I Los Angeles Lakers hanno superato il primo turno contro gli Houston Rockets nonostante le assenze di Luka Dončić e Austin Reaves, costruendo una serie fatta di resilienza e adattamenti continui.

La ricompensa? Le Western Conference Semifinals contro gli Oklahoma City Thunder, la miglior squadra della stagione regolare e, probabilmente, la più completa della lega.

Il salto di livello è evidente — e immediato.

🎙️ You want more?

Se volete saperne ancora di più, continuate a leggere… ma non perdetevi la preview completa nella nuova puntata di Lakers Speaker’s Corner.

🏀 Focus On: Thunder vs Lakers

by Giovanni Rossi

La sfida tra Los Angeles Lakers e Oklahoma City Thunder affonda le sue radici nella storia dei Seattle SuperSonics, la franchigia da cui derivano i Campioni NBA in carica. Ed è proprio guardando al passato che emerge un dato curioso: questo incrocio, più volte, ha rappresentato un passaggio verso le Finals.

Le due squadre non si affrontano ai Playoff dagli albori dello scorso decennio. Nel 2012 i Thunder guidati da Kevin Durant, Russell Westbrook e James Harden superarono i Lakers 4-1 nelle WSCF prima di essere sconfitti in cinque partite dagli Heat dei Tres Amigos.

Nel 2010 erano stati i Gialloviola di Kobe Bryant e Paul Gasol a imporsi 4-2, prima tappa della run che avrebbe portato al titolo conquistato contro i Celtics.

Se si torna indietro all’era Sonics, il filo conduttore resta lo stesso. Nel 1979 Seattle eliminò i Lakers e vinse l’unico titolo della propria storia nello stato di Washington, guidata da Dennis Johnson e Jack Sikma. Negli anni dello Showtime furono i Lakers di Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar a imporsi più volte, trasformando quel confronto in un trampolino verso i titoli del 1980 e 1987.

Nel complesso, il bilancio delle serie sorride ai Lakers (6-3), così come quello delle vittorie totali (26-15). Conferma di una tradizione favorevole che attraversa epoche e contesti diversi.

🏆 Un precedente che dice molto: quando queste due franchigie si incrociano ai Playoff, chi passa il turno spesso arriva fino in fondo.

30 Aprile 2010: la Chesapeake Energy Arena è una bolgia. Bryant realizza il difficile jumper del -1 contro il braccio proteso di Durant, mentre fallisce una conclusione – per Kobe – più agevole nell’ultimo possesso. Per fortuna sua e dei Lakers, l’hustle di Gasol non è quello del 2008. Lakers Win!

📊 La regular season: dominio Thunder

La stagione regolare racconta un divario netto tra le due squadre. La squadra allenata da Mark Daigneault ha chiuso con il miglior record NBA (64-18), costruendo i propri successi su una difesa d’élite. OKC ha guidato la NBA nel Defensive Rating (106.5) e percentuale concessa dal campo (43.7%), ed è stata tra le migliori per punti concessi.

Un sistema solido, disciplinato — anche nei dettagli, come dimostra il basso numero di falli concessi — e guidato dal talento di Shai Gilgeous-Alexander, MVP in carica e candidato al bis, forte degli oltre 31 punti di media

I ragazzi di JJ Redick, al contrario, hanno costruito la loro stagione su un equilibrio più fragile: attacco efficiente (117.0 di Offensive Rating), ma difesa cresciuta solo nella seconda parte della stagione (115.5 di Def Rtg), per un Net Rating appena positivo (+1.5). Un profilo molto diverso rispetto a quello di OKC, dominante su entrambi i lati del campo (+11.1 di Net Rtg, miglior dato NBA).

Il dato più significativo resta però quello degli scontri diretti: 4-0 per i Thunder, con uno scarto medio di 29.3 punti a partita, il più alto registrato tra due squadre della stessa Conference nella stagione 2025/26. Un dominio trasversale, arrivato in contesti diversi — tra assenze, rotazioni incomplete e momenti differenti dell’anno — ma sempre con lo stesso esito.

