I Los Angeles Lakers arrivano alla serie contro gli Houston Rockets (qui il calendario completo della serie con date e orari italiani) nel momento più delicato della stagione, costretti a fare i conti con le assenze pesantissime di Luka Dončić e Austin Reaves.

Dall’altra parte, i texani si presentano con un’identità chiara, costruita su fisicità, rimbalzi e pressione costante, capace di mettere in difficoltà chiunque nel corso della regular season.

I precedenti raccontano una serie che può cambiare volto rapidamente: partite controllate quando il ritmo resta basso, completamente diverse quando il livello di caos aumenta.

In mezzo a tutto questo, resta una costante: LeBron James.

Perché, al di là dei numeri e degli aggiustamenti tattici, la sensazione è che la serie passi anche — e soprattutto — dalla sua capacità di tenere insieme tutto ciò che i Lakers rischiano di perdere.

🔙 Lakers vs Rockets: una storia che ritorna

La serie tra Los Angeles Lakers e Houston Rockets non nasce oggi.

È un confronto che attraversa epoche diverse, da Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar contro Hakeem Olajuwon, fino alle sfide più recenti.

L’ultimo incrocio nei playoff risale al 2020, nella bolla di Orlando, quando i Lakers superarono Houston in cinque gare nel percorso verso il titolo (all’epoca, LakeShow Italia era già lì a raccontarla). Una serie che cambiò volto dopo Gara 1, con LeBron James e Anthony Davis a trascinare i Gialloviola.

Non è stato sempre così semplice. Nel 2009 servì Gara 7 per avere la meglio su una squadra combattiva, mentre negli anni ’80 e ’90 le due franchigie si sono incrociate più volte, spesso in contesti duri e fisici, segnati da duelli sotto canestro e momenti iconici.

L.A. ha ottenuto 24 successi delle 40 gare disputate, vincendo sei serie su nove. L’ultima serie vinta da Houston risale al 1996. Una storia lunga, che torna ad aggiungere un nuovo capitolo.

Nell’ultima gara della serie della bolla di Orland, LeBron ha messo a referto 29 punti, 11 rimbalzi e 7 assist con 3 stocks.

⚔️ Missione sopravvivenza: la battaglia dei possessi

Nella ricerca degli X-Factor che possono decidere una serie playoff, spesso ci si perde in dettagli infinitesimali, dimenticando che la pallacanestro, ai massimi livelli, resta un gioco di opportunità. Il matchup tra Los Angeles Lakers e Houston Rockets non fa eccezione: la variabile che sposterà l’inerzia della serie è la gestione degli extra possessi.

Riusciranno i losangelini a sopravvivere all’urto della miglior macchina da rimbalzi offensivi della NBA? E, dall’altra parte, Kevin Durant e compagni saranno in grado di eseguire senza regalare palloni sanguinosi che alimentino la transizione gialloviola? Da queste risposte passa la sottile linea tra un probabile gentleman sweep e una serie realmente competitiva.

L’egemonia fisica di Houston

Nei tre confronti stagionali, i Rockets hanno registrato una Offensive Rebound Percentage (ORB%) del 44,4%. Tradotto in termini pratici: quasi un errore al tiro su due dei texani si è trasformato in un nuovo possesso.

Nonostante l’infortunio di Steven Adams abbia privato Houston di uno dei migliori rimbalzisti offensivi della storia del gioco, Ime Udoka è riuscito a mantenere un’identità fisica debordante. Houston “giganteggia” sotto le plance grazie a una batteria di esterni con pochi eguali per atletismo, wingspan e capacità di esaltarsi nell’asprezza del gioco.

Il coach ex Celtics non teme l’anacronismo tattico e propone spesso quintetti “extra-large”, schierando contemporaneamente due centri (Capela e Sengun) o utilizzando Durant o Jabari Smith Jr. nell’insolito ruolo di guardia.

Eason è uno dei migliori rimbalzi offensivi della lega quando taglia dagli angoli (in gergo crashing the corner). I Lakers avranno un gap fisico difficile da colmare in questa situazione. Qui Kennard è inerme contro Eason e Smith.

Il risultato è un basket anti-estetico, figlio di un’epoca passata, ma estremamente efficace nel logorare la resistenza avversaria. Tuttavia, i limiti di questa strutturazione sono emersi già durante la regular season quando il livello dell’esecuzione si è alzato. L’assenza di un vero floor general (pesantissimo il vuoto lasciato da Fred VanVleet) rende l’attacco statico e prevedibile.

