Grazie alle 50 vittorie conquistate in regular season, i Los Angeles Lakers hanno conquistato il terzo seed della Western Conference e al primo turno dei Playoff affronteranno i Minnesota Timberwolves. La crew di LakeShow presenta i fattori chiave della serie, che si prospetta interessante ed equilibrata. Buona lettura!

Ascolta la puntata speciale del podcast dedicata alla serie:

🏀 La stagione dei Timberwolves

by Giovanni Rossi

Reduci dal gentleman’s sweep subito dai Mavericks nelle seconde Western Conference Finals della franchigia, nella scorsa free agency i Timberwolves avevano confermato quasi in toto il roster della stagione 2023/24. Via Slo Mo Kyle Anderson, dentro i rookie Rob Dillingham (ottava scelta assoluta) e Clark.

Tuttavia, a meno di un mese dall’opening night, il GM Tim Connelly ha piazzato la trade che non ti aspetti. Karl-Anthony Towns ceduto ai Knicks in cambio – sostanzialmente – di Donte DiVincenzo e Julius Randle. Uno scambio inatteso, che ha rivoluzionato la filosofia della squadra: perso un settepiedi letale dalla lunga distanza ma poco incisivo in difesa, acquisiti un ottimo 3-and-D e un due volte All-NBA chiamato ad ampliare le soluzioni a disposizione dell’attacco di Chris Finch.

Di conseguenza, la prima parte della stagione dei Timberwolves è stata caratterizzata dalla ricerca di nuovi equilibri, delle rotazioni e delle lineup ottimali. Il record è sempre stato di poco superiore al 50% (21-19 dopo quaranta gare) e i soli Edwards e Nickeil Alexander-Walker davvero incisivi.

La svolta è arrivata nella seconda parte di gennaio, quando gli infortuni subiti da DiVincenzo, Randle e Rudy Gobert hanno obbligato Finch a rivedere responsabilità e minutaggio dei suoi giocatori, a partire dal veterano Mike Conley. Minnesota ha tenuto botta fino al rientro degli infortunati, poi ha cambiato marcia nel finale di stagione vincendo 17 delle ultime 21 partite.

I Timberwolves (49-33) hanno chiuso la stagione con l’ottavo Offensive Rating e col sesto Defensive Rating. Nella top ten NBA di entrambi i rating ci sono solo Thunder, Cavaliers e Celtics: squadre, come sottolineato anche da JJ Redick, che hanno vinto più di sessanta partite.

Minnesota è una squadra che praticamente ruota ad otto (Ant-Man, Jaden McDaniels, Gobert, Randle, Naz Reid, NAW, Conley e DiVincenzo) corre poco (25° PACE), subisce pochi punti “facili” (seconde chance e fast break points) e concede un basso numero di triple dall’angolo.

L’attacco è condizionato dall’eccellente stagione al tiro di Anthony Edwards (39.5% dall’arco con 320 canestri a segno, primo davanti a Beasley e Curry): sesto per frequenza dalla lunga distanza (45.5%), quarto per percentuale (37.7%), con una predilezione per le triple above the break e, in generale per le conclusioni in pull up.

I precedenti con i Lakers

Le due sfidanti hanno chiuso la stagione regolare sul 2-2, con la squadra di casa sempre vincente. I Lakers hanno vinto la gara dell’opening night trascinati da un sontuoso Anthony Davis. A Minneapolis, i Timberwolves hanno dominato la sfida di inizio dicembre e vinto meno nettamente quella successiva (con James assente). A fine febbraio, LeBron è stato decisivo nella partita giocata dopo l’arrivo di Dončić a Los Angeles.

Ai Playoff, Lakers e Timberwolves hanno disputato due serie. Nel primo turno del 2002/03 la compagine guidata da Kobe Bryant (31.8 punti, 5.2 rimbalzi e 6.7 assist di media) e Shaquille O’Neal (28.7 punti e 15.3 rimbalzi) ha superano in sei gare quella di Kevin Garnett (27.0 punti, 15.7 rimbalzi, 5.2 assist e 3.4 stocks).