😵‍💫 Un confronto che, sulla carta, non lascia molti dubbi: Oklahoma City parte con un vantaggio strutturale evidente, soprattutto sul piano difensivo.

🔍 Il primo turno: due percorsi opposti

Il primo turno ha confermato — e in parte accentuato — le differenze viste in regular season. I Thunder sono stati l’unica squadra a chiudere la propria serie con uno sweep, superando 4-0 i Suns con un dominio trasversale: attacco, difesa e profondità del roster. Il sistema di Daigneault ha funzionato a pieno regime, sostenuto da uno SGA dominante (33.8 punti e 8.0 assist di media) e da una rotazione ampia, capace di reggere anche all’assenza di Jalen Williams per parte della serie.

Percorso più complesso, invece, per i Lakers, che hanno avuto la meglio sui Rockets in sei gare, costruendo il vantaggio iniziale e poi resistendo al ritorno degli avversari. La squadra di Redick ha mostrato resilienza e capacità di adattamento, ma anche alcune fragilità strutturali, emerse con maggiore continuità nella seconda parte della serie. A guidare i Gialloviola è stato ancora una volta LeBron James, autore di una serie di altissimo livello (23.2 punti, 8.3 assist e 7.2 rimbalzi di media), capace di sostenere l’attacco nei momenti più complessi e di gestire i possessi chiave.

Il dato più rilevante riguarda la gestione dei possessi: nei sei incontri contro Houston, i losangelini hanno prodotto in media 9.2 opportunità di tiro in meno rispetto agli avversari, il peggior differenziale del primo turno. Un limite compensato da un’elevata efficienza offensiva — soprattutto nei pressi del ferro — ma che difficilmente potrà essere sostenuto contro una difesa come quella di Oklahoma City.

L’assenza di Dončić e Reaves si è fatta sentire soprattutto nella capacità di organizzare l’attacco, nonostante il contributo di Smart e Kennard. Una soluzione che ha funzionato a tratti contro i texani, ma che contro una difesa più strutturata rischia di diventare un limite. In questo contesto, resta un dato significativo: Rui Hachimura ha raggiunto il primo posto per percentuale da tre nella storia dei Playoff (50.8% tra i giocatori qualificati). Un rendimento difficilmente replicabile su grandi volumi, ma che rappresenta comunque una variabile importante nella costruzione dei californiani.

Anche perché i campioni, nel primo turno, hanno confermato la propria superiorità proprio in questo ambito: tra le migliori squadre per palle perse forzate, rimbalzi offensivi e controllo complessivo dei possessi. Un aspetto che rischia di diventare centrale nella serie.

👉 Se il primo turno ha detto qualcosa, è questo: i Lakers hanno trovato il modo di vincere pur perdendo nettamente la battaglia dei possessi. Contro i Thunder, potrebbe non bastare.

🔥 Mission: Impossible – OKC Protocol

by Nello Fiengo

Ci sono serie in cui devi essere migliore di quanto tu sia stato fino a quel momento. Eseguire perfettamente, affidarsi alle certezze e a quell’identità che la regular season e il primo turno di playoff hanno aiutato a costruire.
E poi ci sono serie in cui devi essere diverso.

La sfida agli Oklahoma City Thunder per i Los Angeles Lakers è proibitiva, ma con gli aggiustamenti corretti e un’identità forte magari si potrà vedere qualche partita competitiva.

La prima cosa che farei, fossi in JJ Redick, è capire quale sia il problema primario. Per me, contro OKC, il problema non sarà tanto segnare, quanto arrivare a tirare.

Capite che questa non è esattamente una premessa da ottimista, ma è l’amara realtà.

Il caos come sistema

Tutte le squadre NBA sono passate da un momento specifico quando hanno giocato contro SGA e soci: attacco bloccato e turnover a profusione.

Non succede per una stoppata o per una rotazione perfetta: è difficile individuare dove la difesa campione in carica faccia realmente la differenza. Io la definirei una tortura cinese in ogni punto del campo.

