Le decisioni sulle player option di Dorian Finney-Smith e LeBron James hanno, comprensibilmente, monopolizzato l’attenzione del mondo gialloviola nelle ultime settimane, facendo però passare quasi inosservata una firma intrigante: quella di Jake LaRavia.
Per uno strano caso, verso la fine del 2024 mi capita di vedere alcune partite di Memphis, e LaRavia mi salta all’occhio. Da lì inizio a seguirlo con curiosità. In quel periodo, nella chat redazionale di LakeShow, lo definisco scherzosamente «un bastardo»: ero rimasto colpito dalla sua intensità in campo. Col tempo ho imparato ad apprezzare altri aspetti del suo gioco, a coglierne i punti di forza e naturalmente anche i limiti.
Quindi? È il momento dello spiegone.
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👋🏠 Welcome home Jake
Si deve iniziare con un welcome home, perché Jake LaRavia è nativo di Pasadena e perchè tutta la sua famiglia è di fede gialloviola.
L’angeleno ha iniziato la sua carriera collegiale a Indiana State, nella Missouri Valley Conference (MVC), storica conference della NCAA Division I. Dopo due stagioni da protagonista nell’Indiana, nella stagione 2021 si è trasferito a Wake Forest, dove ha chiuso con 14.6 punti, 6.6 rimbalzi ed il 37.1% da tre, meritandosi l’inserimento nell’All-ACC Second Team. In tre anni di NCAA ha collezionato 88 presenze, mostrando costanza e crescita, con medie di 12,2 punti e 6,3 rimbalzi a partita.
Nel Draft NBA 2022 viene scelto con la 19ª chiamata dai Timberwolves, che cedono immediatamente i suoi diritti ai Memphis Grizzlies. La stagione da rookie non è particolarmente brillante, ma tra la forte concorrenza e l’impatto del salto nei pro, LaRavia non sembra scoraggiarsi.
La stagione successiva cambia tutto. L’annus horribilis di Ja Morant e il conseguente (velato) tanking di Memphis aprono nuovi spazi in rotazione: l’ex Wake Forest supera i 20 minuti a partita, producendo 10,8 punti, 3,7 rimbalzi e tirando con il 34% da tre in 35 gare. Le premesse per un ottimo terzo anno ci sono tutte.
Tuttavia, nonostante il minutaggio rimanga costante, l’efficacia cala. Complice la scadenza contrattuale e un contesto in ricostruzione, i Grizzlies lo cedono ai Sacramento Kings alla deadline.
🔄🔄 Rimpiazzo di DFS si o no?
In scadenza di contratto e reduce da una seconda parte di stagione sorprendentemente solida con i Kings, Jake LaRavia approda ai Lakers con un biennale da 12 milioni complessivi. Una firma passata un po’ sotto traccia, anche perché inizialmente sembrava il classico effetto domino post-uscita di Dorian Finney-Smith. O almeno, così pareva nei convulsi minuti d’apertura della free agency, quando ogni tweet sembra una bomba e ogni firma un disastro (o un colpo di genio, a seconda di chi la commenta).
Prima di parlare di campo, è bene chiarire un punto sul piano degli asset, così togliamo subito l’elefante dal centro dell’area.
Ammetto che la non rifirma di DFS mi era parsa inizialmente una mossa discutibile. Pensavo che un contratto simile a quello offerto dai Rockets potesse tranquillamente essere proposto anche dai Lakers. Ma poi è arrivato DeAndre Ayton, e qualcosa nella mia visione è cambiato.
E chiarisco, non è Ayton in sé ad avermi convinto ma il contesto generale. In ogni caso, di Ayton ha già parlato e bene uno dei miei compari di LSC quindi non mi addentrerò.
Il grande bisogno della squadra, urlato a gran voce da tifosi ed esperti, era chiaro: serviva size. Non solo un centro, ma un centro titolare. Ed è proprio questa la parola chiave: titolare, non un backup.
