La firma più attesa del mercato dei Los Angeles Lakers era senza dubbio quella del lungo. La cessione di Anthony Davis e il clamoroso dietrofront nella trade Mark Williams avevano svuotato completamente il front court. Una lacuna talmente grande da trasformarsi in una vera e propria voragine nel corso dei playoff.
Le opzioni erano sostanzialmente due: firmare un profilo di esperienza (vedi Capela o Lopez) per tappare un buco, in attesa di giorni e spazi salariali migliori, oppure imbastire una trade per un lungo futuribile come Claxton o Kessler.
Ma Rob Pelinka, come spesso ci ha abituato, ha optato per la terza via. La scelta è ricaduta su un giocatore dal talento indiscutibile che alza il ceiling della squadra, ma che rischia di creare malumori e incomprensioni dentro e fuori dal campo. Insomma, la firma di Deandre Ayton con un biennale da 17 milioni di dollari (con una player option sul secondo anno) rappresenta la classica situazione da boom or bust che tanto piace a L.A.
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🆙 High Risk, High Reward
Parliamoci chiaro. Era praticamente impossibile trovare sul mercato dei free agent un profilo come Ayton, soprattutto alle cifre con le quali ha firmato con i Lakers. Nel corso della sua carriera il centro bahamense ha dimostrato di essere uno dei lunghi con la combinazione migliore di stazza e mani educate.
Con i suoi 2,13 metri di altezza e 2,27 metri di apertura delle braccia, Deandre rappresenta una figura imponente sotto canestro. Nonostante non sia un vero e proprio lob threat (sul perché ci arriverò dopo) l’ex giocatore di Suns e Blazers è comunque una presenza verticale in grado di garantire punti facili ad ogni azione.
Le sue lunghe leve e la sua coordinazione verticale lo rendono uno sfogo naturale per gli scarichi sotto canestro dei compagni. Ma è soprattutto la sensibilità delle sue mani che gli permette di ricevere in maniera pulita anche nelle situazioni più complicate, come testimonia la sua percentuale di conversione al ferro sempre superiore al 75% negli ultimi cinque anni.
E il paradosso è che potrebbe, anzi dovrebbe essere ancora più dominante sotto il ferro, rendendo così giustizia al soprannome autocelebrativo di DominAyton. La prima scelta assoluta al Draft 2019, infatti, ha fatto impazzire tutti quanti per l’inconsistenza del suo gioco, la scarsa professionalità fuori dal campo (i continui ritardi alle sedute di fisioterapia e ai voli di squadra sono stati una costante nella sua esperienza a Portland) e l’avversione pressoché totale al contatto fisico.
È praticamente impossibile trovare un highlight dunk di Ayton o una partita in cui abbia “bullizzato” con ferocia un avversario diretto. Da qui il dato inquietante sui tiri liberi: nell’ultima stagione ha tirato meno di 1.5 liberi a partita. Tra i centri hanno fatto peggio di lui solo “nonno” Horford e il rookie Kel’el Ware.
Guardare una partita di Ayton, persino quelle degli anni migliori a Phoenix, è un’esperienza frustrante. Tra lapsus difensivi, battaglie a rimbalzo perse per la sua innata indolenza e contorsioni improbabili sotto canestro, è veramente difficile non perdere la pazienza. Non è un caso che sia i Suns che i Blazers abbiano deciso di disfarsene senza troppi problemi.
Eppure ci sono diversi elementi che mi fanno essere ottimista sulla sua tenuta ai Lakers.
🛟 Perché Luka Dončić può salvare la carriera di Deandre Ayton
Luka Dončić è una benedizione per i lunghi che rollano forte a canestro. Lo abbiamo visto a Dallas con Lively e Gafford e anche ai Lakers, con Jaxson Hayes che proprio a fianco dello sloveno ha vissuto i migliori due mesi della sua carriera.
Deandre Ayton non è sicuramente il prototipo del rolling big. In situazioni di pick-and-roll, infatti, l’ex giocatore dei Suns ama aprirsi e ricevere la palla sulla linea del tiro libero per prendere un tiro dal mid range. Negli ultimi anni due anni Ayton ha concluso dalla media distanza con il 44% e il 50%, numeri di assoluto rilievo, soprattutto per un big. Non sarà sicuramente la soluzione più efficiente, ma potrebbe rappresentare una variabile tattica da sfruttare (a piccole dosi).
Anche se non ha la propensione a rollare del Gafford di turno, non si può dire che Ayton non possa essere un lob threat efficace. Nella stagione migliore della sua carriera, la 2020/21, DominAyton ha chiuso nel 92%ile come rollante.
Chris Paul ha trascorso ore e ore in sala video per spiegare ad Ayton gli angoli dei blocchi e i tempi del roll. Alla fine, dopo innumerevoli improperi e catechizzazioni plateali, è riuscito a trasformare il bahamense in un partner élite nei giochi a due.
Durante la sua esperienza a Portland, Deandre non ha avuto buoni giocatori di pick-and-roll, ma ha comunque mostrato lampi di eccellenza quando si è trovato a giocare il two-man-game con Avdija, cioè un giocatore dal QI cestistico sopra la media.
Sono quindi convinto che la partnership tra Luka e Ayton sarà una delle migliori armi tattiche dei prossimi Lakers. Dončić non ha bisogno di un lungo che crei grande separazione con i blocchi: gli basta la semplice minaccia verticale del big per manipolare a suo piacimento la difesa.
La presenza in campo di Ayton renderà, inoltre, più difficile switchare il pick-and-roll. Il prodotto di Arizona non sarà mai un lungo da servire in post (l’anno scorso 11%ile spalle a canestro), ma sa sfruttare i mismatch quando è accoppiato con una guardia, rifugiandosi nel suo proverbiale gancio dai 5 metri.
Ayton è, inoltre, un rimbalzista sopra la media, in entrambe le metà campo. Nonostante perda tanti duelli individuali, possiede una buona tecnica nel fondamentale e sa sfruttare la sua altezza per prendere i rimbalzi in testa ai propri avversari. Non è un caso che nel corso della sua carriera NBA abbia sempre raccolto più di 10 rimbalzi a partita.
🤔 Ayton e i problemi difensivi
Sarà, invece, più problematico il suo contributo nella metà campo difensiva. Ayton ha messo in evidenza sprazzi di eccellenza soprattutto nella cavalcata dei Suns verso le Finals, quando impressionò nel confronto diretto contro Davis e Jokic, mostrando una versatilità difensiva inaspettata.
Quando è motivato Ayton è un lungo abbastanza mobile, capace di uscire con facilità sul livello del blocco e in alcuni casi persino di switchare senza farsi umiliare nel confronto diretto.
Ma non è sempre motivato. Prepariamoci a vedere tantissimi canestri subiti per problemi di comunicazione, disattenzioni e pigrizie assortite. L’ex giocatore dei Suns, inoltre, non ha un grande motore e questa potrebbe essere una grossa red flag in una squadra che annovera Luka Dončić e un LeBron James ultra quarantenne.
Di sicuro però Ayton avrà voglia di rilanciarsi e cambiare la sua reputazione nella lega (si trova in contract year e sappiamo bene quanto ci tenga a farsi remunerare). I rumors parlano di un Dončić molto contento dell’arrivo del centro bahamense (i due condividono lo stesso agente), ma cosa succederà dopo il primo ritardo agli allenamenti o dopo i primi roll “fasulli”? Ci sono tutti i presupposti per l’ennesimo drama made in Los Angeles. Magari però con un lieto fine.
In copertina: Rob Pelinka e Deandre Ayton (Credit: Lakers.com)
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Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.