Una goccia alla volta — come la famosa tortura — i Thunder trascinano i propri avversari lontano dalle certezze e dal gameplan. Un passaggio leggermente fuori tempo, una linea chiusa mezzo secondo prima, una mano che sporca il pallone senza nemmeno recuperarlo… e comincia la rumba.

È lì che Oklahoma City fa la vera differenza.

Riaggressione immediata, anche se gli accoppiamenti non sono ancora definiti. Instant pressure.

I numeri aiutano a capire quanto questo fenomeno sia strutturale: la squadra di Mark Daigneault produce oltre 17 deflection e quasi 10 turnover a partita, uno sciame pronto ad attaccare qualsiasi imprecisione e rendere ogni esecuzione successiva sempre più insicura.

Caruso e Wallace sono due armi fondamentali per questo tipo di scelta difensiva.

Non è solo pressione: è un modo costante di entrare nel possesso avversario prima ancora che si sviluppi, costruendo una pressione che cresce con il passare dei secondi e costringe l’avversario all’errore.

Aggressività per generare caos: da lì partono i Thunder.

Le mani del sistema

Daigneault ha sicuramente preparato la squadra dell’Oklahoma con schemi e idee giuste, ma la verità è che il talento difensivo di questo roster è imbarazzante — in senso positivo.

Luguentz Dort è l’uomo delle consegne scomode, e probabilmente sarà incollato a LeBron James. Per contestualizzare le sue capacità in single coverage basta un numero: quando il canadese è in marcatura, i suoi avversari tirano con il 38% dal campo, quasi dieci punti sotto la media NBA.

Nonostante il gap fisico, Dort nega la ricezione a Randle.

Ma il dato racconta solo una parte del suo impatto. A prescindere dall’efficienza, Dort è in grado di tenere la maggior parte delle stelle NBA lontana dalle proprie zone preferite. Con corpo e metodi alle volte borderline, è difficile vincere con lui una hand fight o una battaglia posizionale.

Da lì nascono le difficoltà per chi non è esattamente uno shot creator dal palleggio.

Sì, Luka, ci mancherai moltissimo.

Dorture Chamber anche per Luka.

Se Dort è l’uomo del single coverage e della difesa sul primo attaccante avversario, sono altri due i nomi da fare per capire come i Thunder riescano a costruire una delle difese perimetrali più toste in circolazione: Alex Caruso e Cason Wallace.

Sappiamo benissimo quali siano le skill del due volte campione NBA: Alex lavora sul tempo e, con mani rapidissime, è in grado di essere efficace sia con il muso davanti alla palla che in inseguimento sulle situazioni off-ball.

La versatilità di Caruso, in full display.

Wallace completa la pressione ed è, per me, forse un difensore ancora più impressionante di Caruso. Probabilmente prenderà in consegna Austin Reaves.

In stagione l’ex Wildcat ha portato a casa 1.9 rubate a partita, tra i migliori nella lega dietro Ausar Thompson e Daniels.

Dunn non è un ball handler d’élite, ma Wallace mostra come posizione e mani siano perfette per portare a casa la steal.

È spesso lui a iniziare il lavoro, anche a tutto campo, togliendo secondi all’azione e rendendo l’entrata nei playset degli avversari complessa e sempre “shaky”, come direbbero gli americani.

La grande forza del numero 22 dei Thunder è che questo lavoro di pressione e mani veloci non gli fa perdere equilibrio: è significativo che raramente abbia problemi di falli, nonostante compiti così disruptive.

Pressione, protezione e sostenibilità

Se la pressione al perimetro è una tortura, al ferro la situazione non si semplifica.

I miglioramenti posizionali e di controllo in questa stagione di Chet Holmgren sono uno degli elementi che hanno reso questa difesa — già campione lo scorso anno — un rebus irrisolvibile per moltissime squadre della lega. Le sue quasi due stoppate a partita non sono solo protezione del ferro, ma la garanzia che l’aggressività sul perimetro non diventi un rischio incontrollabile.

Ogni tanto la linea perimetrale cede e concede qualche switch. No problem: Chet is there.

