Gara 3 cambia ancora una volta forma, ma non il risultato. I Los Angeles Lakers vincono anche in casa degli Houston Rockets e si portano sul 3-0 in una serie che, partita dopo partita, continua a raccontare storie diverse.

Il finale è caotico, quasi fuori controllo. Ma sotto la superficie restano alcuni temi chiave: gestione dei possessi, adattamenti senza Kevin Durant e una differenza sempre più evidente nei momenti decisivi.

Da una parte l’analisi più emotiva e legata alle scelte dei singoli. Dall’altra la lettura tecnica delle strutture di gioco e degli equilibri della serie.

Due livelli diversi, per spiegare la stessa partita.

👑 LeBron sbaglia, poi cancella tutto

by Nello Fiengo

Gara 3 è stata una guerra sporca, nervosa, imperfetta. Due squadre rimaneggiate, pochi fronzoli e zero gestione: solo possessi pesanti e un finale fuori controllo.

E no, non si può partire da altri se non da LeBron James.

Nel giorno dei festeggiamenti dell’antifascismo, i camerata labbronici erano già pronti: agiografie, incenso e sacrifici rituali nel nome del Taco Tuesday. Tutto molto prevedibile. Un po’ meno il fatto che, dopo due partite irreali, il Prescelto abbia iniziato — legittimamente — a sbagliare.

Perché sì: LeBron, a un certo punto, ha smesso di essere perfetto.

I Lakers escono dagli spogliatoi molli e si fanno travolgere dall’impatto fisico dei Rockets, che cominciano coprire in maniera aggressiva le linee di passaggio e trasformano ogni errore in punti facili.

Nei primi possessi del secondo tempo Jabari Smith Jr. trova quattro punti facili facili, lanciando il segnale che la partita sta girando.

E qui arriva la scelta: I Lakers si rifugiano in LeBron. Sempre. Troppo.

E James accetta, tornando a quella versione totalizzante che sappiamo non ha sempre fatto bene a questa iterazione dei Lakers. LeBron Ball, nella sua forma più pura e più prevedibile, aggiungerei.

Il risultato? Attacco statico, ritmo spezzato, compagni congelati. Nel terzo quarto si vede tutto: meno circolazione, meno letture, più fatica.

Nelle partite precedenti il numero 23 aveva dominato senza forzare il controllo totale, scegliendo tempi, spazi e zone di campo dove oggi è ancora devastante.

La fatica è una concausa, ma la scelta di LeBron di fronteggiare la difesa di Houston per me non funziona ed è stata una scelta errata.

Tranquilli: lo so già. A questo punto state pensando “ecco il solito hater che trova il difetto anche quando uno decide una partita”. Comodo, ma superficiale.

Perché la verità è un’altra: senza quei minuti storti, senza quegli errori, senza quella perdita di controllo, il finale non pesa uguale. È proprio lì che si misura tutto.

Perché quando sbagli, quando vai fuori ritmo è lì che la mano dovrebbe tremare. È lì che le letture si sporcano.

E invece no.

E invece LeBron fa quello che fanno i campioni veri: cancella tutto. Errori, tiri sbagliati, possessi buttati. Reset totale.

🏀 Senza KD: più Şengün, nuovi equilibri (e vecchi limiti)

by Giovanni Rossi

L’assenza di Kevin Durant non cambia solo i nomi in campo, ma la struttura dell’attacco dei Rockets.

Senza il proprio riferimento perimetrale, Houston è costretta a spostare il baricentro del gioco dentro l’area, aumentando il volume di possessi giocati attraverso Alperen Şengün. Gara 3 segna in questo senso una discontinuità rispetto alle prime due: il lungo turco diventa il fulcro offensivo, chiudendo con 33 punti e vincendo nettamente il duello nel pitturato.

Il maggiore coinvolgimento di Şengün porta però con sé un effetto collaterale. Per compensare la mancanza di creazione dal palleggio, Ime Udoka aumenta il minutaggio di Reed Sheppard, chiamato a sostenere una parte del playmaking. È qui che i Lakers intervengono in modo sistematico.

La squadra di JJ Redick identifica subito il punto debole e costruisce il proprio attacco per colpirlo. Sheppard viene coinvolto nelle azioni, portato dentro i blocchi o attaccato in isolamento, costringendo la difesa dei Rockets a esporsi.

Anche quando i Rockets provano ad adattarsi — passando sotto i blocchi per invitare Smart al tiro — i Lakers leggono la difesa e attaccano in linea retta, creando vantaggi per i lunghi o per gli scarichi sul perimetro.

In questo equilibrio instabile, i Gialloviola non cercano più il controllo assoluto del ritmo come nelle prime due gare, ma lavorano per contenere i picchi offensivi avversari e colpire i punti deboli. Şengün produce con continuità, ma il sistema offensivo di Houston resta fragile: più dipendente da iniziative individuali e meno capace di generare vantaggi continui.