Da Clint Capela a Brook Lopez, passando per Luke Kornet, i lunghi disponibili in free agency erano tutti buoni nomi ma nonostante le ultime stagioni quanto meno discutibili, Deandre Ayton era il profilo più interessante ancora in circolazione. E diciamolo: per quanto il suo valore fosse crollato tipo criptovaluta nel weekend sbagliato, firmare al minimo non era proprio in discussione e da li la probabile “necessità” dell’uscita di Finney-Smith.
La valutazione su LaRavia passerà inevitabilmente dalle sue prestazioni, certo, ma anche da quanto questa trasformazione — DFS fuori, Ayton + LaRavia dentro — avrà realmente migliorato la squadra.
E no, non sono qui per perdermi nei meandri delle eccezioni salariali o dei layer del cap. Per quello ci sono gli ottimi articoli del sito e per le lamentele da bar sport digitale, qualche sana puntata del podcast.
🇨🇭🔪 Coltellino svizzero per JJ?
Possiamo finalmente passare a valutare Jake LaRavia, il giocatore.
Parliamo di una wing di stazza importante (6’8” di altezza con 6’10” di wingspan), la cui principale – e forse anche più ambigua – caratteristica è la versatilità, sia difensiva che offensiva.
Uso volutamente il termine “ambigua” perché, a seconda del punto di vista, la versatilità può essere interpretata come un pregio assoluto — il classico coltellino svizzero — oppure come un segnale che il giocatore non eccelle davvero in nessun ambito specifico. Ecco perché, per me, il giudizio sulla firma dei Lakers passa dalla risposta a una domanda chiave: LaRavia ha o no quelle special skills che servono per stare in campo accanto a gente come Luka e LeBron?
Partendo dalla metà campo offensiva, il nuovo numero 12 dei Lakers ha mostrato segnali incoraggianti, soprattutto nel tiro in catch-and-shoot: ha chiuso la scorsa stagione con un eccellente 43% nel fondamentale, che sale fino al 45,5% se si considerano le conclusioni wide open.
Per avere un termine di paragone interno, LaRavia ha fatto meglio in catch-and-shoot rispetto a Rui Hachimura, anche se quest’ultimo ha leggermente prevalso nelle conclusioni wide open, con un eccellente 48,6%.
Oltre ai progressi nel tiro da fuori, Jake ha aumentato costantemente anche la percentuale di conclusioni al ferro, con una crescita di circa il 10% annuo. Nelle ultime 19 partite disputate con i Kings ha chiuso con un impressionante 82%, classico outlier.
I numeri in questo caso aiutano poco, è meglio valutare qualche situazione:
LaRavia non è un ball-handler di primo livello, ma ha un buon feeling per gli spazi e legge bene gli angoli dei blocchi, qualità che gli consentono di costruire giocate interessanti — a piccole dosi — anche palla in mano. Nella clip in questione, sfrutta il corpo di Jonas Valanciunas per girargli intorno e battere Kawhi Leonard, attaccando con decisione il ferro.
Mostra una certa craftiness nelle conclusioni, sapendo usare il corpo per proteggere il pallone anche contro miss match fisicamente impegnativi, come quello con Ivica Zubac.
Spoiler nel confronto con DFS: LaRavia è un passatore tanto superiore a Finney-Smith.
Al di là della pigrizia di Jimmy Butler nel closeout, LaRavia legge bene il vantaggio e valuta con lucidità la qualità dell’aiuto difensivo, servendo un cioccolatino al ferro per Keon Ellis. I suoi numeri in carriera alla voce assist non sono esaltanti, ma il timing e la pulizia dei passaggi sono intriganti. In un sistema con maggiore movimento di palla rispetto a quello piuttosto statico dei Kings, potrebbe sbocciare e contribuire ad alzare la qualità del gioco offensivo gialloviola.
In tutte le clip presentate emerge chiaramente come LaRavia sia un attaccante che predilige giocare off the ball, rilocandosi con intelligenza in sintonia con il movimento del pallone e dei compagni. Queste letture, unite al tiro e alla capacità di gestire in maniera competente i dribble handoff, lo rendono a mio avviso un complemento ideale in un quintetto senza LeBron, ma con Ayton e Luka Dončic.