Il prezzo dell’iper-aggressività

Quindi i Lakers farebbero meglio a non presentarsi? Piano, andiamo per gradi.

Una difesa così non è gratuita. Per mantenere questo livello di pressione, Oklahoma City accetta una certa instabilità. Quando perde palla, concede circa 14-15 punti a partita da turnover, e la maggior parte di questi arrivano proprio dall’iper-aggressività, specie dopo aver segnato.

Euforia e aggressività, alle volte, possono tradursi in turnover nei primi secondi dell’azione per i Thunder.

Sarà fondamentale per i Lakers non tanto cercare la transizione — i Thunder sono la miglior difesa della lega nel fondamentale — quanto capire in quali momenti il gamble di OKC diventa eccessivo e li espone a situazioni di scramble, dove, come tutti, possono andare in difficoltà. Sempre al netto dello standard altissimo di questa difesa.

Perché batterli è così difficile

Molti tentano di approfittare di questa apparente debolezza, leggendo e aggredendo nelle fasi di early offense per evitare che i Thunder settino quella linea Maginot perimetrale che moltissimi fanno fatica a superare.

Ma OKC è la miglior difesa in transizione di questi playoff per punti concessi per possesso, un dato che racconta quanto siano efficaci anche quando il gioco si apre. Non concedono vantaggi facili, nemmeno quando l’azione si rompe.

Dall’altra parte, i Lakers arrivano a questa serie con una transizione offensiva meno efficiente rispetto alla regular season, segno di un attacco che fatica a trovare punti immediati anche in campo aperto.

Mettendo insieme lunghezza, aggressività e profondità del roster, la realtà è che ogni passaggio aggiunge una variabile, o un rischio.

Siamo probabilmente di fronte al primo caso in cui potrebbe essere meglio passarsi meno la palla per evitare di generare troppi turnover. Ecco i turnover, cari gialloviola: passa praticamente tutto da lì.

La domanda da farsi è una: se non puoi correre per evitare che si schierino, come fai a generare abbastanza attacco per vincere qualche partita?

Il compromesso dei Lakers

In questi playoff, l’attacco dei Lakers ha prodotto numeri di altissima efficienza: oltre il 67% al ferro, più del 40% da tre, con un mid-range che supera il 40%.

I numeri del primo turno contro i Rockets sono magari falsati dalle prime tre partite inconsistenti dei texani e da qualche overperformance qua e là, ma raccontano comunque qualcosa.

Una parte importante delle conclusioni nasce dal mid-range, una scelta che normalmente abbassa l’efficienza ma che, in questa serie, può diventare funzionale. È un tiro che arriva prima, che richiede meno passaggi, che riduce l’esposizione al rischio di deflection.

Entrare nei mismatch sarà fondamentale: rompere il flow, il rischio.

Ma va costruito, non preso dopo 15 secondi a palleggiare in punta.

Shot-making: ci sarà bisogno di avere performance al tiro almeno buone quanto quelle viste contro Houston, ma contro una difesa molto più forte.

LeBron e la semplificazione

In questo equilibrio fragile, LeBron James diventa il punto di riferimento.

Nei playoff, il suo gioco si è adattato: ha ridotto il volume di conclusioni al ferro, aumentato sensibilmente quelle dal midrange e inserito qualche isolamento in più. Anche nelle scelte per i compagni ha iniziato a tagliare corto, cercando la giocata diretta. Questo ha inevitabilmente portato a qualche turnover, ma potrebbe essere proprio questa l’infrastruttura su cui i Lakers dovranno costruire per provare a battere i Thunder.

Correre in modo selettivo sarà fondamentale in questa serie.

I Lakers dovranno affidarsi al nativo di Akron, senza rifiutare quei pochi tiri aperti che si presenteranno. Il quattro volte MVP, dal canto suo, spingerà non tanto per correre, quanto per azzannare ogni singolo possesso, scegliendo con attenzione dove colpire.

In questo contesto, non tutte le azioni hanno lo stesso valore.

Una possibile crepa: il post-up

Forse c’è una piccola crepa.