La differenza emerge nei momenti decisivi. Senza Durant, Houston non ha un vero riferimento nei possessi di fine gara e finisce per affidarsi a soluzioni improvvisate. Il fallo di Tate sulla tripla di Smart e la palla persa di Sheppard sulla rimessa successiva non sono episodi isolati, ma il riflesso di una squadra che fatica a gestire il clutch.

I numeri lo confermano: in stagione i Lakers sono stati una delle migliori squadre nei finali punto a punto (22-8, 73.3%), mentre Houston ha chiuso sotto il 50%. Una differenza che in Gara 3 diventa decisiva.

📌 Quando la partita esce dai binari, non è più solo una questione di esecuzione. È una questione di esperienza.

🛑 Non fermarli: farli sbagliare

by Nello Fiengo

Senza KD, l’idea di Houston, come ha scritto Giovanni, è quella di far girare l’attacco attorno a Alperen Şengün.

La risposta dei Lakers è stata interessante: l’assenza della principale bocca di fuoco di Houston aggiusta il game plan ma non lo rivoluziona, i principi rimangono simili e questo è un aspetto chiave. C’è piuttosto un lavoro costante, quasi invisibile, sul ritmo dei possessi. I preziosissimi possessi di cui vi parliamo dal giorno in cui questa serie è stata definita.

L’idea di JJ è quella di mettere Houston in situazioni di difficile lettura specie per un team con una carenza enorme nella creazione dal palleggio, fermare Şengün da hub non vuol dire non vuol dire raddoppiarlo ma piuttosto isolarlo e lasciargli delle uscite verso quei giocatori che i Lakers sanno che non sono in grado di tenere o trasferire un vantaggio, figurarsi di crearlo.

La difesa dei Lakers spinge Sheppard a forzare la conclusione, non potendo servire il compagno.
Ogni ricezione one pass away è contestata, per ogni penetrazione c’è un secondo corpo sulla linea al ferro, un invito a spammare il pick-and-roll. L’idea non è fermare l’azione, ma allentarla, deviarla, costringerla a cambiare forma.

Ed è proprio in quel margine minimo che la partita si inclina.

Perché Houston, senza Kevin Durant, non ha una struttura abbastanza solida per assorbire questo tipo di pressione, non ha alcuna arma per trovare punti anche in caso di possessi dove si è creato poco ed è costretta a tirare mattoni al ferro nella speranza di prendere un rimbalzo offensivo.

Quando quella continuità viene interrotta, l’attacco non si riorganizza. Si frammenta.

I 20 turnover dei Rockets — con 15 palloni recuperati direttamente dai Lakers — non sono un dato casuale, ma la conseguenza diretta di questo lavoro. Non nascono da raddoppi estremi o da scommesse difensive, ma da una pressione diffusa, distribuita su ogni passaggio e su ogni palleggio, il tutto agevolato dal fatto di non doversi occupare di Durant.

L’assenza di tiratori texani credibili sul perimetro consente ai californiani di chiudersi nel pitturato.

Houston non viene fermata: viene costretta a sbagliare. E questo cambia anche la lettura della partita di Şengün.

I suoi numeri restano eccellenti, ma arrivano quasi sempre alla fine di possessi complicati, mai come parte di un flusso offensivo continuo. C’è produzione, ma è individuale e non riesce a essere abbastanza per mettere in ritmo i Rockets.

Con un volpone come Smart nei paraggi…

Rui Hachimura e Luke Kennard restano in campo a lungo non perché reggano gli uno contro uno, ma perché l’azione non arriva quasi mai a quel punto. Il sistema interviene prima, anticipa, riempie gli spazi critici e lascia a potenziali “labilità” compiti semplici e chiari.

Gestire la partita secondo i principi — al netto dell’assenza di Durant — ha permesso a Redick di togliere certezze ad Udoka e i suoi per una W che potrebbe essere decisiva per il passaggio del turno.

E poi c’è Marcus Smart. Ancora una volta decisivo nei possessi chiave, ancora una volta ago della bilancia della serie. Il suo impatto meriterebbe un’analisi a parte — e infatti l’abbiamo già approfondito nel Focus su Gara 2.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (3:30 🇮🇹) tra Domenica 26 e Lunedì 27 Aprile per affrontare gli Houston Rockets al Toyota Center nella Gara 4 del primo turno dei Playoff.

In copertina: LeBron James difende su Alperen Şengün durante Gara 3 tra Rockets e Lakers del 24 Aprile 2026 al Toyota Center di Houston. (Credit: Kenneth Richmond, Getty Images)


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LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:



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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

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