L’enigma backcourt, anche a rimbalzo

Contro questa versione dei Rockets, i Lakers si presentano feriti e strutturalmente fragili. Sebbene i gialloviola siano stati solidi a rimbalzo durante l’anno (9° per Defensive Rebound Percentage), l’infortunio di Luka Doncic non sottrae solo un candidato MVP, ma anche quasi 8 rimbalzi a partita e una taglia fisica fondamentale in aiuto.

Simply too big.

L’assenza dello sloveno, sommata a quella di Reaves, costringe Redick a rimescolare le rotazioni. Il reparto guardie, che dovrà fare affidamento su Marcus Smart, Luke Kennard o addirittura su Bronny James e Nick Smith Jr., soffre di un deficit di stazza e atletismo abissale rispetto ai pariruolo texani.

Nella serie della passata stagione contro gli Warriors, Udoka ha cercato costantemente di “bullizzare” Curry e Podziemski ed è scontato che cercherà di replicare lo stesso spartito, soprattutto contro Kennard.
Redick sarà chiamato, allora, a una scelta di campo: rincorrere il (poco) talento offensivo o optare per la sopravvivenza fisica? È probabile l’utilizzo di quintetti più pesanti, sacrificando la creation per inserire minuti di Jaxson Hayes, Jarred Vanderbilt o Maxi Kleber, nel tentativo disperato di proteggere il ferro e limitare i secondi possessi di Houston.

🔄 This is the Way: Palle perse e Transizione

Se la lotta a rimbalzo sorride ai texani, la gestione del pallone può essere un’arma tattica a favore dei californiani. Houston è una squadra che fatica a eseguire sotto pressione, una criticità che diventa drammatica nei momenti clutch. Non è un caso che solo i Nets abbiano una Turnover Percentage (TOV%) peggiore dei Rockets nelle partite decise in volata.

I nove turnover collezionati nell’ultimo quarto del penultimo scontro diretto testimoniano l’incapacità della squadra di Udoka di gestire i raddoppi.

La strategia di Redick dovrà essere aggressiva: blitz sistematici su KD, per togliergli il ritmo e forzare passaggi difficili. Sporcare le linee di passaggio con Smart, LaRavia e Vanderbilt, specialisti nel generare deflections.

Quando è sotto pressione KD può commettere errori di concetto incomprensibili per un giocatore del suo livello.

Generare palle perse è l’ossigeno necessario per i Lakers. In campo aperto, LeBron James resta un’arma d’élite, occupando il terzo posto nella lega per punti in contropiede (7 a partita). Per il #23, chiamato agli straordinari in attacco e sotto canestro, si aggiungerà il compito di essere il primo iniziatore della transizione dopo ogni recupero.

James sapeva già che tipo di movimento avrebbe eseguito Durant.

L’imperativo per i Lakers è categorico: limitare i danni a rimbalzo ed esporre la carenza di playmaking dei Rockets. Se L.A. riuscirà a trasformare la serie in una guerra di logoramento basata sulla pressione difensiva, potrebbe allungare il confronto e sperare in un rientro miracoloso dei propri fuoriclasse. In caso contrario, la superiorità fisica di Houston rischia di spazzare via rapidamente qualsiasi speranza gialloviola.

🎙️You want more?

Se volete saperne ancora di più continuate a leggere ma non perdetevi la preview di Lakers Speaker’s Corner!

🎯 Come fermare i Rockets: togliere ritmo a Durant

I Rockets hanno chiuso la stagione con un Offensive Rating di 117.5, ottavo nella NBA. Un dato che certifica l’alto livello di efficienza del loro attacco nonostante l’assenza di creazione dal palleggio acuita dall’infortunio di Fred VanVleet.

L’attacco texano è per forza di cose Durant-centrico, ma non vanno sottovalutati il movimento senza palla e le letture nelle situazioni di short roll, e soprattutto il loro impatto costante a rimbalzo offensivo.

Per i Lakers, la sfida sarà quindi trovare un equilibrio tra chiusure aggressive e controllo dell’area, evitando che ogni scelta difensiva apra una vulnerabilità successiva.

Cut the head of the snake

Cut the head of the snake, ovvero: limitare Kevin Durant.

Il raddoppio su The Slim Reaper nei giochi a due con Alperen Şengün è una scelta quasi obbligata, ma le conseguenze possono essere estremamente penalizzanti. Proprio per questo, va gestito con precisione chirurgica, sia nei tempi che nelle rotazioni successive.

Raddoppiare o non raddoppiare, questo è il dilemma!