L’anno successivo è andato in scena il bis, stavolta alle Western Conference Finals e col fattore campo per Minnesota. I Gialloviola hanno sbancato il Target Center in Gara 1, Garnett – supportato da Latrell Sprewell – ha trascinato i suoi in Gara 2 e Gara 5, ma si è dovuto arrendere all’eroe che non ti aspetti: Kareem Rush, autore di sei triple (di cui tre nell’ultimo quarto) nel sesto atto della serie.

Infine, i Lakers hanno battuto i Timberwolves dopo un supplementare nella sfida del Play-In Tournament della stagione 2022/23, conquistando il settimo seed della Western Conference.

🔥 Minnie Daddy aka Luka Dončić

by Giuseppe Critelli

Luka Dončić adora il matchup contro Rudy Gobert. Un duello atipico e dall’esito quasi scontato, che tra nazionali e NBA ha regalato all’asso sloveno diversi momenti iconici. Quello più importante, e secondo lo stesso Luka anche quello più emozionante, è arrivato nelle finali di Conference dell’anno scorso con il game winner che ha deciso gara 2 e indirizzato definitivamente la serie verso il Texas.

The Big Dilemma

La sfida tra Lakers e Timberwolves offre molteplici temi tattici, ma tanto si giocherà sulla capacità gialloviola di far uscire dalla serie Gobert, vincendo così la battaglia identitaria. La squadra allenata da Finch è una delle più grosse e lunghe della lega e negli ultimi playoff ha dimostrato di saper usare la propria stazza per asfissiare i propri avversari.

La migliore versione dei Lakers, al contrario, prevede quintetti small in grado di spammare pick-and-roll a ripetizione, con l’obiettivo di mettere in difficoltà i lunghi poco versatili. Per rendere l’idea, la lineup più efficiente utilizzata da JJ Redick, quella con Doncic, Reaves, James, DFS e Hachimura, ha un NetRtg di +18.6 e un assurdo OffRtg di 124.9, frutto soprattutto della capacità balistica di tutti e cinque gli interpreti (41% da tre quando i Lakers schierano questo quintetto).

Ma riusciranno a mettere in crisi anche Gobert? Il centro transalpino sembra aver perso qualcosa in termini di mobilità laterale. Quest’anno, secondo i dati di Synergy, il quattro volte DPOY si trova nel 23%ile in situazioni di isolamento difensivo, spesso arrivate dopo uno switch contro una guardia.

Dončić vs Gobert: parte II.

Sappiamo benissimo quanto Luka adori torturare i lunghi in iso. I suoi step-back da tre contro Zubac e Gobert sono diventati una vera e propria signature move. Una situazione di gioco che lo sloveno cercherà sicuramente di replicare nella serie contro Minnesota.

McDaniels o Alexander-Walker?

Sulla carta però i Timberwolves hanno il personale per mettere pressione sulla palla sul punto di attacco, lottare sui blocchi e consentire a Gobert di rifugiarsi nella specialità della casa: la difesa in drop (gli avversari tirano con un misero il 51.9% al ferro contro Rudy). McDaniels e Alexander-Walker sono difensori rognosi, disciplinati, con le braccia lunghe: ingredienti sulla carta perfetti per rendere la vita difficile a Dončić. Non è andata però così nella scorsa serie playoff tra Mavs e Timberwolves, quando Luka ha dominato dal primo all’ultimo istante, chiudendo a 32.4 punti di media, 9.6 rimbalzi, 8.2 assist, con il 47% dal campo e il 43% da tre.

L’assignment primario su Dončić graverà sulle spalle di Jaden McDaniels che con le sue lunghe leve può oscurare la visuale allo sloveno e generare qualche palla persa di troppo. Nell’unico confronto stagione tra i Lakers di Doncic e Minnesota, ad esempio, Luka ha tirato 1/5 quando accoppiato con McDaniels.