Il rovescio della medaglia è una certa tendenza, nei momenti di pressione, ad abbassare la testa e cadere vittima della sua tunnel vision, limitando così la fluidità dell’attacco.
Nella clip precedente avevo sottolineato la sua capacità di reagire all’aiuto difensivo, ma va detto che non è una lettura che gli riesce con costanza. Gran parte delle sue palle perse avviene proprio in situazioni simili: attacchi frontali contro i difensori secondari che si traducono in turnover banali, spesso accompagnati da cadute goffe e fuori controllo.
In attacco, per caratteristiche, LaRavia rappresenta un potenziale sostituto di Dorian Finney-Smith: il livello del suo tiro e la presenza a rimbalzo offensivo sono comparabili a quelli del “compagno di merende” di Luka. A differenziarlo, però, è la maggiore propensione e qualità nei passaggi, un aspetto che potrebbe offrire a coach JJ Reddick qualche soluzione in più.
🪖🛡 Che difensore è Jake LaRavia?
Difensivamente, LaRavia può accoppiarsi con ali, lunghi e persino con alcune guardie.
Ha mani attive e presenza mentale per essere un ottimo difensore perimetrale, magari non proprio point of attack ma per coprire certe big wing magari non estremamente rapido può essere veramente efficace.
Lavora bene con il corpo, stando su con le spalle e giocando big con un buon uso delle braccia, e sfruttando la forza fisica — in particolare il busto — per contenere e contestare le penetrazioni.
Anche quando lasciato su un isola, come nella clip contro Scoot Henderson, LaRavia con la suddetta fisicità e una buona percezione riesce a recuperare portando back pressure e stoppando in recupero.
È efficace nel mettere pressione sulla palla e nel canalizzare gli avversari verso le zone meno pericolose del campo ma non su tutta la lunghezza del campo.
Lontano dalla palla è attivo e fastidioso: si muove bene sulle linee di passaggio, è rapido nel togliere il pallone su tiri, palleggi o scarichi.
Ha mostrato una discreta presenza nel fronting quando si trova accoppiato a lunghi più fisici, ma al netto di qualche buona esecuzione, non è certo il suo punto di forza.
La limitata efficacia nel contenere gli interni potrebbe costringere Hachimura a sobbarcarsi quel tipo di compito nelle versioni small ball dei Lakers — ed è proprio qui che si nota la grande differenza difensiva con un profilo come Dorian Finney-Smith.
Anche la velocità laterale non è un asset: pur avendo messo in mostra qualche buon recupero nelle clip, LaRavia fatica a contenere guardie piccole e rapide, e potrebbe diventare un bersaglio in situazioni di mismatch hunting.
🏁💡 Dunque?
Jake LaRavia è un giocatore che, per caratteristiche, ricorda da vicino Dorian Finney-Smith: sul campo è quasi un rimpiazzo form-fit-function, come direbbero gli ingegneri — ma il livello, va detto, non è lo stesso.
È difficile immaginare che possa offrire lo stesso tipo di impatto per 28 minuti a sera, come faceva DFS. La vera domanda è: quanti minuti può realmente reggere ad alto livello? Può salire dai 20 che ha giocato in media fino a 25, mostrando crescita e continuità? Oppure, con l’aumento dell’intensità e del contesto competitivo, sarà necessario ridurne l’impiego a 15?
La risposta è complessa, ma va considerato un elemento chiave quando si ragiona sulle future rotazioni dei Lakers e sul minutaggio potenziale di LaRavia: l’anno scorso Jaxson Hayes ha giocato circa 20 minuti a partita, e con Ayton che probabilmente ne assorbirà quasi 30, non è detto che servano davvero 25 minuti costanti da parte di Jake. Anche un contributo solido da 15 minuti a sera potrebbe rappresentare una scommessa vinta per il front office.
Detto questo, io sono alto su di lui: credo che LaRavia possa ritagliarsi un ruolo importante nella prossima stagione gialloviola.
Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.
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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?