I Thunder concedono un’efficienza relativamente alta nei post-up, con un PPP tra i più elevati della lega (1.11) in questo playtype ai playoff. I Lakers, dal canto loro, sono tra le squadre che utilizzano di più il fondamentale (7.5 possessi medi a partita) con un’efficienza discreta, intorno al punto per possesso.

Il post deve essere l’arma principale di LeBron, sia in single coverage…

Nel post-up il pallone si ferma, le linee di passaggio si accorciano, e un cervello come quello di James può fare la differenza.

…che in caso di raddoppio.

La domanda è se i Thunder decideranno di raddoppiare in quello che, forse, è uno dei pochi ambiti in cui possono concedere qualcosa. I Lakers dovranno trovare il modo di portare LeBron in post — basso o al gomito — limitando il più possibile il contatto continuo con Dort.

Il margine è minimo

Tutto questo costruisce un equilibrio estremamente fragile.

Per competere davvero, i Lakers devono ridurre il numero di errori — in particolare i turnover — al minimo assoluto, prendersi qualche rischio in early offense e trovare modi sostenibili per attivare il numero 23 negli spot giusti.

Il problema è che questo tipo di partita è difficile da sostenere, soprattutto per un LeBron James di 41 anni.

Bulls 1996 e 1997, Warriors 2017. Per Redick, questi Thunder sono a quel livello.

🔄 Riequilibrare la battaglia dei possessi

by Luca Novo

Come spiegato alla perfezione da Nello, il punto di forza di OKC risiede nel vincere la battaglia dei possessi, causando un elevato numero di palle perse avversarie e, allo stesso tempo, limitando i propri errori nella metà campo offensiva.

Per avere una minima speranza di giocarsela, i Lakers dovranno trovare il modo di portare la matematica dalla loro parte, compensando i punti di forza dei Thunder.

La lotta a rimbalzo

La squadra del Sooner State in stagione ha dominato ogni classifica relativa alle statistiche di squadra, con l’eccezione di un fondamentale in cui si è posizionata al di sotto della media NBA: il rimbalzo.

Secondo Cleaning the Glass, i Thunder sono 16esimi per percentuale di rimbalzi difensivi e 28esimi in quelli offensivi. I Lakers fanno leggermente meglio su entrambe le metà campo, chiudendo rispettivamente al 9° e al 25° posto.

OKC va poco a rimbalzo offensivo per scelta: il loro attacco è strutturato con cinque giocatori sul perimetro. Holmgren e Jalen Williams sono lunghi atipici, la cui produzione nasce da tiri spot-up e penetrazioni, mentre l’unica reale presenza sotto le plance è Isaiah Hartenstein.

L’ex Knick agisce spesso da hub offensivo, giocando numerosi dribble handoff per gli esterni e attaccando poi il ferro. Sarà determinante per i lunghi gialloviola mettergli un corpo addosso per limitarne l’impatto.

Inoltre, sarà fondamentale il contributo di LeBron James, che verrà presumibilmente accoppiato all’attaccante meno pericoloso per poter agire da aiuto al ferro. Il Prescelto dovrà garantire presenza a rimbalzo e prestare attenzione agli esterni che attaccano il tabellone, come Caruso e Ajay Mitchell.

In difesa, Holmgren e compagni, oltre a generare turnover con l’aggressività sul perimetro, hanno come obiettivo primario la protezione del ferro. Questo porta spesso a rotazioni aggressive e aiuti profondi, creando situazioni in cui i lunghi possono trovarsi senza un corpo addosso: una possibile occasione per i Lakers di conquistare rimbalzi offensivi.

DominAyton

Il gialloviola che più può incidere nella lotta a rimbalzo è senza dubbio Deandre Ayton. La prima scelta del 2018 ha chiuso il primo turno con 11.8 punti e 10.8 rimbalzi di media, con picchi importanti come i 33 rimbalzi complessivi tra Gara 5 e Gara 6.

In difesa, i lunghi dei Thunder tenderanno ad allontanarlo dall’area e probabilmente Redick gli chiederà spesso di cambiare sugli esterni, confidando nella sua capacità di reggere in isolamento (0.67 punti per possesso concessi nel primo turno). Nonostante questo, dovrà trovare il modo di incidere a rimbalzo.