McDaniels è uno dei migliori defensive playmaker della lega.
Big Mac è uno dei pochi giocatori che riesce a non farsi tirare in testa da Luka.

Jaden però non ha l’agilità di gambe necessaria per contenere i cambi di direzione e le decelerazioni improvvise di Luka, grazie alle quali riesce quasi sempre a creare separazione con il difensore. Dončić sembra proprio sfruttare la mole imponente di McDaniels per ottenere un vantaggio. Un piccolo trick che appartiene solo ai grandissimi scorer.

Quando si dice “good defense, just better offense”.

L’agilità, invece, è una delle qualità migliori di NAW. Il canadese è un autentico mastino, probabilmente uno dei migliori giocatori della lega nel portare pressione a tutto campo e ritardare l’inizio dell’azione. Lo stesso Luka patisce un po’ la sua aggressività.

La gestione del pallone sarà uno dei fattori determinanti della serie.

A differenza di McDaniels, però, che è addirittura 6’10’’, Alexander-Walker paga qualche centimetro a Dončić. Nulla di trascendentale, ma quanto basta al campione sloveno per tirargli in testa, che sia in punta o in post, ed avere una visione completa di campo e compagni.

NAW passa sopra il blocco, nega la linea di penetrazione ma non può nulla contro quel combinato disposto di classe e dimensioni.
Per evitare la pressione a tutto campo di NAW, Redick potrebbe decidere di far portare il pallone a Reaves o James e sfruttare il mismatch in post di Dončić contro il numero 9 di Minnesota.

In alcuni possessi, specie nei finali di gara, potrebbe essere Anthony Edwards in prima persona a marcare Dončić, ma Ant-Man è troppo importante per l’attacco di Minnesota per poter svolgere con continuità questo infausto compito. In generale, nei minuti senza Gobert, mi aspetto che Minnie scelga di accettare il cambio su Luka, anche se dovesse essere coinvolto Randle o Reid. Fin qui le difese in grado di cambiare 1-5 sono state le più efficaci nel rallentare Luka, ma siamo sicuri sia un vantaggio per i T-Wolves rinunciare a Gobert in nome di una chimerica rivincita nei confronti del “Minnesota Daddy”?

E vabbè.

👀 Offense to Defense

by Nello Fiengo

Le carenze strutturali del roster dei Lakers sono ben note all’intera lega e il matchup coi Timberwolves sembra disegnato appositamente per esporle in maniera sistemica.

Il deficit di fisicità nel ruolo di centro è stato ampiamente discusso, ma altrettanto spesso è stato evidenziato – sia all’interno della community LakeShow che dagli analisti di riferimento – come nelle altre posizioni i Lakers dispongano di sufficiente taglia per compensare tale mancanza, in particolare nella metà campo difensiva.

Prima di analizzare questo match va fatta una premessa: l’attuale composizione del roster gialloviola ha giocato una sola volta contro dei Timberwolves privi di Julius Randle e Rudy Gobert, mentre Anthony Edwards è stato espulso nel terzo periodo.

Negli ultimi mesi, i Lakers hanno adottato un approccio difensivo perimetrale altamente aggressivo, basato su switching estensivo e rotazioni rapide e coordinate successive ad eventuali blitz. I risultati, in termini di efficienza difensiva, sono stati discontinui – 17° posto nel DefRtg post All-Star Game – ma alcune prestazioni hanno lasciato intravedere solidità e qualche margine di crescita in vista della post-season.

Reaves lavora bene dietro alle spalle di Hachimura per poi tornare bene in posizione per tagliare fuori Hartestein.

Minnesota costituisce una criticità specifica rispetto a quanto sopra descritto.

La squadra di Chris Finch è tra le poche nella lega in grado di schierare stabilmente in maniera efficace almeno cinque quintetti con due lunghi di ruolo con un NetRtg superiore a 10.