Il rischio di portare due uomini su KD è quello di attivare Sengun nello short roll, generando un 4-vs-3, che — considerata la sua visione e la mobilità dei vari Eason, Smith e Thompson — può diventare un problema. Per questo, l’esecuzione sarà fondamentale: i Lakers dovranno far partire i raddoppi dalla parte giusta del campo e anticipare delle rotazioni, in particolare dalla backline.

Una delle chiavi per eseguire correttamente quanto descritto e quella di riuscire a dare a LeBron James il tempo di salire a prendere il turco prima che abbia scansionato il campo per attaccare o attivare quelli che JJ Reddick ha definito crashers.

Anche se non parte da un raddoppio la lettura di LeBron in questa azione è quella che dovremmo cercare.

La forza fisica e la capacità del Prescelto di leggere e contenere senza aiuti, potrebbe permettere di assorbire il primo vantaggio e non mettere immediatamente la difesa in un scramble mode spinto.

Il piano cambia con Reed Sheppard in campo.

I dati mostrano come Sheppard sia uno dei tiratori più efficienti nelle situazioni wide open, con percentuali intorno al 47% da tre punti. Questo trasforma ogni rotazione difensiva incompleta in un tiro ad altissima efficienza.

La presenza di Sheppard deve essere limitate con scelte in aiuto ragionate e non sempre aggressive.

Un ulteriore elemento da considerare nel piano gara riguarda il coinvolgimento dell’ex Wildcats sono i risultati di quest’anno da handler del pick-and-roll.

Sheppar produce circa 0.9 punti per possesso, valore che non lo colloca tra i creatori più efficienti della NBA, ma che resta comunque solido. Soprattutto in considerazione del livello di creazione medio di Houston nella situazione.

Il miglioramento palla in mano è uno degli elementi della ottima stagione di Sheppard.

I Gialloviola dovranno leggere la presenza di Reed a 360 gradi: non solo come tiratore da rispettare, ma anche come handler secondario che può mantenere vivo il possesso e punire eventuali cali di attenzione. In queste situazioni, all’interno di un sistema già altamente funzionale, anche un’efficienza “media” diventa un fattore da tenere in considerazione nel bilanciamento complessivo del piano difensivo.

Concludendo, il raddoppio su Durant non può essere automatico. I Lakers dovranno essere selettivi, alternandoli a situazioni di stunt and recover, ritardando la lettura e obbligare i Rockets ad accontentarsi di tiri dal perimetro dove al netto di qualche outlier non eccellono.

💥 Crashers in arrivo

Se raddoppiare Durant è una chiave per limitare la creazione primaria dei Rockets, allo stesso tempo per i Lakers può trasformarsi nel più classico dei boomerang. Perché il problema non finisce con il tiro.

Le rotazioni generate dai raddoppi sbilanciano la struttura difensiva, esponendo i californiani a rimbalzo. Ed è qui che si gioca un altro livello della serie: controllare il rimbalzo difensivo non è un dettaglio, ma la condizione necessaria per dare valore al lavoro fatto sul primo vantaggio.

Eason attacca il rimbalzo offensivo, Thompson pure, Capela li protegge. Strategie oltre all’esplosività.

Gli accoppiamenti a rimbalzo diventano quindi decisivi. Houston è una delle squadre più efficienti della lega in questo ambito, convertendo quasi il 47% delle offensive rebound chances. In poche semplici: quasi un tiro sbagliato su due si trasforma in un nuovo possesso.

JJJ è correttamente su Thompson. Un secondo in scramble ed il rimbalzo offensivo è servito.

Va però sottolineato come questi numeri, pur estremamente rilevanti, non siano solo il risultato di atletismo e aggressività, ma anche di precise scelte strutturali. I Rockets sono primi nella lega per percentuale di box-out offensivi.

La strategia è chiara: i giocatori che non si chiamano Sengun, Thompson, Smith o Eason si occupano di tenere impegnati i difensori, mentre i “crashers” attaccano il ferro con tempismo.

Il risultato è un sistema in cui ogni errore difensivo non viene solo punito, ma amplificato.

Non basta difendere bene per 20 secondi: serve completare l’azione. Per i Lakers sarà fondamentale accoppiarsi immediatamente dopo il tiro, riconoscere i crashers e mantenere disciplina nei box-out.

Perché ogni rimbalzo concesso non è solo un errore. È un altro possesso. E, contro questi Rockets, può fare tutta la differenza.