Il matchup con Hartenstein sarà centrale: il bahamènse dovrà evitare di perderne le tracce dopo gli handoff e mantenere il contatto fisico.

In attacco, invece, sarà fondamentale la qualità dei suoi blocchi. Se riuscirà a creare vantaggio per i compagni, potrà sia limitare i turnover che attivare gli aiuti dei lunghi avversari. Da lì, si apriranno spazi per sfruttare fisicità e presenza sotto canestro, anche per aumentare i 3.5 rimbalzi offensivi di media della serie precedente.

La serie di Austin Reaves

Una menzione come elemento determinante per dare una chance ai gialloviola la merita Austin Reaves. L’esito della battaglia dei possessi passerà inevitabilmente dalle sue prestazioni.

In regular season, contro i Thunder, HBK ha registrato 4.7 palle perse di media, un dato che dovrà necessariamente ridurre, soprattutto considerando l’aumento di responsabilità dovuto all’assenza di Luka Dončić.

Ma non è solo una questione di gestione del pallone.

Il tiro da tre punti sarà uno strumento fondamentale per ridurre il gap matematico creato dai turnover. I Lakers dovranno aumentare sia la precisione che il volume dall’arco.

Reaves è di fatto l’unico in grado di crearsi un tiro dal palleggio con continuità. Considerando le difficoltà dei gialloviola nel generare triple per tiratori come Luke Kennard e Rui Hachimura, sarà proprio lui a doversi sobbarcare gran parte di questo carico.

In stagione, dal pull-up ha tirato con il 32.2%: contro i Thunder non può bastare. E, in prospettiva, se vuole essere considerato una spalla credibile per lo sloveno, questo è uno degli aspetti su cui dovrà compiere un salto di qualità.

Quanto fatto contro i Rockets non sarà sufficiente: contro i Thunder servirà un altro livello.

🎯 Il fattore Reaves: la chiave per scardinare il sistema Thunder

by Giuseppe Critelli

Se i Los Angeles Lakers vogliono avere una chance reale di superare gli Oklahoma City Thunder, la strada passa inevitabilmente anche dalla capacità di Austin Reaves di elevarsi da feel-good story a giocatore da borderline All-NBA.

I dubbi, a una prima analisi superficiale, sono legittimi. I precedenti stagionali — e non solo — contro OKC raccontano una storia di sofferenza sistematica: 14.7 punti di media (il dato più basso contro una singola squadra), a cui dobbiamo aggiungere un brutto 43% dal campo, il 23% da tre e soprattutto 4.7 palle perse a partita.

Tuttavia, scavando nelle pieghe tattiche della difesa di Mark Daigneault e incrociandole con l’evoluzione del gioco di Austin, emerge un quadro più interessante — e potenzialmente più favorevole per i gialloviola.

La terra di nessuno: dominare il mid-range

Il sistema difensivo dei Thunder ruota attorno alla presenza intimidatoria di Chet Holmgren e all’aggressività dei suoi difensori sul punto di attacco. L’obiettivo primario è negare conclusioni al ferro. Non a caso, OKC è la squadra che concede meno tiri al ferro nei playoff (solo il 20%) e, di contro, quella che lascia più spazio al mid-range (39.5%).

In questa “terra di nessuno”, Reaves può diventare letale.

Nonostante le difficoltà contro OKC in regular season, Austin ha chiuso l’anno tirando con un eccellente 48% dalla media distanza. Se Holmgren resterà ancorato al pitturato per negare il ferro contro a James e Ayton, Reaves dovrà essere cinico nel punire ogni pull-up concesso.

Austin dovrà capitalizzare ogni minimo vantaggio generato dal blocco per punire la difesa troppo profonda dei lunghi dei Thunder.

Sopravvivere al “Full Court Press” di Wallace e Caruso

Se l’attacco offre opportunità, la difesa dei Thunder risponde con un incubo fisico.