Una considerazione strategica è d’obbligo: al netto delle scelte difensive, il primo obiettivo per i Lakers deve essere costringere almeno uno dei tre lunghi impiegati da Minnesota a risultare negativo dal punto di vista difensivo. Qualcuno ha pensato a Luka e Gobert, e qualcuno sta mentendo.

L’attacco dei Timberwolves si basa su un sistema di spacing efficace ma con un equilibrio delicato. La capacità di convertire un volume sufficiente di triple per estendere i closeout è fondamentale per aprire spazi per le penetrazioni di Edwards, oltre a garantire a Randle una quantità adeguata di tocchi profondi in area, dove può massimizzare la sua efficienza.

Per generare la tipologia di conclusioni di cui i Wolves hanno bisogno per mantenere un rating offensivo competitivo, è essenziale che Conley, Edwards e Randle – i tre principali initiators – operino in aree del campo funzionali al loro skill set e prendano decisioni corrette in termini di timing e spacing. Questo è il livello su cui i Lakers devono cercare di intervenire proattivamente.

Come già sperimentato contro attacchi focalizzati su un creatore primario – ad esempio Shai Gilgeous-Alexander – i Lakers cercheranno di costruire uno shell difensivo multilivello contro Edwards: una prima linea di contenimento (idealmente indirizzando l’azione verso un lato del campo per cominciare ), una protezione secondaria al ferro, e una terza linea di copertura che agisca in aiuto dal lato opposto.

Il contesto tattico può variare – dal pick–and-roll al dribble handoff fino all’isolamento – ma il principio guida deve restare invariato: Ant deve essere forzato a processare rapidamente una sequenza decisionale complessa, con scelte da compiere in successione su perimetro, midrange e pitturato.

Ancora una volta è AR a fare la scelta giusta.

La clip evidenzia l’importanza della terza linea difensiva nel disturbare attaccanti primari come Edwards, ma mostra anche come, a seguito dello switch, il numero 5 dei Wolves attacchi senza riconoscere che Reaves si è già posizionato tra lui, Davis e il ferro, creando una muraglia difensiva. Invece di effettuare il passaggio extra verso DiVincenzo, libero sul perimetro per una tripla wide open, Edwards forza la conclusione andando a sbattere contro l’aiuto.

JJ Reddick affronterà nella sua prima esperienza ai playoff un matchup difensivo complesso, e per quanto dovrà essere in grado di leggere ed adattare le scelte difensive, possono essere i suoi principi a dargli una grossa mano a semplificare il compito.

👀 The Old Man and the Clutch

by Luca Novo

Nella presentazione, Giovanni ha sottolineato come i Timberwolves siano una delle sole quattro squadre ad essere Top 8 sia in Offensive che Defensive Rating. Considerando che le altre tre compagini hanno ottenuto più di 60 vittorie stagionali, sorge spontaneo chiedersi per quale motivo Ant e compagni non siano arrivati neppure a 50. La ragione risiede nel deficitario rendimento nel clutch, in cui il record è pari a 20-26 ed il Net Rating (-8.4) è il 23mo dato nella lega.

Tale rendimento è migliorato da Febbraio grazie a un paio di vittorie roccambolesche contro OKC e Denver, ma i Lakers hanno senza dubbio il vantaggio qualora le partite dovessero arrivare nel finale punto a punto.

La squadra di Finch a mio avviso presenta alcune caratteristiche per cui risulta vulnerabile per il tipo di gioco che si vede nel clutch. La death lineup gialloviola composta dai tre creatori più Hachimura e Finney-Smith, ha le carte in regola per enfatizzarle e in particolare per attaccare i veterani Gobert, Conley e Randle.

Austin Reaves non è contenibile da Conley in 1-vs-1.

