di Dalton mostra la tenacia e la voglia di lavorare che sono la base della credibilità di questa affermazione.

Ma quindi dove sono i suoi limiti in difesa?

Piedi un po’ lenti ed esplosività su cui lavorare.

Nella clip tratta dall’ottimo scouting report di Hoop Intellect, abbiamo estrapolato la situazione che probabilmente esemplifica al meglio il primo grande limite di Dalton: la mobilità laterale.

Knecht è un’atleta verticale, e fa della verticalità una forza ma nella difesa sulla palla la mancanza di esplosività laterale e la tendenza a poter credere di recuperare al ferro lo portano ad essere battuto dal palleggio sia in situazioni di isolamento che dopo uno switch dal pick-and-roll.

Lontano dalla palla è tendenzialmente un giocatore ancora distratto ed ha grosse difficoltà a comprendere le differenti stance difensive quando è a uno o più passaggi dalla palla.

Distrazioni su cui lavorare, distrazioni che al livello superiori costano il posto in rotazione spesso ai giovani talenti.

Se continuate a guardare il video di Hoop Intellect, vedrete che Knecht ha anche problemi nel chase sui blocchi e nel timing quando cerca di mettersi sulle linee di passaggio – commette qualche fallo di troppo – ma vedrete anche un giocatore che ha voglia, che lavora, che cerca di recuperare e ruotare ed è questa attitudine, insieme alla verticalità di cui abbiamo già parlato che può far sperare che il ragazzo possa diventare un difensore almeno neutrale per stare in campo quando conta.

👀 Lost in Translation

Per chiudere questo articolo che più che una analisi è un aggregatore di informazioni viste e sentite qua e la mi pongo l’ultima domanda sul nostro nuovo beniamino. Quanto sarà facile tradurre il gioco di Knecht in NBA?

JJ Redick sa bene che tra le mani gli è capitato un giocatore che per profilo e tipologia deve poter migliorare data la sua storia. Un movement shooter da un coach che una volta era un movement shooter può essere una gran storia o la ricetta di un disastro.

JJ, facci vedere cosa puoi fare con un talento di questo calibro ora.

In copertina: Dalton Knecht (Lakers.com)


Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

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