Daigneault manderà in single coverage su Reaves due dei difensori più asfissianti della lega: Cason Wallace e l’ex mai dimenticato Alex Caruso. Entrambi sono maestri nella pressione a tutto campo, un aspetto del gioco che storicamente mette in crisi il ball-handling di Austin (come testimoniano le quasi 5 palle perse nei precedenti stagionali).

Reaves non può permettersi di buttare via possessi sanguinosi. Dovrà gestire il ritmo, proteggere il pallone e, paradossalmente, usare la propria aggressività per guadagnare falli, portando OKC in bonus precocemente. Se HBK riuscirà a limitare i turnover sotto la pressione di Wallace e compagnia, i Lakers potranno gestire la transizione difensiva con molta più serenità.

La pressione di Wallace spinge Reaves verso l’infrazione di metà campo: Cason forza la palla persa e avvia la transizione.

Mismatch Hunting: il pick-and-roll con LeBron

Infine, l’arma tattica definitiva per JJ Redick: il pick-and-roll invertito tra Reaves e LeBron James.

L’obiettivo è chiaro: forzare il cambio per offrire a LeBron un matchup più favorevole, mandando il Prescelto in post contro Cason Wallace o i difensori più piccoli dei Thunder.

Questa dinamica può permettere ai Lakers di manipolare le rotazioni di OKC. Se i Thunder non cambiano, Reaves avrà spazio per la sua tripla (fondamentale per alzare il volume di tiri da tre della squadra, spesso troppo basso). Se cambiano, LeBron avrà il mismatch fisico che desidera.

In questo scenario, Reaves può diventare la chiave tattica per allungare la serie e tenere in vita i Lakers, in attesa di un eventuale rientro di Luka Dončić.

Dopo aver forzato il cambio su Caruso, James può colpire dal post con il suo proverbiale fadeaway.

Se la storia racconta una sfida che spesso porta lontano, il campo e i numeri dicono altro: Oklahoma City parte avanti. Nettamente.

Per i Lakers, la chiave sarà ridurre gli errori, scegliere dove colpire i Thunder e affidarsi alle proprie certezze — da LeBron James a Austin Reaves — per restare dentro la serie il più a lungo possibile.

📅 Next Game

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte (2:30 🇮🇹) tra Martedì 5 e Mercoledì 6 Maggio per affrontare gli Oklahoma City Thunder al Paycom Center nella Gara 1 delle Western Conference Semifinals.

In copertina: LeBron James e Shai Gilgeous-Alexander durante la gara tra Thunder e Lakers del 2 Aprile 2026 al Paycom Center di Oklahoma City. (Credit: Alonzo Adams, Imagn Images. Elaborazione grafica di Leonardo Ferrero per LakeShow Italia)


Le statistiche citate, se non altrimenti specificato, sono tratte da Synergy Sports, Cleaning The Glass, NBA Advanced Stats e Basketball Reference. Tutte le clip video, salvo diversa indicazione, sono di proprietà della NBA. Sono utilizzate a scopo divulgativo senza intenzione di infrangere copyright. © NBA Media Ventures, LLC.


Ascolta Lakers Speaker’s Corner, il podcast italiano dedicato ai gialloviola, su:


LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar, diventando il miglior realizzatore della storia della NBA. Leggi gli articoli dedicati al record del quattro volte MVP scritti dalla redazione di LakeShow Italia:



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Ingegnere, partenopeo disperso tra le Alpi svizzere, world traveler. Ho cominciato con Clyde Drexler per finire ai Lakers. Everything in its right place, no?

Calabrese, gobbo, tifoso Lakers: insomma, una persona orribile. Ossessionato dallo sport in ogni sua forma, dopo aver visto Kobe e Shaq su Tele+ ho sviluppato una grave dipendenza dalla NBA.

Torinese, consumatore seriale di eventi sportivi. Grazie a Magic Johnson nasce la passione per la pallacanestro, i Lakers e la costa Ovest degli Stati Uniti. Esperienza NBA trentennale dal divano di casa. Phil Jackson è la guida spirituale di riferimento.

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