♟️Equilibrio e adattamento: la chiave per JJ Redick

Alla fine, nella partita a scacchi con Ime Udoka, Redick dovrà essere in grado di presentare continuamente different looks all’attacco di Houston, evitando di concedere riferimenti stabili.

Il raddoppio su Durant resta una leva fondamentale, ma non può essere automatico: dovrà essere più aggressivo quando il lato debole non è occupato da tiratori, più prudente quando in campo c’è Sheppard.

Accanto a questo, i Lakers dovranno variare: utilizzare cambi difensivi, pur sapendo che i Rockets sono tra le squadre più efficaci nell’attaccarli, e introdurre, in alcune situazioni, coperture drop, anche se non rappresentano una base del sistema gialloviola.

La chiave non è trovare una soluzione unica, ma costruire un sistema dinamico senza riferimenti per un attacco che manca di creazione e che quindi non puo’ per struttura risolvere il rebus quando i coverage diventano tanti.

In questo contesto, il ruolo di JJ Redick sarà centrale: più che imporre una copertura, dovrà leggere le situazioni e adattare il piano possesso dopo possesso.

⚡Easy basket: dove i Lakers possono ribaltarla

La serie contro i Rockets sarà offensivamente complessa per i Lakers. Tra i tanti temi, uno sarà decisivo: la battaglia per gli easy basket, come le seconde chance e i punti in transizione.

Houston è una squadra più stabile, capace di produrre con continuità in campo aperto: 128.2 punti per 100 possessi. L.A., invece, ha un profilo opposto: meno volume, ma picchi di efficienza che possono cambiare l’inerzia di una partita — e di una serie.

È qui che va letta la differenza.

La squadra di Redick è solo 19ª per frequenza di transizione (14.6%). Non è una squadra che corre per sistema. Ma quando la transizione nasce da palla rubata, il livello cambia completamente: 145.6 punti per 100 possessi, terzo dato della lega.

Steal and Fastbreak.

La differenza è tutta nel contesto. I Lakers non devono cercare sistematicamente di correre. Devono riconoscere il momento giusto. Quando la difesa non è ancora schierata, l’attacco sale immediatamente di livello.

Questa dinamica nasce dagli interpreti. Marcus Smart è spesso il punto di origine: letture difensive, palle rubate, vantaggio immediato. La difesa diventa attacco in un secondo.

La pressione di Smart genera un easy basket in transizione.

Da lì, il possesso passa nelle mani di LeBron James. Il suo impatto è nella gestione: capire quando esiste un vantaggio immediato e quando invece rallentare, trasformando la corsa in un attacco a metà campo già in superiorità. I dati On/Off confermano come l’efficienza della squadra cresca sensibilmente con lui in campo, soprattutto nelle azioni generate da turnover.

James raccoglie il pallone e immediatamente apre la transizione chiusa da Hachimura.

Il confronto con Houston chiarisce ulteriormente il quadro. I Rockets sono meno dipendenti da una singola situazione e producono in modo più distribuito, senza gli stessi picchi ma con maggiore stabilità. Questo crea un contrasto netto: continuità contro esplosività.

Le tre sfide stagionali confermano questa lettura. Nel Christmas Game, giocato su ritmi più controllati e con poche palle perse, i Lakers hanno avuto meno opportunità di attivare la loro arma principale. Nelle due gare di marzo, invece, quando il pace si è leggermente alzato ed il numero di turnover è salito, i gialloviola hanno trovato con maggiore continuità situazioni di transizione favorevoli.

In particolare nella gara del 18 marzo, la capacità di colpire immediatamente dopo un errore avversario ha prodotto i parziali decisivi. Non è stato un tema di volume, ma di momentum: attaccare nella finestra in cui la difesa non è ancora pronta.

È qui che si giocherà una parte della serie. Se i Rockets riusciranno a limitare le palle perse e a mantenere la partita su binari più strutturati, potranno ridurre una delle principali fonti di vantaggio dei Lakers.

Se invece il pace avrà dei momenti di picco, i Gialloviola entreranno nel proprio territorio ideale. Perché la loro transizione non è una scelta. È una conseguenza. E nei playoff, dove ogni possesso pesa di più, può fare la differenza.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (2:30 🇮🇹) tra Sabato 18 e Domenica 19 Aprile per affrontare gli Houston Rockets alla crypto.com Arena nella Gara 1 del primo turno dei Playoff.

In copertina: LeBron James e Kevin Durant durante la gara tra Rockets e Lakers del 16 Marzo 2026 al Toyota Center di Houston. (Credit: Troy Taormina, Imagn Images)


Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:



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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

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