Minnesota è 24esima in stagione nel difendere sugli isolamenti avversari e Giuseppe ha evidenziato il calo di Gobert in tale situazione. La capacità di giocare in uno contro uno e fare mismatch hunting di Luka, LeBron e Austin può allontanare Rudy dal canestro e rendere difficilmente sostenibili due difensori lenti come Conley e Randle.

Il francese è il giocatore che trasforma la difesa dei Wolves e la loro capacità di andare a rimbalzo, che con lui in campo sarebbero titolari del miglior DefRtg della lega e della terza miglior percentuale di rimbalzi catturati. Portarlo fuori dal pitturato dunque dovrebbe essere un imperativo per i Lakers, mentre dall’altro lato del campo dovranno tenerlo lontano dai rimbalzi offensivi, soprattutto contro la strutturazione small. In questo senso sarà fondamentale il contributo di LeBron James. Redick potrebbe decidere, ad esempio, di metterlo in marcatura diretta su Gobert nei finali di gara in modo da scoraggiare il pick and roll con Ant.

Il lavoro nella propria metà campo del Prescelto sarà fondamentale anche in aiuto al ferro e mi aspetto prestazioni a rimbalzo costantemente in doppia cifra per reggere l’impatto della frontline dei Wolves.

Per arginare la fisicità di Gobert a rimbalzo offensivo servirà un gran lavoro della frontline gialloviola.

Per le caratteristiche di Edwards, è presumibile che JJ possa scegliere nel finale di “blitzarlo” e togliergli la palla dalle mani, in tale situazione la presenza di Conley in campo permetterebbe a Finch di avere un giocatore pensante in grado di dare ordine e fluidità all’attacco, non a caso il buon Mike è il migliore dei suoi in Offensive Rating nel clutch. Di conseguenza, sarà necessario punirlo nell’altra metà campo e fare in modo che sieda in panchina.

Ant non è sempre impeccabile a leggere i raddoppi, poi cosa fa Brodie nell’altra metà campo, beh… è un’altra storia…

Il decision making degli altri esterni a disposizione di Finch non è di livello elite e potrebbe non approfittare di eventuali 4-vs-3 concessi. Julius Randle, il secondo scorer dei Wolves, potrebbe quindi essere chiamato in causa grazie alle sue capacità di produrre in isolamento. Oltre a contenerlo, sarà importante fargli pagare il conto nella sua metà campo, dove spesso è distratto, soprattutto off the ball e in questo le capacità di tagliare di James e Hachimura saranno determinanti.

Randle si perde il taglio di LeBron sulla linea di fondo.

Minnesota senza dubbio ha velocità, stazza, shot making e una stella in grado di rendere la vita molto complessa ai Lakers e penso in molti momenti la serie penderà dalla loro parte. Ma se i Lakers riescono a portare un buon numero di episodi punto a punto, sono positivo sulle chance di vittoria.

Quel che Dončić ha fatto nella scorsa post season lo abbiamo ancora negli occhi e in questa stagione LeBron, grazie a un carico ridotto nei primi tre quarti, ha numeri strepitosi nel clutch: sui 36 minuti registra 31.1 punti, 8.6 rimbalzi, 6.8 assist, 51.8% dal campo 39.3% da 3.

Lo Star Power è un punto a favore dei Lakers e l’augurio è che possa risultare decisivo nel risultato finale.

Luka e i finali contro i Wolves edizione 24/25.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (2:30 🇮🇹) tra Sabato 19 e Domenica 20 Aprile per affrontare i Minnesota Timberwolves alla crypto.com Arena nella Gara 1 del primo turno degli NBA Playoff.

In copertina: Anthony Edwards e LeBron James. (Credit: Lakers.com)


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Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:



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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Torinese, consumatore seriale di eventi sportivi. Grazie a Magic Johnson nasce la passione per la pallacanestro, i Lakers e la costa Ovest degli Stati Uniti. Esperienza NBA trentennale dal divano di casa. Phil Jackson è la guida spirituale di riferimento.

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